ROMA - "Illegale": così ha definito l'EA7 Milano l'allenatore avversario, Francesco Vitucci, dopo averne presi trentasei con la sua Avellino, ieri. "I giudizi di Frank mi lusingano. Ma dirlo è gratis. Lui è esperto, io pure. Il campo è l'unico arbitro e se è quello che oggi fa parlare bene di noi, è lo stesso che dieci giorni fa, dopo Cantù, ha fatto dire ben altre cose". Luca Banchi è l'allenatore della squadra più forte d'Italia ma, come ribadisce nel suo mantra, che non ha ancora vinto nulla. E quindi la missione resta in progress. "Siamo ancora ben distanti dall'essere ciò che vorremmo. Certo, due vittorie consecutive. Contro squadre con problematiche diverse, noi sempre in casa ed arrabbiati venendo da due sconfitte consecutive. Ed al tempo stesso i più pronti a giocare ogni 72 ore".
Non si fida ancora della sua Olimpia?
"Analizzo, è diverso. A due turni dalla fine non siamo ancora qualificati per la Coppa Italia. Il calendario ci manda a Sassari e poi ospitiamo Siena. E tutte quelle che sono davanti a noi ci hanno battuto. Quindi resto sospettoso".
Con l'arrivo di Daniel Hackett il trapianto di senesità può dirsi completato. Il presidente Livio Proli ha ottemperato alla sue richieste, che mettevano in cima alla lista della spesa proprio Hackett e Moss.
"Non l'ho mai nascosto, pure se certe dichiarazioni stridevano con questo disegno. Ma a fronte dall'esigenza impellente di vincere ho sempre chiesto che si partisse da quel DNA".
Ma qualcosa di buono ha trovato, nell'Olimpia.
"La ricostruzione si è avviata sul recupero del patrimonio esistente: Gentile, Langford, Melli. Chi è arrivato invece conosceva dal primo giorno il suo compito, spingere la squadra ai più alti livelli. Moss è stato il primo".
Ormai prossimo al rientro: è l'uomo tatticamente decisivo per voi?
"Non è decisivo, è unico per le caratteristiche che ha. Io ho il privilegio di allenare due stelle come Alessandro Gentile e Keith Langford. E loro due hanno il privilegio di giocare con Moss, il miglior incontro che potessero fare in carriera".
Ci faccia un twitt su David Moss.
"Con la sua etica di lavoro nel quotidiano, l'intensità, è un modello che costringe la squadra ad essere molto esigente".
Ed ora quello su Daniel Hackett: vi serviva leadership o un playmaker?
"E' un giocatore che sa rendere migliori quelli che gli stanno al fianco. Ed al quale chiedo di metterci a posto".
I primi segnali ci sono già stati. E non solo: con lui, bene Gentile e molto bene Melli.
"Capisco il senso italiano della domanda. Ma non sono più l'allenatore di settore giovanile che insegue il miglioramento del prodotto interno. Tratto i giocatori tutti allo stesso modo e faccio scelte che aiutano la squadra a vincere".
Comprenderà che, mediaticamente, il trio italiano può aiutare a vincere meglio, nel contesto attuale.
"Non entro in queste dinamiche o cosa pensa la gente dopo aver battuto Cremona ed Avellino. Se alzeremo un trofeo vorrà dire che le scelte fatte saranno state quelle giuste. Altrimenti saranno state sbagliate. Hackett, Melli e Gentile non sono i nostri tre moschettieri. Sono, sul mercato italiano, il miglior playmaker, il miglior esterno e la miglior ala. Al punto da convincere la società a preferire loro ad altre ipotesi. E spendere, per ognuno di loro, un buyout".
Banchi che viene dal trionfi senza fine di Siena e mette piede nel mondo dell'Olimpia Milano.
"Sono arrivato qui da una stagione nella quale non dovevo far rimpiangere l'addio di Pianigiani e la squadra dei miracoli. L'unico modo era rifiutare il confronto. Il passato Olimpia deve essere ispirazione e non frustrazione. Non siamo paragonabili a nessuna delle grandi squadre dell'Olimpia. Ne verremmo schiacciati. Dobbiamo solo saperne interpretare l'orgoglio".
