Basket, Siena e lo scudetto sorpresa. Ma Banchi lascia
Il settimo tricolore consecutivo della Montepaschi è stato quello meno atteso, giunto al termine di una stagione iniziata con tante incognite per ipotizzare un successo. Invece la squadra, completamente rivoluzionata, ha espresso forze nuove e un leader - Hackett - inaspettato. Bisognerà sempre fare i conti con i toscani che però non avranno alla guida il loro tecnico, ormai prossimo all'accordo con Milanodi STEFANO VALENTI
ROMA - La forza dei ricorsi storici. Stagione 1995/1996, l'Olimpia Milano chiude al quinto posto la stagione regolare. E poi vince lo scudetto (l'ultimo, ad oggi, dei 25) sconfiggendo nei playoff Varese e le due di Bologna. L'allena Bogdan Tanjevic, che quando affronta la volata dei playoff sa già che il suo rapporto con l'Olimpia e Bepi Stefanel, il proprietario che è anche sponsor, non proseguirà.
SETTE ANNI DOPO... - Stagione 2012/2013, la Mens Sana Siena chiude la stagione regolare al quinto posto. Un'eresia, non le accadeva da undici anni. Ed i sette scudetti complessivi altro non erano stati che il suggello di un dominio già evidente durante l'anno. Ieri Siena ha vinto il suo ottavo titolo, il settimo consecutivo. Allenata da Luca Banchi. Che, a differenza di Tanjevic, non si può dire che fosse già da qualche tempo separato in casa. Però già stamattina, ai microfoni dell'emittente senese Antenna Radio Esse, non ha trattenuto…
SETTE ANNI DOPO... - Stagione 2012/2013, la Mens Sana Siena chiude la stagione regolare al quinto posto. Un'eresia, non le accadeva da undici anni. Ed i sette scudetti complessivi altro non erano stati che il suggello di un dominio già evidente durante l'anno. Ieri Siena ha vinto il suo ottavo titolo, il settimo consecutivo. Allenata da Luca Banchi. Che, a differenza di Tanjevic, non si può dire che fosse già da qualche tempo separato in casa. Però già stamattina, ai microfoni dell'emittente senese Antenna Radio Esse, non ha trattenuto…
ROMA - La forza dei ricorsi storici. Stagione 1995/1996, l'Olimpia Milano chiude al quinto posto la stagione regolare. E poi vince lo scudetto (l'ultimo, ad oggi, dei 25) sconfiggendo nei playoff Varese e le due di Bologna. L'allena Bogdan Tanjevic, che quando affronta la volata dei playoff sa già che il suo rapporto con l'Olimpia e Bepi Stefanel, il proprietario che è anche sponsor, non proseguirà.
SETTE ANNI DOPO... - Stagione 2012/2013, la Mens Sana Siena chiude la stagione regolare al quinto posto. Un'eresia, non le accadeva da undici anni. Ed i sette scudetti complessivi altro non erano stati che il suggello di un dominio già evidente durante l'anno. Ieri Siena ha vinto il suo ottavo titolo, il settimo consecutivo. Allenata da Luca Banchi. Che, a differenza di Tanjevic, non si può dire che fosse già da qualche tempo separato in casa. Però già stamattina, ai microfoni dell'emittente senese Antenna Radio Esse, non ha trattenuto la frase data ormai imminente: ''E' inutile nasconderlo, il club sta attraversando un momento delicato, legittimo guardare al bilancio e fare scelte mirate. Di conseguenza, inevitabile che non ci fosse un rinnovo contrattuale. La figura di quello che sarà l'allenatore di Siena nella prossima stagione non coincide più con la mia". A breve è atteso l'annuncio di Banchi quale nuovo allenatore dell'Olimpia Milano.
