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Basket, Recalcati e lo scudetto: ''Milano favorita''

Il coach di Montegranaro, che analizzerà le sfide di post season per la Rai, presenta la lotta scudetto. ''Varese e Sassari si fanno preferire, ma con le serie così lunghe una squadra come l'Olimpia può recuperare quel gap di discontinuità e magari minor fiducia rispetto alle prime due del tabellone"
di STEFANO VALENTI

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ROMA - Una delle notizie dei playoff che vanno ad iniziare giovedì, sui campi di Sassari e Roma, è che Carlo Recalcati non li fa. Non erano obiettivo della Sutor Montegranaro, che peraltro ha salvato in una sorta di playoff durato 25 partite. Ma da quelli veri mancherà e con lui il detentore per stagioni di presenza (19) e partite disputate (107).
Carlo Recalcati, da allenatore libero da impegni su quale panchina vorrebbe sedersi in questi playoff?
"Su quella di Milano. Sono convinto che abbia il potenziale migliore, pure se l'ha mostrato a tratti, con scarsa continuità. Ma non manca di nulla: talento, profondità, tante soluzioni".
Quindi Milano favorita per lo scudetto?
"Analizzando la stagione, Varese e Sassari si fanno preferire. Ma sono convinto che con le serie così lunghe, una squadra come Milano possa recuperare quel gap di discontinuità e magari minor fiducia rispetto alle prime due del tabellone".
Milano-Siena, di meglio non si poteva avere. Ci si chiede chi passa il turno, ma a chi lo perde cosa accade?
"Nulla di così squassante a Siena. Annata di rifondazione, magari non pensi di uscire nei quarti. Ma comunque vincendo la Coppa Italia. Se esce Milano, sarà la delusione dell'anno".
C'è il 2-0 per Milano, in stagione regolare. Maturato mesi e fa e con roster diversi. Ma ha ugualmente una significato?
"Alla fine dico di sì, pure se resta difficile da valutare. L'incidenza può variare: potrebbe essere negativa per chi ha vinto, e rappresentare uno stimolo per chi ha perso. Per esperienza però dico che un piccolo tarlo, per chi ha sempre perso, resta".
Per Milano è la serie peggiore?
"Senza dubbio. Ci si poteva attendere che fosse di nuovo la finale. Invece arriva nei quarti. Sarà un banco di prova durissimo per l'Olimpia".
Per Siena è la sfida migliore?
"Non sul piano tecnico. Ma su quello emotivo certamente. Siena ha già mostrato in stagione di aver saputo raggiungere l'apice della condizione, e della convinzione, quando serviva: in coincidenza con la Coppa Italia, ed anche quando s'è tuffata nel Top 16. Ed ora ha recuperato un giocatore fondamentale come Ress".
Chi la vince?
"La favorita è Milano, ma sarà una serie lunga. Il fattore campo è importante ma non ci devi fare conto, alla bella è difficile che ci arrivi, le serie si vincono in trasferta. E se Milano ha mostrato una qualità è proprio quella di saper vincere fuori".
Quali rischi corre Varese, dopo una stagione vissuta sempre davanti?
"Il primo che incontra è quello che la serie con Venezia possa diventare lunga. In questo caso non godrebbe del vantaggio di trovare in semifinale una avversaria corrosa dalla serie tra Milano e Siena. Avrà però il vantaggio di Masnago, un fattore, il pubblico vicino, la squadra lo sente e si carica".
Venezia l'ha pur sempre battuta due volte. Anche se in circostanza particolari: all'andata mancavano Banks ed Ere, al ritorno non contava nulla e s'è pure fatto pretattica.
"Allenassi la Reyer ricorderei di averli battuti due volte. Ma anche le situazioni nelle quali le vittorie sono maturate. Venezia deve godersi questi playoff. E provare a mettere su Varese la pressione di non poter uscire al primo turno".
Sassari ha la grande occasione di conquistare la sua prima finale?
"Ha un nemico, le tante partite ravvicinate. E potrebbe soffrirlo più di Varese. La Dinamo non è giovanissima, ora ha allungato le rotazioni, ma quel nemico, le serie lunghe, resta. I singoli non vincono, ma quando Sacchetti ha avuto passaggi a vuoto dai suoi leader, raramente ha trovato un contributo sostanzioso dalla panchina. Che ha aiutato quando gli altri avevano già aperto la strada. Trovare questo equilibrio sarà importante".