Ci ha detto: Sassari e Siena. Ma anche Olympiacos, Panathinaikos, Barcellona, Fenerbahce.
"Calendario terribile. Le 14 partite di Eurolega saranno tutte di alto spessore ma è quello col quale dovremo confrontarci. Ne abbiamo bisogno. Anche per stimolare quella necessità di essere tutti più esigenti nel quotidiano".
E' inevitabile che questo modo di pensare ed operare sia quello del suo lungo trascorso senese.
"Ho vissuto per sette anni nell'ambiente più straordinariamente performante, da questo punto di vista. Ad oggi noi non siamo continui, non abbiamo un'identità ben definita, non abbiamo la stessa intensità in impegni ravvicinati".
Pronuncia mai la parola "Siena" alla sua squadra?
"Mai. Come sarebbe schiacciante il confronto con il passato Olimpia, lo sarebbe quello con una squadra che ha vinto tutto. Accetto che il nostro mercato abbia attinto da quella matrice. Ma noi siamo solo l'Olimpia".
Che, come ha già detto, ha la necessità di vincere: l'attitudine alla vittoria nasce dal club o dal nucleo di giocatori adatti?
"Ci sono ambienti nei quali non necessariamente essere vincente è coinciso con un trofeo. Puoi essere vincente costruendo una professionalità, una mentalità, instillando valori positivi. Negli ultimi anni ho fatto parte di un contesto nel quale le due cose hanno convissuto. Prova tangibile del risultato che portano mentalità, disciplina, etica del lavoro, senso di appartenenza".
Che squadra le piace veder giocare, di questo campionato?
"Siena. Perché continua a mostrare il frutto del lavoro, il miglioramento dei giocatori. Che sono cambiati, ma non s'è dispersa mezza stilla di identità e mentalità di quell'ambiente".
Il colpo d'occhio del Forum comincia a confortare ed in continuità.
"Io so di aver debuttato in un impianto gremito per il derby con Varese. Poteva starci. Ma i segnali importanti sono venuti in Eurolega contro Kaunas e Strasburgo, diciamo gare da bollino nero guardando al passato. La gente ha mostrato da subito il tentativo, lodevole, di dar credito alla squadra prima ancora che la squadra mostrasse sul campo motivi concreti per credere in noi".
Dalla Top 16 di Eurolega cosa è lecito attendersi da Milano, unica italiana in competizione?
"I nomi delle rivali suonano come una condanna. Per noi sarà un'opportunità di crescita, essere un'Olimpia che si meriti di essere seguita e supportata. Ed il lavoro del club sul territorio è di qualità e stimolo per noi".
Lo scorso anno la stagione di Siena decollò in Coppa Italia, a febbraio: quand'è che un allenatore sente o vede la squadra pronta?
"Quando ogni tassello va al suo posto. Abbiamo iniziato la stagione tra infortuni ed assenze, allenandoci con cinque prestiti. Questo ha mescolato le responsabilità, portando giocatori forzatamente fuori ruolo. Ora ci stiamo avvicinando all'idea primordiale: l'arrivo di Hackett e la rinuncia ad Haynes rappresenta la prima vera correzione, e non un aggiunta".
Come vive Banchi la metropoli?
"L'allenatore è quello che fa meno fatica. Ho creato il mio microcosmo, vivo a due passi dal Lido, condivido molte ore col mio staff, la famosa squadra invisibile. L'uomo invece è quello che si è trovato un po' più a disagio: la famiglia vive a Grosseto, mia figlia studia a Firenze, mio figlio gioca a Siena. Ed arrivando in sede non trovo i volti visti per sette anni. E' umano. Milano non è Siena, o la Toscana: diciamo che se in campo mi piace sperimentare, qui senza navigatore non esploro nulla".
L'Olimpia che è Armani, il mondo Armani, Giorgio Armani.
"Il presidente Proli ed il gm Portaluppi sono quelli che mi hanno iniziato a capire le dinamiche di una società sportiva che in realtà è un ramo d'azienda del gruppo Armani. La filosofia è che nella perdita economica delle società sportive, non c'è giustificazione che non possa farci tendere all'eccellenza. Con Giorgio Armani ho una conoscenza fatta di strette di mano e qualche rapida battuta. Ma percepisci di essere a contatto con una persona speciale, per il carisma che sa trasmettere ad ogni incontro".
