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Basket, Menetti e le ambizioni di Reggio: ''Niente rivoluzioni, vogliamo vincere crescendo''

Record di abbonati, un mercato da prima fascia con l'acquisto di Drake Diener e dei gemelli Lavrinovic. La Grisson Bon punta in alto, parla il tecnico: ''Consolidarsi e migliorarsi sono i nostri obiettivi, ci piacerebbe costruire con i nostri giovani un percorso importante. Come la Samp di Vialli e Mancini''
di NICOLA APICELLA

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ROMA - L'euforia la raccontano i numeri. Oltre 3 mila abbonati, una lunga coda di passione che a Reggio Emilia non si era mai vista. Se c'è tanta attesa attorno alla Grissin Bon è merito di un mercato da prima fascia, un autentico spot alle ambizioni di un club che negli anni - dalla vittoria del campionato di Legadue dopo aver sfiorato la stagione precedente la retrocessione in B1 alla conquista la scorsa stagione dell'Eurochallenge - ha saputo sempre migliorarsi.
Un mercato che ha portato a Reggio - la squadra che rispetto alla passata stagione ha confermato il maggior numero di giocatori (7) - Drake Diener, mvp dell'ultima serie A, Achille Polonara, 23 anni ma già una buona esperienza alle spalle, e il lituano Darius Lavrinovic. Proprio l'infortunio del lungo ex Kiev, che starà fermo due mesi dopo un'operazione alla mano, ha complicato il piano di avvicinamento al campionato di coach Max Menetti. ''Proprio non ci voleva. Al di là del fatto che non abbiamo potuto mai allenarlo Darius è una delle quattro colonne portanti della squadra insieme a Cinciarini, Diener e Kaukenas".
Perso un Lavrinovic, però, ne è arrivato subito un altro. Reggio è corsa ai ripari firmando (contratto di due mesi con possibilità di estenderlo fino al termine della stagione) Ksystof Lavrinovic, fratello gemello di Darius, nell'ultima stagione allo Zalgiris, per cinque anni (dal 2007 al 2012) a Siena.
Coach Menetti, lei ha detto che Reggio vuole essere per il basket quello che la Samp di Vialli e Mancini è stata per il calcio. In che modo?
"L'idea è quella, è uno spot che già un paio di anni fa ha lanciato il nostro amministratore delegato Dalla Salda. Quella Sampdoria, allenata da Boskov, iniziò il percorso che poi la portò a vincere lo scudetto e a sfiorare la Coppa Campioni tenendosi stretti i suoi giocatori più importanti, a partire da Vialli e Mancini che pure avevano richieste da società più ricche e importanti. Il presidente Mantovani riuscì a mantenere quel gruppo, lo completò e vinse".
E a voi cosa manca?
"Finora a Reggio non siamo mai riusciti a fare una cosa simile. I giovani di grande valore, parlo dei vari Basile, Gigli, Melli, nel loro momento di massima esplosione sono andati via. Quello che vorremmo fare è riuscire a tenerli con noi per tanti anni e costruire qualcosa di importante".
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Restando ai paragoni calcistici, Drake Diener è il vostro Vialli?
''Drake è un ragazzo eccezionale in tutto ciò che fa. E' un giocatore umile, che nel momento in cui entra in palestra diventa uno juniores per il modo in cui si fa allenare. Allo stesso tempo però ha quella personalità che manifesta nella maniera giusta, senza far pesare minimamente il suo passato. E' un piacere vederlo allenarsi. Il giocatore lo conosciamo tutti, ha un talento enorme. Cosa gli chiedo? Credo che abbia voglia di esplorare dei modi diversi di giocare. In queste amichevole si è scoperto uomo assist, lui è un giocatore completo, capace di decidere cosa è meglio per la squadra. Di sicuro la cosa che ho chiesto a lui e agli altri veterani è di lavorare insieme ai giovani per farli crescere sotto l'aspetto mentale".
