ROMA - Li ha ringraziati uno a uno. Prima nel chiuso dello spogliatoio, poi su Twitter, chiamandoli per nome, perché quelli che ormai sono diventati i suoi ragazzi gli hanno regalato ''una delle gioie più grandi della mia vita".
Gianmarco Pozzecco è un allenatore felice. Neanche a scriversela da solo avrebbe potuto immaginare una scenografia così perfetta per il suo debutto in serie A. Il calendario gli aveva tirato un brutto scherzo per il suo vernissage sulla panchina di Varese piazzandogli al primo incrocio del campionato il derby con Cantu. Come a dire 'vediamo cosa sai fare caro vecchio Poz'. La risposta è andata oltre le aspettative, Varese ha vinto (nettamente), il Poz ha stravinto.
La notte prima dell'esame non deve essere stata facile, quella dopo l'esame superato a pieni voti invece?
"La notte è stata fantastica, il risveglio burrascoso (ride). Abbiamo fatto festa con la squadra, avevo promesso una serata amarcord. Siamo stati davvero bene insieme".
Nella sua lunga carriera di giocatore e in quella un po' più breve di allenatore dove finisce l'abbraccio che le ha regalato Varese?
"Tra le cose più belle, se non la più bella. Non potevo sognare situazione più emozionante, tutto quello che è successo domenica non era prevedibile. Sapevo che la gente mi avrebbe accolto in un determinato modo ma ero consapevole che poi sarebbe stata dura riuscire a regalare una soddisfazione ai tifosi avendo di fronte una signora squadra. I ragazzi sono stati clamorosamente meravigliosi, mi hanno fatto e si sono fatti un regalo bellissimo. Sono veramente in estasi".
[[ge:rep-locali:repubblica:97988649]]
L'abbiamo vista emozionato prima della partita, teso durante e pazzo di gioia alla fine.
"Ero impazzito di gioia. Sono emozioni che non possono essere controllate o che non riesco e non voglio controllare. E' stata bellissima la condivisione con l'intero palazzo, una giornata non dico analoga a quella dello scudetto ma molto importante, che chi non è di Varese non può capire. So quanto tengo a questa esperienza, quanto ho sofferto in questi giorni per cercare di preparare al meglio la squadra. Era una giornata importante, per me, i ragazzi, la gente di Varese. In quella esultanza a fine partita non c'era alcuna mancanza di rispetto nei confronti dei tifosi di Cantù, con cui mi sono spiegato, e di Sacripanti (coach dell'Acqua Vitasnella, ndr). La verità però è che ci prendiamo troppo sul serio".
Quale immagine le è passata davanti prima della palla a due?
"Mi è passato davanti tutto quello che avevo vissuto in otto anni a Varese. Mi giravo e vedevo le stesse persone dell'anno dello scudetto sedute allo stesso posto ma solo un po' più vecchie. Toto Bulgheroni dietro la panchina, Zanatta, la presenza al palasport dei genitori di Chicco Ravaglia. Ho vissuto un'emozione fortissima che mi ha riportato indietro nel tempo, a momenti indimenticabili".
[[ge:rep-locali:repubblica:98077874]]
Alla vigilia temeva che tutta questa attesa per il suo debutto a Varese finisse per condizionare i suoi giocatori.
"Sapevo che entrando in campo mi sarei commosso e non volevo che loro fossero condizionati negativamente da tutto ciò. E' successo il contrario e di questo sono orgoglioso e grato ai miei giocatori perché hanno percepito quello che stavo vivendo. In questo momento il rapporto che ho con i miei giocatori è la cosa più bella che ho".
Alcune scelte di mercato avevano fatto storcere un po' il naso. Due nomi su tutti, Diawara e Kangur. Che hanno fatto in due Cantù.
"Hanno giocato una gara di una qualità clamorosa, non posso neanche lontanamente prevedere o sperare che ripetano la partita di domenica sempre o spesso. Io non ho mai avuto il dubbio che fossero dei giocatori fuori moda o fosse sbagliato riportarli a Varese. Sono due giocatori che mi sono sempre piaciuti, li conoscevo e sapevo che tenevano a tornare qui".
Questo entusiasmo che vi circonda come va gestito?
"E' un entusiasmo che va cavalcato perché fa bene, fa vivere meglio, ti fa allenare meglio. Se corriamo il rischio di prendere la sfida con Pesaro sotto gamba? Da questo punto di vista sono tranquillo, ho giocatori con grande esperienza alle spalle e non penso che tutto ciò possa succedere. È normale che la partita di domenica ci ha tolto tante energie mentali e psicofisiche, sicuramente a Pesaro non troveremo lo stesso clima, non avremo i nostri tifosi, ma saremo sicuramente un po' più sciolti. Sia chiaro che la vittoria con Cantù non deve illuderci che faremo una stagione strabiliante. In questo momento dobbiamo darci un po' di serenità, di consapevolezza nei nostri mezzi, abbiamo avuto una preseason travagliata, siamo stati bersagliati dagli infortuni, vinto poco o mai. L'idea che si erano fatti della mia squadra era molto negativa. Io non ho mai avuto dubbi sui miei giocatori, l'unico dubbio che avevo e che ho è sulle mie capacità di allenatore. Il giorno in cui dovessi capire che non sono adatto ad allenare questi giocatori per il bene di Varese sarei il primo a farmi da parte".
[[ge:rep-locali:repubblica:98077873]]
C'è una persona che deve ringraziare?
"Cecco Vescovi (l'ex presidente oggi giemme di Varese, ndr). Se non avesse deciso di portarmi qui una giornata come quella di domenica non l'avrei mai vissuta. Sarò eternamente grato a Cecco indipendentemente da come andrà questa stagione, vivo e alleno per ripagare questa sua fiducia e per far sì che i giocatori siano contenti, è l'unica missione che mi sono dato".
