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Basket, Dalmonte e una Roma da battaglia: ''Ma questo è un campionato bastardo''

Cinque vittorie nelle ultime sei giornate, il secondo posto in classifica alle spalle di Siena. L'Acea è la squadra del momento, il suo coach ne racconta ambizioni e segreti 
di ANDREA TUNDO

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ROMA - Lo scalpo di Reggio Emilia e Sassari tra le mani, Pistoia davanti: le squadre più in forma del campionato nel momento di massimo sforzo della stagione con cinque impegni in tre settimane. Così mentre le "big" rallentano, la Virtus Roma risale. Ma coach Luca Dalmonte - 50 anni e vice di Pianigiani sulla panchina dell'Italia - non gongola nonostante la sua squadra abbia vinto cinque delle ultime sei partite e superato lo shock per la partenza direzione Nba dell'anima giallorossa Gigi Datome al termine dell'ultima fantastica stagione nella quale è arrivata a giocarsi lo scudetto con Siena. E Roma è ancora oggi l'avversario più nitido nello specchietto retrovisore dei toscani, in quello che lo stesso Dalmonte ha definito un "campionato bastardo".
Coach, partiamo proprio da questa definizione partorita a caldo dopo la vittoria di Santo Stefano contro Sassari, che vi ha consegnato il secondo posto: perché questa Serie A è bastarda?
"Ogni turno, ogni partita produce sorprese. Quest'anno non c'è nulla di scontato, ed è una fortuna. Ma allo stesso tempo non puoi abbassare la guardia ché spuntano insidie e trappole. Qualsiasi squadra hai di fronte, il risultato non è scontato. Ho contato almeno un risultato a sorpresa a domenica".
Però Milano, a maggior ragione dopo l'ingaggio di Hackett, è la favorita. Concorda?
"Ad inizio anno l'ho detto e lo ripeto ora: non sono abituato ad entrare in casa di altri. Non faccio le carte agli altri. Devo pensare a Roma".
A proposito della sua squadra: può diventare la sorpresa come lo scorso anno?
"L'ultima stagione è morta, archiviata storicamente. Ne stiamo vivendo un'altra completamente diversa: non siamo più gli stessi e sono cambiati molto anche gli avversari. È inutile fare parallelismi tra fattori che sono mutati".
E quindi qual è l'obiettivo della Virtus?
"Stiamo cercando di costruirci partita dopo partita. Il nostro obiettivo passa attraverso il campo, non da previsioni virtuali. Abbiamo tutti - e per tutti intendo proprietà, dirigenza e squadra - un traguardo in comune: raggiungere i playoff. Come ci arriveremo dipenderà da come e quanto sapremo crescere".
Sembrate sulla buona strada: dopo una partenza lenta, avete vinto cinque delle ultime sei partite.
"Ci tengo a dire che abbiamo perso due partite all'ultimo possesso, e questo rientra nell'essere bastardo del campionato. Siamo partiti con l'handicap di una preparazione incerta e abbiamo dovuto sfruttare le partite per conoscersi. Ne ha risentito l'equilibrio".
Ora però mentre davanti rallentano, voi crescete e risalite.
"Abbiamo sempre più consapevolezza di come siamo. Dopo la vittoria su Sassari ho detto che siamo brutti e cattivi. Ecco, questi sono e devono restare i nostri marchi di fabbrica. Se ci pensiamo diversi, vengono meno le condizioni per essere la squadra che stiamo diventando".
Sta dicendo che in questo campionato ci vuole una squadra da battaglia?
"Sì, ma a onde. Non si può sacrificare la qualità in nome della quantità. Noi abbiamo un gruppo senza stelle, lì dovremo cercare la nostra qualità. Per farlo, abbiamo ancora bisogno di tempo".
Intanto però il campionato chiama: domenica si va a Pistoia che in casa ha perso solo una volta.
"Il loro cammino interno dev'essere per noi un grande avvertimento. Pistoia ha una struttura, soprattutto offensiva, grazie alla quale potrà dare fastidio a tante squadre. Domenica sarà un importante banco di prova per il nostro processo di crescita e per la nostra maturità, soprattutto mentale. Gli obiettivi si raggiungono se si è in grado di cogliere le occasioni, di sfruttare i momenti nei quali le cose girano per il verso giusto. Tradotto: Roma nutre il massimo rispetto per tutti, ma non ha paura di nessuno".
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