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Basket, Aradori la sicurezza di Cantù: ''Ma qui siamo tutti leader''

L'Acqua Vitasnella si gode il secondo posto, tra i protagonisti la guardia italiana: ''Per vincere non serve per forza un grande budget, lo dimostra la scorsa stagione di Roma''
di NICOLA APICELLA

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Pietro Aradori, 25 anni festeggiati qualche giorno fa, terzo miglior realizzatore italiano del campionato (dietro Daniele Cinciarini e Hackett) con 14.2 punti di media in otto partite. E' lei il leader della Cantù seconda in classifica?
''No, in squadra di leader ce ne sono tanti. Io sono uno del gruppo''.
''Aradori è la nostra sicurezza''. Lo ha detto Sacripanti, il suo coach.
''Parole che fanno piacere. Cerco di prendermi ciò che la partita mi da, senza per forza essere il miglior realizzatore o il migliore in campo. Sono convinto che per essere importante e decisivo devi aspettare e vedere quello che la partita ti offre e agire di conseguenza. E' quello che cerco di fare in ogni gara''.
Le difficoltà societarie non sembrano condizionarvi. Alla fine Cantù c'è sempre. Come se lo spiega?
''Siamo una squadra che non molla mai, un gruppo super, compatto. Dieci giocatori, tutti possiamo essere utili e decisivi, anche chi gioca solo pochi minuti. Stiamo andando bene, tra campionato e coppa abbiamo vinto tante partite. Una buona partenza. Non è detto che per fare una grande stagione serve necessariamente avere tanti soldi. Lo scorso anno squadre che avevano ridimensionato, come Siena, o con un budget ridotto, vedi Roma, sono arrivate lontano. Significa che si può far bene al di là di quanto investi, la base di tutto è creare un gruppo solido. Il nostro lo è''.
Un gruppo che vuole arrivare dove?
'Il primo traguardo - superare cioè la prima fase di Eurocup - lo abbiamo tagliato e anche bene. Ora dobbiamo qualificarci per la Final Eight di Coppa Italia e magari provarla a vincere perché è l'unico trofeo che manca nella nostra bacheca, e poi arrivare ai play off nella miglior posizione possibile''.
Che campionato è stato finora?
''Equilibrato, con partite mai scontate, lo spettacolo se ne avvantaggia sicuramente. Il bilancio nostro finora è più che positivo. Abbiamo perso con Sassari e in volata a Brindisi, forse l'unico passo falso che non ci aspettavamo è stato quello di Cremona, ma quel giorno facevano canestro da tutte le posizioni e in quel caso puoi farci poco. Sono sconfitte di cui far comunque tesoro, sono convinto che durante l'arco del campionato tutto torna''.  
Come si trova a Cantù?
''Ci sto da Dio. Qui si vive di pane e basket, c'è un pubblico appassionato, dal palato fine, sempre vicino alla squadra, è un affetto che si sente tutto. Voglio giocare una grande stagione''.
Cosa pensa del poco spazio concesso ai giocatori italiani?
''Penso che bisognerebbe fare tutti un passo verso l'alto, gli allenatori dando più spazio ai giocatori italiani, i giocatori facendosi trovare pronti. Sono dell'idea che nello sport gioca chi è più forte e bravo, c'è da dire però che le regole attuali non favoriscono assolutamente né l'utilizzo né l'incentivo a prendere un giocatore italiano''.
La Nazionale?
''Giocare il mondiale del prossimo anno sarebbe una grande occasione, purtroppo però non dipende da noi. Cosa resta dell'Europeo? Una grande esperienza, di quelle che ti fanno sicuramente crescere. Nessuno si aspettava un risultato simile, resta l'amaro in bocca di non essere riusciti a qualificarci sul campo per il mondiale''.
Lo sa che il suo amico Datome l'aspetta in America?
''Lo ringrazio per le belle parole che ha avuto nei miei confronti. Non so se l'Nba sia un sogno. In questo momento sto bene a Cantù, voglio godermi questi anni E giocare alla grande ogni partita come fosse l'ultima''.
 
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