ROMA - Una mezza rivoluzione. Figlia della delusione per una stagione iniziata tra grandi aspettative e terminata con un pugno di mosche in mano, senza aver raggiunto l'obbiettivo minimo della qualificazione ai play off. Venezia volta pagina, lo fa rivoluzionando il roster (Peric unico confermato, già sette i volti nuovi) e affidandosi in panchina a Carlo Recalcati che ritrova un progetto importante dopo le difficili stagioni di Montegranaro.
Coach, ha pensato mai di fermarsi dopo i problemi vissuti nell'ultima stagione?
''Finché avrò la salute e ci saranno le motivazioni giuste vado avanti. A spingere il motore è la passione, l'amore per questo lavoro. Non ne avessi mi sarei già fermato. E poi la fortuna del nostro mestiere è affrontare situazioni sempre diverse, quando credi di aver visto tutto incontri difficoltà fino a quel momento sconosciute''.
Si riferisce ai due anni trascorsi a Montegranaro?
''Due stagioni particolari, difficili per le condizioni in cui io e la squadra abbiamo dovuto lavorare. Esperienza che forse non rifarei ma che comunque mi ha portato a conoscere sensazioni nuove, non tutte negative''.
La telefonata di Venezia è stata il miglior modo per ripartire.
''E' arrivata in un momento in cui non avevo ancora deciso se continuare o fermarmi. C'ho messo pochissimo a decidere perché le cose erano chiare da subito. Un progetto importante, stimolante, lavorare in una società storica della pallacanestro italiana e poter contribuire a creare una programmazione. C'è tutto, una squadra da costruire, un presidente che vuole arrivare lontano anche nello sport dopo averlo fatto nel suo lavoro. Questo non significa che dobbiamo vincere per forza, ma già poter partecipare alla costruzione di un ciclo è una bella sfida''.
La Reyer arriva da una stagione deludente. Cosa le hanno chiesto?
''Qui dopo la promozione in serie A avevano sempre fatto bene, l'ultima è stata un'annata storta. Questo può essere un po' l'anno zero. Vogliamo creare una squadra quasi totalmente nuova che poi non debba essere rivoluzionata negli anni, una squadra che possa avere già ora un futuro. Gli obiettivi? I play off e la Final Eight di coppa Italia, obiettivi che devono essere un punto di partenza, non di arrivo. L'intento dovrà essere quello di giocarli da protagonisti. Dipenderà da noi, dalla forza delle avversarie, ma non dovrà succedere di considerare la stagione finita una volta tagliato il traguardo. Solo così ti costruisci una mentalità vincente da portare avanti negli anni. Se riesci a stare ad alto livello l'occasione buona prima o poi capita, magari non sarai mai la squadra più forte in assoluto però devi essere pronto ad approfittarne nel caso in cui si presenta l'occasione''.
Per questo motivo avete puntato su giocatori come Ress?
''Uno come Tomas può aiutare tutto l'ambiente. Dal punto di vista tecnico non ha bisogno di presentazioni, ma è un giocatore che viene da una città e da una società (Siena, ndr) che nelgi anni ha fatto del metodo di lavoro e del sistema il proprio marchio di fabbrica. Potrà insegnare molto a tutti noi''.
Anno zero vuol dire rifondazione. Un solo giocatore confermato e già sette volti nuovi.
''Abbiamo un budget più che competitivo per l'Italia, il problema nasce quando mettiamo la testa fuori dove - a parte Milano - non possiamo competere. La realtà è questa. Una volta dovevamo fare i conti con Russia e Spagna, poi con Grecia e Turchia, oggi non siamo competitivi neanche più con la Germania. I club tedeschi hanno possibilità economiche che noi non abbiamo. Quando lo scenario è questo e in più come noi non fai le coppe sei consapevole di incontrare qualche difficoltà. La cosa importante era firmare quei tre-quattro giocatori in grado di darci l'esperienza e quell'attitudine a giocare per vincere''.
Primo colpo Goss, una garanzia.
