Siena prima in classifica è un po' come il Natale: prima o poi, sai che arriva. Ed eccola, da sola in vetta, proprio alla vigilia della festività più sentita.
"Siena prima a Natale sa un po' di cinepanettone, ma mi permetto di dire che c'è della qualità, dentro".
Marco Crespi, raffreddore incipiente a parte, respira a pieni polmoni l'aria del primato. Ancora più pura tre giorni dopo l'eliminazione dall'Eurolega.
"La stagione non è mai stata imperniata sull'Eurolega, un diritto di partecipazione acquisito grazie alla storia del club. La crisi e le risorse ci hanno consentito di giocarla, pur avendo poco da spartire con quel livello. Eppure abbiamo vinto tre partite e perse altre tre per roba di secondi o di decimi".
Ci sono partite attorno alle quali svolta una stagione. Lo sapremo alla fine se voi ne avete giocate due di queste nel giro di tre giorni.
"E' possibile, perché attorno a queste due partite c'erano significati che andavano oltre la qualificazione alla Top 16. O ad un scontro tra prime".
Dove è nata la vittoria di Sassari, all'indomani della bruciante sconfitta con Malaga?
"Parlando tre minuti con i giocatori, e con qualcuno in uno contro uno. Per ricordare che ora abbiamo davanti tre tornei del nostro livello, che non dobbiamo vincere ma nei quali possiamo competere".
La reazione?
"Un gran bell'allenamento sabato, di grande motivazione. E' lì' che abbiamo messo le basi per vincere a Sassari".
Sabato vuol dire il primo allenamento senza Daniel Hackett?
"Esatto".
La vicenda di Siena somiglia a quei film sulle squadre di college americane: inevitabilmente destinate a perdere i pezzi buoni, ma al tempo stesso capaci di trovare al loro interno le risorse per perpetrare la storia, la tradizione indipendentemente da chi c'è, come ha detto il capitano, Ress.
"Un giorno, dentro lo spogliatoio, un giocatore americano definì questo gruppo "passionate". La somma di questo atteggiamento può creare qualità comune".
Il manifesto del successo di Sassari?
"Il grande supporto vicendevole a protezione della nostra difesa, contro una squadra che ha uno stile di gioco proprio ed il miglior attacco del campionato".
Fino a ieri c'erano l'Eurolega, Hackett, Firenze. Da domani Eurocup, non c'è più Hackett e si torna a Siena. C'è anche una città che si riappropria di un suo motivo d'orgoglio, la sua squadra di basket?
"Ci siamo costruiti un credito, di una squadra che in campo non lascia un centimetro di spazio. Ed alla gente di Siena, in un momento particolare per la città, sono convinto che questo piaccia. Concordo, ci può essere la riscoperta di una affinità reciproca".
L'Europa di Siena nacque nel 2002, alzando una coppa che si chiamava Saporta ed oggi si chiama Eurocup.
"E nella quale ci sono squadre da Eurolega travestite da Eurocup, come Valencia o il Khimki che troviamo nel girone già l'8 gennaio. E l'incontriamo solo per colpa di una loro giornata di bioritmi negativi nel torneo di qualificazione".
Si dice: via Hackett, spazio a Cournooh.
"Un titolo di giornale che prende spunto da un passaggio di testimone. E che rispetto. Ma l'allenatore guarda ad altro".
Allora ci aiuti nell'esplorazione di David Reginald Cournooh, 23 anni, 1.87, da Villafranca.
"David ha qualità per essere un buon giocatore di Serie A. E' una combo-guard che può sviluppare qualità da play: ha taglia fisica per aggredire, velocità di gambe per accelerare dal palleggio, e sa creare per gli altri. Importante questo, perché gli evita di dipendere dalla percentuale di tiro. Ma la vera svolta, sempre, arriva dalla forza mentale che ci metterà dentro".
Il vostro percorso in Eurolega è stato tracciato da due tiri da 3, per restarci dentro; ed uno tiro impossibile, per uscirne. L'imponderabile non si manifesta un po' troppo spesso per quel che voi allenatore vorreste dalla propria squadra?
"Il vero indice di valutazione è la crescita della squadra. Qui siamo oltre le previsioni, della società, del nostro staff, forse dei giocatori stessi. Quanto agli episodi, il posto ideale per valutarli resta il bar".
L'uovo o la gallina: s'è prima smesso di andare in post basso, o non si va più in post basso perché non ci sono più i giocatori?
"I tanti tiri da 3 nascono anche dal gioco in post basso, il vero cambiamento è che lì ora ci vanno i piccoli. Quanto all'utilizzo dei lunghi, la dominanza del pick and roll richiede che il lungo ideale abbia capacità e velocità di piedi per difendere sul pick and roll. Un lungo statico, in questo contesto, pagherà sempre dazio. E con lui la squadra".
Daniel Hackett a Milano. La sua cartolina?
"Una sua scelta, che va rispettata. Pubblicamente non voglio aggiungere altro, sono legato a Daniel per il lavoro fatto assieme. E resto uno razionale, sono un allenatore, vado in palestra, alleno quelli che ci sono".
Lo scorso anno Luca Banchi disse, in coda alla stagione, "... tutti pensavano che avrei pescato l'uomo nero dal mazzo". Anche lei sembra bravo con le carte, Crespi.
"Amo andare in palestra tutti i giorni, migliorare i miei giocatori, non li valuto in base al salario. Non ho fatto alcuna follia ad accettare la proposta, ho ritenuto che a Siena si potesse lavorare bene. Confermo".
