Basket, Vitali lancia Venezia: "Voglio arrivare in Europa con la Reyer"
Il play sta trascinando l'Umana nella sua rincorsa ai play off: "Abbiamo tutte le carte in regola per risalire nella seconda parte di stagione. Markovski è stato bravo a darci idee di gioco adatte alle nostre caratteristiche. Il campionato? Sarà proibitivo fermare Milano"di ANDREA TUNDO
ROMA - L'eterna promessa vuol fare sul serio. Domenica l'ha capito anche Roma, distrutta dal ritmo impresso da Luca Vitali alla sua Reyer Venezia. Il play bolognese sembra aver trovato la dimensione più adatta al suo talento che iniziò a correre per i campi di serie A quando aveva 17 anni. Deflagrato a Montegranaro, si ritrovò a Milano con un contratto pesantissimo e tutti gli occhi addosso. Playmaker di taglia extralarge - è alto 201 centimetri - dovette fare i conti con dieci stagioni tra alti e bassi, momenti difficili e prove di ripartenza con Virtus Bologna, Roma e la scorsa stagione a Cremona. In estate, a 27 anni, è atterrato a Venezia, società solida e ambizioni importanti, dove ha confezionato cifre di assoluto valore nel girone d'andata (11.4 punti e 4.2 assist di media). Nonostante una partenza difficile e l'avvicendamento in panchina tra Andrea Mazzon e Zare Markovski.
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ROMA - L'eterna promessa vuol fare sul serio. Domenica l'ha capito anche Roma, distrutta dal ritmo impresso da Luca Vitali alla sua Reyer Venezia. Il play bolognese sembra aver trovato la dimensione più adatta al suo talento che iniziò a correre per i campi di serie A quando aveva 17 anni. Deflagrato a Montegranaro, si ritrovò a Milano con un contratto pesantissimo e tutti gli occhi addosso. Playmaker di taglia extralarge - è alto 201 centimetri - dovette fare i conti con dieci stagioni tra alti e bassi, momenti difficili e prove di ripartenza con Virtus Bologna, Roma e la scorsa stagione a Cremona. In estate, a 27 anni, è atterrato a Venezia, società solida e ambizioni importanti, dove ha confezionato cifre di assoluto valore nel girone d'andata (11.4 punti e 4.2 assist di media). Nonostante una partenza difficile e l'avvicendamento in panchina tra Andrea Mazzon e Zare Markovski.
Luca Vitali, dall'arrivo del nuovo tecnico Venezia ha tenuto un passo da primissima della classe: 6 vittorie e 3 sconfitte. Cosa è cambiato?
"All'inizio abbiamo sfruttato l'onda di responsabilità che ti cade addosso quando c'è un nuovo allenatore. È fisiologica. Poi il coach è stato bravo a darci delle tracce, delle idee di gioco aderenti alle nostre caratteristiche. Personalmente mi sto trovando benissimo".
E si nota: ha chiuso 8 volte in doppia cifra su 9 gare con Markovski in panchina.
"Mi sento importante e sto bene fisicamente anche se sto facendo gli straordinari per l'assenza di Giachetti. Sono al servizio della squadra, creo gioco per gli altri".
Infatti nelle ultime 9 partite ha anche servito 44 assist, praticamente 5 di media.
"È quello che mi piace fare di più in assoluto. In questo periodo mi riesce molto bene".
Domenica ne ha smazzati 8, molti per Smith, forse il giocatore più avvantaggiato dal vostro modo di stare in campo.
"Andre è un giocatore di grande talento, capace di darci multidimensionalità. Tira da 3 come una guardia e gioca spalle a canestro come un pivot".
Quella degli assist sta diventando una prerogativa molto italiana, quest'anno. Hackett, Cinciarini e lei siete nei primi sei posti della classifica di specialità.
"È la logica conseguenza della nostra maturazione e una secca smentita alla teoria che non esistono italiani buoni in circolazione".
Come si matura, Vitali?
