Sport

Basket, Trento alla scoperta della A. Buscaglia. ''Mettiamoci l'elmetto''

Il coach della Dolomiti Energia è partito dal basso, ha vinto tutti i campionati e si prepara a vivere il debutto in massima serie. Come? ''Con tanto entusiasmo, sappiamo cosa ci aspetta ma vogliamo continuare il nostro percorso''
di NICOLA APICELLA

3 minuti di lettura
ROMA - Uno che ha iniziato con il salto in alto non poteva non specializzarsi in salti in alto, dove i salti sono quelli che a suon di campionati vinti l'hanno portato fino in serie A. Maurizio Buscaglia, 45 anni, nato a Bari e cresciuto a Perugia, è una delle novità del prossimo campionato di serie A. Lui e la sua Trento, portata per la prima volta nella storia in massima serie. ''Come sto vivendo l'attesa del debutto? Con grande entusiasmo, il mio e quello di tutto il mio staff" racconta Buscaglia, fresco di rinnovo con l'Aquila Basket fino al 2016. "E' una prima volta per tutti, un traguardo che chi fa questo mestiere sogna. Io sono stato aiutato tanto dalla quotidianità, dovevo pensare a fare il meglio possibile per vincere i campionati. Allo stesso tempo guardavo gli altri allenatori, li studiavo perché è giusto che sia così e perché nella testa c'è sempre l'idea di non farsi trovare impreparati. Tante volte può essere un'opportunità a portarti avanti, a me è sempre capitato di scoprire un nuovo campionato per aver vinto quello che stava sotto. E' stata una sfida continua''.

GLI INIZI E BOLOGNA -
Un salto dopo l'altro: ''Il salto in alto è stato il mio primo sport da bambino, in inverno ci allenavamo al coperto e di fianco c'era la palestra dove giocavano a basket. Ho buttato l'occhio una volta, alla quarta l'allenatore mi ha tirato dentro. Ho fatto la trafila delle giovanili e mi sono reso conto che mi piaceva anche quello che ruotava attorno al gioco, vedevo come il mio allenatore gestiva il gruppo, passare dal campo alla panchina non è stato difficile''.
E' iniziato tutto così: ''Le giovanili a Perugia e Bologna, la B2 a Piove di Sacco, anni di lavoro ma anche grandi di soddisfazioni". Gli anni più importanti: ''I '90 in una Bologna che trasudava pallacanestro. Clinic, allenamenti, stage, un continuo assorbimento. Sulle panchine di Virtus e Fortitudo passano in quegli anni gli allenatori più bravi, da Scariolo a Repesa, io cerco di seguire, imparare". Su tutti però c'è Ettore Messina: ''L'ho sempre ammirato, mi mettevo in un angolo e provavo a rubargli qualche segreto".

LA SVOLTA TRENTO -
A Trento Buscaglia mette piede una prima volta nel 2003. Ed è la sua fortuna. "Già allora si capiva che c'era la volontà di costruire un futuro importante, quelle sensazioni si sono rivelate indovinate". Resta quattro stagioni, vince la C1 e poi - dopo un passaggio a Mestre e uno a Perugia - torna in Trentino nel 2010. Arriva al top. Sale in Legadue e al primo anno vince la coppa di categoria fermandosi in semifinale ai play off. L'ultima è la stagione della storia, la promozione in A di Trento porta la sua firma. ''Credo sia una promozione che ha più significati. Intanto quello di portare una regione come il Trentino nel grande basket, poi il significato dell'organizzazione, della programmazione".
[[ge:rep-locali:repubblica:95644162]]
CONFERMA ITALIANI -
Sul mercato il primo passo fatto da Trento, sponsorizzata Dolomiti Energia, è stato la conferma del blocco di italiani: ''Il 5+5 è venuto naturale perché abbiamo voluto dare continuità allo zoccolo duro, come fatto tra il primo e il secondo anno di Legadue. Se abbiamo confermato certi giocatori è perché crediamo che anche in serie A possono fare bene. Si tratta di ragazzi che hanno davanti una grande sfida e che hanno margini di crescita, sta a loro ora ritagliarsi uno spazio importante. Pascolo è passato dalla Legadue alla nazionale ma in questi due mesi in azzurro potrebbe aver avuto un corso accelerato di ciò che troverà in serie A. Mi piace moltissimo l'atteggiamento degli altri, giocatori che ogni due anni hanno cambiato campionato portandosi dietro sempre un punto interrogativo ma che alla fine hanno dimostrato di poter dire la loro. Abbiamo completato il gruppo con Flaccadori, un ragazzo di 18 anni, per lui vogliamo costruire un percorso tecnico che è stato già fatto con Spanghero, Pascolo e Baldi Rossi".

GLI AMERICANI -
''Anche nella logica degli stranieri abbiamo cercato di trovare giocatori che non pestassero i piedi alle scelte fatte con gli italiani, giocatori adatti al nostro modo di vivere la pallacanestro, disponibili, che avessero tecnicamente tutti una loro piccola identità. Gli esterni sono Grant e Sanders, quest'ultimo visto lo scorso anno a Veroli. Sono due guardie che sanno fare un po' tutto e che possono aiutare i nostri due play italiani. Tony Mitchell è l'ala piccola, bravo in post basso, può essere un ottimo collante tra piccoli e lunghi. I due lunghi sono Owens, di cui mi ha parlato benissimo Marco Crespi che lo ha avuto per un periodo a Siena lo scorso anno, e Harmwood, un rookie con qualità fisiche importanti".

IL CALENDARIO - "Dobbiamo essere bravi a diventare subito squadra per provare a colmare il gap fisico, tecnico e d'esperienza che ci sarà nel primo anno di A''. Anche per aggredire un calendario che nelle prime cinque giornate vedrà Trento sfidare una dopo l'altra Reggio Emilia, Milano, Cantù, Brindisi e Varese: ''Il calendario ha due facce. Al di là delle valutazione tecniche un avvio così duro può servire alla squadra e al pubblico per calarsi subito in una realtà nuova, diversa, più difficile. Dovremo indossare tutti l'elmetto. Se mi emozionerò il giorno dell'esordio? Sarà un grande momento, ho l'impressione che sarà una serata da ricordare. Credo proprio che chiederò a mio cugino di scattarmi una foto dalla tribuna''.
I commenti dei lettori