ROMA - Tra le cose che non ti aspetti, alla giornata numero cinque quasi in archivio (manca Siena-Venezia, stasera 20.30), c'è Cantù prima in classifica. Una Cantù che non può ambire a replicare alle recenti finali per lo scudetto o di Coppa Italia, una Cantù priva di giocatori che ha visto salire a livello di Eurolega, una coppa che questa Cantù non può permettersi. Priva di uno sponsor, ad oggi. Ed una Cantù che resta su piazza grazie allo sforzo della famiglia Cremascòli, che però al tempo stesso ha detto "da soli non ce la facciamo più". Detto questo, Cantù è al vertice mescolata tra quelle che non ti aspetti, come Bologna e Brindisi; ed in attesa che Siena s'aggreghi.
In questa Cantù sua città natale, s'è riaggregato Stefano Sacipanti, che la guidò dal 2000 al 2007.
"Come l'ho ritrovata? Beh, da quando s'è manifestata l'ipotesi del ritorno c'era poco da star sereni. I risultati ottenuti, la finale scudetto, l'Eurolega, giocatori come Micov, Markoishvili, Shermadini... Ed investimenti ingenti a supporto. Ecco che torno io e trovo messaggi alla popolazione, budget tagliato, campioni andati via. Ed al mio fianco un debuttante nel ruolo come Daniele Della Fiori. E mi dicevo: se ne perdo due in fila?".
Invece Sacripanti firma per Cantù.
"Sì, perché nulla di quelle riflessioni hanno preso il sopravvento. Grazie agli anni di esilio professionale trascorsi a Pesaro e Caserta".
Vuol dire che in città s'è ripresentato un Sacripanti diverso?
"Nessun dubbio che sia così. A Pesaro, in una piazza complessa, ho vissuto due anni fondamentali per capire come funzionava lontano da casa. A Caserta sono seguite quattro stagioni di orgoglio puro, tra difficoltà inimmaginabili e da affrontare tutte assieme. Ho conosciuto gente fantastica, i tifosi, i luoghi. Ho capito che nelle difficoltà si migliora e l'errore è piangersi addosso. Vissute quelle sue stagioni, il ritorno a Cantù non poteva essere più sereno".
La classifica fa immaginare una Cantù già sulla strada giusta. La sua visione qual è?
"Siamo ancora in viaggio per scoprire noi stessi. Quanto valiamo e come possiamo farlo sviluppare. Sono contento, oggi, se penso che tra campionato e coppa sono arrivate otto vittorie nelle prime nove gare di stagione nonostante gli infortuni di Cusin e Aradori. Vuol dire che la squadra ha saputo trovare altre risorse".
Cosa si accarezza, di questi risultati?
"Il processo di miglioramento continuo. Soprattutto di quelli che ci permettono di essere una squadra profonda oltre la attese. Parlo di Rullo, che in coppa ci ha dato 12 punti in 25', di Abass che a Roma strappa 7 rimbalzi, di Marcel Jones che può essere il bel colpo a basso prezzo".
Sfondiamo la linea sottile che separa, a volte ma non sempre, la qualità pure dalla spinta forte delle ambizioni.
"Qui tutti hanno una grossa occasione. Visti da fuori siamo percepiti come quelli della stagione di transizione in attesa di chissà cosa. Ma dentro la squadra nessuno è venuto a parcheggiarsi per un anno, giocando a basket".
Ci spieghi.
"Ragland vuole andare in NBA. Jenkins dimostrare che vale la categoria. Leunen rigenerare quel mercato che non ha avuto. Uter è partito dalla terza divisione ed ora è arrivato fino in Italia. Stefano Gentile si sta ritagliando spazi importanti. Jones era il cannoniere delle Oceanie. Qui nessuno pensa a cos'era Cantù ieri, o cosa sarà domani".
Lei, Sacripanti, conosce bene sia l'una che l'altra.