Siete la squadra che ha confermato più giocatori rispetto allo scorso anno. E' il primo passo per costruire un percorso vincente?
"E' un percorso che per Reggio Emilia è stato vincente nella storia e negli ultimi tre anni. Le rivoluzioni non portano da nessuna parte, almeno da noi non hanno mai funzionato. La continuità è sempre stata il nostro marchio di fabbrica. Nell'anno in cui abbiamo vinto il campionato di Legadue abbiamo confermato un gruppo che si era salvato all'ultima giornata evitando la retrocessione tra i dilettanti. Anche in serie A abbiamo seguito questa strada e non mi sembra che siamo andati male".
Record di abbonati e grande attesa. E' un entusiasmo che contagia o mette pressione?
"E' un entusiasmo che non dobbiamo tenere a freno. Credo che questo sia il momento più bello della storia del club insieme a quello vissuto negli anni '80 con Dado Lombardi in panchina. L'entusiasmo va cavalcato, allo stesso tempo credo che la piazza sia ormai matura, consapevole del tipo di squadra che abbiamo costruito e che la palla alla fine è rotonda. Ci saranno momenti di difficoltà, la differenza dovrà farla questa grande empatia che si è creata negli ultimi anni tra la squadra e il pubblico".
In un basket che fa incetta di americani semi sconosciuti voi puntate forte sugli italiani facendoli giocare e affidandogli parecchie responsabilità. In regia vi guida Cinciarini e alle sue spalle sta crescendo Mussini.
"Sono sicuro che Cincia farà il suo ultimo salto di qualità. Parliamo del play della nazionale, di un giocatore nel pieno della maturità. Vuole ambire ad essere un play importante anche ad altissimo livello e i play importanti ad alto livello sono quelli che riescono a gestire, a mettere in ritmo i compagni e a valorizzare tutti i giocatori che hanno al loro fianco. Mussini? E' praticamente ancora uno juniores ma con un grandissimo talento. Con lui bisogna avere pazienza, deve giocare e fare esperienza, la strada è lunga ma è un ragazzo tranquillo, umile, bisogna dargli il tempo di crescere. Stesso discorso può essere fatto per Della Valle con cui ci stiamo conoscendo praticamente adesso. Ha bisogno di imparare tante cose, ma ha passione e voglia di far bene".
Alzare l'asticella cosa significa in termini di obiettivi?
"Alzare l'asticella è un termine che non ci è mai piaciuto. Le parole giuste sono due, consolidarsi e migliorarsi. Se ci guardiamo indietro ci accorgiamo di aver fatto in tre anni qualcosa di eccezionale. Sesto posto da neopromossa, per due anni di fila ai play off uscendo una volta a gara 7 e una a gara 5 con Siena, due volte alla fase finale di coppa Italia e nel mezzo ci abbiamo messo anche la conquista di una coppa europea. Riuscire ad arrivare ancora ai play off e superare il primo turno sarebbe bellissimo".
A poco meno di due settimane dall'inizio del campionato come state?
"Al di là della grana Lavrinovic stiamo lavorando bene. Questo è forse il miglior gruppo avuto in questi anni ma è anche quello che necessita di maggior lavoro. E' un mix di esperienza e gioventù che ha bisogno di scoprirsi e conoscersi, il lavoro farà la differenza".
Milano squadra da battere con Reggio, Sassari e Venezia subito dietro. Le piace questa griglia?
''In questo momento fare una griglia è molto difficile. Milano è giustamente la squadra favorita, si è tolta finalmente la scimmia dalla spalla e ha dato continuità tecnica al gruppo dello scorso anno. Dietro può succedere di tutto, come ogni anno ci saranno grandi sorprese e qualche delusione. E' un campionato dove a parte noi, Milano e qualche altro club ci sono squadre che hanno rivoluzionato completamente il roster. C'è chi farà fatica a trovare la quadratura e chi pur non conoscendosi diventerà subito un gruppo vincente. Dopo le prime dieci giornate si potranno avere le idee più chiare".
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