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Basket, allarme italiani. Petrucci: ''Meritano più spazio''

Nonostante i buoni risultati delle nazionali, i giocatori indigeni faticano a conquistare minutaggio. Nelle prime sei giornate la percentuale di impiego è scesa al 26%. Il presidente della Fip: ''I club devono convincerci che investire sui giovani conviene''. Marzoli, numero uno della Giba: ''I dati fanno paura''
di NICOLA APICELLA

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ROMA - ''I club si devono convincere - e lo faranno - che bisogna investire sui giovani. Investire e farli giocare''. Gianni Petrucci è sempre stato uno sponsor convinto del made in Italy, ancora più da quando è tornato alla presidenza della Fip. La bella estate del basket azzurro, attraversata dall'oro europeo della nazionale under 20 e dall'ottimo comportamento della maggiore di Pianigiani, aveva fatto immaginare un'inversione di tendenza da parte dei club sull'impiego dei giocatori indigeni. Macché, i numeri raccontano l'esatto contrario. Dopo le prime sei giornate di serie A la percentuale di impiego dei giocatori italiani è di poco superiore al 26% (contro il 41% degli extracomunitari e il 27% dei comunitari) ed è calata di due punti rispetto allo stesso periodo della passata stagione. "I dati sono sotto gli occhi di tutti - continua Petrucci - e non sono quelli che ci aspettavamo. I nostri ragazzi meritano fiducia. Visto Imbrò e Fontecchio?".

I due giovani della Virtus Bologna (il primo classe '94, il secondo '95) sono stati tra i protagonisti domenica scorsa della vittoria emiliana a Roma. Minuti importanti, giocate decisive. "Non discuto l'importanza di portare in Italia stranieri forti, giocatori di primo piano, in grado di fare la differenza - spiega ancora il numero uno della federbasket -. Ma non mi sembra che il livello qualitativo di tanti americani arrivati quest'anno sia superiore a quello di molti giocatori italiani che faticano invece a trovare minuti".

La Giba, l'associazione che riunisce tutti i giocatori, chiede un impegno concreto. "E' un dato che fa paura - ci dice il presidente Alessandro Marzoli - i giocatori italiani giocano sempre di meno pur avendo dimostrato di meritare maggior spazio. Dopo l'Europeo le aspettative erano altre, invece abbiamo fatto un netto passo indietro. I giocatori italiani costano di più? Forse questo poteva essere vero qualche anno fa, oggi invece sono quelli che hanno visto abbassarsi di più gli ingaggi".
L'invasione straniera non aiuta neanche il pubblico, difficile infatti per un tifoso legarsi ad un giocatore che tranne rare eccezioni è di passaggio in Italia: "I tifosi preferiscono avere un punto di riferimento italiano, credo che per un club far crescere e trovare spazio ad un italiano sia anche un vanto. Ma il minutaggio non può essere frutto della casualità. Il caso Polonara è emblematico, quando era a Teramo ha giocato e si è fatto conoscere solo perché uno dopo l'altro si erano infortunati tre americani. Serve maggiore coraggio da parte dei manager ma anche degli allenatori. Servono regole non che tutelino gli italiani ma che neanche facciano in modo che ci sia una discriminazione al contrario".

Attualmente i club possono scegliere tra due formule in virtù di una convenzione pluriennale approvata lo scorso anno: 5 stranieri (senza distinzione di passaporto) e cinque italiani oppure (ed è quella scelta dalla maggior parte delle società) 3 extracomunitari, 4 comunitari e 5 italiani. ''Molti dei ragazzi che hanno vinto l'europeo under 20 quest'anno avrebbero dovuto giocare in serie A e invece alcuni faticano a trovare spazio in Gold (l'ex Legadue) - continua Marzoli -. Sono previsti due americani anche nella vecchia B1 quando ne sarebbe bastato solo uno. Arrivano stranieri che non fanno la differenza e finiscono per togliere spazio agli italiani. Per non parlare dei Cotonou assimilati ai comunitari con situazioni assurde di americani che giocano col passaporto del Congo''.

Due le proposte avanzate dal sindacato giocatori: "Tenere sempre in campo almeno un giocatore italiano, sul modello di quanto oggi avviene in Turchia, oppure invertire la proporzione, 7 italiani e 5 stranieri senza distinzione di passaporto. l premio in denaro che a fine stagione va a chi fa giocare di più i giocatori italiani non ci basta più''.
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