ROMA - Se ci sono club prestigiosi in difficoltà, e s'immagina che stiano valutando un cambio di allenatore, ecco che uno dei primi nomi che esce è sempre il suo: Aleksandar Djordjevic.
Djordjevic, non è che domenica la troviamo seduto su una panchina di Serie A?
"Non mi risulta. Di certo nel weekend sarò a Charleroi per la finale di Eurocup, come analista internazionale per Eurosport".
Cambiamo la domanda: poteva essere già seduto su una panchina di Serie A?
"Non lo sono, quindi no. Ho sperato fino al 15 agosto scorso di essere ancora l'allenatore di Treviso. Quando la richiesta di Treviso non è stata accettata, i posti erano già tutti presi".
Ma durante la stagione se ne liberano sempre.
"Posso dire di una proposta che si è creata fuori dall'Italia (Lietuvos rytas) ma non l'ho accettata".
Diciamo che può allenare in Europa, ma preferirebbe farlo in Italia. Partiamo da quel che vede in Europa, in questo basket che soffre la crisi.
"In Spagna e Grecia continuano ad investire le solite. Poi ci sono le russe e le turche. Ma non solo nello sport. A Putin va riconosciuto che ha costretto gli oligarchi a mettere molti soldi nello sport. I turchi hanno investito per realizzare alcune tra le più bella arene d'Europa. E stadi per il calcio. Gli spot della Turkish Airlines su ESPN, rivolti all'America. Hanno soldi, vero, ma anche una visione".
Ottima introduzione per arrivare all'Italia.
"Dove manca la visione. E per arrivare allo sport mancano strutture. I palasport, i centri La Ghirada. Credo che una famiglia manda il figlio a giocare dove vede una struttura che offre le condizioni ideali".
C'è una forte crisi economica, Djordjevic.
"Non mi sembra che Serbia, Croazia e Slovenia siano più ricche dell'Italia. Però a Belgrado, Zagabria e Lubiana hanno fatto palazzi da ventimila spettatori. A Milano il Forum è ancora come quando ci giocavo io, vent'anni fa".
Che l'impiantistica sportiva sia carente è storia vecchia, purtroppo.
"Già, la storia. E' questa che qui viene calpestata. Se c'è una partita, io non voglio portare i miei figli solo a vedere sport. Ed anche se il palazzo è nuovo deve far conoscere a chi lo frequenta il passato di chi ci gioca dentro. Perché smettere di ricordare i campioni che hanno portato emozioni alla gente? Quando giocavo contro D'Antoni, sapevo tutto della sua storia. Le cifre. In America portano in tv Russell, Doc J, Kenny Smith, Shaq. E chi non li ha visti giocare, chiede: chi erano?".
Djordjevic, le togliamo vent'anni e le chiediamo: in quale squadra vorrebbe giocare?
"Nella Milano allenata da D'Antoni. Adoravo il suo basket, e se sono rimasto a vivere a Milano è anche per amore della città e dell'Olimpia. E l'altra squadra è la Nazionale, quella del '95: la guerra e l'embargo ci hanno tolto tre dei migliori anni della nostra carriera, torniamo agli Europei e li vince battendo una fortissima Lituania".
Campionato italiano: ieri hanno perso cinque delle prime sei. Ad un mese dall'inizio dei playoff. Che segnale è?
"Anomalo. Perché ad un mese dai playoff dovresti già iniziare la crescita. Nei playoff serve il tuo miglior basket".
Qualche squadra mostra segnali di stanchezza.
"Vedo crolli improvvisi nei secondi tempi. Possono avere motivazioni fisiche o mentali. Qualche giocatore è spremuto. Però non puoi dire "siamo stanchi". Te lo puoi permettere solo dopo aver giocato l'ultima partita di playoff".
Le due più in difficoltà: Sassari e Cantù.
"Mostrano di avere problemi, devono risolverli al loro interno. E non suoi giornali".
Siena non vince in trasferta dal 23 dicembre, fanno otto in fila.
"Hanno pesato gli infortuni di due giocatori decisivi come Ress, interprete perfetto del nuovo sistema di gioco, ed Hackett che in attacco è il play aggiunto e poi difende su tre ruoli".
Roma, rivelazione, ha però fallito la sfida di Varese e ieri la partita che valeva il secondo posto.
"Guardando investimenti e roster sta facendo un grande campionato. Ho incontrato Calvani a Las Vegas, ogni giorno prendeva appunti su appunti. Ha scelto Taylor, che era piaciuto molto anche a me. E poi gli hanno messo vicino il giocatore giusto, Lawal".
