ROMA - Che sarebbe finita in trionfo, Meo Sacchetti aveva iniziato a pensarlo due venerdì fa quando si è sistemato sulle tribune del Forum di Assago qualche ora prima l'esordio alla Final Eight contro l'Olimpia. ''Si avvicinano due tifosi di Napoli per una foto e mi dicono che hanno scommesso sulla nostra vittoria. 'Coach, la coppa la vincete voi, ne siamo sicuri' mi fanno. Io sorrido e ringrazio''.
Poi il miracolo inizia pian piano a prendere forma. Sassari che batte Milano, Sassari che si ripete in semifinale, Sassari che mette fine al dominio di Siena e vince la coppa Italia, primo trofeo della sua storia.
Sacchetti riavvolge il nastro di una settimana vissuta in apnea. La tre giorni al Forum che ha incoronato la Dinamo, poi da Milano direttamente in Turchia per la gara di Eurocup con Ankara, infine il ritorno a casa, la festa con i tifosi e il successo contro Cremona.
Coach, come è stato tornare a casa con la coppa?
''Bello, anche se mi hanno raccontato che la vera festa è scattata domenica sera in città al termine della partita con Siena, roba da vittoria del mondiale di calcio''.
Che sapore ha questa vittoria?
''Finita la partita mi sono goduto la mia squadra sul palco, è stata una bella sensazione. Dopo un po' di giorni però ha sicuramente un sapore più bello. A mente fredda ti accorgi che hai fatto davvero qualcosa di importante, che rimane nella storia. Del basket e della Sardegna''.
Ma anche nella sua storia di allenatore.
''Da giocatore non sono stato particolarmente fortunato, sognavo di vincere uno scudetto ma quando sono arrivato in finale mi è capitato di rompermi il ginocchio. E' logico che adesso i risultati, allenando in serie A, sono più eclatanti, ma io ricordo con grande soddisfazione anche le vittorie in serie B e C, successi magari non importanti come questo ma che mi hanno lasciato un grande ricordo''.
Riavvolgiamo il nostro della Final Eight. Al Forum si presenta una Sassari in difficoltà, inizia la partita con Milano e vi trovate sotto di 16. Cosa dice ai suoi giocatori?
''Di continuare a giocare la nostra pallacanestro con intensità. Siamo rimasti un po' storditi dal loro inizio, ma nonostante questo a metà partita eravamo sotto solo di 8 punti nonostante l'1/14 da tre. Ho pensato che migliorando un po' le percentuali e tenendo in difesa potevamo provarci. Il problema era arrivare a giocarcela nei minuti finali quando la tensione poteva tirare un brutto scherzo a loro che erano obbligati a vincere. Ho temuto la beffa su quella rimessa ad un secondo dalla fine, per fortuna è andata bene. Sicuramente una fetta di coppa l'abbiamo vinta battendo Milano''.
Contro Reggio Emilia in semifinale lo scenario è capovolto. Stavolta i favoriti siete voi.
''Prima della partita con Milano ho detto ai ragazzi di prendere esempio da Reggio Emilia, dal loro spirito, dalla faccia con cui avevano affrontato Cantù. Se erano riusciti a ribaltare il pronostico giocando senza play e centro titolari, potevamo farcela anche noi. Siamo stati bravi ad entrare bene in partita, abbiamo sofferto perché Reggio è riuscita sempre a rispondere ai nostri strappi, ma credo che in finale sia arrivata la squadra che meritava di più''.
E che sulla sua strada trova Siena. Come siete riusciti a scrivere la storia?
''Eravamo molto carichi, me ne sono accorto nello spogliatoio, gli occhi dei ragazzi erano quelli giusti. Il nostro primo tempo ha fatto la differenza, sapevamo però che Siena sarebbe rientrata e dovevamo essere pronti a rispondere, a non farci riprendere e sorpassare. Fossimo andati sotto non so come sarebbe finita''.
Sente questa Coppa come una sorta di rivincita verso chi diceva che Sassari continuando a giocare questo tipo di pallacanestro non avrebbe mai vinto nulla?
''Nella mia carriera ho avuto grandi allenatori, Gamba, Sales, Bianchini in nazionale, Zuccheri a Bologna, però il piacere della pallacanestro giocata così me l'ha trasmesso il grande Dido Guerrieri. Non avevo gran talento, forse proprio per questo vedere giocatori che in campo possono essere liberi di esprimere la loro bravura mi regala grande gioia. Noi segnali importanti li avevamo già lanciati, mancava solo la ciliegina sulla torta che finalmente è arrivata''.
