ROMA - Ettore Messina ha il dono raro della flessibilità abbinata alla coerenza. Se non fosse che del suo tempo sfrutta il meglio, lo si bollerebbe come "un uomo d'altri tempi", con quel suo italiano quasi privo di inflessioni, ammaliante nella sua ricchezza, frutto di letture che uno non s'aspetta di trovare nella libreria di chi di tempo ne deve passare tanto su un campo e a visionare squadre e giocatori. E Messina può allenare nella provincia italiana, nella piazza migliore d'Europa o nel paradiso di tutti i baskettari che è l'America e restare il coach delle giovanili, sempre attento al valore educativo dello sport, sempre disponibile anche se è diventato una star. Perché ormai è chiaro, nella Nba c'è una nuova stella italiana da seguire, dopo i giocatori.
Il basket americano sta giocando la preseason e Messina ha già avuto un battesimo di fuoco: da vice allenatore di Greg Popovich nei San Antonio Spurs, gli è toccato diventare head coach per una notte, quando mercoledì scorso "Pop" ha rinunciato all'amichevole a Phoenix. Non è andata bene. Gli Spurs, mancando i migliori giocatori, ne hanno beccati 31, ma per il basket italiano è stato un momento storico: ha visto un suo allenatore dirigere un'orchestra nel tempio della palla arancione.
Allora Messina, com'è stato questo battesimo di fuoco?
"Mah, se non ci fosse stata la polemica sul presidente di Phoenix, che ha proposto di rimborsare il biglietto ai suoi tifosi, qui non ne avrebbe parlato nessuno. La preseason non interessa granché, le squadre sperimentano, a noi mancavano i giocatori migliori. Poi, è chiaro, per me ogni esperienza è fondamentale".
Da Bologna, con i primi titoli da capo allenatore, alla squadra che detiene il titolo Nba, passando per Mosca, Madrid e Los Angeles. Le si addice davvero l'etichetta di viaggiatore del canestro. È difficile adattarsi a stili di gioco così diversi?
"Le vere difficoltà le affrontano mia moglie e mio figlio che devono adeguarsi a tanti sistemi di vita. Per quanto mi riguarda, ho buone capacità di adattamento e poiché conoscere e capire come funziona il gioco è il punto fondamentale del mio lavoro, una volta sul campo devo solo farlo al meglio. E c'è sempre un arricchimento, anche sul piano personale, perché se da un lato la mia famiglia si è molto rafforzata, visto che dobbiamo contare soprattutto su noi tre, dall'altro in ogni nazione in cui siamo stati abbiamo conosciuto persone e riflettuto su quali valori e persone è indispensabile portare sempre con sé, non lasciare mai. Una volta, poi, tenere saldi alcuni rapporti era più difficile, adesso Internet dà la possibilità di scambiare idee ogni giorno con persone molto lontane".
Le persone che sente ogni giorno in Italia le diranno che nonostante siano già partiti campionato ed Eurolega, tutti aspettano di vedere che succederà nella Nba.
"Sì e questo interesse per il basket americano a scapito anche dell'Eurolega, sinceramente, mi sconvolge un po'. Sarà pur vero che la Nba ha il meglio del basket mondiale, ma se i ragazzini in Italia conoscono più giocatori degli Spurs rispetto a quelli delle squadre italiane è solo questione di promozione. La Nba ha cambiato approccio, sta mandando le sue squadre a giocare in Europa, ha capito che c'è un mercato sul quale piazzare tutti i suoi prodotti. C'è tanto basket Nba da vedere su ogni piattaforma, meno basket italiano ed europeo".
Non dipende anche dallo spettacolo? Non sarà il livello del campionato italiano a spingere lo sguardo oltreoceano?
"Non sono d'accordo. La competitività che si può vedere in Eurolega è di sicuro maggiore di quella che regala la fase intermedia della Nba. Questo l'America ha cominciato a capirlo, tanto che si inizia a discutere sul fatto che 48 minuti di partita siano troppi".
La corazzata varata a Cleveland contribuirà a rendere meno avvincente il campionato?
"I Cavs sulla carta sono eccellenti, ma bisogna vedere come riusciranno a mettere insieme sul campo una squadra con tanti giocatori nuovi. Le squadre si formano davvero nei momenti difficili, quando è indispensabile verificare anche la solidità di un club. Bisognerà vedere, perciò, se resteranno compatti anche quando il gioco si farà duro. Certo la Easterne Conference, con Cleveland, Chicago e Miami resta la più solida".
Chi c'è da tenere d'occhio, tra i giocatori?
"Questo è il bello del basket qui: nessuno può prevedere adesso chi sarà l'astro del campionato. Aspetto con grande curiosità gli spagnoli Marc e Pau Gasol e voglio vedere come sarà il ritorno di Kobe Bryant".
E gli italiani? Siamo soltanto noi a chiederci se possono essere protagonisti, mentre la Nba li considera una realtà consolidata?
"No, credo sia normale avere delle aspettative sul loro campionato, anche perché Bargnani e Gallinari godono di grande attenzione anche qui. Datome spero abbia la possibilità di mettersi in vista, ma certo non sarà facile perché i Pistons hanno anche cambiato allenatore".
Come si vede il campionato italiano con l'Atlantico di mezzo?
"Purtroppo, quando le nostre squadre avevano soldi il movimento americano aveva più interesse per i nostri club, c'era chi voleva sapere quali piazze potevano spendere per acquistare i giocatori statunitensi. Adesso, se qualcuno chiede notizie lo fa sulle squadre turche".
E lei? Cosa e chi segue?
"Mi interessano sempre le vicende degli allenatori che hanno lavorato con me da vice: Bucchi, Molin, Moretti, Valli, Vitucci".