Se di pick and roll si deve abusare, che lo si faccia con quelli giusti, almeno.
"Prima è Varese, che ha Green e Dunston. Seconda è Sassari, che ha Travis Diener e Easley. Terza Roma, con Taylor e Lawal. E l'anno scorso c'era la Avellino di Vitucci, con Marques Green e Johnson. Mi sembra che senza Green, Johnson sia scomparso".
Marques Green adesso è a Milano. Gli manca un Johnson?
"Radosevic può giocare il pick and roll con Green. Ha mezzi fisici ed atletismo".
Ma il centro titolare è Bouroussis.
"Non è un giocatore da pick and roll. Porta numeri, ma cosa danno? Gioca spalle a canestro, ma non è agile. E non può difendere sul pick and roll".
Alla fine, una critica su Milano esce sempre.
"Il mio è un pensiero vecchio di un anno. Mio e di tutti gli allenatori che vedono Bouroussis uscire sul pick and roll sotto la linea di tiro libero. Anche mia zia farebbe grande Spanoulis. Parlando tra allenatori si diceva: "Milano diventa un problema quando entra Rocca". Tra noi di Treviso e loro l'anno scorso c'erano venti punti. Abbiamo vinto al Forum perché non riuscirono a difendere su quelle situazioni".
Un'analisi limpida.
"Ce ne sono molte altre, che potrei esporre da opinionista. Ma da allenatore devo avere rispetto per i colleghi, che conoscono le loro squadre molto meglio di me. Il mio nome esce sempre quando qualcuno è in difficoltà. Per questo, anche se vorrei essere sereno e costruttivo nell'analisi, le mie parole sarebbero strumentalizzate".
Chi vince lo scudetto?
"Varese lo merita, ha acquisito sicurezza, non ha cambiato giocatori né sistema di gioco. Rispetto a chi ha fatto l'Eurolega o Sassari con l'Eurocup, ha sempre giocato una sola volta a settimana e questo mantiene la fame per la partita seguente".
Parliamo di playmaker, Djordjevic. Ieri s'è visto un duello tra potenziali rivali in azzurro: Andrea Cinciarini contro Travis Diener.
"Per continuità, da tre anni Cinciarini è il miglior play italiano. Ero a Pesaro quando lui era juniores, non aveva fisico. Oggi ha fisico, etica di lavoro, concentrazione, intelligenza, umiltà. Corre, ma ragiona. Lavora per la squadra. Complimenti a Reggio Emilia. Ed a Frosini, che non viene nominato mai ma ha fatto un grande lavoro, con Menetti. Dò un consiglio: guardare a Venezia dello scorso anno. La stagione successiva ad una buona è sempre dura, bastano due sconfitte in più del pensato ed arrivano i problemi".
Storie di playmaker: Bobby Brown, da una lega tecnicamente inferiore all'Italia.
"Non sai mai cosa ti farà, domina nel suo modo di interpretare il basket, giocate pazzesche, balzi. Poi fa 5-6 errori, che per un play non è buono perché sono errori di sistema. Deve dimostrare di saper vincere, per oggi no".
Jaka Lakovic, ad Avellino dopo le grandi d'Europa.
"Un caro amico. La prima volta che lo incontrai fu a Madrid, lui col Krka. Me ne fece 35. Al ritorno io 25 a lui. Etica di lavoro, leadership, dà sicurezza a squadra ed allenatore. Va sempre a sinistra, tutti lo sanno, lui fa canestro lo stesso. Sarà dura per Maljkovic (ct della Slovenia, ndr) tenerlo fuori dalla Nazionale per gli Europei".
Mike Green, dalla Legadue al primato con Varese.
"Un controllo del gioco pazzesco. Sa giocare con l'orologio, migliora i compagni, qualità enorme per un play".
C'è una delusione forte?
"Vedere questa Virtus Bologna. E lo dico da avversario storico. Mi fa male vederla finire così la stagione, non può essere questo l'obiettivo dei soci di un club professionistico che si è chiamato Sinudyne, Knorr o Kinder. Ci possono essere problemi, ma si tengono dentro. Autoretrocessione? Semmai autopromozione".
Treviso si vuole autopromuovere, giusto?
"Se la merita. Cosa manca? Soci, sponsor, strutture, staff. Sono sempre in contatto con Coldebella e Favaro, che proseguono un gran lavoro nel solco di Lefebre. S'è aggiunto Vazzoler. Si è ricreata una passione che non può essere lasciata da parte".
E lei allenatore, corretto?