"Siena prima a Natale sa un po' di cinepanettone, ma mi permetto di dire che c'è della qualità, dentro".
Marco Crespi, raffreddore incipiente a parte, respira a pieni polmoni l'aria del primato. Ancora più pura tre giorni dopo l'eliminazione dall'Eurolega.
"La stagione non è mai stata imperniata sull'Eurolega, un diritto di partecipazione acquisito grazie alla storia del club. La crisi e le risorse ci hanno consentito di giocarla, pur avendo poco da spartire con quel livello. Eppure abbiamo vinto tre partite e perse altre tre per roba di secondi o di decimi".
Ci sono partite attorno alle quali svolta una stagione. Lo sapremo alla fine se voi ne avete giocate due di queste nel giro di tre giorni.
"E' possibile, perché attorno a queste due partite c'erano significati che andavano oltre la qualificazione alla Top 16. O ad un scontro tra prime".
Dove è nata la vittoria di Sassari, all'indomani della bruciante sconfitta con Malaga?
"Parlando tre minuti con i giocatori, e con qualcuno in uno contro uno. Per ricordare che ora abbiamo davanti tre tornei del nostro livello, che non dobbiamo vincere ma nei quali possiamo competere".
La reazione?
"Un gran bell'allenamento sabato, di grande motivazione. E' lì' che abbiamo messo le basi per vincere a Sassari".
Sabato vuol dire il primo allenamento senza Daniel Hackett?
"Esatto".
La vicenda di Siena somiglia a quei film sulle squadre di college americane: inevitabilmente destinate a perdere i pezzi buoni, ma al tempo stesso capaci di trovare al loro interno le risorse per perpetrare la storia, la tradizione indipendentemente da chi c'è, come ha detto il capitano, Ress.
"Un giorno, dentro lo spogliatoio, un giocatore americano definì questo gruppo "passionate". La somma di questo atteggiamento può creare qualità comune".
Il manifesto del successo di Sassari?
"Il grande supporto vicendevole a protezione della nostra difesa, contro una squadra che ha uno stile di gioco proprio ed il miglior attacco del campionato".
Fino a ieri c'erano l'Eurolega, Hackett, Firenze. Da domani Eurocup, non c'è più Hackett e si torna a Siena. C'è anche una città che si riappropria di un suo motivo d'orgoglio, la sua squadra di basket?
"Ci siamo costruiti un credito, di una squadra che in campo non lascia un centimetro di spazio. Ed alla gente di Siena, in un momento particolare per la città, sono convinto che questo piaccia. Concordo, ci può essere la riscoperta di una affinità reciproca".
L'Europa di Siena nacque nel 2002, alzando una coppa che si chiamava Saporta ed oggi si chiama Eurocup.
"E nella quale ci sono squadre da Eurolega travestite da Eurocup, come Valencia o il Khimki che troviamo nel girone già l'8 gennaio. E l'incontriamo solo per colpa di una loro giornata di bioritmi negativi nel torneo di qualificazione".
Si dice: via Hackett, spazio a Cournooh.
"Un titolo di giornale che prende spunto da un passaggio di testimone. E che rispetto. Ma l'allenatore guarda ad altro".
Allora ci aiuti nell'esplorazione di David Reginald Cournooh, 23 anni, 1.87, da Villafranca.
"David ha qualità per essere un buon giocatore di Serie A. E' una combo-guard che può sviluppare qualità da play: ha taglia fisica per aggredire, velocità di gambe per accelerare dal palleggio, e sa creare per gli altri. Importante questo, perché gli evita di dipendere dalla percentuale di tiro. Ma la vera svolta, sempre, arriva dalla forza mentale che ci metterà dentro".
Il vostro percorso in Eurolega è stato tracciato da due tiri da 3, per restarci dentro; ed uno tiro impossibile, per uscirne. L'imponderabile non si manifesta un po' troppo spesso per quel che voi allenatore vorreste dalla propria squadra?
"Il vero indice di valutazione è la crescita della squadra. Qui siamo oltre le previsioni, della società, del nostro staff, forse dei giocatori stessi. Quanto agli episodi, il posto ideale per valutarli resta il bar".
L'uovo o la gallina: s'è prima smesso di andare in post basso, o non si va più in post basso perché non ci sono più i giocatori?
"I tanti tiri da 3 nascono anche dal gioco in post basso, il vero cambiamento è che lì ora ci vanno i piccoli. Quanto all'utilizzo dei lunghi, la dominanza del pick and roll richiede che il lungo ideale abbia capacità e velocità di piedi per difendere sul pick and roll. Un lungo statico, in questo contesto, pagherà sempre dazio. E con lui la squadra".
Daniel Hackett a Milano. La sua cartolina?
"Una sua scelta, che va rispettata. Pubblicamente non voglio aggiungere altro, sono legato a Daniel per il lavoro fatto assieme. E resto uno razionale, sono un allenatore, vado in palestra, alleno quelli che ci sono".
Lo scorso anno Luca Banchi disse, in coda alla stagione, "... tutti pensavano che avrei pescato l'uomo nero dal mazzo". Anche lei sembra bravo con le carte, Crespi.
"Amo andare in palestra tutti i giorni, migliorare i miei giocatori, non li valuto in base al salario. Non ho fatto alcuna follia ad accettare la proposta, ho ritenuto che a Siena si potesse lavorare bene. Confermo".