LUBIANA (SLOVENIA) - Lo sfinimento di una squadra che ha dato tutto e non ha raccolto nulla e la frustrazione che impiomba le teste ancor più delle gambe attraccano oggi all'ultima spiaggia: battuta ieri dall'Ucraina (58-66), resta all'Italia una sola fiche da puntare sulla roulette slovena. Scommetterà, domani alle 17.30 con la Serbia, sul settimo posto nel torneo: meglio dire l'ultimo per il Mondiale 2014, in Spagna. Ci arriva sgonfia e avvilita, ceduta una gara inseguita su un ostile piano inclinato, fino al crollo all'ultimo quarto, come già con la Lituania, atterrata dagli omaccioni del granaio ex sovietico, e soprattutto dall'omarino nero che li guidava, Pooh Jeter: 20 punti a sedare un povero caos, con mazzate letali.
Non arrivando ai punti per vincere a briscola, l'Italia non poteva che perdere, giocato sotto ritmo un match che troppi dei suoi leoni non avevano fauci per addentare. Belinelli l'ha riassunto nel suo tragico 2/19 al tiro, che può aprire il dibattito, se sia stata un'insistenza suicida o un generoso tributo al dovere di metterci la faccia. O anche no, se vi pare: in fondo, il Pil globale degli azzurri nell'ultimo quarto non s'è discostato da quella linea: 2/18. Succedeva, in quel calvario, che gli azzurri alternassero triple mai arrivate al ferro ad entrate puntualmente arrivate fra i tentacoli nemici (5 stoppate, delle 8 totali). In entrambi i casi, il cesto era un'utopia. Aradori è salito a 15 punti (bravo subito, smarrito poi), Gentile a 10 (idem), Datome a 11, a sprazzi. Cusin ha pagato i falli precoci, Melli ha continuato a non mostrare tenaglie da pivot, anche se ha segnato da fuori (appunto), Diener è ormai un rimpianto più che un trapianto (laddove altri innestano Jeter...), e dei restanti rincalzi, che pure avrebbero un perché, a titolari sfiniti, Pianigiani si fida poco: in volate punto a punto, non lo farebbe solo lui.
Spedita in campo 15 ore dopo la sbornia coi lituani (ma per gli ucraini erano poi 18), l'Italia doveva dire, anzitutto a se stessa, quanta benzina le restasse nelle taniche. La risposta, maturata in un acquario mortificante, è venuta per gradi. Subito, l'Italia sta davanti con la difesa (12-5 al 7'), ma segna poco ed è sotto (34-35) a metà corsa, senza essersi presa un solo tiro libero. In avvio di ripresa, gli unici due gol di Belinelli cuciono un -5, tenendo quasi in pari anche il terzo quarto (48-51). L'ultimo è un disastro. Mike Fratello gioca col libero, un pivot che aspetta in area i pellegrini e non offre zuppe calde, ma manate roventi, l'Italia sta i soliti 5' senza gol e muore lì (35', 59-48). Pianigiani chiosa mesto: "Non potevano giocare una partita dopo 15 ore, ma non ce l'ho con la formula. Vale per tutti. E pure i nostri errori, i tiri aperti sbagliati che poi ci hanno fatto trovare le stoppate, ci stanno. Restiamo una squadra con poca taglia, ed ora ne avremo anche meno dei serbi, che cercheranno Krstic in post basso, come noi non possiamo fare con nessuno".
Domenica, per l'oro, giocheranno Lituania (77-62 alla Croazia) e Francia (che ha battuto la Spagna 75-72). Domani, per il nostro piccolo, Azzurra contro chi ha un giorno di riposo in più. Sgonfi e cupi noi, per i Mondiali conquistati esultavano gli ucraini. Bob Hill, rivisto dopo che 25 anni fa allenò a Bologna ed oggi è qui da vice di Fratello, zuccherava la carrambata con un solo aggettivo. "Unbelievable". Incredibile. Già, beati voi.
PIANIGIANI: "MANCAVANO CENTIMETRI SOTTO CANESTRO" - "Non siamo stati in grado di giocare 15 ore dopo la fatica contro la Lituania", commenta coach Pianigiani che poi aggiunge: "Questo pomeriggio abbiamo resistito a rimbalzo, ma poi, sbagliando anche tiri aperti, ha prevalso la stanchezza. Anche stavolta comunque ce la siamo giocata e non posso rimproverare nulla ai ragazzi, che sono rimasti a fare terapie fino alle 3 di notte. Oggi sveglia e subito in campo: questa è la formula dell'Europeo ed è chiaro che non abbiamo la stazza per giocare tante partite di fila con questa intensità. Tutte le squadre di questa competizione hanno possibilità di mettere la palla vicino canestro. Non noi che abbiamo una monotematicità obbligata - precisa Pianigiani, riferendosi al gioco azzurro, legato soprattutto alle prestazioni degli esterni per la mancanza di chili e centimetri sotto canestro -.E' un problema di ruoli e caratteristiche".
