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Basket, Costa: "Non ci sentiamo ultimi, possiamo ancora farcela"

Il presidente della Victoria Libertas Pesaro ricorda gli anni d'oro della sua squadra ("Una volta con Milano ce la giocavamo") e lancia la carica per il finale di stagione: "Dobbiamo vincere le ultime tre gare in casa e poi faremo i conti"
di STEFANO VALENTI

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ROMA - Ad uno che l'ha giocata con palio lo scudetto, questa Milano-Pesaro finita 95-64 avrà fatto nascere sentimenti contrastanti. "Ai miei tempi c'era meno divario, diciamo così" dice Ario Costa, attuale presidente della Victoria Libertas Pesaro. Trattata ieri sera sul parquet del Forum come da tempo capita a quelle che hanno incontrato l'EA7 sul campo, tra Italia ed Europa.

C'era una volta Milano-Pesaro, si può dire. Quelle con lei in campo in due finali scudetto contro l'Olimpia, una vinta.
"E' vero, c'era una volta Milano-Pesaro. Da sempre considerata la partita più sentita, a vederla dalla nostra parte, soprattutto da quando ha cominciato a mettere in palio traguardi importanti, fino allo scudetto. La metropoli contro la provincia, battaglie vere, dure, affascinanti. Come la dialettica tra Peterson e Bianchini, divertente. Oggi questo manca alla pallacanestro".
Cos'è Milano, oggi?
"La squadra più forte, da guardare con ammirazione per i risultati che sta ottenendo sul campo, in campionato ed Eurolega. Ma anche per la mole degli investimenti del Gruppo Armani, che porta attenzione sul nostro mondo e non solo su Milano".
Pesaro, ieri, ha retto poco l'urto.
"Non ci può essere partita tra noi e loro. Possiamo mettere sul campo dignità e massimo impegno. Sempre. Potevamo fare meglio ed avrei avuto piacere in una buona partita dei due nostri giocatori più importanti, Anosike e Turner. Non è successo".
La classifica è impietosa, sedicesima su sedici. Ma non è una Pesaro che dà quell'impressione, degli ultimi della A.
"Non ci sentiamo gli ultimi. E' vivo in noi il rammarico per aver buttato qualche partita, a Pistoia, con Roma e Sassari. Squadre più forti. Per questo pensiamo che il nostro campionato si possa ancora raddrizzare. E' il nostro spirito".
Errori, Costa?
"Sicuramente. Abbiamo agito un po' in ritardo su certe situazioni. E questo ci ha costretto a rincorrere. Ma sappiamo di meritarci qualcosa in più e che ce la possiamo fare".
Obiettivo: il penultimo posto.
"Nulla di più ed è l'unico che abbiamo dichiarato".
Pesaro vi è vicina, questo è un dato reale.
"Sono contento della situazione che c'è in città. A parte la prima giornata, con la vittoria ad Avellino, siamo sempre stati ultimi. Ma la gente viene. Certo, trovi quello che storce il naso, ma ci mancherebbe. Anzi, il pubblico è cresciuto, tante iniziative, segnali incoraggianti rispetto al passato".
Quanto passa dalla salvezza il futuro di Pesaro?
"Non mi piace parlare del futuro, pure se ci stiamo lavorando. L'unica certezza è che se manteniamo la Serie A, la ripartenza sarebbe più semplice rispetto alla scorsa estate".
Quella dell'uscita di scena di Valter Scavolini. Forse la transizione più complessa. S'è capito, ora?
"Tutti a Pesaro sapevano quanto era importante la presenza di Scavolini. Ma non tutti hanno davanti numeri e fatti, da portare a casa senza di lui. Ora sono maturati i tempi della presa di coscienza. E questo aiuterà tutti: noi, i nostri partner, il pubblico".
Domenica Pesaro (12 punti) ospita Cremona (18, terz'ultima). Uno snodo cruciale. All'andata fu uno dei pochi bagliori della stagione, espugnando quel campo.
"Nessun giro di parole, è una delle tre partite che ci restano in casa e che dobbiamo vincere. Assieme a quelle con Bologna e Venezia. Senza neanche guardare a chi abbiamo davanti, anche se Bologna è l'altra grande rivalità sulla nostra strada. Poi faremo i conti".
 
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