ROMA - Un po' come il Fernando Alonso visto più volte in questa stagione, partire da dietro e saltarne tre o quattro in un colpo. La classifica dopo la prima giornata è più effimera di un gran premio da 70 giri, però la partenza di Pesaro, che con la Ferrari condivide pure il biancorosso, è stata come non ti aspetti. Come quella di Brindisi, Bologna e Caserta. Assieme hanno mandato al tappeto quattro tra le più attese: Milano, Sassari e Venezia. Ma in quelle sfide ha contato anche il fattore campo. La Vuelle invece è stata capace di ribaltarlo, violando Avellino. E questa è stata la più grande, tra le sorprese fitte della prima giornata.
Sandro Dell'Agnello, il giorno dopo il sacco di Avellino il sapore è quello dell'impresa?
"Diciamo quello della vittoria che può valere non 2, ma 4 punti. Perché a breve Vitucci mette a posto quella squadra che poi farà il percorso per il quale è stata costruita".
Anche voi ne avete uno di percorso, salvarvi. Nel frattempo la fila di collocazione è l'ultima, nei pronostici.
"Non mi ha fatto piacere, leggerlo, ma non posso negare che sono opinioni condivisibili. La nostra realtà è sotto gli occhi di tutti, l'organico è modesto, ce la giochiamo con altri 2-3".
Magari oggi si parlerà di Pesaro in un modo un po' diverso.
"E' solo una vittoria, che dà felicità e morale. E' banale ma è la verità".
Ritroverà in palestra, domani, gli stessi che valgono l'ultima fila? A cominciare dall'Mvp Musso?
"I miei giocatori sanno leggere. Così come sanno che per me non c'è miglior motivazione dell'essere considerato uno che non ce la può fare".
Un risultato si fa sempre in due, tra meriti e demeriti.
"Forse abbiamo preso Avellino nel sonno... Noi però siamo stati bravi a sfruttare l'occasione. Ma in prestagione, vinte o perse, ce la siamo sempre giocata con tutti. Questo mi dava fiducia. Nonostante una squadra piena di debuttanti, Young a parte. La soddisfazione di ieri è che non abbiamo mai perso la testa".
Stagione 2007-2008: lei allena a Livorno, la squadra parte con la penalizzazione in classifica, lanciate Fantoni. E quasi vi infilate nei playoff.
"E' vero, ci sono parecchie similitudini con oggi. Anche D'Ercole fece una buona stagione, Fantoni era all'esordio. L'inizio fu difficile, poi sfiorammo i playoff con crescita di tutti. Ci metterei la firma".
Dell'Agnello, lei rischia di farsi l'etichetta di quello delle missioni impossibili. Che però potrebbe andare anche molto di moda.
"E' da un po' che ci sono in mezzo. L'anno scorso vincemmo la prima fuori anche con Forlì. Poi ne prendemmo trenta in casa da Pistoia. Se la domanda esige una risposta onesta, avrei preferito allenare la Scavolini. Dove per Scavolini si intende quella nella memoria di tutti, cioè una squadra forte".
Pecile a guardare, Traini di nuovo sotto i ferri. Come si gioca senza playmaker?
"Facendo il fenomeno potrei dire con le guardie che fanno il playmaker. E che l'ho preparata senza play... Invece ho parlato con Turner, che è una guardia-ala, ma all'high-school faceva pure il play. L'ha fatto, in controllo. Accadrà di nuovo".
Marc Trasolini, che contro i lunghi di Avellino vale l'80% da 2, chi è?
"Una spugna, un ragazzo molto recettivo ed intelligente. Si allena duro e si distrae poco. Ha avuto alti e bassi vistosi, ma credo in lui. Il suo futuro è da ala forte, per oggi ha ancora bisogno di stare vicino a canestro".
Hanno perso Milano, Sassari, Avellino, Venezia. Potenziali semifinaliste di questo campionato.
"Come tutti gli anni, all'inizio chi ha da rimetterci sono sempre le grandi. Ma attenzione a Brindisi, che è un'ottima squadra".
All'inizio spesso partono meglio quelle corte, di squadre.
"Certo, è davvero dura sbagliare i cambi".
Oggi, su La Repubblica, Gianni Mura intervista Rafa Benitez e si parla di allenatore ideale e squadra ideale. Morale: non esistono, né l'una né l'altra.
"Sono d'accordo. Io ho avuto la fortuna di essere stato allenato da tutti i migliori della mia epoca: Tanjevic, Marcelletti, Messina, Bianchini. Tutti diversi. L'ideale si raggiunge quando squadra ed allenatore vanno tutti nella stessa direzione".
Domenica c'è la prima in casa: contro Caserta, perché le cose non accadono mai per caso.
"Nella partita secca è partita e basta. Della mia Caserta non c'è più nessuno, vent'anni dopo. Però restano le otto stagioni, nelle quali sono diventato, da ragazzo qual'ero, un uomo. Un pezzo di vita e di carriera. Legami e ricordi di quella città resteranno sempre".
E da Pesaro cosa si aspetta, dopo un'estate un po' fredda, diciamo così?
"Che si riaccenda la passione per una squadra che resta quella della città. Non abbiamo promesso nulla, né ricchi premi né cotillons. Solo lacrime e sudore. Se uno vuole affezionarsi a noi vanno sempre bene".