Si dice che il basket è un gioco troppo complicato rispetto al calcio, con cui non può competere per pubblico. Suggerisca cosa osservare vedendo una partita Nba per la prima volta.
"La velocità con cui i giocatori si spostano da un canestro all'altro, la rapidità con cui trovano un compagno per il passaggio e la presunta facilità con cui fanno cose difficilissime".
(pubblicata su RSera il 20 ottobre 2014)
Il basket americano sta giocando la preseason e Messina ha già avuto un battesimo di fuoco: da vice allenatore di Greg Popovich nei San Antonio Spurs, gli è toccato diventare head coach per una notte, quando mercoledì scorso "Pop" ha rinunciato all'amichevole a Phoenix. Non è andata bene. Gli Spurs, mancando i migliori giocatori, ne hanno beccati 31, ma per il basket italiano è stato un momento storico: ha visto un suo allenatore dirigere un'orchestra nel tempio della palla arancione.
Allora Messina, com'è stato questo battesimo di fuoco?
"Mah, se non ci fosse stata la polemica sul presidente di Phoenix, che ha proposto di rimborsare il biglietto ai suoi tifosi, qui non ne avrebbe parlato nessuno. La preseason non interessa granché, le squadre sperimentano, a noi mancavano i giocatori migliori. Poi, è chiaro, per me ogni esperienza è fondamentale".
Da Bologna, con i primi titoli da capo allenatore, alla squadra che detiene il titolo Nba, passando per Mosca, Madrid e Los Angeles. Le si addice davvero l'etichetta di viaggiatore del canestro. È difficile adattarsi a stili di gioco così diversi?
"Le vere difficoltà le affrontano mia moglie e mio figlio che devono adeguarsi a tanti sistemi di vita. Per quanto mi riguarda, ho buone capacità di adattamento e poiché conoscere e capire come funziona il gioco è il punto fondamentale del mio lavoro, una volta sul campo devo solo farlo al meglio. E c'è sempre un arricchimento, anche sul piano personale, perché se da un lato la mia famiglia si è molto rafforzata, visto che dobbiamo contare soprattutto su noi tre, dall'altro in ogni nazione in cui siamo stati abbiamo conosciuto persone e riflettuto su quali valori e persone è indispensabile portare sempre con sé, non lasciare mai. Una volta, poi, tenere saldi alcuni rapporti era più difficile, adesso Internet dà la possibilità di scambiare idee ogni giorno con persone molto lontane".
Le persone che sente ogni giorno in Italia le diranno che nonostante siano già partiti campionato ed Eurolega, tutti aspettano di vedere che succederà nella Nba.
"Sì e questo interesse per il basket americano a scapito anche dell'Eurolega, sinceramente, mi sconvolge un po'. Sarà pur vero che la Nba ha il meglio del basket mondiale, ma se i ragazzini in Italia conoscono più giocatori degli Spurs rispetto a quelli delle squadre italiane è solo questione di promozione. La Nba ha cambiato approccio, sta mandando le sue squadre a giocare in Europa, ha capito che c'è un mercato sul quale piazzare tutti i suoi prodotti. C'è tanto basket Nba da vedere su ogni piattaforma, meno basket italiano ed europeo".
Non dipende anche dallo spettacolo? Non sarà il livello del campionato italiano a spingere lo sguardo oltreoceano?
"Non sono d'accordo. La competitività che si può vedere in Eurolega è di sicuro maggiore di quella che regala la fase intermedia della Nba. Questo l'America ha cominciato a capirlo, tanto che si inizia a discutere sul fatto che 48 minuti di partita siano troppi".
La corazzata varata a Cleveland contribuirà a rendere meno avvincente il campionato?
"I Cavs sulla carta sono eccellenti, ma bisogna vedere come riusciranno a mettere insieme sul campo una squadra con tanti giocatori nuovi. Le squadre si formano davvero nei momenti difficili, quando è indispensabile verificare anche la solidità di un club. Bisognerà vedere, perciò, se resteranno compatti anche quando il gioco si farà duro. Certo la Easterne Conference, con Cleveland, Chicago e Miami resta la più solida".
Chi c'è da tenere d'occhio, tra i giocatori?
"Questo è il bello del basket qui: nessuno può prevedere adesso chi sarà l'astro del campionato. Aspetto con grande curiosità gli spagnoli Marc e Pau Gasol e voglio vedere come sarà il ritorno di Kobe Bryant".
E gli italiani? Siamo soltanto noi a chiederci se possono essere protagonisti, mentre la Nba li considera una realtà consolidata?
"No, credo sia normale avere delle aspettative sul loro campionato, anche perché Bargnani e Gallinari godono di grande attenzione anche qui. Datome spero abbia la possibilità di mettersi in vista, ma certo non sarà facile perché i Pistons hanno anche cambiato allenatore".
Come si vede il campionato italiano con l'Atlantico di mezzo?
"Purtroppo, quando le nostre squadre avevano soldi il movimento americano aveva più interesse per i nostri club, c'era chi voleva sapere quali piazze potevano spendere per acquistare i giocatori statunitensi. Adesso, se qualcuno chiede notizie lo fa sulle squadre turche".
E lei? Cosa e chi segue?
"Mi interessano sempre le vicende degli allenatori che hanno lavorato con me da vice: Bucchi, Molin, Moretti, Valli, Vitucci".
Si dice che il basket è un gioco troppo complicato rispetto al calcio, con cui non può competere per pubblico. Suggerisca cosa osservare vedendo una partita Nba per la prima volta.
"La velocità con cui i giocatori si spostano da un canestro all'altro, la rapidità con cui trovano un compagno per il passaggio e la presunta facilità con cui fanno cose difficilissime".
(pubblicata su RSera il 20 ottobre 2014)