Basket, Markovski: ''La mia esperienza per rilanciare Venezia''
L'Umana si è affidata al tecnico macedone per rimettere in piedi una stagione partita male: ''Avevo le valigie pronte per la Cina, poi ho cambiato idea. La squadra ha buoni giocatori ma problemi di chimica. Promesse non ne faccio, noi allenatori dobbiamo smetterla con le frasi ad effetto. L'identità è mostrare sul campo, non sui giornali''di STEFANO VALENTI
ROMA - Il turno che si esaurisce stasera dovrebbe vedere Milano riagganciare il suo vagone al treno delle prime, formato da Bologna, Siena e Brindisi. In realtà non c'è nulla di più insidioso di un'avversaria ferita, dal cammino incerto, che ha appena cambiato allenatore e cova il desiderio di una vittoria che spazzi le nubi. Da conquistare in un impianto che sa accendersi, il Taliercio. A guidare la Reyer che ospita l'Olimpia (20.30) è arrivato da una settimana Zare Markovski.
Da dove, con esattezza, Markovski?
"Da Istanbul, città dove in pochi giorni puoi vedere tante partite di campionato turco ed Eurolega. Sempre interessante per capire cosa fanno gli altri".
Perché fermo, in estate?
"Una storia che si ripete. Ad inizio ottobre avevo le valigie pronte per la Cina, ed un visto già in mano. Poi ho disfatto le valigie".
Sta diventando l'allenatore buono per quando arriva l'autunno. Come il cappotto. Ci sono squadre con s…
Da dove, con esattezza, Markovski?
"Da Istanbul, città dove in pochi giorni puoi vedere tante partite di campionato turco ed Eurolega. Sempre interessante per capire cosa fanno gli altri".
Perché fermo, in estate?
"Una storia che si ripete. Ad inizio ottobre avevo le valigie pronte per la Cina, ed un visto già in mano. Poi ho disfatto le valigie".
Sta diventando l'allenatore buono per quando arriva l'autunno. Come il cappotto. Ci sono squadre con s…
ROMA - Il turno che si esaurisce stasera dovrebbe vedere Milano riagganciare il suo vagone al treno delle prime, formato da Bologna, Siena e Brindisi. In realtà non c'è nulla di più insidioso di un'avversaria ferita, dal cammino incerto, che ha appena cambiato allenatore e cova il desiderio di una vittoria che spazzi le nubi. Da conquistare in un impianto che sa accendersi, il Taliercio. A guidare la Reyer che ospita l'Olimpia (20.30) è arrivato da una settimana Zare Markovski.
Da dove, con esattezza, Markovski?
"Da Istanbul, città dove in pochi giorni puoi vedere tante partite di campionato turco ed Eurolega. Sempre interessante per capire cosa fanno gli altri".
Perché fermo, in estate?
"Una storia che si ripete. Ad inizio ottobre avevo le valigie pronte per la Cina, ed un visto già in mano. Poi ho disfatto le valigie".
Sta diventando l'allenatore buono per quando arriva l'autunno. Come il cappotto. Ci sono squadre con spifferi ed arriva lei a coprirli. Un anno fa a Pesaro, salvata. Ora a Venezia, costruita con altri obiettivi.
"Stavolta la chiamata è arrivata dodici giorni prima, le similitudini non mancano. Ed io sono sempre lo stesso: a 53 anni, quindici stagioni in Italia, cerco di andare laddove vedo quei parametri giusti per far lavorare la mia esperienza".
A Venezia ci sono?
"A Venezia c'è una società organizzata, che ha il desiderio di fare meglio dell'oggi. Per la città più bella del mondo. Ed un presidente come Brugnaro, profondamente affezionato al basket ed alla sua creatura".
Quale virus pervade la Reyer?
"E' una squadra fatta da buoni individui. E buoni giocatori. Con problemi di chimica. E' lì che dobbiamo evolvere".
Qual è la chimica più importante, Markovski? Quella fuori dal campo che aiuta ad essere più forti dentro il rettangolo di gioco? O, al contrario, se una squadra sta bene in campo poi sa vivere meglio anche fuori?
"Penso che stando meglio in campo si condividono con più piacere tutte le altre situazioni".
Da dove comincia, uno che arriva a novembre, giornata di campionato numero sei?
"Dai concetti difensivi, ad esempio sul modo di arginare il pick and roll. Del quale si abusa. Quanto all'attacco vorrei più movimento e rapidità, gli avversari non devono aspettarci, ma inseguirci".
La Reyer andrà sul mercato?
"Sono qui per valutare, cercando di ottenere il meglio da quel che c'è e di confermare la bontà di certe scelte. Se non si riesce, faremo altri ragionamenti".
Diceva: vado in Turchia a vedere com'è e confronto con l'Italia. E allora noi come siamo?
"Come è da qualche tempo: non più il miglior campionato d'Europa, ma certamente il più equilibrato. Quanta differenza passa tra la terza e la terz'ultima? Meno che in ovunque altra nazione".
Tecnicamente come siamo messi?
"Ci siamo seduti nello sviluppo del gioco. Cementiamo un'idea in agosto e vorremmo restasse buona fino a maggio. E che possa funzionare contro tutti. Non è così".
Pigrizia mentale o tattica?
"Io credo che il campo in realtà proponga ogni domenica situazioni diverse, contro avversarie diverse. Ed il campo deve essere il luogo del confronto tra idee diverse".
Eppure gli allenatori dicono: "Dobbiamo avere un'identità".