DATABASE - Stavolta Siena, città in subbuglio, non ha mandato in campo una squadra di fuoriclasse. Quelli come Bo McCalebb e Shaun Stonerook, pur nei loro profili molto diversi, avevano lasciato. E con loro altri pezzi pregiati, per cuore e cervello, come Nikos Zisis, o curricula, come David Andersen. E con loro via anche 'masterchef' al secolo Simone Pianigiani che nei suoi sei anni aveva saputo mescolare ingredienti anche molto diversi tra loro, per origine, qualità ed a volte anche peccati (tecnici) da correggere. Dai fuoriclasse s'è passato ai buoni giocatori, gente che magari aveva un solo dubbio: sapremo arrivare pronti ai playoff? Era questa la vera domanda inevasa. Perché poi gente come David Moss, Marco Carraretto e Tomas Ress sapeva che in quella terra dove c'è da raccogliere quel che s'è seminato, il vantaggio tornava ad essere cospicuo nei confronti di chi ci si avventurava per la prima volta.
I ROOKIES - Da non sottovalutare l'importanza della loro presenza al fianco di Daniel Hackett e Bobby Brown, che avevano già dimostrato di saper camminare, ed incidere, con le proprie gambe. Ma dentro una finale non avevano mai messo il naso. Si merita la lode pure Benjamin Ortner, l'unico austriaco che anziché scendere con perizia le montagne ha deciso di scalarle: a Siena è arrivato in dicembre perché s'era fallito con Kasun e non si poteva affrontare la lotta dei tabelloni col solo Eze o il tattico Ress. In stagione regolare Ortner ha giocato meno di dieci minuti (3.9 punti, 2.3 rimbalzi, 4.2 la valutazione), tra quarti e semifinale è salito a 11.5 (5.3, 3.2, 6.8) ed in finale decollato a 18.8 minuti (9.8, 4.0, 11.0). Né il più bello, né il più bravo, ma efficace per quello che la serie richiedeva.
IL FILO DI BANCHI - La storia di Luca Banchi, quando s'era trovato ad affrontare battaglie dalla prima fila, raccontava anche di perdite gravi. L'ultima in Supercoppa, primo trofeo ceduto da Siena alla concorrenza dall'anno 2008. Ma Banchi non perdeva mai il filo conduttore delle sue parole: ''Mi sono sempre sentito protagonista nelle vittorie di Siena, da quando ci sono arrivato'' testimonianza di quanto fosse coinvolto nella gestione tecnica ampliata di Simone Pianigiani. Ed a pochi minuti dalla sirena di Roma, lo ha ribadito: ''Non provo alcuna sensazione diversa da quella di grande felicità degli scorsi anni''. Era un rookie, ha saputo portare la squadra al massimo dei giri esattamente quando serviva: in febbraio, per vincere la Coppa Italia; ed ora per lo scudetto, pure se la corsa folle delle 19 partite in 40 giorni ha fatto tossire più d'una volta il motore. Ma è accaduto a tutte, ed anche qui Siena era quella che ne avrebbe sofferto meno. Come l'uscita dall'Eurolega, a tratti esaltante, ha tolto via un'altra sofferenza (non si poteva vincere), aiutando viceversa a focalizzare quel che serviva per il titolo. Banchi va via perché i progetti non collimano più, come si usa dire. Pure se sa che la rivale più complessa l'anno prossimo sarà Siena. Ma non perché ne è già un ex. Intanto è giusto che si goda la sua più grande soddisfazione, aver ottenuto dalla sommatoria dei singoli, di qualità inferiore al passato, un risultato identico al passato. Non era una Mens Sana costruita per vincere, ma una Mens Sana pensata per provare a vincere, partendo dalla coscienza di poter perdere. Lavorando dal primo giorno per evitare che ciò accadesse.