"Da canturino, cento. Conosco, leggo, ho incontrato il sindaco. Ci tengo a spiegare bene un concetto: qui non c'è alcun aut-aut in corso. Ma un invito a partecipare per avere un futuro migliore. Che è molto diverso".
Chi è Anna Cremascòli, in tutto questo?
"Una persona che non conoscevo. E' una grande appassionata, molto vicina alla squadra. Ma la tempo stesso discreta. Si da molto da fare al di fuori del campo. Io ho vissuto gli Allievi, i Polti, i Corrado. Mi piacerebbe che i canturini avessero una presenza forte nel futuro del club. Ed al tempo stesso avendo ben in mente quanto sia importante che la famiglia Cremascòli resti. Guai a farla scappare".
Cosa può fare la squadra per risvegliare il senso di appartenenza?
"Che sia ben vivo è testimoniato dai 3200 abbonati, un grande patrimonio. Sul campo vogliamo essere un po' più frizzanti del passato, con tante variabili e poca rigidità. Una leadership diffusa, con l'aggressività di Ragland, l'esempio di Jenkins, il raccordo di Leunen, la partecipazione di Uter. Aradori che è l'uomo dove si deve andare quando il momento lo richiede, così come vogliamo ritrovare il miglior Cusin".
Dall'Eurolega all'Eurocup.
"L'Eurolega è bellissima, è stata la competizione che ha riportato Cantù nel grande giro. Ma l'Eurocup è la coppa giusta per noi".
I vostri obiettivi.
"Accedere al secondo turno di coppa, trovandoci dentro le prime eliminate di Eurolega. Provare ad essere sempre tra le prime otto, per essere in Coppa Italia e nei playoff".
Onestamente, finora qualche aiutino l'avete avuto.
"Rimossi gli infortuni, non lo nego. Calendario non impossibile, tre partite in casa. Troviamo Roma senza Bobby Jones e Avellino priva di Hayes".
L'ultima domanda è all'allenatore campione d'Europa Under 20. Come sarà il nuovo gruppo?
"Mi auguro altrettanto ambizioso. Restano dentro Imbrò e Landi. Arriva Fontecchio. Spero di avere Tessitori in maniera totale. Poi selezionerò tra i '94 e '95. Valuterò Candussi, che sto seguendo. Diciamo che ci sono 5-6 da zoccolo duro, l'altra metà da mettere assieme. La cosa importante è che chi è uscito dal nostro gruppo oggi è protagonista nei rispettivi campionati".
In questa Cantù sua città natale, s'è riaggregato Stefano Sacipanti, che la guidò dal 2000 al 2007.
"Come l'ho ritrovata? Beh, da quando s'è manifestata l'ipotesi del ritorno c'era poco da star sereni. I risultati ottenuti, la finale scudetto, l'Eurolega, giocatori come Micov, Markoishvili, Shermadini... Ed investimenti ingenti a supporto. Ecco che torno io e trovo messaggi alla popolazione, budget tagliato, campioni andati via. Ed al mio fianco un debuttante nel ruolo come Daniele Della Fiori. E mi dicevo: se ne perdo due in fila?".
Invece Sacripanti firma per Cantù.
"Sì, perché nulla di quelle riflessioni hanno preso il sopravvento. Grazie agli anni di esilio professionale trascorsi a Pesaro e Caserta".
Vuol dire che in città s'è ripresentato un Sacripanti diverso?
"Nessun dubbio che sia così. A Pesaro, in una piazza complessa, ho vissuto due anni fondamentali per capire come funzionava lontano da casa. A Caserta sono seguite quattro stagioni di orgoglio puro, tra difficoltà inimmaginabili e da affrontare tutte assieme. Ho conosciuto gente fantastica, i tifosi, i luoghi. Ho capito che nelle difficoltà si migliora e l'errore è piangersi addosso. Vissute quelle sue stagioni, il ritorno a Cantù non poteva essere più sereno".
La classifica fa immaginare una Cantù già sulla strada giusta. La sua visione qual è?