"Io sono cresciuto con miti come allenatori. Nikolic, Tanjevic, Maljkovic. Li ho visti creare. Se c'è un progetto, prendo Treviso e non il Cska. Per metterci qualcosa di mio".
Ma da dove? Il dibattito è vivace: Serie A o quel che sarà subito dietro?
"Dipende dal Consorzio, i soci e lo sponsor. Io dico che Treviso può fare la Serie A, perché non sarebbe una neopromossa. Come se si fosse premuto il tasto di pausa, si può ripartire da quel decimo posto, con certezze".
Ci ha detto: ho atteso Treviso fino a ferragosto. Nella sua estate, poi, ci fu l'America dei Nuggets.
"Esperienza molto interessante. Talento fisico ed atletico pazzesco, più facile da allenare. Ho imparato tanto da Karl ed il suo staff. E' bello vedere ora che giocano la pallacanestro che Karl ha chiesto dal primo giorno. Velocità, transizione, corse. Ed una difesa che protegge i limiti dei propri centri. Un gruppo cresciuto moltissimo e va dato credito ad Iguodala, un leader ed un esempio".
La nota dolente: l'infortunio di Gallinari.
"Ci siamo sentiti. Non ho dubbi, il Gallo ne uscirà più forte di prima".
Quanto forte?
"Ora lo posso dire: Karl mi ha affidato il compito di svegliare un po' Danilo, motivarlo verso un ruolo di leader che può ricoprire. E Danilo può diventare la miglior ala europea dei prossimi anni. Nowitzki, Kirilenko, Gasol vanno tutti verso fine carriera. Gallinari, in due anni, può diventare il miglior giocatore europeo".
Torniamo alla finale di Eurocup (sabato in diretta su Eurosport2 dalle 20.30): Bilbao-Kuban promette spettacolo.
"Due squadre che la meritano, per investimenti ed ambizioni della proprietà. Tanti ottimi giocatori, chiaro, decideranno le coppie di playmaker, come sempre... Zisis e Raul Lopez per Bilbao, Calathes e Kalnietis per Kuban".
Bello anche il duello delle panchine: Paschutin era tra i candidati alla Russia. Dove invece è andato Katsikaris...
"Paschutin è rimasto quello del campo, umile ma guerriero. Katsikaris ha genio, uno dei migliori giovani allenatori d'Europa. Vedremo tatticismo all'inizio, ma poi conta la qualità dei giocatori".
Djordjevic, non è che domenica la troviamo seduto su una panchina di Serie A?
"Non mi risulta. Di certo nel weekend sarò a Charleroi per la finale di Eurocup, come analista internazionale per Eurosport".
Cambiamo la domanda: poteva essere già seduto su una panchina di Serie A?
"Non lo sono, quindi no. Ho sperato fino al 15 agosto scorso di essere ancora l'allenatore di Treviso. Quando la richiesta di Treviso non è stata accettata, i posti erano già tutti presi".
Ma durante la stagione se ne liberano sempre.
"Posso dire di una proposta che si è creata fuori dall'Italia (Lietuvos rytas) ma non l'ho accettata".
Diciamo che può allenare in Europa, ma preferirebbe farlo in Italia. Partiamo da quel che vede in Europa, in questo basket che soffre la crisi.
"In Spagna e Grecia continuano ad investire le solite. Poi ci sono le russe e le turche. Ma non solo nello sport. A Putin va riconosciuto che ha costretto gli oligarchi a mettere molti soldi nello sport. I turchi hanno investito per realizzare alcune tra le più bella arene d'Europa. E stadi per il calcio. Gli spot della Turkish Airlines su ESPN, rivolti all'America. Hanno soldi, vero, ma anche una visione".
Ottima introduzione per arrivare all'Italia.
"Dove manca la visione. E per arrivare allo sport mancano strutture. I palasport, i centri La Ghirada. Credo che una famiglia manda il figlio a giocare dove vede una struttura che offre le condizioni ideali".
C'è una forte crisi economica, Djordjevic.
"Non mi sembra che Serbia, Croazia e Slovenia siano più ricche dell'Italia. Però a Belgrado, Zagabria e Lubiana hanno fatto palazzi da ventimila spettatori. A Milano il Forum è ancora come quando ci giocavo io, vent'anni fa".
Che l'impiantistica sportiva sia carente è storia vecchia, purtroppo.
