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Basket, la rinascita di Roma: 30 anni dopo la Virtus che non ti aspetti

Quasi scomparsa, è a una vittoria dalla finale: la Capitale torna a entusiasmarsi. Comunque vada, sarà una stagione da ricordare. Nell'anno del budget dimezzato ed un unica stella: Datome. Il futuro di Calvani ed Alberani passa dalle scelte di Toti: compreso l'impianto di gioco. E quell'83 che ricorre...
di STEFANO VALENTI

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ROMA - L'ultima Virtus Roma capace di muovere gli entusiasmi in città era stata quella del 2008. Finale scudetto contro Siena, stagione di qualità a cementare quella precedente nella quale si erano già costruite certezze arrivando alla semifinale, sempre contro l'imbattibile Siena. La squadra del 2007/2008 aveva perso Dejan Bodiroga ed Alex Righetti; ma aggiunto Allan Ray, Ibrahim Jaaber, Roko Leni Ukic e Gregor Fucka, messi al fianco di David Hawkins, la stella, ed Erazem Lorbek. Allenati da due stagioni da Jasmin Repesa, campione d'Italia nel 2005 con la Fortitudo. "La stagione del grande rammarico, quella finale scudetto era giusto che la vincessimo noi" ci disse in tempi non sospetti, era fine gennaio, il presidente Claudio Toti.

Era, quella, una Virtus che costava parecchio. Si può stimare cinque volte tanto quella di quest'anno eppure capace di arrivare ad una vittoria dall'identico risultato. E di smuovere, di nuovo al rialzo, l'ambiguo rapporto tra romani ed il basket. Un dato su tutti: per gara7 contro Cantù (domani, ore 21) ospitata nell'angusto PalaTiziano da 3500 posti, non solo s'è scatenata la caccia al biglietto, ma soprattutto quella al biglietto gratuito. Vuol dire volerci essere, certo. Ma è cosa diversa essere al fianco della Virtus Roma, che poteva non esserci più l'estate scorsa, che è da godersi oggi, ma che soprattutto va sospinta per il domani. Che non può dipendere da una vittoria o una sconfitta in gara7 di semifinale. Altrimenti vorrebbe dire che nulla è cambiato nel rapporto intriso di freddezza e passione che lega Roma alla Virtus. Umori altalenanti che non convincono Toti a riaprire la borsa, se può farlo. Nell'attesa, proviamo ad analizzare la stagione in Roma in questi 5 punti.

La decisione - Nulla ci sarebbe stato se Toti, garantita l'iscrizione al campionato e dichiarato il 4 maggio 2012 "Lascio il basket", non avesse deciso l'ultimo sforzo. Cioè parteciparvi con i soldi che ha deciso di metterci. Il monte salari di quest'anno, squadra più staff, non arriva ad 1.5 milioni di euro netti. Certamente il più basso dell'era Toti, avviatasi nell'anno 2000 per poi raccogliere, ad oggi, una Supercoppa, una finale playoff, una di Coppa Italia e nove stagioni in Eurolega (mai oltre le Top16). Poco in proporzione agli investimenti. Ed in più critiche anche feroci, non sempre corrette. Ma senza Toti Roma sarebbe scomparsa. Ed allora viva Toti, tutti ad applaudire la Virtus che non t'aspetti. "Ma io non sono cambiato, resto stesso da dieci anni. Molti avrebbero preferito che me ne fossi andato, magari oggi la pensano diversamente. Io me ne servo con l'allenatore, per farlo stare sereno: se vinciamo è merito suo, se perdiamo è colpa mia". Inutile dire che anche da questo equilibrio, forse ritrovato da tutte le angolature, passa il futuro della Virtus.
 
Lo staff e la squadra - Nicola Alberani, romagnolo di Forlì, è l'emergente nel mondo dei manager. E' arrivato a Roma caldeggiato da Carlton Myers, portandosi dietro il fiuto per gli americani buoni e non costosi. Se poi lo diventano, sa lui per primo che ne deve trovare altri. Quest'anno ha fatto scoprire la coppia Jordan Taylor-Gani Lawal, la mente ed il razzo, visto quanto salta il nigeriano. Replicanti di quella di successo Green-Johnson, vista ad Avellino: separati, quest'anno non ha funzionato nessuno dei due. Dal sottobosco dei lunghi d'Europa ecco poi Czyz e Lorant, dal riciclaggio Goss e Jones, dal mercato di casa nostra le mani buone di D'Ercole. Buone come le idee, poi però va messo tutto assieme. E Calvani, l'allenatore, lo fa con maestria, dando un volto tattico ma soprattutto uno spessore morale. Ecco perché questa Roma, senza fenomeni a parte Datome, non muore mai.