Non arrivando ai punti per vincere a briscola, l'Italia non poteva che perdere, giocato sotto ritmo un match che troppi dei suoi leoni non avevano fauci per addentare. Belinelli l'ha riassunto nel suo tragico 2/19 al tiro, che può aprire il dibattito, se sia stata un'insistenza suicida o un generoso tributo al dovere di metterci la faccia. O anche no, se vi pare: in fondo, il Pil globale degli azzurri nell'ultimo quarto non s'è discostato da quella linea: 2/18. Succedeva, in quel calvario, che gli azzurri alternassero triple mai arrivate al ferro ad entrate puntualmente arrivate fra i tentacoli nemici (5 stoppate, delle 8 totali). In entrambi i casi, il cesto era un'utopia. Aradori è salito a 15 punti (bravo subito, smarrito poi), Gentile a 10 (idem), Datome a 11, a sprazzi. Cusin ha pagato i falli precoci, Melli ha continuato a non mostrare tenaglie da pivot, anche se ha segnato da fuori (appunto), Diener è ormai un rimpianto più che un trapianto (laddove altri innestano Jeter...), e dei restanti rincalzi, che pure avrebbero un perché, a titolari sfiniti, Pianigiani si fida poco: in volate punto a punto, non lo farebbe solo lui.
Spedita in campo 15 ore dopo la sbornia coi lituani (ma per gli ucraini erano poi 18), l'Italia doveva dire, anzitutto a se stessa, quanta benzina le restasse nelle taniche. La risposta, maturata in un acquario mortificante, è venuta per gradi. Subito, l'Italia sta davanti con la difesa (12-5 al 7'), ma segna poco ed è sotto (34-35) a metà corsa, senza essersi presa un solo tiro libero. In avvio di ripresa, gli unici due gol di Belinelli cuciono un -5, tenendo quasi in pari anche il terzo quarto (48-51). L'ultimo è un disastro. Mike Fratello gioca col libero, un pivot che aspetta in area i pellegrini e non offre zuppe calde, ma manate roventi, l'Italia sta i soliti 5' senza gol e muore lì (35', 59-48). Pianigiani chiosa mesto: "Non potevano giocare una partita dopo 15 ore, ma non ce l'ho con la formula. Vale per tutti. E pure i nostri errori, i tiri aperti sbagliati che poi ci hanno fatto trovare le stoppate, ci stanno. Restiamo una squadra con poca taglia, ed ora ne avremo anche meno dei serbi, che cercheranno Krstic in post basso, come noi non possiamo fare con nessuno".
Domenica, per l'oro, giocheranno Lituania (77-62 alla Croazia) e Francia (che ha battuto la Spagna 75-72). Domani, per il nostro piccolo, Azzurra contro chi ha un giorno di riposo in più. Sgonfi e cupi noi, per i Mondiali conquistati esultavano gli ucraini. Bob Hill, rivisto dopo che 25 anni fa allenò a Bologna ed oggi è qui da vice di Fratello, zuccherava la carrambata con un solo aggettivo. "Unbelievable". Incredibile. Già, beati voi.
PIANIGIANI: "MANCAVANO CENTIMETRI SOTTO CANESTRO" - "Non siamo stati in grado di giocare 15 ore dopo la fatica contro la Lituania", commenta coach Pianigiani che poi aggiunge: "Questo pomeriggio abbiamo resistito a rimbalzo, ma poi, sbagliando anche tiri aperti, ha prevalso la stanchezza. Anche stavolta comunque ce la siamo giocata e non posso rimproverare nulla ai ragazzi, che sono rimasti a fare terapie fino alle 3 di notte. Oggi sveglia e subito in campo: questa è la formula dell'Europeo ed è chiaro che non abbiamo la stazza per giocare tante partite di fila con questa intensità. Tutte le squadre di questa competizione hanno possibilità di mettere la palla vicino canestro. Non noi che abbiamo una monotematicità obbligata - precisa Pianigiani, riferendosi al gioco azzurro, legato soprattutto alle prestazioni degli esterni per la mancanza di chili e centimetri sotto canestro -.E' un problema di ruoli e caratteristiche".