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Basket, Boniciolli: ''In Kazakhistan esperienza unica. L'Italia? Per riemergere serve la qualità''

Un mese e mezzo fa è finita l'esperienza all'Astana del tecnico italiano, che traccia un bilancio e detta la ricetta per il rilancio: ''Da soli gli allenatori non bastano, c'è bisogno anche dei giocatori''
di STEFANO VALENTI

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ROMA - Da un mese e mezzo è tornato a vivere la sua Italia. Dopo che per due anni e mezzo casa sua era stata Astana, Repubblica del Kazakhistan. Un luogo che parte dell'Italia ha scoperto per vicende diplomatiche, una terra lontana dove molte aziende italiane hanno fatto affari importanti, un luogo di capitali fitti che hanno dato vigore ad una forte squadra professionistica di ciclismo. Ma anche ad un allenatore di basket italiano che in quella steppa asiatica, dopo tappe significative in otto città diverse, è andato a lavorare e vincere. E guadagnare bene, certo.
"Tutto vero. Un'esperienza che mi ha arricchito sotto tutti i punti di vista: personale, culturale, tecnica".
Ce li declini, Boniciolli.
"L'esperienza personale: ritrovarsi a vivere ad 8000 chilometri da casa, svegliato al mattino dal muezzin. La cultura: ho imparato a leggere e scrivere in cirillico, ad esprimermi in spagnolo, un po' di russo. Ho conosciuto un mondo con usi, costumi, tradizioni, modi di pensare completamente diversi dai nostri".
Ma l'allenatore cosa ha imparato in Kazakhistan?
"Il partecipare alla VTB League mi ha messo a confronto con tanti ottimi allenatori: Messina, Kurtinaitis, Bazarevich. L'Italia è piena di buoni allenatori, ma sono sempre quelli. Un avversario nuovo, diverso, ti costringe a resettare. E crescere".
In Kazakhistan ha vinto tutto, campionato e coppa. Poi però, sotto Natale, l'esonero.
"Originale anche quello. Abbiamo perso due partite di poco, scivolando a rischio playoff in VTB. Ed il g. m. Tikhonenko mi ha comunicato la notizia. E allora io gli ho ricordato cosa gli dissi alla prima firma, nel 2011".
Contratto?
"No. Gli dissi "quando mi caccerai, perché succederà, ti offrirò una cena e ci saluteremo da vecchi amici. Ed è successo. Viaggiando da Astana ad Istanbul il responsabile della polisportiva, cioè l'uomo che mi ha licenziato, mi ha detto: "Grazie Boniciolli, per la crescita del nostro club e quanto ha fatto per il nostro Paese".
Come ha visto il campionato italiano, da Astana?
"La qualità del materiale a disposizione, complice la crisi, mi ricorda una A2 di alto livello di 15-20 anni fa. Gli anni nei quali la Verona di Alberto Bucci si permetteva di vincere la Coppa Italia battendo le squadre di A1. I segnali positivi vengono dagli allenatori, che con la loro qualità hanno idee per sopperire a quel calo di valore tecnico".
Quindi gli allenatori italiani salvano il prodotto italiano?
"Il valore di un movimento si valuta dalla qualità media del suo prodotto. Non sono le eccellenze dei quattro che giocano in NBA. Come scuola, produciamo un numero modesto di giocatori. Ma come sistema tecnico-tattico siamo la miglior scuola d'Europa".
Qual è la medicina?
"Il futuro della pallacanestro italiana passa dal superamento dell'aporìa, per usare un termine noto tra i filosofi greci. Cioè uscire da una strada senza uscita. L'unico modo è che alla qualità dei tecnici torni ad affiancarsi quella dei giocatori".
Ma se la qualità media dei roster è scesa, non può essere più facile il lavoro degli allenatori. Anzi.
"Una mezza verità. La crisi economica ha indebolito i roster ma anche costretto gli allenatori ad esaltare la propria inventiva. Giudico miracoloso il campionato di Paolo Moretti, a Pistoia. L'aspetto negativo è che le pressioni attorno a club ed allenatori sono, se possibile, cresciute. Non posso trovare ragione nelle critiche dure portate a Caserta dopo qualche sconfitta, nei confronti di una proprietà, uno staff manageriale e tecnico che ha contribuito non solo a mettere assieme una squadra, ma a salvare per l'ennesima volta una realtà fondamentale del basket italiano".
Chi è l'allenatore, oggi?
"Uno che sa che, se vince, va tutto bene. Ma non è neanche detto. E se perde va tutto male. E questo è certo".
Gli allenatori si cambiano per dare la scossa: non c'è certezza matematica, ma a Cremona sta funzionando. Arriva Pancotto e fa quattro vittorie in fila.
"Pancotto è tra i tecnici più solidi e preparati per scatenare una reazione. Ha una squadra esperta, che se vince prende fiducia. Se invece hai una squadra giovane, che perde, continua a perdere. Da Astana leggevo titoli trionfalistici su Mazzarri e l'Inter. Ora gli chiedono se pensa di dimettersi. Se non c'è equilibrio nell'analisi, meglio lasciar perdere".
Torna in Italia e trova, zone alte, tre non pronosticate: Brindisi, Cantù, Roma.
"Brindisi? Mi fa molto piacere per Piero Bucchi, perché la società, che l'anno scorso non finì bene, ha avuto la lucidità di confermarlo. Sacripanti è uno che dove è andato ha fatto bene. A Roma c'è il trionfo delle cose fatte con saggezza, rinunciando al pedigree".
Milano è ormai lanciata. Chi la ferma?
"Il basket intero deve ringraziare gli investimenti del gruppo Armani sul basket, perché porterà benefici a tutti. Ammiro Banchi, che sta dando un'identità alla squadra. Poi c'è la solita analisi equilibrata. Ciò che è accaduto nel rapporto tra Milano e Siena è un po' come se la Roma andasse, oggi, a prendere alla Juventus Pirlo, Vidal, Pogba e Conte. Nel calcio è impossibile. Nel basket è successo".
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