''Un giocatore a cui sono particolarmente legato. E' il primo che abbiamo preso, l'abbiamo firmato subito perché la nostra volontà è coincisa con la sua. A Roma non ha vinto ma ha giocato due grandi stagioni acquisendo la giusta mentalità, quello che serve a noi''.
Cosa vi manca?
''Play e pivot. Due scelte importanti, soprattutto quella del playmaker. Il pivot dovrà essere un giocatore diverso da Ortner, verticale, esplosivo, magari giovane, può anche non avere tanta esperienza ma deve completarsi bene con gli altri lunghi in modo da darmi tante soluzioni. Per il play abbiamo fatto un'offerta a Mike Green, aspettiamo una risposta ma lavoriamo anche su altre piste''.
Lo scudetto di Milano che segnale è per il movimento?
''Intanto è una vittoria importante perché premia una persona come Armani che meritava una gioia del genere dopo anni di bocconi amari. Milano è una piazza che smuove masse, i dati di ascolto di gara 7 sono stati importanti, ma non possiamo pensare sia la regola. Bisogna fare di più per trovare spazio in tv. Questo lo possiamo fare solo se riusciamo a fornire uno spettacolo importante, bisogna cercare di dare alle tv e all'opinione pubblica qualcosa che ora manca, parlo di personaggi che possano accendere la fantasia, i Myers, i Pozzecco, gente che quando giocava ero un po' sulla bocca di tutti, non solo gli appassionati".
A proposito del Poz, come lo vede nelle vesti di allenatore?
''Sarà fantastico sfidarlo, sono convinto che farà benissimo. Quando parli con lui scopri una persona che ragiona ormai da allenatore, e non è una cosa facile. Quando dal campo passai alla panchina impiegai parecchio tempo a scrollarmi di dosso il modo di pensare del giocatore. Pozzecco sembra uno che allena da dieci anni tanto è sottile nella valutazione, preciso nelle considerazioni anche di carattere tecnico. E' stata una piacevole sorpresa ed ero sicuro che sarebbe diventato molto pignolo sull'aspetto difensivo. Parlando di personaggi, lui anche da allenatore può esserlo ma noi abbiamo bisogno soprattutto di giocatori che accendano la fantasia''.
Coach, ha pensato mai di fermarsi dopo i problemi vissuti nell'ultima stagione?
''Finché avrò la salute e ci saranno le motivazioni giuste vado avanti. A spingere il motore è la passione, l'amore per questo lavoro. Non ne avessi mi sarei già fermato. E poi la fortuna del nostro mestiere è affrontare situazioni sempre diverse, quando credi di aver visto tutto incontri difficoltà fino a quel momento sconosciute''.
Si riferisce ai due anni trascorsi a Montegranaro?
''Due stagioni particolari, difficili per le condizioni in cui io e la squadra abbiamo dovuto lavorare. Esperienza che forse non rifarei ma che comunque mi ha portato a conoscere sensazioni nuove, non tutte negative''.
La telefonata di Venezia è stata il miglior modo per ripartire.
''E' arrivata in un momento in cui non avevo ancora deciso se continuare o fermarmi. C'ho messo pochissimo a decidere perché le cose erano chiare da subito. Un progetto importante, stimolante, lavorare in una società storica della pallacanestro italiana e poter contribuire a creare una programmazione. C'è tutto, una squadra da costruire, un presidente che vuole arrivare lontano anche nello sport dopo averlo fatto nel suo lavoro. Questo non significa che dobbiamo vincere per forza, ma già poter partecipare alla costruzione di un ciclo è una bella sfida''.
La Reyer arriva da una stagione deludente. Cosa le hanno chiesto?