Nel processo di crescita di Sassari cosa rappresenta la vittoria della coppa Italia?
''Credo che l'epilogo amaro della scorsa stagione (la Dinamo ha chiuso la stagione regolare al secondo posto ma è stata eliminata al primo turno play off da Cantù, ndr) ci sia servito da lezione, forse davamo un po' tutto per scontato. La coppa può darci una consapevolezza finora sconosciuta, dobbiamo giocare una grande seconda parte di stagione anche se siamo consapevoli che in Italia c'è una sola grande favorita ed è Milano. Puoi pensare di batterli in una gara secca, come è successo a noi in coppa, pensare di farlo in una serie play off di cinque o sette gare è davvero difficile''.
Che la Dinamo non voglia lasciare nulla al caso lo testimonia anche l'intervento sul mercato. Prima il ritorno di Gordon e ora l'arrivo di Eze.
''C'era l'opportunità di prendere un giocatore con passaporto italiano in un ruolo importante e la società non si è fatta sfuggire l'occasione. Avere in squadra un giocatore abituato a vincere è un valore aggiunto, lo abbiamo visto lo scorso anno con Thornthon".
Le piace questo campionato?
''Erano anni che non si vedeva un torneo così equilibrato. Finora la palma della migliore squadra spetta a Brindisi, ha fatto un grande girone di andata ed è ancora in testa. Ma stanno venendo fuori anche altre formazioni, vedi Avellino''.
Travis Diener e Marques Green, come prosegue il matrimonio tecnico tra i due?
''A Milano direi che sono andati molto bene. Però ancora non mi fido, ho letto tante cose ma alle parole preferisco i fatti. Da giocatore ho visto americani arrivare in Italia, promettere mare e monti e poi sparire dalla circolazione. C'è solo da lavorare''.
La vostra certezza è il gruppo di italiani.
''E' stata ed è la nostra forza, al di là del valore specifico di giocatori che hanno fatto comunque la differenza. Penso a Vanuzzo e alle volte ci ha risolto le partite, oppure a Devecchi ma anche a mio figlio Brian. La loro presenza è fondamentale anche per gli stranieri. Noi siamo una realtà particolare, essere guasconi è un po' la nostra forza''.
Poi il miracolo inizia pian piano a prendere forma. Sassari che batte Milano, Sassari che si ripete in semifinale, Sassari che mette fine al dominio di Siena e vince la coppa Italia, primo trofeo della sua storia.
Sacchetti riavvolge il nastro di una settimana vissuta in apnea. La tre giorni al Forum che ha incoronato la Dinamo, poi da Milano direttamente in Turchia per la gara di Eurocup con Ankara, infine il ritorno a casa, la festa con i tifosi e il successo contro Cremona.
Coach, come è stato tornare a casa con la coppa?
''Bello, anche se mi hanno raccontato che la vera festa è scattata domenica sera in città al termine della partita con Siena, roba da vittoria del mondiale di calcio''.
Che sapore ha questa vittoria?
''Finita la partita mi sono goduto la mia squadra sul palco, è stata una bella sensazione. Dopo un po' di giorni però ha sicuramente un sapore più bello. A mente fredda ti accorgi che hai fatto davvero qualcosa di importante, che rimane nella storia. Del basket e della Sardegna''.
Ma anche nella sua storia di allenatore.
''Da giocatore non sono stato particolarmente fortunato, sognavo di vincere uno scudetto ma quando sono arrivato in finale mi è capitato di rompermi il ginocchio. E' logico che adesso i risultati, allenando in serie A, sono più eclatanti, ma io ricordo con grande soddisfazione anche le vittorie in serie B e C, successi magari non importanti come questo ma che mi hanno lasciato un grande ricordo''.
Riavvolgiamo il nostro della Final Eight. Al Forum si presenta una Sassari in difficoltà, inizia la partita con Milano e vi trovate sotto di 16. Cosa dice ai suoi giocatori?