IL FUTURO - I trapianti senesi nell'Olimpia Milano non hanno funzionato come ci si attendeva: Finley, Eze, Hawkins, Hairston, tutti vincenti a Siena ma non a Milano, aiutata a crescere ma non finalizzando lo stesso obiettivo. E' quello che racconta la storia. Quella di Banchi è ancora da iniziare. Semmai lo scorso anno furono anche le sue parole a convincere Daniel Hackett (doppio MVP, Coppa Italia e finale playoff, mai nessuno prima di lui) a sposare Siena. Il contratto è ancora buono, sia chiaro, ma il futuro da decifrare, a Siena, in quanto a finanze. Che a Milano restano solide e per questo l'Olimpia sarà la prima candidata allo scudetto. Con Hackett lo sarebbe di più e Banchi potrebbe essere l'uomo giusto per fare digerire quel gran rifiuto. In mezzo un buyout da pagare, e valutazioni profonde da fare. Se viceversa la Mens Sana, giovandosi dell'ultimo anno di sponsorizzazione del Montepaschi, riuscirà a trattenere Hackett e Moss, allora il consiglio ai naviganti resta quello di non sottovalutare mai il cuore, e la mente, di chi indossa quelle insegne. Perso un Bobby Brown (che andrà giustamente a soldi) se ne può sempre fare un altro. Se si è già saputo fare di un Brown un eccellente rimpiazzo di quel che appariva impossibile, quello di Bo McCalebb. Diversi, ma vincenti. E' quel che conta ed il copyright senese continua a non patire i tentativi, pure maldestri, di imitazione.
SETTE ANNI DOPO... - Stagione 2012/2013, la Mens Sana Siena chiude la stagione regolare al quinto posto. Un'eresia, non le accadeva da undici anni. Ed i sette scudetti complessivi altro non erano stati che il suggello di un dominio già evidente durante l'anno. Ieri Siena ha vinto il suo ottavo titolo, il settimo consecutivo. Allenata da Luca Banchi. Che, a differenza di Tanjevic, non si può dire che fosse già da qualche tempo separato in casa. Però già stamattina, ai microfoni dell'emittente senese Antenna Radio Esse, non ha trattenuto la frase data ormai imminente: ''E' inutile nasconderlo, il club sta attraversando un momento delicato, legittimo guardare al bilancio e fare scelte mirate. Di conseguenza, inevitabile che non ci fosse un rinnovo contrattuale. La figura di quello che sarà l'allenatore di Siena nella prossima stagione non coincide più con la mia". A breve è atteso l'annuncio di Banchi quale nuovo allenatore dell'Olimpia Milano.
DATABASE - Stavolta Siena, città in subbuglio, non ha mandato in campo una squadra di fuoriclasse. Quelli come Bo McCalebb e Shaun Stonerook, pur nei loro profili molto diversi, avevano lasciato. E con loro altri pezzi pregiati, per cuore e cervello, come Nikos Zisis, o curricula, come David Andersen. E con loro via anche 'masterchef' al secolo Simone Pianigiani che nei suoi sei anni aveva saputo mescolare ingredienti anche molto diversi tra loro, per origine, qualità ed a volte anche peccati (tecnici) da correggere. Dai fuoriclasse s'è passato ai buoni giocatori, gente che magari aveva un solo dubbio: sapremo arrivare pronti ai playoff? Era questa la vera domanda inevasa. Perché poi gente come David Moss, Marco Carraretto e Tomas Ress sapeva che in quella terra dove c'è da raccogliere quel che s'è seminato, il vantaggio tornava ad essere cospicuo nei confronti di chi ci si avventurava per la prima volta.
I ROOKIES - Da non sottovalutare l'importanza della loro presenza al fianco di Daniel Hackett e Bobby Brown, che avevano già dimostrato di saper camminare, ed incidere, con le proprie gambe. Ma dentro una finale non avevano mai messo il naso. Si merita la lode pure Benjamin Ortner, l'unico austriaco che anziché scendere con perizia le montagne ha deciso di scalarle: a Siena è arrivato in dicembre perché s'era fallito con Kasun e non si poteva affrontare la lotta dei tabelloni col solo Eze o il tattico Ress. In stagione regolare Ortner ha giocato meno di dieci minuti (3.9 punti, 2.3 rimbalzi, 4.2 la valutazione), tra quarti e semifinale è salito a 11.5 (5.3, 3.2, 6.8) ed in finale decollato a 18.8 minuti (9.8, 4.0, 11.0). Né il più bello, né il più bravo, ma efficace per quello che la serie richiedeva.
