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Basket, Milano e un flop mai visto: tutto (o quasi) da rifare

Dall'avvento di Armani all'Olimpia nessun trofeo. Una stagione fatta da tre eliminazioni al primo turno: Eurolega, Coppa Italia, playoff. I primi scenari: la società, l'allenatore (i primi candidati: Djordjevic e Trinchieri), la squadra
di STEFANO VALENTI

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MILANO - A pochi minuti dalla fine, a risultato ormai acquisito, quella parte di pubblico che non aveva ancora abbandonato i propri seggiolini al Forum non ha trovato neanche la forza di contestare. Quella che aveva avuto due mesi prima, era il 24 marzo, con l'Olimpia maltrattata in casa da Montegranaro in lotta solo per salvarsi. Ed i tifosi imbelviti a chiedere la testa di Scariolo. Nulla di fatto. A vivere l'umore del Forum, ieri sera per gara7 contro Siena, è sembrato che con il suo scoramento il popolo dell'Olimpia, comunque oltre 8000 anime, volesse trasmettere un messaggio del tipo "noi il nostro l'avevamo fatto". Ed a quel punto, visto che nulla era cambiato se non la squadra ripensando prima a ciò che era stato scartato (Bremer e Radosevic), aggiungendo un colpo riciclato (Green) ed infine soffiando una scelta di Varese (Mensah Bonsu). E di conseguenza messo l'animo in pace.

L'ANOMALIA - Da lì in avanti l'Olimpia era poi stata capace di rimontare, vincere partite, insomma confortare in vista dei playoff. Ma quella spaccatura non s'è mai ricomposta. Al punto che, anomalìa, anche conquistando lo scudetto Scariolo non sarebbe stato confermato. Da oggi è l'ex allenatore di Milano, complice un rapporto mai decollato con un allenatore peraltro dal curriculum solido al punto che a nessuno sfiorò l'idea di contestare l'ingaggio, due anni fa.
Ieri però al popolo dell'Olimpia è stata offerta una squadra di persone che non vedevano l'ora di salutarsi. Spente, vuote, molli. E nella serata più importante della stagione, quella nella quale si potevano buttar fuori i campioni d'Italia. Sfruttando il fattore campo. Invece la stoffa dei campioni ce l'hanno avuta quelli di Siena, pure se in realtà l'ultimo scudetto l'hanno vinto appena in quattro tra quelli utilizzati da Luca Banchi. Mentre tra gli sfidanti nessuno s'è dimostrato realmente aspirante campione. Semmai figuranti. E questo, alla gente di Milano, non lo dai da bere.

UN FLOP SENZA PRECEDENTI -
Il dibattito del giorno dopo è se questo risultato costituisca il più clamoroso flop nella storia del basket italiano, mettendo sulla bilancia investimenti e ricavi. Dal 2003 main sponsor, dal 2008 proprietario, Giorgio Armani ha investito risorse importanti nel basket. Ha prima salvato l'Olimpia, poi l'ha rilanciata, l'ha fatta tornare ad alto livello, guadagnando tre finali playoff (2009, 2010, 2012) e riportandola a competere in Europa. Ma non ha vinto un solo trofeo, pure in una realtà competitiva che via via si è andata affievolendo perdendo, il basket di vertice, la Fortitudo Bologna e Treviso, con Roma sempre incompiuta e Virtus Bologna e Pesaro in forte contrazione. Fino ad oggi, nel basket, s'erano citati gli sperperi dell'era Ferruzzi-Messaggero a Roma. Che però una Korac la portò a casa, nel 1992, battendo Pesaro. E comunque quegli anni portarono a vestire la maglia della Virtus giallorossa fuoriclasse come Shaw, Ferry, Radja, Cooper, Mahorn. A Milano, in questi anni, la stella più fulgida è stata quella di Danilo Gallinari. Ma nessuno col pedigree simile a quello dei campioni che ne hanno sempre contraddistinto i suoi più grandi successi.

