Sport

Basket, Reggio Emilia; dalla promozione ai play off: "Ora dateci Milano"

L'amministratore delegato Dalla Salda, parlando di una stagione da record, commenta il ritorno tra le magnifiche otto auspicando una sfida ai milanesi: "In stagione li abbiamo battuti tre volte su tre...". Due anni fa la Reggiana rischiò la retrocessione tra i dilettanti, ora fa il tutto esaurito e programma il futuro: "Brunner confermato, lo prevedeva il suo contratto"
di STEFANO VALENTI

6 minuti di lettura
ROMA - All'elezione delle otto che si sarebbero giocate la Coppa Italia, a far notizia concorreva la presenza delle neopromosse Reggio Emilia e Brindisi. Ma se i pugliesi hanno poi mollato gli ormeggi, alla Reggiana non è accaduto: da lì in poi nessuno ha vinto tanto, nove delle undici partite giocate. Sono otto quelle di Avellino, sette per Varese e Milano. Conseguenza, un posto nei playoff, quattordici anni dopo l'ultima volta. "Ma prima ci piacerebbe conquistare il miglior piazzamento di sempre in stagione regolare, battendo il settimo posto del 1999" dice Alessandro Dalla Salda, amministratore delegato del club emiliano che in stagione si chiama Trenkwalder. E che nel frattempo ha già stabilito il nuovo record di vittorie, con 17.

- Dalla Salda, il canestro decisivo contro Cantù l'ha segnato Demian Filloy, per minuti giocati il settimo della rotazione. Se c'è l'immagine di una squadra vera, può essere questa.

