ROMA - Drake Diener sta giocando la sua miglior stagione da quando - ormai quasi otto anni fa - è arrivato in Italia. Dopo sette giornate la 32enne guardia americana del Banco di Sardegna Sassari è il terzo miglior marcatore del campionato con 20.3 punti di media, primo nella classifica dei tiri da 2 (73.2% con 30/41), secondo in quella da 3 (53.5% con 23/43) e terzo nella valutazione. Domenica, nel successo contro Avellino che ha spinto la Dinamo nel gruppo delle seconde alle spalle della capolista Brindisi, ha rispolverato uno dei suoi pezzi forti, il canestro vincente sulla sirena. ''Finora sto tirando davvero bene - racconta l'esterno nato a Fond du Lac, nel Winsconsin -. Quello di domenica con Avellino è stato un tiro normale, come ogni altro. Avevo lo spazio per tirare e l'ho fatto. E' andata bene, in casi come questi non si può aver paura di tirare e neanche di perdere''.
Non è nuovo a questo tipo di giocate, Drake. Il buzzer beater - così gli americani chiamano questo tipo di canestro - è una sua specialità. ''Ci lavoro parecchio su. Mi alleno sempre molto al tiro e naturalmente provo a tirare da diverse angolazioni e in diversi modi''. E' così che lo scorso anno Diener ha beffato Cantù, segnando, con poco più di un secondo sul cronometro, il canestro della vittoria. Un film che i tifosi della Dinamo avevano già ammirato nei play off di due stagioni fa quando ManDrake decise sulla sirena gara 2 dei quarti contro Bologna. ''Sono stati tutti grandi momenti, per me e per la squadra. Forse il più importante di tutti, quello che mi rimane impresso nella memoria, è stato quello realizzato contro Bologna. Erano i playoff, la posta in palio era alta".
Sposato, padre di un bambino - Louis - nato a Sassari, cresciuto a pane e basket (il padre Dick è stato coach di high school per 32 anni, il fratello Drew è allenatore, lo zio fa lo stesso mestiere e il cugino Travis è suo compagno di squadra a Sassari), Drake ha dovuto fare i conti nella sua vita con ostacoli molto più grandi di un canestro. Nel 2005, proprio mentre per lui sembrano schiudersi le porte del professionismo dopo buone stagioni nella Ncaa con la DePaul University di Chicago, si ammala. Si teme il peggio, passa da un'ospedale all'altro, perde quasi 30 chili. La diagnosi arriva dopo più di nove mesi di paure, è morbo di Chron, una malattia cronica dell'intestino. Drake si rialza, non si può guarire del tutto ma vivere una vita normale sì. E anche tornare in campo. Certo, serve una grande volontà, cosa che ai Diener non fa difetto. L'occasione di tornare un giocatore di basket gliela offre nell'estate del 2006 Castelletto Ticino, piccolo club di Legadue guidato in panchina da Meo Sacchetti. ''Non ho mai avuto paura di non riuscire più a giocare - racconta Diener - perché la mia unica preoccupazione allora era quella di guarire. Mi sarei preoccupato più tardi della pallacanestro. Oggi sono qua a giocare, posso dire che è andata bene. In Italia ho avuto ed ho una bellissima esperienza. Ci sono tante persone cui voglio bene. Gianmaria Vacirca mi ha offerto un contratto dopo la malattia 8 anni fa, l'ho sempre apprezzato. E poi Sacchetti, lo sanno tutti, ha creduto in me e mi allena ancora oggi".
Sacchetti diventa una sorta di pigmalione per Diener. Se lo porta a Capo d'Orlando facendolo debuttare in serie A, lo lascia libero di andare a Siena a vincere lo scudetto e a giocare l'Eurolega, lo ritrova - dopo i passaggi ad Avellino e Teramo - nell'estate del 2011 a Sassari. ''Drake è una garanzia - ha detto di recente il coach della Dinamo - su di lui puoi contare ad occhi chiusi, c'è sempre''. In estate Diener ha rinnovato il contratto con Sassari per altre due stagioni. L'obiettivo è vincere qualcosa di importante: ''Lo scudetto? Io credo che abbiamo una possibilità di vincere, ma penso che ci sono diverse squadre che hanno questa possibilità. Dobbiamo continuare a migliorare la nostra chimica e la nostra difesa. Solo così possiamo arrivare lontano''.
Non è nuovo a questo tipo di giocate, Drake. Il buzzer beater - così gli americani chiamano questo tipo di canestro - è una sua specialità. ''Ci lavoro parecchio su. Mi alleno sempre molto al tiro e naturalmente provo a tirare da diverse angolazioni e in diversi modi''. E' così che lo scorso anno Diener ha beffato Cantù, segnando, con poco più di un secondo sul cronometro, il canestro della vittoria. Un film che i tifosi della Dinamo avevano già ammirato nei play off di due stagioni fa quando ManDrake decise sulla sirena gara 2 dei quarti contro Bologna. ''Sono stati tutti grandi momenti, per me e per la squadra. Forse il più importante di tutti, quello che mi rimane impresso nella memoria, è stato quello realizzato contro Bologna. Erano i playoff, la posta in palio era alta".
Sposato, padre di un bambino - Louis - nato a Sassari, cresciuto a pane e basket (il padre Dick è stato coach di high school per 32 anni, il fratello Drew è allenatore, lo zio fa lo stesso mestiere e il cugino Travis è suo compagno di squadra a Sassari), Drake ha dovuto fare i conti nella sua vita con ostacoli molto più grandi di un canestro. Nel 2005, proprio mentre per lui sembrano schiudersi le porte del professionismo dopo buone stagioni nella Ncaa con la DePaul University di Chicago, si ammala. Si teme il peggio, passa da un'ospedale all'altro, perde quasi 30 chili. La diagnosi arriva dopo più di nove mesi di paure, è morbo di Chron, una malattia cronica dell'intestino. Drake si rialza, non si può guarire del tutto ma vivere una vita normale sì. E anche tornare in campo. Certo, serve una grande volontà, cosa che ai Diener non fa difetto. L'occasione di tornare un giocatore di basket gliela offre nell'estate del 2006 Castelletto Ticino, piccolo club di Legadue guidato in panchina da Meo Sacchetti. ''Non ho mai avuto paura di non riuscire più a giocare - racconta Diener - perché la mia unica preoccupazione allora era quella di guarire. Mi sarei preoccupato più tardi della pallacanestro. Oggi sono qua a giocare, posso dire che è andata bene. In Italia ho avuto ed ho una bellissima esperienza. Ci sono tante persone cui voglio bene. Gianmaria Vacirca mi ha offerto un contratto dopo la malattia 8 anni fa, l'ho sempre apprezzato. E poi Sacchetti, lo sanno tutti, ha creduto in me e mi allena ancora oggi".
Sacchetti diventa una sorta di pigmalione per Diener. Se lo porta a Capo d'Orlando facendolo debuttare in serie A, lo lascia libero di andare a Siena a vincere lo scudetto e a giocare l'Eurolega, lo ritrova - dopo i passaggi ad Avellino e Teramo - nell'estate del 2011 a Sassari. ''Drake è una garanzia - ha detto di recente il coach della Dinamo - su di lui puoi contare ad occhi chiusi, c'è sempre''. In estate Diener ha rinnovato il contratto con Sassari per altre due stagioni. L'obiettivo è vincere qualcosa di importante: ''Lo scudetto? Io credo che abbiamo una possibilità di vincere, ma penso che ci sono diverse squadre che hanno questa possibilità. Dobbiamo continuare a migliorare la nostra chimica e la nostra difesa. Solo così possiamo arrivare lontano''.