Un vincente lui, ora tocca a voi.
"Sappiamo di essere dei privilegiati, perché nessun club investe quanto l'Olimpia, nel basket. Ma lo riceviamo con l'umiltà di chi sa che deve ancora conquistarsi tutto".
Non si fida ancora della sua Olimpia?
"Analizzo, è diverso. A due turni dalla fine non siamo ancora qualificati per la Coppa Italia. Il calendario ci manda a Sassari e poi ospitiamo Siena. E tutte quelle che sono davanti a noi ci hanno battuto. Quindi resto sospettoso".
Con l'arrivo di Daniel Hackett il trapianto di senesità può dirsi completato. Il presidente Livio Proli ha ottemperato alla sue richieste, che mettevano in cima alla lista della spesa proprio Hackett e Moss.
"Non l'ho mai nascosto, pure se certe dichiarazioni stridevano con questo disegno. Ma a fronte dall'esigenza impellente di vincere ho sempre chiesto che si partisse da quel DNA".
Ma qualcosa di buono ha trovato, nell'Olimpia.
"La ricostruzione si è avviata sul recupero del patrimonio esistente: Gentile, Langford, Melli. Chi è arrivato invece conosceva dal primo giorno il suo compito, spingere la squadra ai più alti livelli. Moss è stato il primo".
Ormai prossimo al rientro: è l'uomo tatticamente decisivo per voi?
"Non è decisivo, è unico per le caratteristiche che ha. Io ho il privilegio di allenare due stelle come Alessandro Gentile e Keith Langford. E loro due hanno il privilegio di giocare con Moss, il miglior incontro che potessero fare in carriera".
Ci faccia un twitt su David Moss.
"Con la sua etica di lavoro nel quotidiano, l'intensità, è un modello che costringe la squadra ad essere molto esigente".
Ed ora quello su Daniel Hackett: vi serviva leadership o un playmaker?
"E' un giocatore che sa rendere migliori quelli che gli stanno al fianco. Ed al quale chiedo di metterci a posto".
I primi segnali ci sono già stati. E non solo: con lui, bene Gentile e molto bene Melli.
"Capisco il senso italiano della domanda. Ma non sono più l'allenatore di settore giovanile che insegue il miglioramento del prodotto interno. Tratto i giocatori tutti allo stesso modo e faccio scelte che aiutano la squadra a vincere".
Comprenderà che, mediaticamente, il trio italiano può aiutare a vincere meglio, nel contesto attuale.
"Non entro in queste dinamiche o cosa pensa la gente dopo aver battuto Cremona ed Avellino. Se alzeremo un trofeo vorrà dire che le scelte fatte saranno state quelle giuste. Altrimenti saranno state sbagliate. Hackett, Melli e Gentile non sono i nostri tre moschettieri. Sono, sul mercato italiano, il miglior playmaker, il miglior esterno e la miglior ala. Al punto da convincere la società a preferire loro ad altre ipotesi. E spendere, per ognuno di loro, un buyout".
Banchi che viene dal trionfi senza fine di Siena e mette piede nel mondo dell'Olimpia Milano.
"Sono arrivato qui da una stagione nella quale non dovevo far rimpiangere l'addio di Pianigiani e la squadra dei miracoli. L'unico modo era rifiutare il confronto. Il passato Olimpia deve essere ispirazione e non frustrazione. Non siamo paragonabili a nessuna delle grandi squadre dell'Olimpia. Ne verremmo schiacciati. Dobbiamo solo saperne interpretare l'orgoglio".
Ci ha detto: Sassari e Siena. Ma anche Olympiacos, Panathinaikos, Barcellona, Fenerbahce.
"Calendario terribile. Le 14 partite di Eurolega saranno tutte di alto spessore ma è quello col quale dovremo confrontarci. Ne abbiamo bisogno. Anche per stimolare quella necessità di essere tutti più esigenti nel quotidiano".
E' inevitabile che questo modo di pensare ed operare sia quello del suo lungo trascorso senese.
