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Basket, Alberani e la nuova Roma: ''Battere Milano può essere stata la svolta''

Il giemme dell'Acea racconta momento e ambizioni di una squadra chiamata a confermarsi dopo un'ultima stagione chiusa con la finale scudetto
di STEFANO VALENTI

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ROMA - Un bel risveglio a Roma casa Virtus, vinto il derby metropolitano con Milano.
"Vediamo se siamo così furbi da non farci scappare il destino dalle mani, che vuol dire andare a Pesaro con la testa giusta" dice Nicola Alberani. Da due stagioni general manager del club capitolino, rimesso in piedi dalla quasi chiusura nell'estate 2012 ed assemblato al punto da renderlo competitivo per una finale scudetto che mancava da cinque anni. Di certo la meno attesa di sempre. Anche per questo la ripartenza, a Roma, è stata forse ancora più complessa.
"Per tutta l'estate non ho letto i giornali, avevo le mie idee e non volevo che venissero condizionate dall'atmosfera che si era venuta a creare dopo la finale. Certamente di fiducia come testimonia il 35% in più di abbonati. Ma anche di maggiore pressione. Tra quello che pensiamo di poter dare noi e cosa si aspetta la gente che viene a vederci".
Ieri sera certamente soddisfatta, a Roma una vittoria su Milano ha sempre un valore aggiunto che esula dal budget.
"In questo campionato la Virtus può giocarsela con tutte. E quando mette in campo la fisicità dell'ultimo quarto, che è stato da playoff, si avvicina a mostrare la nostra idea di squadra. Questo ci fa sperare".
La ricerca di verità sul proprio volto, all'alba della nona di campionato, riguarda molte. E tra queste la Virtus. Che squadra è?
"Le letture possibili sono tante. Abbiamo confermato giocatori importanti, provato ad assemblarne altri, partendo dalla perdita di Datome e dalla necessità di sostituirlo senza cercarne un altro. Che non esiste. La preparazione non è stata fortunata, gli incastri dei passaporti hanno avuto un ruolo e gli infortuni non ci hanno aiutato. Questa squadra si è trovata con un'eredità pesante, ed al tempo stesso non sempre ha saputo rompere l'atmosfera un po' di plastica del palazzetto. Ieri sera potremmo esserci riusciti, lo capiremo con le prossime partite dimostrando di avere un'anima".
Avrebbe mai pensato che battere Brindisi sarebbe stato un vanto da appuntarsi sul petto, unici a riuscirci ad oggi?
"E' un vanto se poi ne aggiungi altri, altrimenti rischia di restare un colpo di tacco. Su quel risultato ha avuto meriti enormi Dalmonte, partita preparata perfettamente ed eseguita dai giocatori".
A proposito di Brindisi: il primato la sorprende?
"Secondo me viene più da lontano di quanto si pensi. Da tempo Giuliani, che uno dei manager più bravi, era andato con grande convinzione su giocatori come Campbell, che aveva avuto a Rieti e sa creare chimica. O come James. Bucchi è un ottimo allenatore, il pezzo importante è Dyson, si sono trovati presto assieme".
La chimica, anche fuori dal campo, fu la chiave della Virtus da finale playoff. Ma c'era Datome.
"Sapevamo che quella squadra non sarebbe stata riproducibile. Di giocatori italiani sui cui costruire una stagione ce ne sono due, forse tre contando Gigi. La gente vede il giocatore, garantisco che l'uomo Datome vale tre volte tanto".
Questa Virtus che chimica insegue?
"In campo la stessa. Fuori molto diversa. Quello scorso era un branco di single impenitenti. Questa è una squadra di gente con famiglia. Quindi ha esigenze differenti".
Che incidenza ha avuto sul budget il risultato raggiunto lo scorso anno?
"Ci ha concesso di mantenerlo più o meno inalterato. Lo scorso anno avevamo una rotazione a nove, ora l'abbiamo a dieci".
Però l'impegno doppio con l'Eurocup è apparso non sostenibile.
"Giocare il martedì è davvero impegnativo. Per fare un esempio, il martedì di Goss è sempre stato un giro di campo blando in ciabatte... Ora il martedì si gioca. Però sapevamo questo. E' chiaro che nel nostro focus c'è il campionato. E la Coppa Italia".
Ora non se ne parla più: ma se l'Eurocup è risultata amara, come sarebbe stata l'Eurolega?
"Se non hai il roster di Milano, non puoi farla. Siena, col suo, fa fatica. Servono dodici giocatori. Ad ogni contatto sono 10 centimetri e 10 chili in più. Logorano".
Via Datome, ecco Quinton Hosley. Una perla rara, ma non sempre brillante. Perché?
"Ci serviva un giocatore che non fosse una scommessa, ma al tempo stesso non un fenomeno assoluto. Non volevamo creare paragoni. E ci serviva con status comunitario. Ieri sera Quinton è stato il nostro regista aggiunto. Ha finito con mani spellate ed un ginocchio sbucciato, s'è tuffato cinque volte. E se lo fa lui, lo devono fare pure gli altri. Lui e Jones sono la coppia di ali più fisiche del campionato. Possono non piacere a tutti, noi ne siamo molto contenti".
Nel calcio lo scudetto spesso lo vince la squadra con la difesa meno battuta. Voi da due anni giocate col portiere: via Lawal ecco Mbakwe, miglior stoppatore del campionato. C'è una filosofia ben chiara, dietro?
"Ho sempre voluto il centro stoppatore, a Forlì presi Easley. Il mio centro ideale deve saper fare tre cose, ma fatte bene: difesa dell'anello, intimidazione, verticalità. Lawal non fu una scoperta, era stato seconda scelta NBA. Appena rinnovato Taylor, ci siamo buttati su Mbakwe. Quello che più poteva somigliare a Gani".
Cosa vi siete detti, ieri sera, con Lawal in maglia Olimpia?
"Mi è venuto a salutare a fine gara. E' molto contento di Milano, gli manca un po' di allenamento. E poi mi ha chiesto chi viene a cuocere il pollo nel mio forno".
Era la sua specialità?
"A Gani piaceva cucinare nigeriano per tutti. Però aveva l'abitudine di salire da me perché avevo il forno più grande, di apparire in pigiama verso mezzanotte e poi dimenticarlo di prenderlo cotto. Ora si può dire...".
Luca Dalmonte è l'allenatore giusto per Roma?
"Ne sono convinto da tempo. E' una persona con una cilindrata morale importante. Schietto, onesto, serio. Ha raccolto un'eredità complessa, ma Luca ha tutto per farci giocare una bella pallacanestro".
Per arrivare dove?
"Intanto alla Coppa Italia. Tre vittorie nelle prossime sette gare potrebbero bastare per un posto a Milano, è il nostro primo obiettivo. Poi i playoff: per quelli mi accontento di un gancio da metà campo di Tonolli all'ultima partita di stagione regolare".
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