"Già, la storia. E' questa che qui viene calpestata. Se c'è una partita, io non voglio portare i miei figli solo a vedere sport. Ed anche se il palazzo è nuovo deve far conoscere a chi lo frequenta il passato di chi ci gioca dentro. Perché smettere di ricordare i campioni che hanno portato emozioni alla gente? Quando giocavo contro D'Antoni, sapevo tutto della sua storia. Le cifre. In America portano in tv Russell, Doc J, Kenny Smith, Shaq. E chi non li ha visti giocare, chiede: chi erano?".
Djordjevic, le togliamo vent'anni e le chiediamo: in quale squadra vorrebbe giocare?
"Nella Milano allenata da D'Antoni. Adoravo il suo basket, e se sono rimasto a vivere a Milano è anche per amore della città e dell'Olimpia. E l'altra squadra è la Nazionale, quella del '95: la guerra e l'embargo ci hanno tolto tre dei migliori anni della nostra carriera, torniamo agli Europei e li vince battendo una fortissima Lituania".
Campionato italiano: ieri hanno perso cinque delle prime sei. Ad un mese dall'inizio dei playoff. Che segnale è?
"Anomalo. Perché ad un mese dai playoff dovresti già iniziare la crescita. Nei playoff serve il tuo miglior basket".
Qualche squadra mostra segnali di stanchezza.
"Vedo crolli improvvisi nei secondi tempi. Possono avere motivazioni fisiche o mentali. Qualche giocatore è spremuto. Però non puoi dire "siamo stanchi". Te lo puoi permettere solo dopo aver giocato l'ultima partita di playoff".
Le due più in difficoltà: Sassari e Cantù.
"Mostrano di avere problemi, devono risolverli al loro interno. E non suoi giornali".
Siena non vince in trasferta dal 23 dicembre, fanno otto in fila.
"Hanno pesato gli infortuni di due giocatori decisivi come Ress, interprete perfetto del nuovo sistema di gioco, ed Hackett che in attacco è il play aggiunto e poi difende su tre ruoli".
Roma, rivelazione, ha però fallito la sfida di Varese e ieri la partita che valeva il secondo posto.
"Guardando investimenti e roster sta facendo un grande campionato. Ho incontrato Calvani a Las Vegas, ogni giorno prendeva appunti su appunti. Ha scelto Taylor, che era piaciuto molto anche a me. E poi gli hanno messo vicino il giocatore giusto, Lawal".
Se di pick and roll si deve abusare, che lo si faccia con quelli giusti, almeno.
"Prima è Varese, che ha Green e Dunston. Seconda è Sassari, che ha Travis Diener e Easley. Terza Roma, con Taylor e Lawal. E l'anno scorso c'era la Avellino di Vitucci, con Marques Green e Johnson. Mi sembra che senza Green, Johnson sia scomparso".
Marques Green adesso è a Milano. Gli manca un Johnson?
"Radosevic può giocare il pick and roll con Green. Ha mezzi fisici ed atletismo".
Ma il centro titolare è Bouroussis.
"Non è un giocatore da pick and roll. Porta numeri, ma cosa danno? Gioca spalle a canestro, ma non è agile. E non può difendere sul pick and roll".
Alla fine, una critica su Milano esce sempre.
"Il mio è un pensiero vecchio di un anno. Mio e di tutti gli allenatori che vedono Bouroussis uscire sul pick and roll sotto la linea di tiro libero. Anche mia zia farebbe grande Spanoulis. Parlando tra allenatori si diceva: "Milano diventa un problema quando entra Rocca". Tra noi di Treviso e loro l'anno scorso c'erano venti punti. Abbiamo vinto al Forum perché non riuscirono a difendere su quelle situazioni".
Un'analisi limpida.
"Ce ne sono molte altre, che potrei esporre da opinionista. Ma da allenatore devo avere rispetto per i colleghi, che conoscono le loro squadre molto meglio di me. Il mio nome esce sempre quando qualcuno è in difficoltà. Per questo, anche se vorrei essere sereno e costruttivo nell'analisi, le mie parole sarebbero strumentalizzate".
Chi vince lo scudetto?
"Varese lo merita, ha acquisito sicurezza, non ha cambiato giocatori né sistema di gioco. Rispetto a chi ha fatto l'Eurolega o Sassari con l'Eurocup, ha sempre giocato una sola volta a settimana e questo mantiene la fame per la partita seguente".
Parliamo di playmaker, Djordjevic. Ieri s'è visto un duello tra potenziali rivali in azzurro: Andrea Cinciarini contro Travis Diener.