"Ho vissuto per sette anni nell'ambiente più straordinariamente performante, da questo punto di vista. Ad oggi noi non siamo continui, non abbiamo un'identità ben definita, non abbiamo la stessa intensità in impegni ravvicinati".
Pronuncia mai la parola "Siena" alla sua squadra?
"Mai. Come sarebbe schiacciante il confronto con il passato Olimpia, lo sarebbe quello con una squadra che ha vinto tutto. Accetto che il nostro mercato abbia attinto da quella matrice. Ma noi siamo solo l'Olimpia".
Che, come ha già detto, ha la necessità di vincere: l'attitudine alla vittoria nasce dal club o dal nucleo di giocatori adatti?
"Ci sono ambienti nei quali non necessariamente essere vincente è coinciso con un trofeo. Puoi essere vincente costruendo una professionalità, una mentalità, instillando valori positivi. Negli ultimi anni ho fatto parte di un contesto nel quale le due cose hanno convissuto. Prova tangibile del risultato che portano mentalità, disciplina, etica del lavoro, senso di appartenenza".
Che squadra le piace veder giocare, di questo campionato?
"Siena. Perché continua a mostrare il frutto del lavoro, il miglioramento dei giocatori. Che sono cambiati, ma non s'è dispersa mezza stilla di identità e mentalità di quell'ambiente".
Il colpo d'occhio del Forum comincia a confortare ed in continuità.
"Io so di aver debuttato in un impianto gremito per il derby con Varese. Poteva starci. Ma i segnali importanti sono venuti in Eurolega contro Kaunas e Strasburgo, diciamo gare da bollino nero guardando al passato. La gente ha mostrato da subito il tentativo, lodevole, di dar credito alla squadra prima ancora che la squadra mostrasse sul campo motivi concreti per credere in noi".
Dalla Top 16 di Eurolega cosa è lecito attendersi da Milano, unica italiana in competizione?
"I nomi delle rivali suonano come una condanna. Per noi sarà un'opportunità di crescita, essere un'Olimpia che si meriti di essere seguita e supportata. Ed il lavoro del club sul territorio è di qualità e stimolo per noi".
Lo scorso anno la stagione di Siena decollò in Coppa Italia, a febbraio: quand'è che un allenatore sente o vede la squadra pronta?
"Quando ogni tassello va al suo posto. Abbiamo iniziato la stagione tra infortuni ed assenze, allenandoci con cinque prestiti. Questo ha mescolato le responsabilità, portando giocatori forzatamente fuori ruolo. Ora ci stiamo avvicinando all'idea primordiale: l'arrivo di Hackett e la rinuncia ad Haynes rappresenta la prima vera correzione, e non un aggiunta".
Come vive Banchi la metropoli?
"L'allenatore è quello che fa meno fatica. Ho creato il mio microcosmo, vivo a due passi dal Lido, condivido molte ore col mio staff, la famosa squadra invisibile. L'uomo invece è quello che si è trovato un po' più a disagio: la famiglia vive a Grosseto, mia figlia studia a Firenze, mio figlio gioca a Siena. Ed arrivando in sede non trovo i volti visti per sette anni. E' umano. Milano non è Siena, o la Toscana: diciamo che se in campo mi piace sperimentare, qui senza navigatore non esploro nulla".
L'Olimpia che è Armani, il mondo Armani, Giorgio Armani.
"Il presidente Proli ed il gm Portaluppi sono quelli che mi hanno iniziato a capire le dinamiche di una società sportiva che in realtà è un ramo d'azienda del gruppo Armani. La filosofia è che nella perdita economica delle società sportive, non c'è giustificazione che non possa farci tendere all'eccellenza. Con Giorgio Armani ho una conoscenza fatta di strette di mano e qualche rapida battuta. Ma percepisci di essere a contatto con una persona speciale, per il carisma che sa trasmettere ad ogni incontro".
Un vincente lui, ora tocca a voi.
"Sappiamo di essere dei privilegiati, perché nessun club investe quanto l'Olimpia, nel basket. Ma lo riceviamo con l'umiltà di chi sa che deve ancora conquistarsi tutto".