ROMA - Il 4 giugno del 1983 l'Italia ha vinto l'oro agli Europei di Nantes. E questa è storia nota: domani fanno trent'anni esatti. Meno noto dove si trovasse la Nazionale la sera della vigilia della finale contro la Spagna, il 3 di giugno.
"In un ristorante di Nantes, lo staff e la squadra, alla quale avevo appena fatto un mazzo tanto in allenamento. Ma c'era grande entusiasmo e tutti assieme festeggiavamo il mio compleanno. Del quale m'ero quasi dimenticato, con una finale da giocare il giorno dopo. Cena morigerata, ma qualche bottiglia di champagne fu aperta" ricorda Sandro Gamba. Che trent'anni dopo non ha una finale da giocare, ma un compleanno da festeggiare: il numero 81.
"Ieri sera, a casa mia, con amici. A mezzanotte torta e candelina. Era domenica. Oggi invece è giornata di auguri e pubbliche relazioni. Grazie per il pensiero".
- Gamba, parliamo di playoff 2013.
"I playoff delle sorprese. Una dietro l'altra".
- Ce le elenchi.
"La prima: Siena. Data per morta, ciclo finito, via i giocatori migliori. Ha avuto una stagione regolare fatta di alti e bassi. Ma ora ha messo in fila tutti. E nessuno di noi, dotti del basket, aveva previsto che potesse competere fino alla finale. Vero, non ce l'hanno ancora, ma ci sono molto vicini. E pure se non dovesse andare, resta la capacità di aver sorpreso".
- La seconda?
"Cantù. Aria pesante, voci di cambiamento se non di rivoluzione. Giocando male, mancando certi risultati. Ma si ritrovano nei playoff ed ora, vincendo a Roma, hanno ipotecato una finale che nessuno avrebbe pronosticato neanche un mese fa".
- La terza.
"I playoff stanno esprimendo un livello di gioco superiore a quello della stagione regolare. Che in quanto a qualità era stata un po' loffia. Ora sto vedendo belle partite, magari non opere tizianesche però intense sul piano agonistico ed emozionale. Con tutto quello che ha condensato in quaranta minuti, anche sul piano tecnico e tattico, gara4 tra Siena e Varese è stata la più bella partita della stagione".
- Il suo cuore resta diviso in due tra Milano e Varese. Una è fuori, l'altra in difficoltà.
"Speravo fosse la finale. Poi il tabellone ha reso impossibile il mio sogno. Varese sta pagando un prezzo altissimo, la crescita di Siena è stata esponenziale, Varese ha costruito la stagione sull'agilità e rapidità d'esecuzione ma difetta di esperienza. E Siena ha portato la serie sui suoi ritmi. Milano? Ha combinato poco in stagione regolare ma aveva tutto, compreso il mestiere, per venir fuori nei playoff. Quello che hanno saputo fare Siena e Cantù poteva farlo anche Milano".
- E' un playoff italiano: Hackett, Datome, Aradori. Ma non solo.
"Sono tutti giocatori di primi livello. Hackett ormai mette l'impronta su ogni partita. Il calo di Datome è palese, difficile dire fin a che punto per le non buone condizioni fisiche o il fatto che comunque le difese lo aggrediscono. Ma resta uno dei migliori. Di Aradori mi piace la cattiveria agonistica ad alto livello, è buono come giocatore e come atleta, sa tirare ed aggiunge la continuità, qualità non da tutti".
- Cosa pensa dai playoff a 7 gare dal primo turno?
"Non mi dispiace. Forse andrebbe inserito un giorno di riposo in più quando si cambia sede di gioco. O passare al format NBA 2-3-2".
- Spettacolo in campo, ma giocatori sempre più provati.
"E' vero ma è anche un periodo dell'anno nel quale non si allenano. Sanno amministrarsi ed i club li aiutano. Ai miei tempi ripudiavo la "doppia effe": né fatica, né fortuna".
- Vitucci primo in campionato, Calvani terzo con Roma, Banchi che ha vinto la Coppa Italia, Trinchieri risorto tra le difficoltà. Tutti allenatori italiani e che hanno fatto bene.
"Calvani a Roma ha fatto davvero una lavoro superiore alle aspettative, nessuno si poteva attendere Roma in semifinale. Spendo una lode anche per Banchi che sta mostrando la miglior difesa. La rimonta da -17 con Varese è nata lì: una difesa aggressiva, tecnica, non sporca".