LE MOSSE - L'oggi di Milano è già il domani. Il fallimento, che è pure aziendale perché comunque l'azienda Olimpia non ha saputo né consolidare il suo prodotto, né venderlo stante la distanza che si è instaurata con il cliente-tifoso, potrebbe portare al passo indietro del presidente Livio Proli. Che del resto l'aveva già annunciato tempo fa in caso di mancato risultato. E questo è palese: a fronte di circa 20 milioni di euro di investimenti, sia in Eurolega che in Coppa Italia e nei playoff l'Olimpia è sempre uscita al primo turno della competizione, la stagione si è chiusa con 48 partite giocate, 25 vinte e 23 perse. Inimmaginabile. Se Proli si dimette, di conseguenza andrebbe individuata una nuova figura di vertice e riferimento per il Gruppo Armani. Potrebbe essere una scelta di Proli stesso, oppure indirizzata da Giorgio Armani in persona, si vociferava ieri sera al Forum. Mentre il general manager, Flavio Portaluppi, è stato confermato nel ruolo due settimane fa, fino al 2015.

L'ALLENATORE -
Sergio Scariolo ha il contratto in scadenza a giugno ed ovviamente non sarà rinnovato. Chiude il suo biennio con una finale scudetto (2012), poca roba per uno che ha vinto tanto e venuto per vincere. Prima di individuare il suo erede si tratta di capire quali saranno le ambizioni del club e di conseguenza il budget: il nome di Zeljko Obradovic, più volte avvicinato, comporta investimenti ingenti per un'Eurolega di alto livello. Ma presumibilmente l'Olimpia non potrà competere economicamente con le più ricche d'Europa (CSKA, Real Madrid, Barcellona, le turche e le greche) ed allora l'obiettivo primario sarà vincere lo scudetto. Di conseguenza, due le piste più calde: Aleksandar Djordjevic, già giocatore ed allenatore dell'Olimpia (e che a Treviso ha svezzato Alessandro Gentile); ed Andrea Trinchieri, che ha appena pilotato Cantù in semifinale, ma nato e cresciuto in Olimpia, contratto buono ancora un anno col club brianzolo ma rapporti in vigoroso raffreddamento. Il passato anche recente registra contatti con l'Olimpia ante-Scariolo, poi rimasti infruttuosi. E' libero anche Jasmin Repesa, altra idea Olimpia ma di parecchi anni fa, uno scudetto con la Fortitudo nel 2005, proprio sulle tavole del Forum.

LA SQUADRA -
Per dare a questi candidati un organico da scudetto, laddove si sono issate a competere Varese, Roma e Sassari più con buone idee che con denari fitti, le risorse ci sono. Per una squadra che riparte da Alessandro Gentile e Nicolò Melli. E forse Radosevic. Ma vanno analizzati anche i contratti pesanti con Hairston e Langford, due che assieme non si sono trovati. E cosa fare con Bourousis, a tratti dominante, contratto ricco ed in scadenza. Nel portafoglio ci sono pure Hendrix (prestato) e Fernandez (naturalizzato, ora a Brescia in Legadue). Elaborato il lutto, c'è subito lavoro fitto da svolgere. E rivelare le tappe di una nuova ripartenza, utile anche a scacciare la valanga di critiche che tormenterà questo day after. A cominciare dall'immagine di quel Daniel Hackett che ha distrutto quella stessa Milano che lo voleva, ed invece lui ha scelto Siena privilegiando altri valori. E pure se Milano è l'unica che potrebbe prenderlo, se Siena si dovesse mai trovare nella necessità di monetizzare il suo biennale senza uscite, nel frattempo Hackett a Siena s'è già scelto la nuova casa, più confortevole dell'attuale. Del resto lì si trova a suo agio, mentre in questa Milano è accaduto a pochi, fino al Basile che non s'è meritato neanche uno spicchio di campo. Eppure l'anno scorso pungeva ancora, con la maglia di Cantù.
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