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Basket, Varese: la seconda vita di Sakota, l'uomo dei miracoli

Il suo canestro a 62 centesimi dalla fine ha tenuto la Cimberio in vita nei playoff. Tre anni fa i medici di Pesaro tennero in vita lui da una gravissima lesione intestinale. Ci si augurava che sopravvivesse (la statistica dice che accade solo nel 15% dei casi). Lui, invece, è tornato a fare il giocatore professionista
di STEFANO VALENTI

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ROMA - A 62 centesimi dalla fine di una emozionante gara6 di playoff, Dusan Sakota ha segnato il canestro che non ha mandato Varese in finale ma forse vale di più: l'ha tenuta in vita. Quello che fecero per lui i chirurghi dell'ospedale di San Salvatore di Pesaro, lo scorso 26 aprile 2010. Tre anni fa Dusan Sakota rischiò di morire, vittima di una gravissima lesione intestinale. Se la vita di Dusan Sakota valesse mai la sceneggiatura di un film, ieri sera ne sono stati girati altri minuti toccanti di pellicola.

GIUGNO 2013 - Riavvolgiamo il nastro allora. Partendo dalla fine. Varese domina la stagione regolare, prima dall'inizio alla fine. Ma nei playoff trova in semifinale Siena: come era già stato per Milano, è la peggior rivale. In campionato l'ha già maltrattata al PalaEstra e la scena s'è ripetuta in finale di Coppa Italia. Si comincia a Varese, subito espugnata. La serie la tiene in mano la Montepaschi, sempre davanti: 1-0, poi 2-1, 3-1. La Cimberio trova l'energìa per annullare il primo matchball a Masnago; il secondo però è a Siena, campo invitto da 41 gare di playoff, fanno cinque stagioni. Ma questa è la post-season più elettrizzante di sempre: Varese scatta davanti, Siena ribalta proprio quando serve, nell'ultimo quarto, con l'orgoglio dei campioni di razza. Sull'80-80 rimessa in attacco per Varese con 62 centesimi da giocare. Gli arbitri sanno che ce ne sono oltre 40 si può fare un tiro. Se sono meno, null'altro di una deviazione volante. Sakota dice a Vitucci che lui può farlo, senza abbassare la palla. Sakota è un 2.10 vero, pertica da un quintale scarso, a crederci. Ma ha tocco delicatissimo. Riceve, tira, segna. La stagione di Varese continua, fino a domani sera almeno. E Sakota è l'uomo del miracolo.

APRILE 2010 - E' domenica 25. Teramo, si gioca Banca Tercas-Scavolini Spar Pesaro. Prime fasi di gioco, c'è un contatto come altri mille tra Giuseppe Poeta e Dusan Sakota. Che accusa un colpo allo stomaco. Esce, ma resta in panchina, nella notte rientra a Pesaro con la squadra. Ma il dolore si fa insopportabile. Da lì a poco finisce in sala operatoria, cinque ore. Ha una lesione intestinale. Il martedì secondo intervento, al duodeno, necessario a causa di una emorragìa interna. E' in coma farmacologico, rianimazione, prognosi riservata. Fuori i tifosi dell'ospedale vegliano e affiggono striscioni. Su facebook in circa 5000 lo incoraggiano, da tutta Italia. Nel frattempo, lui e la società hanno già scagionato Poeta da qualunque responsabilità, il colpo è stato del tutto fortuito. "E' stato come quando un vetro resiste alle martellate. Ma se lo tocchi nel punto critico va in frantumi. Capita una volte su un milione di contatti. In uno sport di contatto" ci dice il medico sociale dott. Mancino, che lo segue in quei giorni. Alla fine degli interventi chirurgici (saranno tre, compreso uno successivo a Barcellona dopo una ricaduta) il suo stomaco risulta reciso di due terzi della lunghezza. E oggi è protetto da una sorta di "rete".

IL 15%  CE LA FA - "Arrivando a Varese, e parlando della sua vicenda, Dusan mi spiegò che la statistica del tasso di sopravvivenza ad una vicenda come la sua è attorno al 15%" racconta Massimo Ferraiuolo, team manager della Cimberio. Che sopravvivenza qui faccia rima con il ritorno all'attività professionistica ad alto livello è l'essenza del miracolo, umano e sportivo, di Dusan Sakota. Figlio di Dragan allenatore pure in Italia (alla Fortitudo Bologna), nato a Belgrado ma cresciuto in Grecia, nell'Aek e poi Panathinaikos, trovando però poco spazio al di là dei profili che lo rendono da sempre, per tiro naturale e da distanza Nba, un ala forte ideale del gioco di oggi. Ma è filiforme e le lotte d'area non lo attirano. Poi, in questi playoff, le cose più belle le ha mostrate di tecnica pura, usando il perno in avvicinamento a canestro.

FERRO - Appaiono banalità, parlando di uno che deve tenere sempre monitorato il livello di ferro, ricorrendo a flebo se s'abbassa troppo rapidamente. Ed avere attenzione per il suo regime alimentare, non potendo sovraccaricare eccessivamente l'apparato digerente. Ma per il resto Dusan Sakota, "Duso" per tutti, è tornato a condurre una vita assolutamente normale. Ed è forse l'unica cosa normale della sua incredibile storia.
 
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