RIGA - "Giriamo per l'aeroporto di Riga con la medaglia al collo. E' l'unico modo per renderci conto cosa abbiamo fatto..." dice Amedeo Della Valle, in attesa del volo per l'Italia. Lui ed i suoi compagni si sono risvegliati campioni d'Europa Under 20, o forse no, "perché la notte diciamo che non l'abbiamo trascorsa in hotel... Ma in giro, tutti assieme. Io, in una squadra così unita, non avevo mai giocato".
- Della Valle, 20 anni fatti in aprile, da Alba. Ma in realtà da Ohio State dove prosegue la sua crescita. E dove torna da Mvp di un Europeo (13.0 punti, 3.7 rimbalzi) e votato nel quintetto ideale della manifestazione.
"Ho parlato tutti i giorni con coach Matta. Quando sono partito mi disse "hai una marcia in più, dominerai". Ed io a spiegargli che non sarebbe stato così facile. Ma aveva ragione lui".
- Vive in America, ed ha mutuato per questo oro in azzurro lo slogan che ha accompagnato il titolo NBA di Miami: "Earned, Not Given". Guadagnato, insomma, e senza regali da nessuno.
"Non c'era grossa fiducia attorno a noi. Perché ci mancava un lungo vero, ed eravamo visti come un gruppo di solisti. Io ho visto Ruzzier, che non è 1.80, difendere in post basso su un 2.10. E come siamo apparsi in campo, siamo stati fuori".
- La consapevolezza era solida fino a pensare di poter puntare all'oro?
"La consapevolezza era quella di sapere che ogni volta ci sarebbe servita la partita perfetta. Perché ogni volta eravamo sempre i più piccoli i campo".
- Un oro legittimato da tante vittorie contro le migliori squadre continentali a livello giovanile: avete battuto la seconda (Lettonia), la terza (Spagna), la quarta (Russia, due volte), più Lituania e Francia.
"Sacripanti e lo staff hanno sempre preparato al meglio le partite. Sapevamo cosa dovevamo fare. Nella prima partita la Lettonia ci aveva ucciso, contro la nostra zona. Ieri li abbiamo costretti ad attaccare sempre uno contro uno. Negando canestri facili".
- Siete finiti anche a -11 in una finale, nella partita più importante della vostra carriera, ad oggi. Come ne siete usciti?
"Il primo tempo è stato strano, noi in campo da sfavoriti e con seimila tifosi contro. Ma non abbiamo mai mollato. Eravamo i più piccoli, ma anche i più veloci e i più duri del torneo".
- Il finale è stato tutto suo: in 38" le due triple che vi hanno portato da +1 a +7. E poi quell'appoggio impossibile di tabella.
"Non ho sofferto il fatto di non aver segnato nel primo tempo, non sono uno che va in campo a fare la guerra. La partita mi avrebbe offerto le mie occasioni. Poi, quando mi sono acceso, sapevo già nell'azione difensiva cosa avrei fatto nel possesso successivo. E che quel tiro sarebbe entrato".
- Lei è stato l'uomo dei canestri impossibili. Prima c'era stato quello contro la Lituania, che vi ha portato al supplementare nel quarto di finale. Senza quello, non sarebbe seguito nulla.
"C'era una possibilità su un milione che quella palla mi sarebbe arrivata sulla rimessa. E' successo, serve anche questo".
- Un'Italia anche che non ti aspetti, squadra dei due tiri in più anziché dei due in meno.
"Abbiamo trovato protagonisti diversi ad ogni gara. Nessuna invidia, per un tiro forzato, può succedere a tutti".
- Piccoli ma verticali. Eric Lombardi e Awudu Abass hanno dominato. Lei, al fianco di atleti di colore ci vive. E di questi due, che sul podio cantano l'Inno a squarciagola?
"Fondamentali. Eric lo conosco da quando avevo 5 anni, mi vengono i brividi pensando alla trasformazione umana e del giocatore. E' un giocatore di grande energia. Di Abass, visto in allenamento, non potevo credere che avesse giocato solo venti minuti in serie A. Ha potenziale da NBA. E' partito con marcia in meno, poi uno come lui non ce l'aveva nessuno, agli Europei".