"Una sera di qualche tempo fa l'ho invitato fuori. E' un ragazzo di temperamento, difesa, rimbalzi, palle sporche. Non gli riusciva nulla, neanche in allenamento, era finito ai margini della squadra. Mi disse: "Non resterò qui tanto per farlo, se le cose non cambiano chiederò di andar via". Ci ha riprovato, con l'affetto di tutti. Siamo reggiani, l'humus è quello della gente di campagna che non molla mai. Il canestro di ieri è la chiusura di un percorso fatto assieme".
- C'è la razza reggiana, dietro questa stagione inebriante?
"C'è la pazienza di aver saputo attendere tutti il momento giusto. Filloy è uno degli esempi. La società si è fatta trovare pronta per vivere questa stagione da record. L'allenatore, Menetti, pronto ad essere la guida di una squadra da playoff, nel club che vive da sempre, della sua città. In passato abbiamo fatto tutti il pieno di sofferenze, delusioni, amarezze. Ma aiutano anche quelle".
- Il dibattuto è già serrato: è la miglior Reggiana di sempre?
"Quella del 97/98 resta indimenticabile. Con Dado Lombardi ed in campo Mitchell e Montecchi, passò in dieci giorni dalla quasi retrocessione ai playoff, battendo Milano e Treviso e raggiungendo la semifinale. Io ero appena arrivato, da responsabile delle relazioni esterne e comunicazione. Questa la sento più mia, perché non dimentico che due anni fa abbiamo seriamente rischiato di scendere tra i dilettanti".
- Come ama ricordare Conte, due anni fa anche la Juventus era fuori dalle coppe europee. E due anni dopo, un po' come loro, pure voi siete in rotta per il vostro scudetto.
"Siamo partiti per salvarci e poi valorizzare i nostri giocatori. Ecco, tornando al confronto storico, Reggio si era un po' sopita, si parlava troppo del passato e dei campioni che avevano vestito questa maglia. I bivacchi fuori del palasport negli Anni 80, alla vigilia delle sfida con Milano e Bologna, sono irripetibili. Ma far saltare sul seggiolino la gente, trent'anni dopo, è un grande merito di questa squadra".
- Come è nata, questa stagione?
"In estate, costruendo la squadra con Frosini e Menetti. In realtà completandola, perché i veri arrivi dal mercato sono stati Cinciarini, Brunner e Jeremic. E poi si è consolidata dopo le tre partite di campionato, tutte perse contro Siena, Venezia e Roma. Da neopromossi abbiamo evitato il panico. E ci ripetevamo tutti la stessa cosa, la società, l'allenatore, Frosini: che da grande ex giocatore vedeva la squadra stare bene insieme e lavorare duro. Era solo questione di tempo".
- E nessun ricorso al mercato.
"Fiducia a tutti. Con un solo cambio, James. Forse abbiamo sottovalutato le qualità di Cinciarini, James era venuto per giocare ma non trovava i suoi spazi. Un cambio logico, che ha accontentato tutti".
- Non solo: richiamando Troy Bell, già da voi in quella salvezza del 2011, avete riempito il serbatoio che poteva iniziare a svuotarsi. E lo avete preso dalla Legadue.
"Troy ha presenza da top player, ma è umile. Due anni fa Robinson era il nostro leader massimo, Bell accettò di fargli da spalla, ma poi vinse lui le partite decisive per la salvezza. Lo siamo andati a vedere a Bologna, lui con Barcellona. Ci siamo salutati, sprizzava energia. Quando abbiamo risolto con James l'abbiamo chiamato. E' con noi da nove partite, ne abbiamo vinte sette, lui parte sempre dalla panchina e da un mese e mezzo viaggia a 20 punti di media. Due anni fa non lo voleva nessuno".
- Ieri è stata anche la rivincita di Cinciarini e Brunner, lo scorso anno a Cantù.
"Menetti li conosceva dalla stagione a Montegranaro. Erano due pezzi affidabili. Cinciarini usciva, deluso, dalla risoluzione del lungo accordo che aveva con Cantù. E' un ragazzo degli Anni '80, per come pensa, gioca, si allena, la famiglia, ed ora il matrimonio in giugno. Brunner ama l'Italia, come la moglie, e Reggio per loro ed il bambino è ideale".
- La vittoria di ieri, che vale i playoff, tocca da vicino il futuro dell'americano con passaporto svizzero.
"L'accordo prevedeva che, in caso di playoff, il contratto si sarebbe automaticamente esteso per la prossima stagione. Quindi da oggi Brunner è confermato dalla Reggiana".
- Detto di Brunner, c'è già una Reggiana per l'anno prossimo?
"Menetti e Frosini hanno il contratto fino al 2014. Della squadra, tutti hanno contratto od opzione a nostro favore. Gli unici in scadenza sono Taylor, Filloy e Slanina".
- Riportare a casa Angelo Gigli è un'idea?
"Angelo è una persona alla quale siamo molto legati. E' cresciuto da noi in cinque anni e quando ci ha lasciato è andato in Nazionale. Uno di grande cuore, di chimica di squadra, per il quale le statistiche non contano. Detto questo, con lui di futuro non abbiamo parlato".
