ROMA - Premessa. Di Roma non si parla. Perché la ferita - anche se sanguina un po' meno - è ancora aperta: ''Ho già detto quello che dovevo dire, non mi va di tornare ancora una volta sull'argomento'' è la sola concessione che fa sulla vicenda Marco Calvani. Il 51enne tecnico romano si è ripresa una panchina - quella della Sigma Barcellona, ambiziosa formazione dell'Adecco Gold - dopo la mancata (e per certi versi clamorosa) conferma alla Virtus, guidata lo scorso anno fino alla finale scudetto persa contro Siena.
Coach Calvani, questi mesi senza una panchina come li ha trascorsi?
''In estate ho seguito la prima fase degli Europei a Capodistria, poi sono partito per l'America dove per due mesi sono stato consulente della squadra maschile e femminile alla Loyola University, un college di Chicago. Al rientro ho fatto scouting, ho visto un po' di partite dal vivo, molta Ncaa, Eurocup ed Eurolega, tutto quello che passava in tv''.
L'America è la nuova casa di Gigi Datome, il grande trascinatore della sua Virtus. Ha avuto modo di incontrarlo?
''Ci siamo visti quando Detroit è venuta a giocare una gara di precampionato a Chicago. Siamo stati a cena insieme la sera prima della partita. Non è un momento facile per lui, ha saltato il precampionato, questo lo ha condizionato non poco perché l'allenatore non ha avuto la possibilità di vederlo sul campo. Avrà bisogno di un po' più di tempo ma sono sicuro che farà bene''.
Del suo divorzio da Roma non parla. Ma quale immagine le resta della passata stagione?
''Tante immagini, tanti episodi di una grande annata. Penso alla partita di campionato a Siena, vinta di 24 punti, oppure il play off contro Reggio Emilia dove siamo riusciti subito a ribaltare lo svantaggio nonostante gli infortuni di Taylor e Lawal. E ancora la semifinale con Cantù quando sul 3-2 in loro favore abbiamo vinto al Pianella e poi ci siamo ripetuti in casa conquistando la finale''.
Da spettatore che campionato ha visto?
''Una serie A con un equilibrio pazzesco, senza più squadre cuscinetto e squadre che ammazzano il campionato, un torneo dove chiunque può vincere contro chiunque. Basta vedere gli ultimi risultati. E' un equilibrio estremamente positivo perché regala interesse al campionato''.
Quale squadra l'ha colpita di più?
''Siena è senza dubbio una sorpresa in positivo. Nonostante le vicissitudini societarie è sempre lì, tanto di cappello davanti a Crespi e alla società perché sono riusciti a fare qualcosa che sulla carta nessuno prevedeva potesse essere fatto, vale a dire confermarsi. L'altra sorpresa è sicuramente Brindisi, che può contare su tre aspetti: la spinta dell'ambiente, l'esperienza di Bucchi e la bravura del giemme Giuliani, uno tra i migliori in Europa per conoscenza del mercato straniero. Alla fine i risultati non sono casuali''.
Con l'aggiunta di Hackett Milano è diventata davvero troppo più forte delle altre?
''Hackett è uno di quei giocatori che danno un valore aggiunto non indifferente. Ma Milano era già forte prima del suo arrivo. E in più ha anche Lawal, un giocatore che ha dato una dimensione nel pacchetto lunghi diversa da quella che avevano. Ora hanno un'intercambiabilità sia dal punto di vista fisico, vedi Samuels, che del dinamismo e dell'atleticità con Lawal. Senza dimenticare i vari Kangur, Melli e Gigli''.
E la 'sua' Roma?
''Sta facendo un ottimo campionato e non era affatto scontato confermarsi ai vertici della classifica, complimenti alla squadra e allo staff tecnico. Ha sicuramente approfittato di questo livellamento però essere davanti è un merito''.
Riparte da una panchina del secondo campionato, anche se ambiziosa come Barcellona Pozzo di Gotto. Non lo considera un passo indietro?
''Assolutamente no. E' ovvio che mi sarei aspettato una chiamata dalla serie A, sarei bugiardo a dire il contrario, ma questa è una stagione un po' particolare dove anche chi eventualmente ha pensato di cambiare alla fine ha temporeggiato. Ma io sono contento di essere a Barcellona, c'è tanto entusiasmo, c'è una carica emotiva di ambizione nel voler raggiungere un traguardo che si sta inseguendo da tanti anni. Siamo molto avanti nella stagione e dobbiamo cercare di recuperare quanto non fatto finora. Non è facile - anche perché gli avversari sono tanti e forti - ma è una sfida che ho accettato con piacere''.
Che campionato è?
''Anche questo è un torneo equilibrato. La sorpresa è Trento, ma ci sono tante squadre che ad oggi non hanno espresso tutto il loro potenziale. E tra queste c'è anche Barcellona. Ed è un torneo - diversamente dalla serie A dove ormai il primo italiano a mettere piede in campo è l'ottavo del roster - più aperto agli italiani. La squadra ha voglia di reagire, l'intervento della società sul mercato dimostra il desiderio di provarci in tutti i modi fino alla fine. Io dovrò lavorare molto sulla testa, ridare convinzioni smarrite. Non sono venuto qui per svernare, è una sfida, una delle tante della mia carriera. Ma sono sicuro di poterla vincere''.