"Siamo ancora in viaggio per scoprire noi stessi. Quanto valiamo e come possiamo farlo sviluppare. Sono contento, oggi, se penso che tra campionato e coppa sono arrivate otto vittorie nelle prime nove gare di stagione nonostante gli infortuni di Cusin e Aradori. Vuol dire che la squadra ha saputo trovare altre risorse".
Cosa si accarezza, di questi risultati?
"Il processo di miglioramento continuo. Soprattutto di quelli che ci permettono di essere una squadra profonda oltre la attese. Parlo di Rullo, che in coppa ci ha dato 12 punti in 25', di Abass che a Roma strappa 7 rimbalzi, di Marcel Jones che può essere il bel colpo a basso prezzo".
Sfondiamo la linea sottile che separa, a volte ma non sempre, la qualità pure dalla spinta forte delle ambizioni.
"Qui tutti hanno una grossa occasione. Visti da fuori siamo percepiti come quelli della stagione di transizione in attesa di chissà cosa. Ma dentro la squadra nessuno è venuto a parcheggiarsi per un anno, giocando a basket".
Ci spieghi.
"Ragland vuole andare in NBA. Jenkins dimostrare che vale la categoria. Leunen rigenerare quel mercato che non ha avuto. Uter è partito dalla terza divisione ed ora è arrivato fino in Italia. Stefano Gentile si sta ritagliando spazi importanti. Jones era il cannoniere delle Oceanie. Qui nessuno pensa a cos'era Cantù ieri, o cosa sarà domani".
Lei, Sacripanti, conosce bene sia l'una che l'altra.
"Da canturino, cento. Conosco, leggo, ho incontrato il sindaco. Ci tengo a spiegare bene un concetto: qui non c'è alcun aut-aut in corso. Ma un invito a partecipare per avere un futuro migliore. Che è molto diverso".
Chi è Anna Cremascòli, in tutto questo?
"Una persona che non conoscevo. E' una grande appassionata, molto vicina alla squadra. Ma la tempo stesso discreta. Si da molto da fare al di fuori del campo. Io ho vissuto gli Allievi, i Polti, i Corrado. Mi piacerebbe che i canturini avessero una presenza forte nel futuro del club. Ed al tempo stesso avendo ben in mente quanto sia importante che la famiglia Cremascòli resti. Guai a farla scappare".
Cosa può fare la squadra per risvegliare il senso di appartenenza?
"Che sia ben vivo è testimoniato dai 3200 abbonati, un grande patrimonio. Sul campo vogliamo essere un po' più frizzanti del passato, con tante variabili e poca rigidità. Una leadership diffusa, con l'aggressività di Ragland, l'esempio di Jenkins, il raccordo di Leunen, la partecipazione di Uter. Aradori che è l'uomo dove si deve andare quando il momento lo richiede, così come vogliamo ritrovare il miglior Cusin".
Dall'Eurolega all'Eurocup.
"L'Eurolega è bellissima, è stata la competizione che ha riportato Cantù nel grande giro. Ma l'Eurocup è la coppa giusta per noi".
I vostri obiettivi.
"Accedere al secondo turno di coppa, trovandoci dentro le prime eliminate di Eurolega. Provare ad essere sempre tra le prime otto, per essere in Coppa Italia e nei playoff".
Onestamente, finora qualche aiutino l'avete avuto.
"Rimossi gli infortuni, non lo nego. Calendario non impossibile, tre partite in casa. Troviamo Roma senza Bobby Jones e Avellino priva di Hayes".
L'ultima domanda è all'allenatore campione d'Europa Under 20. Come sarà il nuovo gruppo?
"Mi auguro altrettanto ambizioso. Restano dentro Imbrò e Landi. Arriva Fontecchio. Spero di avere Tessitori in maniera totale. Poi selezionerò tra i '94 e '95. Valuterò Candussi, che sto seguendo. Diciamo che ci sono 5-6 da zoccolo duro, l'altra metà da mettere assieme. La cosa importante è che chi è uscito dal nostro gruppo oggi è protagonista nei rispettivi campionati".