''Di continuare a giocare la nostra pallacanestro con intensità. Siamo rimasti un po' storditi dal loro inizio, ma nonostante questo a metà partita eravamo sotto solo di 8 punti nonostante l'1/14 da tre. Ho pensato che migliorando un po' le percentuali e tenendo in difesa potevamo provarci. Il problema era arrivare a giocarcela nei minuti finali quando la tensione poteva tirare un brutto scherzo a loro che erano obbligati a vincere. Ho temuto la beffa su quella rimessa ad un secondo dalla fine, per fortuna è andata bene. Sicuramente una fetta di coppa l'abbiamo vinta battendo Milano''.
Contro Reggio Emilia in semifinale lo scenario è capovolto. Stavolta i favoriti siete voi.
''Prima della partita con Milano ho detto ai ragazzi di prendere esempio da Reggio Emilia, dal loro spirito, dalla faccia con cui avevano affrontato Cantù. Se erano riusciti a ribaltare il pronostico giocando senza play e centro titolari, potevamo farcela anche noi. Siamo stati bravi ad entrare bene in partita, abbiamo sofferto perché Reggio è riuscita sempre a rispondere ai nostri strappi, ma credo che in finale sia arrivata la squadra che meritava di più''.
E che sulla sua strada trova Siena. Come siete riusciti a scrivere la storia?
''Eravamo molto carichi, me ne sono accorto nello spogliatoio, gli occhi dei ragazzi erano quelli giusti. Il nostro primo tempo ha fatto la differenza, sapevamo però che Siena sarebbe rientrata e dovevamo essere pronti a rispondere, a non farci riprendere e sorpassare. Fossimo andati sotto non so come sarebbe finita''.
Sente questa Coppa come una sorta di rivincita verso chi diceva che Sassari continuando a giocare questo tipo di pallacanestro non avrebbe mai vinto nulla?
''Nella mia carriera ho avuto grandi allenatori, Gamba, Sales, Bianchini in nazionale, Zuccheri a Bologna, però il piacere della pallacanestro giocata così me l'ha trasmesso il grande Dido Guerrieri. Non avevo gran talento, forse proprio per questo vedere giocatori che in campo possono essere liberi di esprimere la loro bravura mi regala grande gioia. Noi segnali importanti li avevamo già lanciati, mancava solo la ciliegina sulla torta che finalmente è arrivata''.
Nel processo di crescita di Sassari cosa rappresenta la vittoria della coppa Italia?
''Credo che l'epilogo amaro della scorsa stagione (la Dinamo ha chiuso la stagione regolare al secondo posto ma è stata eliminata al primo turno play off da Cantù, ndr) ci sia servito da lezione, forse davamo un po' tutto per scontato. La coppa può darci una consapevolezza finora sconosciuta, dobbiamo giocare una grande seconda parte di stagione anche se siamo consapevoli che in Italia c'è una sola grande favorita ed è Milano. Puoi pensare di batterli in una gara secca, come è successo a noi in coppa, pensare di farlo in una serie play off di cinque o sette gare è davvero difficile''.
Che la Dinamo non voglia lasciare nulla al caso lo testimonia anche l'intervento sul mercato. Prima il ritorno di Gordon e ora l'arrivo di Eze.
''C'era l'opportunità di prendere un giocatore con passaporto italiano in un ruolo importante e la società non si è fatta sfuggire l'occasione. Avere in squadra un giocatore abituato a vincere è un valore aggiunto, lo abbiamo visto lo scorso anno con Thornthon".
Le piace questo campionato?
''Erano anni che non si vedeva un torneo così equilibrato. Finora la palma della migliore squadra spetta a Brindisi, ha fatto un grande girone di andata ed è ancora in testa. Ma stanno venendo fuori anche altre formazioni, vedi Avellino''.
Travis Diener e Marques Green, come prosegue il matrimonio tecnico tra i due?
''A Milano direi che sono andati molto bene. Però ancora non mi fido, ho letto tante cose ma alle parole preferisco i fatti. Da giocatore ho visto americani arrivare in Italia, promettere mare e monti e poi sparire dalla circolazione. C'è solo da lavorare''.
La vostra certezza è il gruppo di italiani.
''E' stata ed è la nostra forza, al di là del valore specifico di giocatori che hanno fatto comunque la differenza. Penso a Vanuzzo e alle volte ci ha risolto le partite, oppure a Devecchi ma anche a mio figlio Brian. La loro presenza è fondamentale anche per gli stranieri. Noi siamo una realtà particolare, essere guasconi è un po' la nostra forza''.