"Sono filosofie elevate al cubo. Il basket genera entusiasmo tra la gente, noi non dobbiamo far venire il mal di testa ai tifosi con le frasi ad effetto. Difendere, pressare, raddoppiare, attaccare. Essere aggressivi. Questa è identità. Da mostrare sul campo, non sui giornali".
Debutta contro Milano, la più forte di tutti si concorda. E' allineato?
"Se tutti dicono così, evidentemente è così. E allora, con me, sono tutti più uno. Non dico che Milano vincerà lo scudetto a mani basse. Ma lo vincerà, sul lungo periodo è la più forte e la più attrezzata di tutte, già capace di esprimere un livello di gioco notevole".
Quale traguardo le hanno chiesto, alla Reyer?
"Non mi hanno chiesto nulla. Ed io non prometto nulla. Se non lavorare bene tutti i giorni e questo, se fatto, si tramuta nella prestazione".
Battere Milano sarà durissima. Non dovesse riuscirci, come vorrebbe uscire dal campo?
"Vorrei poter dire alla mia squadra che ha dimostrato di non aver perso ore della sua vita in palestra, mostrando di aver provato a fare le cose sulle quali abbiamo lavorato. Non dobbiamo sprecare il nostro tempo assieme e dilapidare la bontà delle nostre convinzioni".
Da dove, con esattezza, Markovski?
"Da Istanbul, città dove in pochi giorni puoi vedere tante partite di campionato turco ed Eurolega. Sempre interessante per capire cosa fanno gli altri".
Perché fermo, in estate?
"Una storia che si ripete. Ad inizio ottobre avevo le valigie pronte per la Cina, ed un visto già in mano. Poi ho disfatto le valigie".
Sta diventando l'allenatore buono per quando arriva l'autunno. Come il cappotto. Ci sono squadre con spifferi ed arriva lei a coprirli. Un anno fa a Pesaro, salvata. Ora a Venezia, costruita con altri obiettivi.
"Stavolta la chiamata è arrivata dodici giorni prima, le similitudini non mancano. Ed io sono sempre lo stesso: a 53 anni, quindici stagioni in Italia, cerco di andare laddove vedo quei parametri giusti per far lavorare la mia esperienza".
A Venezia ci sono?
"A Venezia c'è una società organizzata, che ha il desiderio di fare meglio dell'oggi. Per la città più bella del mondo. Ed un presidente come Brugnaro, profondamente affezionato al basket ed alla sua creatura".
Quale virus pervade la Reyer?
"E' una squadra fatta da buoni individui. E buoni giocatori. Con problemi di chimica. E' lì che dobbiamo evolvere".
Qual è la chimica più importante, Markovski? Quella fuori dal campo che aiuta ad essere più forti dentro il rettangolo di gioco? O, al contrario, se una squadra sta bene in campo poi sa vivere meglio anche fuori?
"Penso che stando meglio in campo si condividono con più piacere tutte le altre situazioni".
Da dove comincia, uno che arriva a novembre, giornata di campionato numero sei?
"Dai concetti difensivi, ad esempio sul modo di arginare il pick and roll. Del quale si abusa. Quanto all'attacco vorrei più movimento e rapidità, gli avversari non devono aspettarci, ma inseguirci".
La Reyer andrà sul mercato?
"Sono qui per valutare, cercando di ottenere il meglio da quel che c'è e di confermare la bontà di certe scelte. Se non si riesce, faremo altri ragionamenti".
Diceva: vado in Turchia a vedere com'è e confronto con l'Italia. E allora noi come siamo?
"Come è da qualche tempo: non più il miglior campionato d'Europa, ma certamente il più equilibrato. Quanta differenza passa tra la terza e la terz'ultima? Meno che in ovunque altra nazione".
Tecnicamente come siamo messi?
"Ci siamo seduti nello sviluppo del gioco. Cementiamo un'idea in agosto e vorremmo restasse buona fino a maggio. E che possa funzionare contro tutti. Non è così".
Pigrizia mentale o tattica?
"Io credo che il campo in realtà proponga ogni domenica situazioni diverse, contro avversarie diverse. Ed il campo deve essere il luogo del confronto tra idee diverse".
Eppure gli allenatori dicono: "Dobbiamo avere un'identità".
"Sono filosofie elevate al cubo. Il basket genera entusiasmo tra la gente, noi non dobbiamo far venire il mal di testa ai tifosi con le frasi ad effetto. Difendere, pressare, raddoppiare, attaccare. Essere aggressivi. Questa è identità. Da mostrare sul campo, non sui giornali".
Debutta contro Milano, la più forte di tutti si concorda. E' allineato?
"Se tutti dicono così, evidentemente è così. E allora, con me, sono tutti più uno. Non dico che Milano vincerà lo scudetto a mani basse. Ma lo vincerà, sul lungo periodo è la più forte e la più attrezzata di tutte, già capace di esprimere un livello di gioco notevole".
Quale traguardo le hanno chiesto, alla Reyer?
"Non mi hanno chiesto nulla. Ed io non prometto nulla. Se non lavorare bene tutti i giorni e questo, se fatto, si tramuta nella prestazione".
Battere Milano sarà durissima. Non dovesse riuscirci, come vorrebbe uscire dal campo?
"Vorrei poter dire alla mia squadra che ha dimostrato di non aver perso ore della sua vita in palestra, mostrando di aver provato a fare le cose sulle quali abbiamo lavorato. Non dobbiamo sprecare il nostro tempo assieme e dilapidare la bontà delle nostre convinzioni".