La stagione - La squadra si trova a suo agio nelle posizione di vertice, sente che un posto tra le prime quattro può essere suo. In trasferta sa giocare con la stessa faccia del PalaTiziano. E' quinta a fine dell'andata, strappa a Cantù (toh) la semifinale di Coppa Italia, chiude terza la stagione regolare. Rompe l'imbattibilità di Varese, vince di venti a Siena, espugna il Pianella. Prima dei playoff prende due brutte sberle a Varese e Sassari. Sembra alla frutta, roster corto, stagione pesante. In realtà è solo l'inizio. Subisce pure lo 0-1 casalingo nei quarti contro Reggio Emilia ed affronta gara2 priva di Taylor e Lawal. Data per morta, si rialza e vince. La storia di martedì sera, di nuovo al Pianella sul 2-3, non è diversa: "Il cadavere è ancora bello caldo" dice Calvani, alla fine.

L'impianto - Domani si gioca al PalaTiziano. A settembre era il trilocale adatto per la famigliola romana. Ai primi di giugno sarebbe logico il trasferimento al PalaEur. "Da lì mi stanno pressando, dobbiamo decidere. La squadra? Sì, ascolterò l'opinione dei giocatori" ci ha detto Toti nei cunicoli di Pianella a pochi minuti da gara2. La squadra ha votato: PalaTiziano per tutta la semifinale. Ma se finale dovesse essere ora si vuole la "big gym" dice Goss. Datome, novello Russell Crowe, ha già chiesto il Colosseo, va letto PalaEur. Che è grande ma non freddo per i grandi eventi, i romani dentro le arene circolari sanno accendersi. Come trent'anni fa, finale BancoRoma-Billy. Due conti: al PalaTiziano, murato, la Virtus incassa poco meno di 40.000 euro a gara. L'affitto al PalaEuro, per gara, ha costi folli, tra i 25 ed i 28.000 euro. Se vanno in 8000 si fa pari e patta col Palazzetto. Ma con l'imprevedibile Roma se ne possono valutare 9000 per una finale. Meglio se pagano tutti. La Virtus allora avrebbe pure un altro futuro, non tanto per il margine attivo d'incasso, quanto per le sensazioni di Toti.

Il futuro - Un mese fa Alberani era la prima scelta di Cantù, dopo averne sondati più d'uno. Poi Toti ha fiutato davvero il pericolo, fin lì tenuto buono a parole, ed ora si sta parlando. Non c'è contratto ma è dato possibile, ora. Stesso discorso per Calvani, che però va considerato in fase di stallo. La coppia ha realizzato una stagione di alto livello, con un budget basso. Per i miracoli possono attrezzarsi, quanto fatto è merce buonissima per un mercato in contrazione. Sul quale, però, Alberani e Calvani possono ora monetizzare le qualità mostrate. Alberani veniva dalla Legadue, Calvani uno che a Roma, per tre volte, era sempre stato chiamato in corsa a riparare quel che non funzionava con le prime scelte tecniche. Ora sono evoluti e Toti deve tenerne conto.

Datome - L'ultimo capitolo è il più doloroso perché è da escludere che l'uomo su cui la Virtus ha puntato la sua stagione, iniziata da capitano e terminata da Mvp, pensi unicamente a restare a Roma. Già accettata la scorsa estate la riduzione, ingente, di stipendio, ora Datome si siede al tavolo. Con Toti, certo. Ma forte di un mercato globale: NBA, visionato a più riprese da Boston, Memphis e Milwaukee ma non solo. Ed ovviamente Europa, con i turchi che l'hanno già sondato quest'anno. In Italia può trattarlo solo Milano. Tra il sogno ed un grande contratto, Roma al momento non appare competitiva.

La citazione - "Non so come andrà a finire. Questa è una squadra nata in agosto, che non sapeva nulla di se stessa e che ogni giorno ha imparato qualcosa in più e meglio. E ora può andare avanti, fino in fondo". Non è roba di oggi ma tratta da "Bancoroma" un bel libro di Luca Pelosi che racconta della Virtus campione. Le parole sono di Valerio Bianchini, pronunciate dopo aver riconquistato il fattore campo nella semifinale dei playoff. Dove? Al Pianella, contro Cantù. Era il 1983. Trent'anni dopo c'è ancora Cantù ed il Pianella. Che a Roma, tutti, facciano in modo da non dover attenderne altri trenta per riscoprire la Virtus ed il basket. E, sia chiaro, comunque vada domani sera.
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