"Serve il campo, l'esperienza. Non voglio parlare di me, penso soprattutto a Hackett: quando è arrivato a Treviso, dove non gli sono state risparmiate critiche, era un tipo di giocatore. A Pesaro ha trovato l'ambiente ideale per sbagliare e crescere. E l'anno scorso con Siena è diventato un giocatore dominante a livello europeo. In questo percorso hanno contato due elementi: il suo impegno e il campo".
Domenica intanto vi giocate la partecipazione alla Coppa Italia. Lo fate contro Pesaro, che stava per sgambettare la capolista Brindisi nell'ultima giornata.
"Questo dimostra l'equilibrio del campionato. Pesaro è ultima, viene considerata un po' la cenerentola, eppure è una squadra che combatte ogni domenica e ha perso due partite ai supplementari. Con 4 punti in più sarebbe in un'altra posizione. Saranno 40 minuti insidiosi, soprattutto mentalmente".
14 gennaio 2009, Vitali segna 32 punti al Panionios e la Milano targata Armani conquista la sua prima Top16 di Eurolega. A quattro anni di distanza, ci racconta quella serata.
"Segno il primo canestro da 8 metri allo scadere dei 24 secondi. Poco dopo ne infilo uno simile. In una partita decisiva, quindi stimolante, sono episodi che ti danno fiducia. Tira e ritira, chiusi a 32 punti e a ripensarci ora sorrido. Fu una notte magica".
In questa stagione Milano è ritornata tra le migliori sedici squadre d'Europa. Ora ha davanti un girone complicato e molti la danno già per spacciata.
"L'EA7 può passare. A patto che cresca in fretta e questo è il lato più difficile della faccenda. Ma se Daniel capisce velocemente i meccanismi del loro sistema di gioco, l'impresa non è impossibile. C'è il talento Gentile, la mentalità vincente di Moss e un grande allenatore. Anche se non dovessero farcela, rimarrano una squadra destinata a vincere".
In Italia verrebbe da dire obbligati a vincere.
"Il campionato parla chiaro: nessuno può pensare di passeggiare. Ma quando Milano completerà la sua crescita sarà proibitivo fermarla".
Nel frattempo, ci sono tante sorprese. Chi l'ha colpita di più?
"Sassari e Cantù, perché è facile esplodere ma non è scontato esprimere un certo livello di gioco e buoni risultati nel lungo periodo. Quello che sta facendo la società sarda, in questo momento storico, è un risultato straordinario".
Dopo Cremona salvata lo scorso anno e il rilancio con la Nazionale a settembre, è l'anno buono per tornare in Europa con un club?
"Avrei potuto farlo quest'estate, quando mi hanno cercato i turchi del Banvit. Ma avevo dato la mia parola a Venezia, e questo conta più dell'Europa. Ma quella chiamata mi ha fatto capire che posso stare ancora ad alto livello. Ora la sfida è arrivarci con la Reyer".
L'obiettivo non si limita ai playoff, quindi?
"Vediamo. Per adesso siamo stati bravi a ritornare a ridosso delle migliori otto. Abbiamo le carte in regola per risalire nella seconda partita di stagione. Non è una missione impossibile".
Luca Vitali, dall'arrivo del nuovo tecnico Venezia ha tenuto un passo da primissima della classe: 6 vittorie e 3 sconfitte. Cosa è cambiato?
"All'inizio abbiamo sfruttato l'onda di responsabilità che ti cade addosso quando c'è un nuovo allenatore. È fisiologica. Poi il coach è stato bravo a darci delle tracce, delle idee di gioco aderenti alle nostre caratteristiche. Personalmente mi sto trovando benissimo".
E si nota: ha chiuso 8 volte in doppia cifra su 9 gare con Markovski in panchina.
"Mi sento importante e sto bene fisicamente anche se sto facendo gli straordinari per l'assenza di Giachetti. Sono al servizio della squadra, creo gioco per gli altri".
