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Nba, caso Clippers; Sterling chiede scusa: "Non sono razzista"

Dopo la bufera scatenata per le frasi rivolte alla compagna e il bando a vita deciso dalla Lega, il patron della squadra di Los Angeles si difende: "Sono una persona perbene, ho sbagliato e chiedo perdono". La moglie vuole mantenere le suo quote, ma James insorgen: "Nessuno della famiglia dovrà restare"

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LOS ANGELES - Tardive, fuori tempo massimo, sono arrivate le scuse di Donald Sterling: "Non sono razzista". Dopo la bufera scatenata dalle frasi razziste che lo hanno travolto nelle scorse settimane, a cui sono seguite la sospensione a vita decisa dalla Nba e 2,5 milioni di dollari di multa, il patron dei Los Angeles Clippers, Donald Sterling, si è scusato pubblicamente in una intervista rilasciata alla Cnn. "Non sono razzista - spiega il magnate della franchigia californiana- e mi sento emotivamente sconvolto. Sono una persona perbene che ha fatto un errore, porgo le mie scuse e chiedo perdono. Ho avuto torto, ho creato un problema e non so come risolverlo - aggiunge Sterling che non sembra intenzionato a lasciare la squadra - Se gli altri presidenti pensano che io possa avere una seconda chance me la daranno". A innescare la miccia era stata una registrazione, pubblicata dal sito scandalistico TMZ, di una conversazione privata del presidente ottantenne con l'amante in cui Sterling rimproverava la donna per essersi fatta fotografare con un "negro" come Magic Johnson. Il patron dei Clippers chiedeva con decisione alla compagna di non portare più persone di colore alle partite della sua squadra.

Il commissioner della Nba, Adam Silver, lo ha bandito a vita da ogni campo della Lega e gli ha inflitto una multa da 2,5 milioni di dollari. Silver ha anche dichiarato che si impegnerà al massimo affinché almeno il 75% dei proprietari delle altre squadre Nba si pronuncino contro Sterling: è la condizione necessaria perché venga costretto a cedere i Clippers.

Intanto la moglie di Sterling promette battaglia: Shelly Sterling ha dichiarato alla Abc News di volere mantenere la propria quota del 50% della proprietà della squadra, anche se il marito dovesse essere estromesso. "Non capisco perché dovrei essere punita per le azioni di mio marito". Donald Sterling è stato bandito a vita da tutti i campi Nba e multato con una sanzione da 2,5 milioni di dollari per commenti razzisti registrati al telefono e pubblicati. Un'ipotesi che a molti però non va giù. A partire da quei giocatori che fin dal primo giorno si sono scagliati contro Sterling. E' il caso della stella dei Miami Heat, LeBron James: "Come giocatori, vogliamo che accada ciò che è giusto: nessuno della famiglia Sterling dovrebbe essere coinvolto nella proprietà dei Los Angeles Clippers".
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