ROMA - Nella Sidigas Avellino che sabato a Reggio Emilia si gioca un posto nella Final Eight di coppa Italia, Daniele Cavaliero - 30 anni proprio oggi - è il giocatore vetrina. Se la Scandone è ancora in corsa per l'appuntamento di febbraio al Forum, molto lo deve al play di scuola triestina, decisivo qualche settimana fa contro Brindisi (suo il canestro della vittoria allo scadere) e fondamentale domenica scorsa nel successo casalingo contro Montegranaro.
Cavaliero, il primo obiettivo stagionale passa da Reggio Emilia. Se volete un biglietto per la Final Eight dovete vincere su un campo dove finora sono cadute tutte. Come si fa?
''E' la nostra ultima chiamata, inutile girarci attorno. E' una finale, per noi ma anche per loro perché chi vincerà finirà tra le prime otto. Sappiamo di giocare contro una squadra completa, molto ben allenata, fisica, di talento, che in casa esprime il suo miglior basket anche come aggressività e intensità di gioco. La ricetta? Aggredirli dall'inizio, far vedere che siamo lì per vincere, per giocarcela fino all'ultimo secondo''.
Finora la vostra stagione è vissuta di alti e bassi. Colpa di cosa?
''Probabilmente i nostri alti sono figli del talento che riusciamo a spalmare all'interno della squadra, quello che manca ogni tanto è la coesione. Nei momenti di difficoltà, quando la palla non vuole entrare o quando si prende un break, le squadre vere reagiscono, noi abbiamo fatto fatica in certe situazioni ad essere una vera squadra, una squadra che si aiuta nei momenti di difficoltà. Siamo un gruppo nuovo, con un allenatore nuovo, ma ora è arrivato il momento di cambiare marcia per far diventare la stagione divertente e interessante''.
Il talento non vi manca, ma Lakovic, che è il vostro faro, sembra lontano dal giocatore dominante della passata stagione.
''Riusciamo a incanalare il talento solo a sprazzi, non in maniera continua. Questo ci porta ad avere dei buchi all'interno delle gare importanti, dove gli avversari o scappano oppure rientrano in partita. E' una cosa che non possiamo permetterci, se vogliamo arrivare lontano dobbiamo diventare una squadra solida. Io sono fiducioso, abbiamo il talento e il chilometraggio per arrivarci. Quanto a Jaka, sicuramente un po' ci è mancato. Lui è 'il giocatore' di questa squadra, la guida. Si vede la differenza in campo quando c'è lui. Ha avuto un'estate di impegni con la sua nazionale, ha qualche problema fisico che ancora lo limita ma questo non può essere un alibi. Siamo esperti abbastanza da poter e dover sopperire a certe difficoltà''.
Sta producendo numeri importanti (10.4 punti e 3.5 assist di media), quando la palla scotta finisce sempre nelle sue mani. Si sente il leader della Scandone?
''Ho la fortuna di avere compagni che hanno fiducia in me e questa è già una grande cosa, non parlerei però di leader. La palla sta entrando, è un periodo in cui gira tutto per il verso giusto. Ma non sono un fenomeno, come non sarò un brocco quando inizierò a sbagliare. Ad Avellino mi trovo bene, ho scelto di tornare perché conoscevo l'ambiente e ora con la nuova proprietà sono cresciute anche le ambizioni. La società è organizzata, noi dobbiamo pensare solo a giocare e a farlo nel miglior modo possibile''.
E' un campionato in cui l'equilibrio è destinato a durare oppure Milano, come pronosticano in molti, scapperà via?
''Credo che solo l'Olimpia possa perdere questo scudetto. Erano già forti prima, con Hackett il loro strapotere fisico e di talento aumenta a dismisura. Il primo indizio è proprio il modo in cui hanno vinto a Sassari, con aggressività difensiva, esuberanza fisica, fattori che in Italia non ha nessuno. E' difficile trovare nel nostro campionato una squadra al loro livello, anche se in questo momento la classifica racconta altro''.
E' anche il campionato degli italiani finalmente protagonisti.
''Sono stati anni difficili per noi italiani, prima se non eri un fenomeno come Gallinari, Belinelli o Bargnani giocavi poco. Penso sia cambiata molto la mentalità, oggi c'è più voglia di diventare importanti, i giocatori se ne fregano un po' di più di cercare di essere decisivi, sono più aggressivi in campo. Il talento c'è sempre stato, è l'atteggiamento che è cambiato. La nuova generazione sta iniziando ad avere esperienza di Eurolega già da giovane, la generazione mia un po' meno, però siamo maturi abbastanza per diventare importanti per le nostre squadre''.
Sappiamo che tiene molto alla maglia azzurra, quanto le è dispiaciuto non giocare l'Europeo?