''Qui dopo la promozione in serie A avevano sempre fatto bene, l'ultima è stata un'annata storta. Questo può essere un po' l'anno zero. Vogliamo creare una squadra quasi totalmente nuova che poi non debba essere rivoluzionata negli anni, una squadra che possa avere già ora un futuro. Gli obiettivi? I play off e la Final Eight di coppa Italia, obiettivi che devono essere un punto di partenza, non di arrivo. L'intento dovrà essere quello di giocarli da protagonisti. Dipenderà da noi, dalla forza delle avversarie, ma non dovrà succedere di considerare la stagione finita una volta tagliato il traguardo. Solo così ti costruisci una mentalità vincente da portare avanti negli anni. Se riesci a stare ad alto livello l'occasione buona prima o poi capita, magari non sarai mai la squadra più forte in assoluto però devi essere pronto ad approfittarne nel caso in cui si presenta l'occasione''.
Per questo motivo avete puntato su giocatori come Ress?
''Uno come Tomas può aiutare tutto l'ambiente. Dal punto di vista tecnico non ha bisogno di presentazioni, ma è un giocatore che viene da una città e da una società (Siena, ndr) che nelgi anni ha fatto del metodo di lavoro e del sistema il proprio marchio di fabbrica. Potrà insegnare molto a tutti noi''.
Anno zero vuol dire rifondazione. Un solo giocatore confermato e già sette volti nuovi.
''Abbiamo un budget più che competitivo per l'Italia, il problema nasce quando mettiamo la testa fuori dove - a parte Milano - non possiamo competere. La realtà è questa. Una volta dovevamo fare i conti con Russia e Spagna, poi con Grecia e Turchia, oggi non siamo competitivi neanche più con la Germania. I club tedeschi hanno possibilità economiche che noi non abbiamo. Quando lo scenario è questo e in più come noi non fai le coppe sei consapevole di incontrare qualche difficoltà. La cosa importante era firmare quei tre-quattro giocatori in grado di darci l'esperienza e quell'attitudine a giocare per vincere''.
Primo colpo Goss, una garanzia.
''Un giocatore a cui sono particolarmente legato. E' il primo che abbiamo preso, l'abbiamo firmato subito perché la nostra volontà è coincisa con la sua. A Roma non ha vinto ma ha giocato due grandi stagioni acquisendo la giusta mentalità, quello che serve a noi''.
Cosa vi manca?
''Play e pivot. Due scelte importanti, soprattutto quella del playmaker. Il pivot dovrà essere un giocatore diverso da Ortner, verticale, esplosivo, magari giovane, può anche non avere tanta esperienza ma deve completarsi bene con gli altri lunghi in modo da darmi tante soluzioni. Per il play abbiamo fatto un'offerta a Mike Green, aspettiamo una risposta ma lavoriamo anche su altre piste''.
Lo scudetto di Milano che segnale è per il movimento?
''Intanto è una vittoria importante perché premia una persona come Armani che meritava una gioia del genere dopo anni di bocconi amari. Milano è una piazza che smuove masse, i dati di ascolto di gara 7 sono stati importanti, ma non possiamo pensare sia la regola. Bisogna fare di più per trovare spazio in tv. Questo lo possiamo fare solo se riusciamo a fornire uno spettacolo importante, bisogna cercare di dare alle tv e all'opinione pubblica qualcosa che ora manca, parlo di personaggi che possano accendere la fantasia, i Myers, i Pozzecco, gente che quando giocava ero un po' sulla bocca di tutti, non solo gli appassionati".
A proposito del Poz, come lo vede nelle vesti di allenatore?
''Sarà fantastico sfidarlo, sono convinto che farà benissimo. Quando parli con lui scopri una persona che ragiona ormai da allenatore, e non è una cosa facile. Quando dal campo passai alla panchina impiegai parecchio tempo a scrollarmi di dosso il modo di pensare del giocatore. Pozzecco sembra uno che allena da dieci anni tanto è sottile nella valutazione, preciso nelle considerazioni anche di carattere tecnico. E' stata una piacevole sorpresa ed ero sicuro che sarebbe diventato molto pignolo sull'aspetto difensivo. Parlando di personaggi, lui anche da allenatore può esserlo ma noi abbiamo bisogno soprattutto di giocatori che accendano la fantasia''.