ROMA - E' una buona notizia per il basket italiano il ritorno in panchina di Cesare Pancotto, quasi mille presenze in 31 anni di carriera, più di 500 solo in serie A. Pancotto, marchigiano di Porto San Giorgio, è l'ancora di salvataggio scelta dalla Vanoli Cremona dopo l'esonero di Gresta deciso all'indomani della sconfitta casalinga contro Venezia, la terza consecutiva, settima in nove giornate di campionato.
Bentornato coach. Prima di parlare di Cremona è necessario fare un passo indietro. Lo scorso gennaio arriva ad Avellino, salva la Scandone sfiorando i play off, le rinnovano il contratto ma poi al suo posto prendono Vitucci. Quale passaggio ci siamo persi?
''Vorrei capirlo anche io. Il lavoro fatto è stato ottimo, riconosciuto da tutti e dalla stessa società che mi ha rinnovato il contratto. Finito il campionato per due mesi non ho sentito nessuno del club. L'11 luglio ho parlato con il proprietario (l'ingegnere De Cesare, ndr), quello è stato il mio ultimo contatto con la Scandone. C'è un contenzioso in atto, dispiace non aver potuto portare avanti il lavoro in una piazza magica per il basket''.
Cosa ha fatto in questi mesi senza panchina?
''Mi sono tenuto aggiornato. Per un appassionato che ama questo sport e che vuol fare questo lavoro, oltre che un dovere è anche un piacere. Ho guardato squadre e giocatori a tutti i livelli, dall'Eurolega alla Gold, ho seguito campionati stranieri, soprattutto quello ucraino e israeliano''.
Da fuori che serie A ha visto?
''Un torneo che sta confermando quello che era la mia idea iniziale. Molte squadre sono state costruite con grandi atleti e chi è riuscito a trasformare l'atletismo in qualità tecniche sta avendo un buon successo. Questo mi fa pensare anche che il lavoro dell'allenatore sarà ancora più importante perché in squadra possono capitare giovani giocatori cui bisogna insegnare come passare la palla. E' un ritorno al lavoro sul campo''.
Cremona l'ha chiamata per raggiungere la salvezza. Che si raggiunge come?
''Essendoci una sola retrocessione ma essendo questo un campionato delle opportunità e delle possibilità, credo sarà una lotta tra quattro-cinque squadre. Non escludo però, visti i risultati a sorpresa, che finiscano nel calderone anche formazioni partite con altri obiettivi. Il primo percorso che devo cercare è non far mancare l'entusiasmo, la passione e mantenere l'autostima delle persone. In questo momento il mio verbo è lavorare. Tecnicamente c'è da toccare poco anche perché prima voglio conoscere la squadra. Lavorerò solo sulle certezze avute finora cercando di cominciare a costruire i miglioramenti''.
Come sarà la Cremona di Pancotto?
''Quando si arriva in un posto dopo quattro mesi e mezzo di lavoro, come è successo a me, non si arriva per giudicare o criticare ma per fare. Voglio partire da quello che è stato fatto cercando di portare il mio contributo, tecnico e umano. L'idea è questa, migliorare qualcosa che evidentemente non ha funzionato. Mi auguro sia una squadra a tutto tondo, l'equilibrio è fondamentale. Mi piace una squadra che sappia sviluppare nell'organizzazione il talento dei singoli. Mi auguro che Cremona sia una squadra generosa, duttile, disponibile, che sappia dare soddisfazioni ai suoi tifosi attraverso le vittorie ma anche emozionare la sua gente''.
A lei che piacciono gli slogan, ne ha già trovato uno per questa nuova avventura?
''Nel colloquio con il presidente si parlava di problemi e soluzioni. Trovare tutte le soluzioni, può essere questo lo slogan''.
Bentornato coach. Prima di parlare di Cremona è necessario fare un passo indietro. Lo scorso gennaio arriva ad Avellino, salva la Scandone sfiorando i play off, le rinnovano il contratto ma poi al suo posto prendono Vitucci. Quale passaggio ci siamo persi?
''Vorrei capirlo anche io. Il lavoro fatto è stato ottimo, riconosciuto da tutti e dalla stessa società che mi ha rinnovato il contratto. Finito il campionato per due mesi non ho sentito nessuno del club. L'11 luglio ho parlato con il proprietario (l'ingegnere De Cesare, ndr), quello è stato il mio ultimo contatto con la Scandone. C'è un contenzioso in atto, dispiace non aver potuto portare avanti il lavoro in una piazza magica per il basket''.
Cosa ha fatto in questi mesi senza panchina?
''Mi sono tenuto aggiornato. Per un appassionato che ama questo sport e che vuol fare questo lavoro, oltre che un dovere è anche un piacere. Ho guardato squadre e giocatori a tutti i livelli, dall'Eurolega alla Gold, ho seguito campionati stranieri, soprattutto quello ucraino e israeliano''.
Da fuori che serie A ha visto?
''Un torneo che sta confermando quello che era la mia idea iniziale. Molte squadre sono state costruite con grandi atleti e chi è riuscito a trasformare l'atletismo in qualità tecniche sta avendo un buon successo. Questo mi fa pensare anche che il lavoro dell'allenatore sarà ancora più importante perché in squadra possono capitare giovani giocatori cui bisogna insegnare come passare la palla. E' un ritorno al lavoro sul campo''.
Cremona l'ha chiamata per raggiungere la salvezza. Che si raggiunge come?
''Essendoci una sola retrocessione ma essendo questo un campionato delle opportunità e delle possibilità, credo sarà una lotta tra quattro-cinque squadre. Non escludo però, visti i risultati a sorpresa, che finiscano nel calderone anche formazioni partite con altri obiettivi. Il primo percorso che devo cercare è non far mancare l'entusiasmo, la passione e mantenere l'autostima delle persone. In questo momento il mio verbo è lavorare. Tecnicamente c'è da toccare poco anche perché prima voglio conoscere la squadra. Lavorerò solo sulle certezze avute finora cercando di cominciare a costruire i miglioramenti''.
Come sarà la Cremona di Pancotto?
''Quando si arriva in un posto dopo quattro mesi e mezzo di lavoro, come è successo a me, non si arriva per giudicare o criticare ma per fare. Voglio partire da quello che è stato fatto cercando di portare il mio contributo, tecnico e umano. L'idea è questa, migliorare qualcosa che evidentemente non ha funzionato. Mi auguro sia una squadra a tutto tondo, l'equilibrio è fondamentale. Mi piace una squadra che sappia sviluppare nell'organizzazione il talento dei singoli. Mi auguro che Cremona sia una squadra generosa, duttile, disponibile, che sappia dare soddisfazioni ai suoi tifosi attraverso le vittorie ma anche emozionare la sua gente''.
A lei che piacciono gli slogan, ne ha già trovato uno per questa nuova avventura?
''Nel colloquio con il presidente si parlava di problemi e soluzioni. Trovare tutte le soluzioni, può essere questo lo slogan''.