- Lei era stato già protagonista all'Europeo Under 18, nel 2011. Ora Mvp a quelli Under 20. In mezzo, l'America. Cosa le sta dando quell'esperienza?
"A livello Under 18 se sei più sveglio fai già numeri. Con gli Under 20 è tutto diverso, ci trovi ragazzi che hanno già debuttato in Eurolega, o vicini ad ottenere contratti importanti. L'America è stata fondamentale, sono tornato con grande motivazione ed un atletismo superiore. E soprattutto una velocità di piedi migliorata, il mio punto debole. Ancora più del mettere massa muscolare".
- La medaglia al collo da Mvp l'aiuterà ad avere più spazio ad Ohio State nel suo secondo anno?
"Sono molto motivato, non mi accontento, voglio giocare di più".
- La Nazionale è una squadra davvero speciale?
"Posso pensare che vincere una medaglia non capiterà più. Se la vinci vuol dire che fai parte di una squadra speciale".
- Sul podio con la maglia a rovescio e i vostri cognomi in bella evidenza. Un modo per dire "ora sapete chi siamo"?
"Un'idea di Eric e Awudu".
- Daniel Hackett, uno che ha vissuto l'America come lei, ci ha detto: "Amedeo si farà, arriverà in alto". Quanto?
"Mi ha appena chiamato e detto "... ti porterei agli Europei seniores". E' strano, in fondo ci conosciamo poco ma mi dà sempre consigli giusti. Ci capiamo al volo".
- Ogni tanto cita i suoi due idoli. Diciamo che LeBron James è un po' complesso da replicare. Con Juan Carlos Navarro ci stiamo attrezzando?
"Navarro ha tante cose fantastiche, quel palleggio arresto e tiro, come le soluzioni fuori equilibrio. Ma io aggiungo Belinelli perché quello che ha fatto nei playoff con i Bulls è stato fantastico".
- Ci sarà un regalo, per questo oro?
"Sì, qualche giorno a casa con mia mamma. E' più di un regalo. Ma il 28 sarò di nuovo in America".
- Laddove dove sono sensibili ai numeri e ci torna da numero uno. Sul campo, sveste la 8 azzurra per tornare ad indossare la 33 di Ohio State.
"L'8 è stato il numero di mio padre. Il 33 quello di Larry Bird. E, ad Ohio State, fino al 2011 quello di Jon Diebler, un grande tiratore".
- Della Valle, 20 anni fatti in aprile, da Alba. Ma in realtà da Ohio State dove prosegue la sua crescita. E dove torna da Mvp di un Europeo (13.0 punti, 3.7 rimbalzi) e votato nel quintetto ideale della manifestazione.
"Ho parlato tutti i giorni con coach Matta. Quando sono partito mi disse "hai una marcia in più, dominerai". Ed io a spiegargli che non sarebbe stato così facile. Ma aveva ragione lui".
- Vive in America, ed ha mutuato per questo oro in azzurro lo slogan che ha accompagnato il titolo NBA di Miami: "Earned, Not Given". Guadagnato, insomma, e senza regali da nessuno.
"Non c'era grossa fiducia attorno a noi. Perché ci mancava un lungo vero, ed eravamo visti come un gruppo di solisti. Io ho visto Ruzzier, che non è 1.80, difendere in post basso su un 2.10. E come siamo apparsi in campo, siamo stati fuori".
- La consapevolezza era solida fino a pensare di poter puntare all'oro?
"La consapevolezza era quella di sapere che ogni volta ci sarebbe servita la partita perfetta. Perché ogni volta eravamo sempre i più piccoli i campo".
- Un oro legittimato da tante vittorie contro le migliori squadre continentali a livello giovanile: avete battuto la seconda (Lettonia), la terza (Spagna), la quarta (Russia, due volte), più Lituania e Francia.
"Sacripanti e lo staff hanno sempre preparato al meglio le partite. Sapevamo cosa dovevamo fare. Nella prima partita la Lettonia ci aveva ucciso, contro la nostra zona. Ieri li abbiamo costretti ad attaccare sempre uno contro uno. Negando canestri facili".
- Siete finiti anche a -11 in una finale, nella partita più importante della vostra carriera, ad oggi. Come ne siete usciti?