"In un ristorante di Nantes, lo staff e la squadra, alla quale avevo appena fatto un mazzo tanto in allenamento. Ma c'era grande entusiasmo e tutti assieme festeggiavamo il mio compleanno. Del quale m'ero quasi dimenticato, con una finale da giocare il giorno dopo. Cena morigerata, ma qualche bottiglia di champagne fu aperta" ricorda Sandro Gamba. Che trent'anni dopo non ha una finale da giocare, ma un compleanno da festeggiare: il numero 81.
"Ieri sera, a casa mia, con amici. A mezzanotte torta e candelina. Era domenica. Oggi invece è giornata di auguri e pubbliche relazioni. Grazie per il pensiero".
- Gamba, parliamo di playoff 2013.
"I playoff delle sorprese. Una dietro l'altra".
- Ce le elenchi.
"La prima: Siena. Data per morta, ciclo finito, via i giocatori migliori. Ha avuto una stagione regolare fatta di alti e bassi. Ma ora ha messo in fila tutti. E nessuno di noi, dotti del basket, aveva previsto che potesse competere fino alla finale. Vero, non ce l'hanno ancora, ma ci sono molto vicini. E pure se non dovesse andare, resta la capacità di aver sorpreso".
- La seconda?
"Cantù. Aria pesante, voci di cambiamento se non di rivoluzione. Giocando male, mancando certi risultati. Ma si ritrovano nei playoff ed ora, vincendo a Roma, hanno ipotecato una finale che nessuno avrebbe pronosticato neanche un mese fa".
- La terza.
"I playoff stanno esprimendo un livello di gioco superiore a quello della stagione regolare. Che in quanto a qualità era stata un po' loffia. Ora sto vedendo belle partite, magari non opere tizianesche però intense sul piano agonistico ed emozionale. Con tutto quello che ha condensato in quaranta minuti, anche sul piano tecnico e tattico, gara4 tra Siena e Varese è stata la più bella partita della stagione".
- Il suo cuore resta diviso in due tra Milano e Varese. Una è fuori, l'altra in difficoltà.
"Speravo fosse la finale. Poi il tabellone ha reso impossibile il mio sogno. Varese sta pagando un prezzo altissimo, la crescita di Siena è stata esponenziale, Varese ha costruito la stagione sull'agilità e rapidità d'esecuzione ma difetta di esperienza. E Siena ha portato la serie sui suoi ritmi. Milano? Ha combinato poco in stagione regolare ma aveva tutto, compreso il mestiere, per venir fuori nei playoff. Quello che hanno saputo fare Siena e Cantù poteva farlo anche Milano".
- E' un playoff italiano: Hackett, Datome, Aradori. Ma non solo.
"Sono tutti giocatori di primi livello. Hackett ormai mette l'impronta su ogni partita. Il calo di Datome è palese, difficile dire fin a che punto per le non buone condizioni fisiche o il fatto che comunque le difese lo aggrediscono. Ma resta uno dei migliori. Di Aradori mi piace la cattiveria agonistica ad alto livello, è buono come giocatore e come atleta, sa tirare ed aggiunge la continuità, qualità non da tutti".
- Cosa pensa dai playoff a 7 gare dal primo turno?
"Non mi dispiace. Forse andrebbe inserito un giorno di riposo in più quando si cambia sede di gioco. O passare al format NBA 2-3-2".
- Spettacolo in campo, ma giocatori sempre più provati.
"E' vero ma è anche un periodo dell'anno nel quale non si allenano. Sanno amministrarsi ed i club li aiutano. Ai miei tempi ripudiavo la "doppia effe": né fatica, né fortuna".
- Vitucci primo in campionato, Calvani terzo con Roma, Banchi che ha vinto la Coppa Italia, Trinchieri risorto tra le difficoltà. Tutti allenatori italiani e che hanno fatto bene.
"Calvani a Roma ha fatto davvero una lavoro superiore alle aspettative, nessuno si poteva attendere Roma in semifinale. Spendo una lode anche per Banchi che sta mostrando la miglior difesa. La rimonta da -17 con Varese è nata lì: una difesa aggressiva, tecnica, non sporca".