- Le ultime due gare sono contro Cremona, già salva, e poi a Caserta cui si è ingarbugliata la corsa ai playoff. Mentre da voi ci si attende la faccia giusta per aggredire la griglia, a questo punto.
"Il calendario ci offre un vantaggio sul piano delle motivazioni. Ma saranno partite insidiose, Cremona ha la testa libera, ha battuto Siena e Sassari e fatto soffrire Varese".
- Chi vorrebbe nei playoff?
"La sfida che più entusiasma Reggio è quella con Milano. Pure se in una serie su sette partite l'impresa di eliminarla sarebbe titanica. Però in stagione l'abbiamo battuta tre volte su tre, amichevole compresa...".
- Menetti è d'accordo?
"No. Menetti preferirebbe una rivale con poca esperienza di playoff come noi. Tipo Roma, che pure sta facendo molto bene. Come noi".
- Se dovesse arrivare un posto nelle coppe europee, Reggio accetterà?
"Quando l'abbiamo conquistato sul campo abbiamo sempre partecipato, Korac e Uleb Cup. E su invito pure una Fiba Cup. Penso che sarebbe giusto offrire la vetrina a giocatori che possono ambire a qualcosa di più e bello che lo trovassero con noi. Economicamente non temo ricadute, lo storico insegna che dalle stagioni in Europa abbiamo sempre avuto ricavi. L'analisi tecnica è quella più delicata perché la nostra realtà resta il campionato e l'obiettivo è tenerci la Serie A per più di tre stagioni consecutive, come a Reggio non è mai riuscito".
- Intanto, una buona iniezione di denaro arriverà dai playoff.
"Stiamo studiando la formula, col nuovo format ci sono due partite garantite. Veniamo dal record storico di abbonati, 2708 sui 3500 posti del palasport. Ed in stagione ci sono stati nove esauriti sulle quattordici gare giocate. Sono fiducioso".
- Quanti soldi perdete, a causa del vecchio palazzo di via Guasco?
"Purtroppo parecchi. Complice il fatto che i parterre vanno esauriti, mentre la gradinata non numerata, in piccionaia e con posti dietro le colonne di cemento, non riusciamo a venderla tutta. Da questo punto di vista non possiamo guardare al futuro".
- In realtà l'ennesimo, nuovo progetto di palasport, c'è.
"Prevede la riqualificazione dell'intera area, con un palasport da 5000 ed un palazzo che ospiterebbe foresteria, appartamenti, sede sociale. Ed al piano terra esercizi commerciali. Noi siamo disposti a finanziare sei milioni dei nove necessari, in cambio di una gestione trentennale. Inizio dei lavori in primavera 2014, fine nell'estate 2015. Con una stagione di esilio. Ora si sta cercando di far quadrare i conti col Comune".
- Sono giorni nei quali tanti club mettono il punto interrogativo riguardo la propria continuità al massimo livello. Proprietà, società, allenatore, squadra: è questa la gerarchia di importanza tra i vari fattori?
"La salute della società resta sempre centrale, nel bene e nel male. Quando le cose vanno male la colpa è sempre di chi prende le decisioni e sceglie le persone. Che è la parte più complessa del lavoro. Poi bisogna rispettare i contratti. Qui, tra il patron Landi, il presidente Paterlini, il sottoscritto e l'area tecnica con Frosini, c'è un gruppo di lavoro che funziona. A tempo pieno sul basket, come è necessario".
- Il futuro della Serie A: letti messaggi preoccupanti, non è il caso di fare la conta, prima delle formule?
"Il basket produce tra i 22 ed i 25 milioni di perdite all'anno. E' evidente che non siamo riusciti a trovare la soluzione. Che per me deve passare dall'innalzamento di parametri e garanzie, impiantistica di livello ed una visibilità televisiva forte. Questo è lo sport più bello di tutti dal vivo, ma per essere popolare serve la televisione. Dopo una nostra vittoria in tv, ricevo messaggi dieci volte superiori ad una senza tv. E la tv può far ripartire gli investimenti".
- Lei Dalla Salda ha anche una grande esperienza di Legadue. Vista da fuori, cosa pensa della ristrutturazione in atto che poterà ad un campionato unico dilettantistico?
"Siamo stati tra i fondatori di Legadue. Un torneo che ha avuto stabilità nelle regole, valorizzato giocatori come McIntyre, Gibson, Taylor e con loro molti italiani. Che ha rilanciato piazze storiche o creato entusiasmo in altre nuove. Le prime due di Serie A, Varese e Sassari, tre anni fa erano in Legadue. Come noi o Brindisi. Oggi faccio fatica a capire dove vogliono andare. Di certo non si è capito che l'uscita dal professionismo farà pure risparmiare 150.000 euro l'anno di contributi, ma dimezzerà il valore complessivo del torneo. E la responsabilità è dei club. Se in dieci volevano restare pro, si faceva un torneo a dieci. Se erano in due, si portavano in A. Ora si vuol fare i professionisti con le regole dei dilettanti. Ed attenzione, perché sui contratti in vigore qualcuno può batter cassa. No, non mi piace".
I commenti dei lettori