ROMA - Nemo Propheta in patria? Si può andare pure oltre, pure facendo danni. Perché il sangiorgese Cesare Pancotto, in campo nel palasport della sua città ma stavolta alla guida della Vanoli Cremona, potrebbe averci conquistato due punti cruciali, col raid a danno della Sutor Montegranaro.
"C'è ancora un girone di ritorno da giocare. Oggi è vero che la classifica dice che la lotta per non retrocedere è questione a tre, noi, Pesaro e Montegranaro".
Vuol dire, Pancotto, che proprio lei deve far fuori una marchigiana dalla Serie A.
"Io sono marchigiano fin dentro le mie tasche. Conosco gli ambienti di Pesaro e Montegranaro, che hanno dato tanto alla pallacanestro italiana e gli va sempre riconosciuto. Però oggi la mia casa è Cremona e la responsabilità che ho assunto è salvare la Vanoli".
Due gare, due vittorie: contro Caserta e Montegranaro, per portarla un po' lontana dall'ultimo posto.
"Siamo assieme da un mese e credo sia il tempo necessario per conoscersi. Stiamo immagazzinando informazioni, in queste ultime due gare abbiamo testato cosa serve per vincere in casa e cosa serve per vincere fuori".
Come la salva, la Vanoli?
"Se posso giocare con le parole, "abbiamo un piano, ma lo portiamo avanti piano piano". Alla delusione ed allo scoraggiamento si reagisce solo con entusiasmo, energia e lavoro. La sconfitta in casa con Pesaro è stata una mazzata terribile. Noi ultimi. Ma abbiamo reagito, tenendo la testa alta. Che è ciò che conta".
Terminato il turnover nel roster?
"Sono usciti Tripkovic, Kalve e Kelly. Ed è arrivato Zavackas. Una squadra ultima in classifica non ha grande appeal sui free agent. Ma con Donatas, che avevo allenato a Udine, abbiamo preso il migliore tra quelli che volevano venire. E poi aspettiamo il rientro di Chase".
C'è una data?
"Metà febbraio. Lo aspettiamo in palestra nella settimana successiva alla Final Eight, lì capiremo quando riusciremo ad utilizzarlo".
E' arrivato a Cremona dove, nel mirino, c'era il vostro playmaker Woodside. Ieri è stato inafferrabile (24 punti, 7/7 da 2, 2/5 da 3, 4/4 ai liberi, 4 assist, 31 di valutazione). Quindi chi è Ben Woodside?
"Uno degli sfiduciati. Io alleno coi i giocatori e ci parlo. Di ruoli e responsabilità. Hanno bisogno di regole ed organizzazione più di quanto si pensi. E necessità di confrontarsi, anche di cose fuori dal basket".
Parliamo di playmaker, Pancotto. Anzi: chi sono i playmaker, oggi?
"Sono prevalentemente combo-guard. Non esistono più quelli che costruiscono il gioco e passano la palla. Che non ci sono anche perché non vengono più formati. I play di oggi sono giocatori eclettici che indossano gli abiti che gli vengono confezionati: c'è chi sa giocare il pick and roll, chi sa fare penetra e scarica, chi attacca il ferro. Diversi, ma al tempo stesso sono tutti playmaker".
La tendenza qual è?
"Farne uno con due. Da noi Chase è il cambio di Woodside. In sua assenza, ci sta aiutando Rich. Ognuno con le proprie abilità".
Anche lo scorso anno lei salì in corsa, ad Avellino. Poi salvata. Similitudini?
"Professionalmente, mi piacerebbe tornare a fare quel che ho fatto per 27 anni, costruire squadre in estate. La mia storia recente però è diversa. Le similitudini sono che si arriva, si trova la squadra ultima o quasi ed un saloon di giocatori che fanno dentro e fuori. Ad Avellino c'era un tasso tecnico superiore. A Cremona sono arrivato un mese prima".
Con che campionati si misura, obiettivi a parte?
"Fatto di tante squadre con talento fisico ed atletico, moderne. Poi mi aspettavo progressi da quelle che sarebbero state capaci di sviluppare quel talento di base anche in ambito tecnico. I due esempi di quanto dico sono Roma e Pistoia. Ed anche Brindisi e Cantù".
All'indomani del clou Milano-Siena, quale impressioni?
"Milano la vedo in crescita, direi che la sua stagione è svoltata. Siena ha perso un leader, Hackett, ma ha messo dentro due ottimi giocatori come Haynes e Jenning e resterà una spina nel fianco di quelle che vorranno competere per vincere".
A proposito: domenica c'è Cremona-Siena. Che lei portò in A1 nel 1994, lavorando lì per tre stagioni. Come l'affronterà, la Vanoli, la Montepaschi di oggi?