Questa Cantù molto deludente nel ritorno, può contrastarla?
"Sassari al primo turno, fresca, è accoppiamento molto scomodo. Cantù deve tornare a giocare assieme, muovere la palla come ha sempre fatto negli ultimi anni. Ho letto di un buon debutto di Ragland, ma prendendosi molti tiri. Serve un bilanciamento, altrimenti diventa Perkins. Per riaccendersi, a Cantù serve vincere una delle prime due a Sassari".
L'altra testa di serie nel tabellone delle outsider è Roma.
"Roma e Reggio meritano una riflessione identica: ottima stagione comunque vada, non hanno l'assillo del risultato. Però al tempo stesso non devono accontentarsi, hanno nel mirino la semifinale, occasione forse unica. Con lo spirito giusto, possono divertirsi, sono nella condizione ottimale per farlo".
Il tabellone definisce il fattore campo, ma ci ha appena detto che i playoff si vincono fuori. Pure su 7?
"C'è una altro fattore importante, finora non emerso: il caldo. Alcuni impianti possono trasformarsi in fornaci ed anche per questo non capisco proprio l'utilità delle sette partite".
Ci potrebbe essere uno scudetto a sorpresa?
"Con il tabellone che è creato tendo ad escluderlo. Non lo sarebbe uno scudetto di Varese e Sassari, in testa dall'inizio. O di Milano, la favorita. Ma anche di Siena, che resta competitiva. Potrebbe esserlo Roma. O Cantù, ma solo per la sua stagione molto tormentata".
Gordon e Becirovic, Ragland, Bailey, Ivanov, Mensah Bonsu, Christmas: chi ha fatto il colpo buono per i playoff?
"Direi che Gordon e Becirovic sono una bella aggiunta, Sani dà qualità, esperienza e fiato ai due Diener e Thornton. Le novità di Cantù e Roma sono troppo fresche per una valutazione".
Il miglior allenatore dell'anno è stato quello di Varese.
"Ho votato Sacripanti, che s'è mosso in problematiche infinite. Ma Vitucci, il mio secondo, se lo è meritato. Varese non era partita per arrivare prima, lo ha legittimato con la sua continuità di gioco e senza dimenticare che ha vissuto gli infortuni contemporanei di Ere e Banks".
Ma anche quello dell'anno scorso era buono, Recalcati...
"L'ambiente di Varese aiuta molto, per competenza, pubblico. Come accade a Cantù, nella difficoltà non ti abbandonano mai".
Si dice, genericamente: Recalcati, quest'anno, ha vinto il suo quarto scudetto.
"No, una salvezza non può mai valere le emozioni di uno scudetto. Però una stagione così dà soddisfazioni molto vicine a quelle".
Perché tante società in grossa crisi finanziaria poi esprimono squadre orgogliose e che centrano l'obiettivo? Voi come Caserta.
"Alla Sutor mi hanno chiesto di salvarci all'ultimo tiro dell'ultima partita. Io ho chiesto loro solo di garantirmi la possibilità di lavorare con continuità. Dopo un mese eravamo già nei guai. Si creano situazioni complesse, che avevo già vissuto a Reggio Calabria. Ma dove l'allenatore non è un nemico, per i giocatori, ma uno di loro. E con loro ti confronti ogni giorno. La componente decisiva spesso è l'agente. Quello di Steele, che vive a 6000 chilometri dall'Italia ci ha detto "gli affari sono affari, se il mio assistito non viene pagato, non gioca". Ed ha i suoi motivi. Ma non vive con noi".
E' stato un campionato con solo allenatori italiani in panchina. Ed a trovarne uno che ha fatto male si fa fatica: Vitucci, Sacchetti, Calvani, Banchi, Menetti, Sacripanti, Pancotto, Gresta, Bechi, Markovski... Ed ovviamente Recalcati. Sarà contenta l'Usap.
"E' vero, è stata un'annata professionalmente ottima per gli allenatori italiani. Quasi tutti hanno raggiunto il loro obiettivo. Ed è giusto sottolinearlo".
E lei Recalcati come li segue questi playoff?
"Al microfono, come opinionista per la Rai. Seguendo la parte di tabellone con Milano-Siena e Varese-Venezia".
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