''Preferisco non parlare di nazionale. L'unica cosa che posso dire, è che da quando sono piccolo il sogno della mia vita è giocare una grande manifestazione con la maglia azzurra. Alla fine di questa estate, quando purtroppo sono stato tagliato, ho capito che era arrivato il momento di voltare pagina, di vivere alla giornata, di godermi qualcosa che magari negli anni mi sono perso perché avevo sempre obiettivi più lontani. La bastonata ha fatto molto male''.
Cavaliero, il primo obiettivo stagionale passa da Reggio Emilia. Se volete un biglietto per la Final Eight dovete vincere su un campo dove finora sono cadute tutte. Come si fa?
''E' la nostra ultima chiamata, inutile girarci attorno. E' una finale, per noi ma anche per loro perché chi vincerà finirà tra le prime otto. Sappiamo di giocare contro una squadra completa, molto ben allenata, fisica, di talento, che in casa esprime il suo miglior basket anche come aggressività e intensità di gioco. La ricetta? Aggredirli dall'inizio, far vedere che siamo lì per vincere, per giocarcela fino all'ultimo secondo''.
Finora la vostra stagione è vissuta di alti e bassi. Colpa di cosa?
''Probabilmente i nostri alti sono figli del talento che riusciamo a spalmare all'interno della squadra, quello che manca ogni tanto è la coesione. Nei momenti di difficoltà, quando la palla non vuole entrare o quando si prende un break, le squadre vere reagiscono, noi abbiamo fatto fatica in certe situazioni ad essere una vera squadra, una squadra che si aiuta nei momenti di difficoltà. Siamo un gruppo nuovo, con un allenatore nuovo, ma ora è arrivato il momento di cambiare marcia per far diventare la stagione divertente e interessante''.
Il talento non vi manca, ma Lakovic, che è il vostro faro, sembra lontano dal giocatore dominante della passata stagione.
''Riusciamo a incanalare il talento solo a sprazzi, non in maniera continua. Questo ci porta ad avere dei buchi all'interno delle gare importanti, dove gli avversari o scappano oppure rientrano in partita. E' una cosa che non possiamo permetterci, se vogliamo arrivare lontano dobbiamo diventare una squadra solida. Io sono fiducioso, abbiamo il talento e il chilometraggio per arrivarci. Quanto a Jaka, sicuramente un po' ci è mancato. Lui è 'il giocatore' di questa squadra, la guida. Si vede la differenza in campo quando c'è lui. Ha avuto un'estate di impegni con la sua nazionale, ha qualche problema fisico che ancora lo limita ma questo non può essere un alibi. Siamo esperti abbastanza da poter e dover sopperire a certe difficoltà''.
Sta producendo numeri importanti (10.4 punti e 3.5 assist di media), quando la palla scotta finisce sempre nelle sue mani. Si sente il leader della Scandone?
''Ho la fortuna di avere compagni che hanno fiducia in me e questa è già una grande cosa, non parlerei però di leader. La palla sta entrando, è un periodo in cui gira tutto per il verso giusto. Ma non sono un fenomeno, come non sarò un brocco quando inizierò a sbagliare. Ad Avellino mi trovo bene, ho scelto di tornare perché conoscevo l'ambiente e ora con la nuova proprietà sono cresciute anche le ambizioni. La società è organizzata, noi dobbiamo pensare solo a giocare e a farlo nel miglior modo possibile''.
E' un campionato in cui l'equilibrio è destinato a durare oppure Milano, come pronosticano in molti, scapperà via?
''Credo che solo l'Olimpia possa perdere questo scudetto. Erano già forti prima, con Hackett il loro strapotere fisico e di talento aumenta a dismisura. Il primo indizio è proprio il modo in cui hanno vinto a Sassari, con aggressività difensiva, esuberanza fisica, fattori che in Italia non ha nessuno. E' difficile trovare nel nostro campionato una squadra al loro livello, anche se in questo momento la classifica racconta altro''.
E' anche il campionato degli italiani finalmente protagonisti.
''Sono stati anni difficili per noi italiani, prima se non eri un fenomeno come Gallinari, Belinelli o Bargnani giocavi poco. Penso sia cambiata molto la mentalità, oggi c'è più voglia di diventare importanti, i giocatori se ne fregano un po' di più di cercare di essere decisivi, sono più aggressivi in campo. Il talento c'è sempre stato, è l'atteggiamento che è cambiato. La nuova generazione sta iniziando ad avere esperienza di Eurolega già da giovane, la generazione mia un po' meno, però siamo maturi abbastanza per diventare importanti per le nostre squadre''.
Sappiamo che tiene molto alla maglia azzurra, quanto le è dispiaciuto non giocare l'Europeo?
''Preferisco non parlare di nazionale. L'unica cosa che posso dire, è che da quando sono piccolo il sogno della mia vita è giocare una grande manifestazione con la maglia azzurra. Alla fine di questa estate, quando purtroppo sono stato tagliato, ho capito che era arrivato il momento di voltare pagina, di vivere alla giornata, di godermi qualcosa che magari negli anni mi sono perso perché avevo sempre obiettivi più lontani. La bastonata ha fatto molto male''.