"Per continuità, da tre anni Cinciarini è il miglior play italiano. Ero a Pesaro quando lui era juniores, non aveva fisico. Oggi ha fisico, etica di lavoro, concentrazione, intelligenza, umiltà. Corre, ma ragiona. Lavora per la squadra. Complimenti a Reggio Emilia. Ed a Frosini, che non viene nominato mai ma ha fatto un grande lavoro, con Menetti. Dò un consiglio: guardare a Venezia dello scorso anno. La stagione successiva ad una buona è sempre dura, bastano due sconfitte in più del pensato ed arrivano i problemi".
Storie di playmaker: Bobby Brown, da una lega tecnicamente inferiore all'Italia.
"Non sai mai cosa ti farà, domina nel suo modo di interpretare il basket, giocate pazzesche, balzi. Poi fa 5-6 errori, che per un play non è buono perché sono errori di sistema. Deve dimostrare di saper vincere, per oggi no".
Jaka Lakovic, ad Avellino dopo le grandi d'Europa.
"Un caro amico. La prima volta che lo incontrai fu a Madrid, lui col Krka. Me ne fece 35. Al ritorno io 25 a lui. Etica di lavoro, leadership, dà sicurezza a squadra ed allenatore. Va sempre a sinistra, tutti lo sanno, lui fa canestro lo stesso. Sarà dura per Maljkovic (ct della Slovenia, ndr) tenerlo fuori dalla Nazionale per gli Europei".
Mike Green, dalla Legadue al primato con Varese.
"Un controllo del gioco pazzesco. Sa giocare con l'orologio, migliora i compagni, qualità enorme per un play".
C'è una delusione forte?
"Vedere questa Virtus Bologna. E lo dico da avversario storico. Mi fa male vederla finire così la stagione, non può essere questo l'obiettivo dei soci di un club professionistico che si è chiamato Sinudyne, Knorr o Kinder. Ci possono essere problemi, ma si tengono dentro. Autoretrocessione? Semmai autopromozione".
Treviso si vuole autopromuovere, giusto?
"Se la merita. Cosa manca? Soci, sponsor, strutture, staff. Sono sempre in contatto con Coldebella e Favaro, che proseguono un gran lavoro nel solco di Lefebre. S'è aggiunto Vazzoler. Si è ricreata una passione che non può essere lasciata da parte".
E lei allenatore, corretto?
"Io sono cresciuto con miti come allenatori. Nikolic, Tanjevic, Maljkovic. Li ho visti creare. Se c'è un progetto, prendo Treviso e non il Cska. Per metterci qualcosa di mio".
Ma da dove? Il dibattito è vivace: Serie A o quel che sarà subito dietro?
"Dipende dal Consorzio, i soci e lo sponsor. Io dico che Treviso può fare la Serie A, perché non sarebbe una neopromossa. Come se si fosse premuto il tasto di pausa, si può ripartire da quel decimo posto, con certezze".
Ci ha detto: ho atteso Treviso fino a ferragosto. Nella sua estate, poi, ci fu l'America dei Nuggets.
"Esperienza molto interessante. Talento fisico ed atletico pazzesco, più facile da allenare. Ho imparato tanto da Karl ed il suo staff. E' bello vedere ora che giocano la pallacanestro che Karl ha chiesto dal primo giorno. Velocità, transizione, corse. Ed una difesa che protegge i limiti dei propri centri. Un gruppo cresciuto moltissimo e va dato credito ad Iguodala, un leader ed un esempio".
La nota dolente: l'infortunio di Gallinari.
"Ci siamo sentiti. Non ho dubbi, il Gallo ne uscirà più forte di prima".
Quanto forte?
"Ora lo posso dire: Karl mi ha affidato il compito di svegliare un po' Danilo, motivarlo verso un ruolo di leader che può ricoprire. E Danilo può diventare la miglior ala europea dei prossimi anni. Nowitzki, Kirilenko, Gasol vanno tutti verso fine carriera. Gallinari, in due anni, può diventare il miglior giocatore europeo".
Torniamo alla finale di Eurocup (sabato in diretta su Eurosport2 dalle 20.30): Bilbao-Kuban promette spettacolo.
"Due squadre che la meritano, per investimenti ed ambizioni della proprietà. Tanti ottimi giocatori, chiaro, decideranno le coppie di playmaker, come sempre... Zisis e Raul Lopez per Bilbao, Calathes e Kalnietis per Kuban".
Bello anche il duello delle panchine: Paschutin era tra i candidati alla Russia. Dove invece è andato Katsikaris...
"Paschutin è rimasto quello del campo, umile ma guerriero. Katsikaris ha genio, uno dei migliori giovani allenatori d'Europa. Vedremo tatticismo all'inizio, ma poi conta la qualità dei giocatori".