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Basket, Menetti applaude Reggio: ''Possiamo solo crescere''

Con il successo contro Cremona la Grissin Bon ha dato forse una svolta alla sua stagione allontanandosi dalla zona pericolo e avvicinandosi ai quartieri alti. Da White all'ultimo arrivato Kaukenas, dal campionato alla coppa, storia di una squadra che vuole confermarsi
di STEFANO VALENTI

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ROMA - Battendo, netto, Cremona, lo strappo tra i desiderata di Pallacanestro Reggiana ed il campionato si è ricomposto. Sono servite dieci giornate per riportare non tanto la Grissin Bon nella zona playoff di una classifica ancora in divenire, quanto lontana da quella zona calda per la quale non è certamente stata concepita. Per l'eredità dello scorso anno e le scelte estive che sono seguite.
"Il termine "consolidamento" è di casa da noi. E quest'anno ancora più, dopo quello scorso. Poi ci piacerebbe migliorare, ma non dipende solo da te: ci sono anche le avversarie e le dinamiche di un campionato" dice Massimiliano Menetti, per tutti Max.
Partiamo dal consolidamento.
"Confermando un blocco di giocatori dell'anno scorso, come Cinciarini, Brunner, Antonutti, Bell. E con loro due ai quali abbiamo decido di dare più spazio, Cervi e Silins che è titolare dall'inizio".
E dall'aggiunta di qualità.
"James White è stata l'addizione più attraente, pure se arrivato tardi. Fosse accaduto prima, non avremmo preso Karl. Tardi White, tardi anche Cianciarini, dopo la Nazionale. L'anno scorso c'eravamo messi a posto in tre partite, quest'anno ne sono servite di più".
Passando anche attraverso un taglio precoce, quello di Coby Karl. Non funzionava.
"Quella scorsa è stata una settimana particolare. E magari di svolta. Ci siamo qualificati alla Top 16 di Eurochallenge, tagliato Karl, è arrivato Kaukenas. E la bella vittoria su Cremona. Siamo in una fase di crescita, la vedo. Ed apprezzo che il gruppo abbia il desiderio e la volontà di perseguirla".
Kaukenas, in campo, è probabilmente quel raccordo che vi mancava tra ideatori di gioco e finalizzatori. Ma è anche molto altro per la vostra realtà.
"Lo conosciamo, ma al tempo stesso ci si conosce solo vivendo la palestra assieme. Kaukenas ha la mentalità che a noi ancora manca. A Siena sono cambiati cicli, allenatori e giocatori. Ma la mentalità vincente, mai. A Rimas chiedo di trasmetterci le sue certezze, il suo conoscere la pallacanestro, l'aver giocato al fianco di grandi giocatori e di operai".
Parla di crescita quotidiana. Uno staff tecnico come offre il suo contributo, con idee nuove che siano di stimolo?
"Io sono il più giovane allenatore della Serie A, come lo è il mio staff. Ci piace sperimentare, pure se non si inventa nulla. Una squadra diversa da quella scorsa ci ha dato spunti nuovi. Ma partendo dalle motivazioni degli ultimi due anni. Ed aggiungendo l'idea che dobbiamo provare a giocare ogni partita come fosse un playoff".
Perché le mani di Andrea Cinciarini, per Reggio, sono quelle giuste?
"Sia perché sta esprimendo qualità, ma anche perché resta un giovane playmaker. L'estate scorsa tornò dopo un 8/8 in azzurro che gli azzerò l'annata complessa a Cantù. E ce ne siamo giovati. A settembre è tornato da un buon Europeo, il suo, ma chiuso col cucchiaio di legno. Amaro, dopo un bel torneo dell'Italia. L'ha dovuto smaltire, ora è tornato".
Non solo Milano, Sassari e Cantù: anche Reggio Emilia va avanti in Europa. La vostra è l'Eurochallenge.
"La percezione è che sia una coppa di serie B. Non concordo".
Anche noi, Menetti. Partiamo dal confronto.
"I finlandesi ci hanno battuto all'andata e fatto sudare venti camicie al ritorno. Solo se li affronti capisci perché la loro Nazionale è una realtà. Hanno ristretto il campionato in modo che non si giochi quando le coppe entrano nel vivo. Hanno capito che il confronto europeo è un'opportunità per maturare".
Finlandesi, olandesi, belgi. Una volta materassi d'Europa. Però è lo stesso torneo dal quale adesso i manager italiani vanno a pescare stranieri. Qualcuno da sempre, come Arrigoni. Ora parecchi altri.
"Abbiamo giocato contro Aalst. Da loro è passato Chris Copeland e da lì ai Knicks. Dobbiamo smetterla con certi pregiudizi".
Quindi la vostra Europa è anche un'opportunità di scouting.
"Esattamente. Sempre meglio una partita che un video. Ma non solo. White ha bisogno di giocare due volte a settimana. Per i nostri giovani è una bella opportunità per sperimentarsi ad un livello di sfida sostenibile: non si trovano fenomeni ed allora Cervi se la può giocare ogni sera. Come Silins. Con la squadra il discorso è stato chiaro: vietato parlare di stanchezza per il doppio confronto".
Qualcuno di voi invece ha commentato: le vittoria in coppa sono uno stimolo per il campionato. Perché in Eurochallenge si può avere un record attivo, sempre meglio che sommare sconfitte e scorie.
"E' il motivo per il quale abbiamo deciso di non accettare di fare l'Eurocup. Due anni fa eravamo in Legadue. E non solo: quando arriva Reggio Emilia, in Europa le avversarie ci portano rispetto. E' una bella sensazione, gratificante".
Vi godete anche un Troy Bell più maturo, se è corretto dirlo di un 33enne.
"Finalmente da noi all'inizio e non più in corsa come è stato per due volte. Sta diventando un veterano, trasformando talento e personalità in affidabilità".
James White, l'uomo volante. In realtà c'è dell'altro oltre i balzi.
"Un ragazzo delizioso. Molto umile. Non accentra l'attenzione, sa ascoltare e poi fa. Se l'immagine è diversa, beh è sbagliata. Top scorer in Italia, poi una stagione ai margini in NBA, ora di nuovo alla ricerca di un ritmo. Pensi a White e lo colleghi alle schiacciate. E' un giocatore spettacolare in campo aperto, certo: ma contro Cremona ha segnato 20 punti con 9 tiri ed è stato il miglior rimbalzista".
Menetti, la vogliamo etichettare come la stagione del "triplo 8"? Obiettivo tra le prime 8 in coppa, a fine andata (Final Eight) e a fine ritorno (playoff).
"Sarebbe un sogno. Dello scorso anno ci si ricorda molto bene l'arrivo, molto meno il cammino. I playoff sono il primo obiettivo, essere tre le otto in Eurochallenge testimonierebbe una crescita vera".
Dovesse firmare un due su tre?
"Playoff ed Eurochallenge. Perché è vero che la Final Eight sarà molto aperta, ma al tempo stesso è storia di un giorno o di una settimana di stato di grazia. La coppa è il risultato di una stagione di lavoro".
Domenica siete a Roma: fu un quarto caldo, quello degli scorsi playoff.
"Ma si riparte da 0-0. Diciamo che loro cercano un po' di cancellare la stagione scorsa, esaltante e pesante. Mentre noi vogliamo prendere il buono di quanto fatto ed aggiungere qualità. Roma è già su buoni livelli, noi vogliamo arrivarci. Bella partita".
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