ROMA - Alla fine, lo scorso giugno, ce l'ha fatta. Paolo Moretti, 43 anni ex guardia di Virtus Bologna e Nazionale, ha riportato Pistoia in serie A dopo 14 anni. Nel 2011/12 la Tesi Group si svegliò al termine di una serie tirata e snervante contro l'Enel Brindisi di Piero Bucchi, prossima avversaria in campionato. Una rincorsa estenuante, terminata lo scorso giugno in gara 5 della finale playoff contro Brescia. Però la sfida più difficile viene ora: salvare il club toscano, disponendo di un budget tra i più bassi della A.
Paolo Moretti, la sua Pistoia neopromossa è un po' il termometro di questo inizio di campionato: avete già incontrato Cantù, Milano, Sassari e Siena, quattro big del campionato. Quale l'ha maggiormente impressionata?
''Siena, senza dubbi. Abbiamo incrociato anche Reggio, che alla vigilia aveva pronostici importanti: attenzione ad escluderla dal lotto, può fare bene''.
Quindi Siena è la favorita per lo scudetto?
''Ci sarà anche quest'anno, fino alla fine. Tutti si aspettavano un calo dopo il ridimensionamento estivo, invece è ancora solida. Ha un allenatore bravo ed è rimasta la struttura portante. Giocatori come Ress e Hackett sanno cosa vuol dire vincere e sanno trasmettere la mentalità ai nuovi''.
Domenica fate visita a Brindisi, altra prima della classe.
''E' una squadra impressionante. Complimenti a Bucchi perché ha saputo subito dare un dna ai suoi. Se continuerà ad avere l'intensità e l'energia messe in campo in questo primo quarto della stagione rimarrà in alto fino al termine del campionato''.
In trasferta avete giocato e perso (male) cinque volte: sindrome del "brutto anatroccolo"?
''Sindrome della cilindrata piccola. Lontano da casa devi essere solido e al momento noi non possiamo competere con le squadre incontrate in trasferta. Però abbiamo fatto progressi importanti''.
Infatti sul vostro campo, suonate tutt'altra musica: sconfitta all'esordio con Avellino e poi tre vittorie consecutive.
''Abbiamo giocato contro squadre più vicine al nostro livello. E in casa possiamo permetterci di avere micro pause senza compromettere tutto''.
L'ultimo successo contro Varese, per come e contro chi è arrivato, può essere la chiave per liberarsi definitivamente dal peso della neopromossa?
''Direi che ce ne siamo già liberati. Il nostro obiettivo è arrivare a 6-7 vittorie, quanto basta per lasciarci dietro una squadra. Siamo quasi a metà cammino. Abbiamo mandato un gran segnale all'ambiente: siamo competitivi nonostante un budget da minimo storico per la serie A''.
Se si escludono Galanda e Meini, gli altri giocatori di Pistoia con apparizioni in A sono Riccardo Cortese e Brad Wanamaker: 25 presenze da comprimario il primo, 4 a Teramo il secondo. Siete la squadra meno esperta del campionato.
''Anche per questo, come detto prima, abbiamo lanciato un segnale. Con americani poco esperti, che parlano una lingua tecnica diversa, solitamente ci vuole tempo per trovare equilibrio. Siamo cresciuti in fretta. Bravi i miei a calarsi in una realtà nuova''.
Moretti, si volti indietro: lei mancava dalla A dal 2005/06, quando salvò Livorno. Che campionato ha ritrovato?
''Più equilibrato, con maggiore atletismo e fisicità''.
E la qualità?
''Minore, ma non solo per colpa delle scarse risorse economiche. È anche una questione di regole''.
In che senso?
''Una volta investivi buona parte del budget per due americani. Oggi ne devi prendere cinque, a volte sette. Questo ti costringe a spalmare le risorse per avere giocatori di livello medio, a discapito delle stelle''.
Paolo Moretti, la sua Pistoia neopromossa è un po' il termometro di questo inizio di campionato: avete già incontrato Cantù, Milano, Sassari e Siena, quattro big del campionato. Quale l'ha maggiormente impressionata?
''Siena, senza dubbi. Abbiamo incrociato anche Reggio, che alla vigilia aveva pronostici importanti: attenzione ad escluderla dal lotto, può fare bene''.
Quindi Siena è la favorita per lo scudetto?
''Ci sarà anche quest'anno, fino alla fine. Tutti si aspettavano un calo dopo il ridimensionamento estivo, invece è ancora solida. Ha un allenatore bravo ed è rimasta la struttura portante. Giocatori come Ress e Hackett sanno cosa vuol dire vincere e sanno trasmettere la mentalità ai nuovi''.
Domenica fate visita a Brindisi, altra prima della classe.
''E' una squadra impressionante. Complimenti a Bucchi perché ha saputo subito dare un dna ai suoi. Se continuerà ad avere l'intensità e l'energia messe in campo in questo primo quarto della stagione rimarrà in alto fino al termine del campionato''.
In trasferta avete giocato e perso (male) cinque volte: sindrome del "brutto anatroccolo"?
''Sindrome della cilindrata piccola. Lontano da casa devi essere solido e al momento noi non possiamo competere con le squadre incontrate in trasferta. Però abbiamo fatto progressi importanti''.
Infatti sul vostro campo, suonate tutt'altra musica: sconfitta all'esordio con Avellino e poi tre vittorie consecutive.
''Abbiamo giocato contro squadre più vicine al nostro livello. E in casa possiamo permetterci di avere micro pause senza compromettere tutto''.
L'ultimo successo contro Varese, per come e contro chi è arrivato, può essere la chiave per liberarsi definitivamente dal peso della neopromossa?
''Direi che ce ne siamo già liberati. Il nostro obiettivo è arrivare a 6-7 vittorie, quanto basta per lasciarci dietro una squadra. Siamo quasi a metà cammino. Abbiamo mandato un gran segnale all'ambiente: siamo competitivi nonostante un budget da minimo storico per la serie A''.
Se si escludono Galanda e Meini, gli altri giocatori di Pistoia con apparizioni in A sono Riccardo Cortese e Brad Wanamaker: 25 presenze da comprimario il primo, 4 a Teramo il secondo. Siete la squadra meno esperta del campionato.
''Anche per questo, come detto prima, abbiamo lanciato un segnale. Con americani poco esperti, che parlano una lingua tecnica diversa, solitamente ci vuole tempo per trovare equilibrio. Siamo cresciuti in fretta. Bravi i miei a calarsi in una realtà nuova''.
Moretti, si volti indietro: lei mancava dalla A dal 2005/06, quando salvò Livorno. Che campionato ha ritrovato?
''Più equilibrato, con maggiore atletismo e fisicità''.
E la qualità?
''Minore, ma non solo per colpa delle scarse risorse economiche. È anche una questione di regole''.
In che senso?
''Una volta investivi buona parte del budget per due americani. Oggi ne devi prendere cinque, a volte sette. Questo ti costringe a spalmare le risorse per avere giocatori di livello medio, a discapito delle stelle''.