"Dando forza alle nostre idee. Sappiamo tutto delle loro qualità, dobbiamo elevare al massimo le nostre e togliere qualcosa al loro valore".
"C'è ancora un girone di ritorno da giocare. Oggi è vero che la classifica dice che la lotta per non retrocedere è questione a tre, noi, Pesaro e Montegranaro".
Vuol dire, Pancotto, che proprio lei deve far fuori una marchigiana dalla Serie A.
"Io sono marchigiano fin dentro le mie tasche. Conosco gli ambienti di Pesaro e Montegranaro, che hanno dato tanto alla pallacanestro italiana e gli va sempre riconosciuto. Però oggi la mia casa è Cremona e la responsabilità che ho assunto è salvare la Vanoli".
Due gare, due vittorie: contro Caserta e Montegranaro, per portarla un po' lontana dall'ultimo posto.
"Siamo assieme da un mese e credo sia il tempo necessario per conoscersi. Stiamo immagazzinando informazioni, in queste ultime due gare abbiamo testato cosa serve per vincere in casa e cosa serve per vincere fuori".
Come la salva, la Vanoli?
"Se posso giocare con le parole, "abbiamo un piano, ma lo portiamo avanti piano piano". Alla delusione ed allo scoraggiamento si reagisce solo con entusiasmo, energia e lavoro. La sconfitta in casa con Pesaro è stata una mazzata terribile. Noi ultimi. Ma abbiamo reagito, tenendo la testa alta. Che è ciò che conta".
Terminato il turnover nel roster?
"Sono usciti Tripkovic, Kalve e Kelly. Ed è arrivato Zavackas. Una squadra ultima in classifica non ha grande appeal sui free agent. Ma con Donatas, che avevo allenato a Udine, abbiamo preso il migliore tra quelli che volevano venire. E poi aspettiamo il rientro di Chase".
C'è una data?
"Metà febbraio. Lo aspettiamo in palestra nella settimana successiva alla Final Eight, lì capiremo quando riusciremo ad utilizzarlo".
E' arrivato a Cremona dove, nel mirino, c'era il vostro playmaker Woodside. Ieri è stato inafferrabile (24 punti, 7/7 da 2, 2/5 da 3, 4/4 ai liberi, 4 assist, 31 di valutazione). Quindi chi è Ben Woodside?
"Uno degli sfiduciati. Io alleno coi i giocatori e ci parlo. Di ruoli e responsabilità. Hanno bisogno di regole ed organizzazione più di quanto si pensi. E necessità di confrontarsi, anche di cose fuori dal basket".
Parliamo di playmaker, Pancotto. Anzi: chi sono i playmaker, oggi?
"Sono prevalentemente combo-guard. Non esistono più quelli che costruiscono il gioco e passano la palla. Che non ci sono anche perché non vengono più formati. I play di oggi sono giocatori eclettici che indossano gli abiti che gli vengono confezionati: c'è chi sa giocare il pick and roll, chi sa fare penetra e scarica, chi attacca il ferro. Diversi, ma al tempo stesso sono tutti playmaker".
La tendenza qual è?
"Farne uno con due. Da noi Chase è il cambio di Woodside. In sua assenza, ci sta aiutando Rich. Ognuno con le proprie abilità".
Anche lo scorso anno lei salì in corsa, ad Avellino. Poi salvata. Similitudini?
"Professionalmente, mi piacerebbe tornare a fare quel che ho fatto per 27 anni, costruire squadre in estate. La mia storia recente però è diversa. Le similitudini sono che si arriva, si trova la squadra ultima o quasi ed un saloon di giocatori che fanno dentro e fuori. Ad Avellino c'era un tasso tecnico superiore. A Cremona sono arrivato un mese prima".
Con che campionati si misura, obiettivi a parte?
"Fatto di tante squadre con talento fisico ed atletico, moderne. Poi mi aspettavo progressi da quelle che sarebbero state capaci di sviluppare quel talento di base anche in ambito tecnico. I due esempi di quanto dico sono Roma e Pistoia. Ed anche Brindisi e Cantù".
All'indomani del clou Milano-Siena, quale impressioni?
"Milano la vedo in crescita, direi che la sua stagione è svoltata. Siena ha perso un leader, Hackett, ma ha messo dentro due ottimi giocatori come Haynes e Jenning e resterà una spina nel fianco di quelle che vorranno competere per vincere".
A proposito: domenica c'è Cremona-Siena. Che lei portò in A1 nel 1994, lavorando lì per tre stagioni. Come l'affronterà, la Vanoli, la Montepaschi di oggi?
"Dando forza alle nostre idee. Sappiamo tutto delle loro qualità, dobbiamo elevare al massimo le nostre e togliere qualcosa al loro valore".