Infatti nelle ultime 9 partite ha anche servito 44 assist, praticamente 5 di media.
"È quello che mi piace fare di più in assoluto. In questo periodo mi riesce molto bene".
Domenica ne ha smazzati 8, molti per Smith, forse il giocatore più avvantaggiato dal vostro modo di stare in campo.
"Andre è un giocatore di grande talento, capace di darci multidimensionalità. Tira da 3 come una guardia e gioca spalle a canestro come un pivot".
Quella degli assist sta diventando una prerogativa molto italiana, quest'anno. Hackett, Cinciarini e lei siete nei primi sei posti della classifica di specialità.
"È la logica conseguenza della nostra maturazione e una secca smentita alla teoria che non esistono italiani buoni in circolazione".
Come si matura, Vitali?
"Serve il campo, l'esperienza. Non voglio parlare di me, penso soprattutto a Hackett: quando è arrivato a Treviso, dove non gli sono state risparmiate critiche, era un tipo di giocatore. A Pesaro ha trovato l'ambiente ideale per sbagliare e crescere. E l'anno scorso con Siena è diventato un giocatore dominante a livello europeo. In questo percorso hanno contato due elementi: il suo impegno e il campo".
Domenica intanto vi giocate la partecipazione alla Coppa Italia. Lo fate contro Pesaro, che stava per sgambettare la capolista Brindisi nell'ultima giornata.
"Questo dimostra l'equilibrio del campionato. Pesaro è ultima, viene considerata un po' la cenerentola, eppure è una squadra che combatte ogni domenica e ha perso due partite ai supplementari. Con 4 punti in più sarebbe in un'altra posizione. Saranno 40 minuti insidiosi, soprattutto mentalmente".
14 gennaio 2009, Vitali segna 32 punti al Panionios e la Milano targata Armani conquista la sua prima Top16 di Eurolega. A quattro anni di distanza, ci racconta quella serata.
"Segno il primo canestro da 8 metri allo scadere dei 24 secondi. Poco dopo ne infilo uno simile. In una partita decisiva, quindi stimolante, sono episodi che ti danno fiducia. Tira e ritira, chiusi a 32 punti e a ripensarci ora sorrido. Fu una notte magica".
In questa stagione Milano è ritornata tra le migliori sedici squadre d'Europa. Ora ha davanti un girone complicato e molti la danno già per spacciata.
"L'EA7 può passare. A patto che cresca in fretta e questo è il lato più difficile della faccenda. Ma se Daniel capisce velocemente i meccanismi del loro sistema di gioco, l'impresa non è impossibile. C'è il talento Gentile, la mentalità vincente di Moss e un grande allenatore. Anche se non dovessero farcela, rimarrano una squadra destinata a vincere".
In Italia verrebbe da dire obbligati a vincere.
"Il campionato parla chiaro: nessuno può pensare di passeggiare. Ma quando Milano completerà la sua crescita sarà proibitivo fermarla".
Nel frattempo, ci sono tante sorprese. Chi l'ha colpita di più?
"Sassari e Cantù, perché è facile esplodere ma non è scontato esprimere un certo livello di gioco e buoni risultati nel lungo periodo. Quello che sta facendo la società sarda, in questo momento storico, è un risultato straordinario".
Dopo Cremona salvata lo scorso anno e il rilancio con la Nazionale a settembre, è l'anno buono per tornare in Europa con un club?
"Avrei potuto farlo quest'estate, quando mi hanno cercato i turchi del Banvit. Ma avevo dato la mia parola a Venezia, e questo conta più dell'Europa. Ma quella chiamata mi ha fatto capire che posso stare ancora ad alto livello. Ora la sfida è arrivarci con la Reyer".
L'obiettivo non si limita ai playoff, quindi?
"Vediamo. Per adesso siamo stati bravi a ritornare a ridosso delle migliori otto. Abbiamo le carte in regola per risalire nella seconda partita di stagione. Non è una missione impossibile".