"Il primo tempo è stato strano, noi in campo da sfavoriti e con seimila tifosi contro. Ma non abbiamo mai mollato. Eravamo i più piccoli, ma anche i più veloci e i più duri del torneo".
- Il finale è stato tutto suo: in 38" le due triple che vi hanno portato da +1 a +7. E poi quell'appoggio impossibile di tabella.
"Non ho sofferto il fatto di non aver segnato nel primo tempo, non sono uno che va in campo a fare la guerra. La partita mi avrebbe offerto le mie occasioni. Poi, quando mi sono acceso, sapevo già nell'azione difensiva cosa avrei fatto nel possesso successivo. E che quel tiro sarebbe entrato".
- Lei è stato l'uomo dei canestri impossibili. Prima c'era stato quello contro la Lituania, che vi ha portato al supplementare nel quarto di finale. Senza quello, non sarebbe seguito nulla.
"C'era una possibilità su un milione che quella palla mi sarebbe arrivata sulla rimessa. E' successo, serve anche questo".
- Un'Italia anche che non ti aspetti, squadra dei due tiri in più anziché dei due in meno.
"Abbiamo trovato protagonisti diversi ad ogni gara. Nessuna invidia, per un tiro forzato, può succedere a tutti".
- Piccoli ma verticali. Eric Lombardi e Awudu Abass hanno dominato. Lei, al fianco di atleti di colore ci vive. E di questi due, che sul podio cantano l'Inno a squarciagola?
"Fondamentali. Eric lo conosco da quando avevo 5 anni, mi vengono i brividi pensando alla trasformazione umana e del giocatore. E' un giocatore di grande energia. Di Abass, visto in allenamento, non potevo credere che avesse giocato solo venti minuti in serie A. Ha potenziale da NBA. E' partito con marcia in meno, poi uno come lui non ce l'aveva nessuno, agli Europei".
- Lei era stato già protagonista all'Europeo Under 18, nel 2011. Ora Mvp a quelli Under 20. In mezzo, l'America. Cosa le sta dando quell'esperienza?
"A livello Under 18 se sei più sveglio fai già numeri. Con gli Under 20 è tutto diverso, ci trovi ragazzi che hanno già debuttato in Eurolega, o vicini ad ottenere contratti importanti. L'America è stata fondamentale, sono tornato con grande motivazione ed un atletismo superiore. E soprattutto una velocità di piedi migliorata, il mio punto debole. Ancora più del mettere massa muscolare".
- La medaglia al collo da Mvp l'aiuterà ad avere più spazio ad Ohio State nel suo secondo anno?
"Sono molto motivato, non mi accontento, voglio giocare di più".
- La Nazionale è una squadra davvero speciale?
"Posso pensare che vincere una medaglia non capiterà più. Se la vinci vuol dire che fai parte di una squadra speciale".
- Sul podio con la maglia a rovescio e i vostri cognomi in bella evidenza. Un modo per dire "ora sapete chi siamo"?
"Un'idea di Eric e Awudu".
- Daniel Hackett, uno che ha vissuto l'America come lei, ci ha detto: "Amedeo si farà, arriverà in alto". Quanto?
"Mi ha appena chiamato e detto "... ti porterei agli Europei seniores". E' strano, in fondo ci conosciamo poco ma mi dà sempre consigli giusti. Ci capiamo al volo".
- Ogni tanto cita i suoi due idoli. Diciamo che LeBron James è un po' complesso da replicare. Con Juan Carlos Navarro ci stiamo attrezzando?
"Navarro ha tante cose fantastiche, quel palleggio arresto e tiro, come le soluzioni fuori equilibrio. Ma io aggiungo Belinelli perché quello che ha fatto nei playoff con i Bulls è stato fantastico".
- Ci sarà un regalo, per questo oro?
"Sì, qualche giorno a casa con mia mamma. E' più di un regalo. Ma il 28 sarò di nuovo in America".
- Laddove dove sono sensibili ai numeri e ci torna da numero uno. Sul campo, sveste la 8 azzurra per tornare ad indossare la 33 di Ohio State.
"L'8 è stato il numero di mio padre. Il 33 quello di Larry Bird. E, ad Ohio State, fino al 2011 quello di Jon Diebler, un grande tiratore".