TREVISO - Il raduno annuale dei "Maturi Baskettari" mette assieme amici che in anni ormai trascorsi hanno dato molto alla pallacanestro italiana: c'erano Jellini, Pieri, Bariviera, Serafini, Villalta, Bonamico, Pittis tra i giocatori, allenatori come Bianchini e dirigenti come Gherardini, Cappellari, Sarti, Acciari. Ma stavolta ha ospitato un incontro nel quale di basket si è parlato molto e ad alto livello. Complice la qualità degli intervenuti: da Gianni Petrucci (presidente Fip) a rappresentanti di famiglie proprietarie di club storici e tra i più prestigiosi d'Italia come Roberto Allievi (Cantù), Guido Borghi (Varese), Edi Snaidero (Udine) ed ovviamente il padrone di casa Gilberto Benetton. Tra i relatori Paolo Bedin, direttore generale della Lega Calcio Serie B, e Massimo Bergami, direttore di AlmaWeb Graduate School, che organizza master di business aziendale sotto l'egida dell'Università di Bologna. Ospitato alla Ghirada, la città dello sport di Treviso dove la VerdeSport diretta da Giorgio Buzzavo, convoglia quotidianamente circa 1200 giovani a fare attività sportiva.
IL BASKET ESEMPIO PER IL CALCIO - "Il basket ha trasmesso molto al calcio, che ha mutuato nel tempo politiche di comunicazione e marketing che erano già in voga nella pallacanestro, per non parlare dei playoff - ha illustrato Bedin - E soprattutto insegnando quanto produttiva potesse essere l'identificazione del territorio con la propria squadra, come è accaduto a Cantù, Varese, Treviso, Pesaro". La Lega di Serie B è nata solo tre anni fa, ma ha bruciato le tappe di una ripartenza pure complessa. E Bedin ne ha illustrato il piano operativo per un rilancio globale del prodotto. E nella ricerca di sostenibilità dei club introducendo il salary cap "... analizzando quello del campionato NBA ma poi modificandolo in base alle specificità della realtà italiana".
IL MONITO DI PETRUCCI - Petrucci ha mostrato parole di apprezzamento per il lavoro svolto dalla Lega di B, di cui ha seguito la nascita da presidente del Coni, e sovrapponendola ora alla realtà del basket italiano, in sofferenza. "Un ruolo cruciale lo svolge anche il carisma che sa trasmettere il suo presidente Abodi (che ha dovuto dare forfait all'incontro), o le capacità di un manager come Bedin. Mostrando unione di intenti ed operatività. La B di calcio non aveva esposizione televisiva, ma oggi vanta un contratto solido. In Lega Calcio di Serie A si discute anche duramente, ma ci si incontra ogni settimana. Ora mi attendo che un segnale arrivi da quella del basket, che torni ad essere propositiva. La Fip deve legiferare e se non ha proposte sul tavolo, va di suo".
VISTO DA FUORI - "Parlo di sport, e di basket da una visione molto esterna ed anche per questo magari diversa - ha detto nel suo intervento Massimo Bergami - Mi sembra che la crisi non sia solo economica, ma anche generata da individualismo ed assenza di una visione globale, del desiderio di fare squadra. So che il basket persegue un cambiamento, che ha necessità di obiettivi raggiungibili ed al tempo stesso sfidanti. Il punto di partenza deve essere la sostenibilità aziendale, poi serve la presa di coscienza che i competitor in realtà sono i migliori alleati per rimettere in moto un sistema. Vengo da Bologna, sono virtussino, ma sono certo che il decadimento sia legato all'assenza della Fortitudo. L'analisi del breve periodo è strategica per mettere le basi sul lungo, poi serve definire e rispettare le regole, per acquisire una credibilità globale del movimento. Credo che il mercato sempre aperto abbia inciso sulla precarietà, a sua volta generando slealtà. E poi gioca un ruolo cruciale la comunicazione che viaggia attraverso i new media. E va intercettata. Non sempre cambiare significa migliorare; ma per migliorare bisogna provare a cambiare".
LE FAMIGLIE DEL BASKET - Sono poi seguiti interventi di grande trasporto passionale da parte di ex proprietari del basket. "I giovani, l'impianto di gioco e poi il desiderio artigiano di fare cose belle e durature" ha ricordato Roberto Allievi parlando di come si è radicata la storia di Cantù. "Resto dell'idea che il pubblico del basket sia il più bello, ma va veicolato attraverso un forte impulso della comunicazione" ha detto il varesino Borghi. "Se in passato avessimo tutti compreso meglio l'importanza del rispetto delle regole, provato ad introdurre il salary cap e fatto un utilizzo migliore dei diritti media, forse alcuni di quelli che sono usciti sarebbero ancora nel basket" ha analizzato con spirito critico Edi Snaidero.
L'AUGURIO DI BENETTON - E' intervenuto anche Gilberto Benetton, padrone di casa alla Ghirada: "Ho iniziato ad uscire dal basket quando, dopo investimenti importanti e scudetti vinti, ho visto che pian piano la città seguiva sempre meno questa realtà. E con la città la istituzioni. Spero che la rinascita del basket a Treviso, che mi auguro, possa far rinascere l'entusiasmo di una volta". A lui è seguito Renato Villalta, due stagioni alla Benetton ma neo presidente della Virtus Bologna di cui è stato bandiera per tredici anni: "Siamo passati da un padre-padrone ad un gruppo di soci che mi ha chiesto di gestire il loro investimento. E' un club che crede molto nei giovani, che però vanno costruiti per la Serie A. E non solo per vincere scudetti giovanili. Poi, ho visto ieri Roma-Cantù: partita bellissima, immagini in tv pessime. C'è da lavorare".