Coach Calvani, questi mesi senza una panchina come li ha trascorsi?
''In estate ho seguito la prima fase degli Europei a Capodistria, poi sono partito per l'America dove per due mesi sono stato consulente della squadra maschile e femminile alla Loyola University, un college di Chicago. Al rientro ho fatto scouting, ho visto un po' di partite dal vivo, molta Ncaa, Eurocup ed Eurolega, tutto quello che passava in tv''.
L'America è la nuova casa di Gigi Datome, il grande trascinatore della sua Virtus. Ha avuto modo di incontrarlo?
''Ci siamo visti quando Detroit è venuta a giocare una gara di precampionato a Chicago. Siamo stati a cena insieme la sera prima della partita. Non è un momento facile per lui, ha saltato il precampionato, questo lo ha condizionato non poco perché l'allenatore non ha avuto la possibilità di vederlo sul campo. Avrà bisogno di un po' più di tempo ma sono sicuro che farà bene''.
Del suo divorzio da Roma non parla. Ma quale immagine le resta della passata stagione?
''Tante immagini, tanti episodi di una grande annata. Penso alla partita di campionato a Siena, vinta di 24 punti, oppure il play off contro Reggio Emilia dove siamo riusciti subito a ribaltare lo svantaggio nonostante gli infortuni di Taylor e Lawal. E ancora la semifinale con Cantù quando sul 3-2 in loro favore abbiamo vinto al Pianella e poi ci siamo ripetuti in casa conquistando la finale''.
Da spettatore che campionato ha visto?
''Una serie A con un equilibrio pazzesco, senza più squadre cuscinetto e squadre che ammazzano il campionato, un torneo dove chiunque può vincere contro chiunque. Basta vedere gli ultimi risultati. E' un equilibrio estremamente positivo perché regala interesse al campionato''.
Quale squadra l'ha colpita di più?
''Siena è senza dubbio una sorpresa in positivo. Nonostante le vicissitudini societarie è sempre lì, tanto di cappello davanti a Crespi e alla società perché sono riusciti a fare qualcosa che sulla carta nessuno prevedeva potesse essere fatto, vale a dire confermarsi. L'altra sorpresa è sicuramente Brindisi, che può contare su tre aspetti: la spinta dell'ambiente, l'esperienza di Bucchi e la bravura del giemme Giuliani, uno tra i migliori in Europa per conoscenza del mercato straniero. Alla fine i risultati non sono casuali''.
Con l'aggiunta di Hackett Milano è diventata davvero troppo più forte delle altre?
''Hackett è uno di quei giocatori che danno un valore aggiunto non indifferente. Ma Milano era già forte prima del suo arrivo. E in più ha anche Lawal, un giocatore che ha dato una dimensione nel pacchetto lunghi diversa da quella che avevano. Ora hanno un'intercambiabilità sia dal punto di vista fisico, vedi Samuels, che del dinamismo e dell'atleticità con Lawal. Senza dimenticare i vari Kangur, Melli e Gigli''.
E la 'sua' Roma?
''Sta facendo un ottimo campionato e non era affatto scontato confermarsi ai vertici della classifica, complimenti alla squadra e allo staff tecnico. Ha sicuramente approfittato di questo livellamento però essere davanti è un merito''.
Riparte da una panchina del secondo campionato, anche se ambiziosa come Barcellona Pozzo di Gotto. Non lo considera un passo indietro?
''Assolutamente no. E' ovvio che mi sarei aspettato una chiamata dalla serie A, sarei bugiardo a dire il contrario, ma questa è una stagione un po' particolare dove anche chi eventualmente ha pensato di cambiare alla fine ha temporeggiato. Ma io sono contento di essere a Barcellona, c'è tanto entusiasmo, c'è una carica emotiva di ambizione nel voler raggiungere un traguardo che si sta inseguendo da tanti anni. Siamo molto avanti nella stagione e dobbiamo cercare di recuperare quanto non fatto finora. Non è facile - anche perché gli avversari sono tanti e forti - ma è una sfida che ho accettato con piacere''.
Che campionato è?
''Anche questo è un torneo equilibrato. La sorpresa è Trento, ma ci sono tante squadre che ad oggi non hanno espresso tutto il loro potenziale. E tra queste c'è anche Barcellona. Ed è un torneo - diversamente dalla serie A dove ormai il primo italiano a mettere piede in campo è l'ottavo del roster - più aperto agli italiani. La squadra ha voglia di reagire, l'intervento della società sul mercato dimostra il desiderio di provarci in tutti i modi fino alla fine. Io dovrò lavorare molto sulla testa, ridare convinzioni smarrite. Non sono venuto qui per svernare, è una sfida, una delle tante della mia carriera. Ma sono sicuro di poterla vincere''.