IL FILO DI BANCHI - La storia di Luca Banchi, quando s'era trovato ad affrontare battaglie dalla prima fila, raccontava anche di perdite gravi. L'ultima in Supercoppa, primo trofeo ceduto da Siena alla concorrenza dall'anno 2008. Ma Banchi non perdeva mai il filo conduttore delle sue parole: ''Mi sono sempre sentito protagonista nelle vittorie di Siena, da quando ci sono arrivato'' testimonianza di quanto fosse coinvolto nella gestione tecnica ampliata di Simone Pianigiani. Ed a pochi minuti dalla sirena di Roma, lo ha ribadito: ''Non provo alcuna sensazione diversa da quella di grande felicità degli scorsi anni''. Era un rookie, ha saputo portare la squadra al massimo dei giri esattamente quando serviva: in febbraio, per vincere la Coppa Italia; ed ora per lo scudetto, pure se la corsa folle delle 19 partite in 40 giorni ha fatto tossire più d'una volta il motore. Ma è accaduto a tutte, ed anche qui Siena era quella che ne avrebbe sofferto meno. Come l'uscita dall'Eurolega, a tratti esaltante, ha tolto via un'altra sofferenza (non si poteva vincere), aiutando viceversa a focalizzare quel che serviva per il titolo. Banchi va via perché i progetti non collimano più, come si usa dire. Pure se sa che la rivale più complessa l'anno prossimo sarà Siena. Ma non perché ne è già un ex. Intanto è giusto che si goda la sua più grande soddisfazione, aver ottenuto dalla sommatoria dei singoli, di qualità inferiore al passato, un risultato identico al passato. Non era una Mens Sana costruita per vincere, ma una Mens Sana pensata per provare a vincere, partendo dalla coscienza di poter perdere. Lavorando dal primo giorno per evitare che ciò accadesse.
IL FUTURO - I trapianti senesi nell'Olimpia Milano non hanno funzionato come ci si attendeva: Finley, Eze, Hawkins, Hairston, tutti vincenti a Siena ma non a Milano, aiutata a crescere ma non finalizzando lo stesso obiettivo. E' quello che racconta la storia. Quella di Banchi è ancora da iniziare. Semmai lo scorso anno furono anche le sue parole a convincere Daniel Hackett (doppio MVP, Coppa Italia e finale playoff, mai nessuno prima di lui) a sposare Siena. Il contratto è ancora buono, sia chiaro, ma il futuro da decifrare, a Siena, in quanto a finanze. Che a Milano restano solide e per questo l'Olimpia sarà la prima candidata allo scudetto. Con Hackett lo sarebbe di più e Banchi potrebbe essere l'uomo giusto per fare digerire quel gran rifiuto. In mezzo un buyout da pagare, e valutazioni profonde da fare. Se viceversa la Mens Sana, giovandosi dell'ultimo anno di sponsorizzazione del Montepaschi, riuscirà a trattenere Hackett e Moss, allora il consiglio ai naviganti resta quello di non sottovalutare mai il cuore, e la mente, di chi indossa quelle insegne. Perso un Bobby Brown (che andrà giustamente a soldi) se ne può sempre fare un altro. Se si è già saputo fare di un Brown un eccellente rimpiazzo di quel che appariva impossibile, quello di Bo McCalebb. Diversi, ma vincenti. E' quel che conta ed il copyright senese continua a non patire i tentativi, pure maldestri, di imitazione.