RITORNO A SCUOLA - Chiusura ancora con Petrucci: "Il basket è arrivato fino all'università, ma ora non deve vergognarsi di tornare alle elementari, e rimettersi a studiare. Ritrovando compattezza nei suoi proprietari. La Fip utilizzerà wild-card, ma in modo intelligente, laddove ci sia cultura di basket. Che ha bisogno dei grandi centri, il successo del calcio lo determinano Milano, Napoli, Roma, Torino".
IL BASKET ESEMPIO PER IL CALCIO - "Il basket ha trasmesso molto al calcio, che ha mutuato nel tempo politiche di comunicazione e marketing che erano già in voga nella pallacanestro, per non parlare dei playoff - ha illustrato Bedin - E soprattutto insegnando quanto produttiva potesse essere l'identificazione del territorio con la propria squadra, come è accaduto a Cantù, Varese, Treviso, Pesaro". La Lega di Serie B è nata solo tre anni fa, ma ha bruciato le tappe di una ripartenza pure complessa. E Bedin ne ha illustrato il piano operativo per un rilancio globale del prodotto. E nella ricerca di sostenibilità dei club introducendo il salary cap "... analizzando quello del campionato NBA ma poi modificandolo in base alle specificità della realtà italiana".
IL MONITO DI PETRUCCI - Petrucci ha mostrato parole di apprezzamento per il lavoro svolto dalla Lega di B, di cui ha seguito la nascita da presidente del Coni, e sovrapponendola ora alla realtà del basket italiano, in sofferenza. "Un ruolo cruciale lo svolge anche il carisma che sa trasmettere il suo presidente Abodi (che ha dovuto dare forfait all'incontro), o le capacità di un manager come Bedin. Mostrando unione di intenti ed operatività. La B di calcio non aveva esposizione televisiva, ma oggi vanta un contratto solido. In Lega Calcio di Serie A si discute anche duramente, ma ci si incontra ogni settimana. Ora mi attendo che un segnale arrivi da quella del basket, che torni ad essere propositiva. La Fip deve legiferare e se non ha proposte sul tavolo, va di suo".
VISTO DA FUORI - "Parlo di sport, e di basket da una visione molto esterna ed anche per questo magari diversa - ha detto nel suo intervento Massimo Bergami - Mi sembra che la crisi non sia solo economica, ma anche generata da individualismo ed assenza di una visione globale, del desiderio di fare squadra. So che il basket persegue un cambiamento, che ha necessità di obiettivi raggiungibili ed al tempo stesso sfidanti. Il punto di partenza deve essere la sostenibilità aziendale, poi serve la presa di coscienza che i competitor in realtà sono i migliori alleati per rimettere in moto un sistema. Vengo da Bologna, sono virtussino, ma sono certo che il decadimento sia legato all'assenza della Fortitudo. L'analisi del breve periodo è strategica per mettere le basi sul lungo, poi serve definire e rispettare le regole, per acquisire una credibilità globale del movimento. Credo che il mercato sempre aperto abbia inciso sulla precarietà, a sua volta generando slealtà. E poi gioca un ruolo cruciale la comunicazione che viaggia attraverso i new media. E va intercettata. Non sempre cambiare significa migliorare; ma per migliorare bisogna provare a cambiare".
LE FAMIGLIE DEL BASKET - Sono poi seguiti interventi di grande trasporto passionale da parte di ex proprietari del basket. "I giovani, l'impianto di gioco e poi il desiderio artigiano di fare cose belle e durature" ha ricordato Roberto Allievi parlando di come si è radicata la storia di Cantù. "Resto dell'idea che il pubblico del basket sia il più bello, ma va veicolato attraverso un forte impulso della comunicazione" ha detto il varesino Borghi. "Se in passato avessimo tutti compreso meglio l'importanza del rispetto delle regole, provato ad introdurre il salary cap e fatto un utilizzo migliore dei diritti media, forse alcuni di quelli che sono usciti sarebbero ancora nel basket" ha analizzato con spirito critico Edi Snaidero.
L'AUGURIO DI BENETTON - E' intervenuto anche Gilberto Benetton, padrone di casa alla Ghirada: "Ho iniziato ad uscire dal basket quando, dopo investimenti importanti e scudetti vinti, ho visto che pian piano la città seguiva sempre meno questa realtà. E con la città la istituzioni. Spero che la rinascita del basket a Treviso, che mi auguro, possa far rinascere l'entusiasmo di una volta". A lui è seguito Renato Villalta, due stagioni alla Benetton ma neo presidente della Virtus Bologna di cui è stato bandiera per tredici anni: "Siamo passati da un padre-padrone ad un gruppo di soci che mi ha chiesto di gestire il loro investimento. E' un club che crede molto nei giovani, che però vanno costruiti per la Serie A. E non solo per vincere scudetti giovanili. Poi, ho visto ieri Roma-Cantù: partita bellissima, immagini in tv pessime. C'è da lavorare".
RITORNO A SCUOLA - Chiusura ancora con Petrucci: "Il basket è arrivato fino all'università, ma ora non deve vergognarsi di tornare alle elementari, e rimettersi a studiare. Ritrovando compattezza nei suoi proprietari. La Fip utilizzerà wild-card, ma in modo intelligente, laddove ci sia cultura di basket. Che ha bisogno dei grandi centri, il successo del calcio lo determinano Milano, Napoli, Roma, Torino".