Gianmarco Pozzecco è un allenatore felice. Neanche a scriversela da solo avrebbe potuto immaginare una scenografia così perfetta per il suo debutto in serie A. Il calendario gli aveva tirato un brutto scherzo per il suo vernissage sulla panchina di Varese piazzandogli al primo incrocio del campionato il derby con Cantu. Come a dire 'vediamo cosa sai fare caro vecchio Poz'. La risposta è andata oltre le aspettative, Varese ha vinto (nettamente), il Poz ha stravinto.
La notte prima dell'esame non deve essere stata facile, quella dopo l'esame superato a pieni voti invece?
"La notte è stata fantastica, il risveglio burrascoso (ride). Abbiamo fatto festa con la squadra, avevo promesso una serata amarcord. Siamo stati davvero bene insieme".
Nella sua lunga carriera di giocatore e in quella un po' più breve di allenatore dove finisce l'abbraccio che le ha regalato Varese?
"Tra le cose più belle, se non la più bella. Non potevo sognare situazione più emozionante, tutto quello che è successo domenica non era prevedibile. Sapevo che la gente mi avrebbe accolto in un determinato modo ma ero consapevole che poi sarebbe stata dura riuscire a regalare una soddisfazione ai tifosi avendo di fronte una signora squadra. I ragazzi sono stati clamorosamente meravigliosi, mi hanno fatto e si sono fatti un regalo bellissimo. Sono veramente in estasi".
[[ge:rep-locali:repubblica:97988649]]
L'abbiamo vista emozionato prima della partita, teso durante e pazzo di gioia alla fine.
"Ero impazzito di gioia. Sono emozioni che non possono essere controllate o che non riesco e non voglio controllare. E' stata bellissima la condivisione con l'intero palazzo, una giornata non dico analoga a quella dello scudetto ma molto importante, che chi non è di Varese non può capire. So quanto tengo a questa esperienza, quanto ho sofferto in questi giorni per cercare di preparare al meglio la squadra. Era una giornata importante, per me, i ragazzi, la gente di Varese. In quella esultanza a fine partita non c'era alcuna mancanza di rispetto nei confronti dei tifosi di Cantù, con cui mi sono spiegato, e di Sacripanti (coach dell'Acqua Vitasnella, ndr). La verità però è che ci prendiamo troppo sul serio".
Quale immagine le è passata davanti prima della palla a due?
"Mi è passato davanti tutto quello che avevo vissuto in otto anni a Varese. Mi giravo e vedevo le stesse persone dell'anno dello scudetto sedute allo stesso posto ma solo un po' più vecchie. Toto Bulgheroni dietro la panchina, Zanatta, la presenza al palasport dei genitori di Chicco Ravaglia. Ho vissuto un'emozione fortissima che mi ha riportato indietro nel tempo, a momenti indimenticabili".
[[ge:rep-locali:repubblica:98077874]]
Alla vigilia temeva che tutta questa attesa per il suo debutto a Varese finisse per condizionare i suoi giocatori.
"Sapevo che entrando in campo mi sarei commosso e non volevo che loro fossero condizionati negativamente da tutto ciò. E' successo il contrario e di questo sono orgoglioso e grato ai miei giocatori perché hanno percepito quello che stavo vivendo. In questo momento il rapporto che ho con i miei giocatori è la cosa più bella che ho".
Alcune scelte di mercato avevano fatto storcere un po' il naso. Due nomi su tutti, Diawara e Kangur. Che hanno fatto in due Cantù.
"Hanno giocato una gara di una qualità clamorosa, non posso neanche lontanamente prevedere o sperare che ripetano la partita di domenica sempre o spesso. Io non ho mai avuto il dubbio che fossero dei giocatori fuori moda o fosse sbagliato riportarli a Varese. Sono due giocatori che mi sono sempre piaciuti, li conoscevo e sapevo che tenevano a tornare qui".
Questo entusiasmo che vi circonda come va gestito?
"E' un entusiasmo che va cavalcato perché fa bene, fa vivere meglio, ti fa allenare meglio. Se corriamo il rischio di prendere la sfida con Pesaro sotto gamba? Da questo punto di vista sono tranquillo, ho giocatori con grande esperienza alle spalle e non penso che tutto ciò possa succedere. È normale che la partita di domenica ci ha tolto tante energie mentali e psicofisiche, sicuramente a Pesaro non troveremo lo stesso clima, non avremo i nostri tifosi, ma saremo sicuramente un po' più sciolti. Sia chiaro che la vittoria con Cantù non deve illuderci che faremo una stagione strabiliante. In questo momento dobbiamo darci un po' di serenità, di consapevolezza nei nostri mezzi, abbiamo avuto una preseason travagliata, siamo stati bersagliati dagli infortuni, vinto poco o mai. L'idea che si erano fatti della mia squadra era molto negativa. Io non ho mai avuto dubbi sui miei giocatori, l'unico dubbio che avevo e che ho è sulle mie capacità di allenatore. Il giorno in cui dovessi capire che non sono adatto ad allenare questi giocatori per il bene di Varese sarei il primo a farmi da parte".
[[ge:rep-locali:repubblica:98077873]]
C'è una persona che deve ringraziare?
"Cecco Vescovi (l'ex presidente oggi giemme di Varese, ndr). Se non avesse deciso di portarmi qui una giornata come quella di domenica non l'avrei mai vissuta. Sarò eternamente grato a Cecco indipendentemente da come andrà questa stagione, vivo e alleno per ripagare questa sua fiducia e per far sì che i giocatori siano contenti, è l'unica missione che mi sono dato".