Anche a lei viene ancora da dire Scavolini, trentotto anni dopo?
"Capita a tutti, a noi, ai tifosi, ai giornalisti. Valter è venuto a vederci al torneo, ci ha confermato che sarà al suo posto. E questo ci fa enormemente piacere".
Sandro Dell'Agnello, il giorno dopo il sacco di Avellino il sapore è quello dell'impresa?
"Diciamo quello della vittoria che può valere non 2, ma 4 punti. Perché a breve Vitucci mette a posto quella squadra che poi farà il percorso per il quale è stata costruita".
Anche voi ne avete uno di percorso, salvarvi. Nel frattempo la fila di collocazione è l'ultima, nei pronostici.
"Non mi ha fatto piacere, leggerlo, ma non posso negare che sono opinioni condivisibili. La nostra realtà è sotto gli occhi di tutti, l'organico è modesto, ce la giochiamo con altri 2-3".
Magari oggi si parlerà di Pesaro in un modo un po' diverso.
"E' solo una vittoria, che dà felicità e morale. E' banale ma è la verità".
Ritroverà in palestra, domani, gli stessi che valgono l'ultima fila? A cominciare dall'Mvp Musso?
"I miei giocatori sanno leggere. Così come sanno che per me non c'è miglior motivazione dell'essere considerato uno che non ce la può fare".
Un risultato si fa sempre in due, tra meriti e demeriti.
"Forse abbiamo preso Avellino nel sonno... Noi però siamo stati bravi a sfruttare l'occasione. Ma in prestagione, vinte o perse, ce la siamo sempre giocata con tutti. Questo mi dava fiducia. Nonostante una squadra piena di debuttanti, Young a parte. La soddisfazione di ieri è che non abbiamo mai perso la testa".
Stagione 2007-2008: lei allena a Livorno, la squadra parte con la penalizzazione in classifica, lanciate Fantoni. E quasi vi infilate nei playoff.
"E' vero, ci sono parecchie similitudini con oggi. Anche D'Ercole fece una buona stagione, Fantoni era all'esordio. L'inizio fu difficile, poi sfiorammo i playoff con crescita di tutti. Ci metterei la firma".
Dell'Agnello, lei rischia di farsi l'etichetta di quello delle missioni impossibili. Che però potrebbe andare anche molto di moda.
"E' da un po' che ci sono in mezzo. L'anno scorso vincemmo la prima fuori anche con Forlì. Poi ne prendemmo trenta in casa da Pistoia. Se la domanda esige una risposta onesta, avrei preferito allenare la Scavolini. Dove per Scavolini si intende quella nella memoria di tutti, cioè una squadra forte".
Pecile a guardare, Traini di nuovo sotto i ferri. Come si gioca senza playmaker?
"Facendo il fenomeno potrei dire con le guardie che fanno il playmaker. E che l'ho preparata senza play... Invece ho parlato con Turner, che è una guardia-ala, ma all'high-school faceva pure il play. L'ha fatto, in controllo. Accadrà di nuovo".
Marc Trasolini, che contro i lunghi di Avellino vale l'80% da 2, chi è?
"Una spugna, un ragazzo molto recettivo ed intelligente. Si allena duro e si distrae poco. Ha avuto alti e bassi vistosi, ma credo in lui. Il suo futuro è da ala forte, per oggi ha ancora bisogno di stare vicino a canestro".
Hanno perso Milano, Sassari, Avellino, Venezia. Potenziali semifinaliste di questo campionato.
"Come tutti gli anni, all'inizio chi ha da rimetterci sono sempre le grandi. Ma attenzione a Brindisi, che è un'ottima squadra".
All'inizio spesso partono meglio quelle corte, di squadre.
"Certo, è davvero dura sbagliare i cambi".
Oggi, su La Repubblica, Gianni Mura intervista Rafa Benitez e si parla di allenatore ideale e squadra ideale. Morale: non esistono, né l'una né l'altra.
"Sono d'accordo. Io ho avuto la fortuna di essere stato allenato da tutti i migliori della mia epoca: Tanjevic, Marcelletti, Messina, Bianchini. Tutti diversi. L'ideale si raggiunge quando squadra ed allenatore vanno tutti nella stessa direzione".
Domenica c'è la prima in casa: contro Caserta, perché le cose non accadono mai per caso.
"Nella partita secca è partita e basta. Della mia Caserta non c'è più nessuno, vent'anni dopo. Però restano le otto stagioni, nelle quali sono diventato, da ragazzo qual'ero, un uomo. Un pezzo di vita e di carriera. Legami e ricordi di quella città resteranno sempre".
E da Pesaro cosa si aspetta, dopo un'estate un po' fredda, diciamo così?
"Che si riaccenda la passione per una squadra che resta quella della città. Non abbiamo promesso nulla, né ricchi premi né cotillons. Solo lacrime e sudore. Se uno vuole affezionarsi a noi vanno sempre bene".
Anche a lei viene ancora da dire Scavolini, trentotto anni dopo?
"Capita a tutti, a noi, ai tifosi, ai giornalisti. Valter è venuto a vederci al torneo, ci ha confermato che sarà al suo posto. E questo ci fa enormemente piacere".