ROMA - Peccato non essere già a maggio. Finisse oggi il campionato, Pesaro avrebbe compiuto un altro miracolo, il secondo consecutivo dopo quello dello scorso anno. Ma la vittoria di sabato contro Roma, oltre a cancellare lo zero alla voce successi e di conseguenza quello alla voce punti ha dato alla Consultinvest la certezza di potersela giocare.
Coach Sandro Dell'Agnello, Pesaro è viva e vegeta.
"Sì, mettiamola così. La vittoria con Roma è stata una iniezione di fiducia importante per una squadra che ha come obiettivo quello di salvarsi e crescere nel tempo. Sappiamo e sapevamo fin da agosto che il lavoro da fare è enorme, ma questi due punti ci danno tanta fiducia e consapevolezza che giocando in un certo modo possiamo giocarci fino in fondo le nostre carte".
Pronti via ed è sembrato di rivedere lo stesso film delle prime giornate. I vostri avversari che fanno canestro da tutte le parti e voi quasi incapaci di reagire.
"In questo momento è il nostro problema più grosso. Abbiamo un approccio alla partita sempre molto soft, restiamo sorpresi dall'atteggiamento dei nostri avversari e non riusciamo a rispondere colpo su colpo. Il campionato italiano è questo, dobbiamo cambiare atteggiamento in fretta e essere pronti fin dalla palla a due. Come è successo altre volte riusciamo a rimontare e tornare in partita, ma se vai sempre sotto di 10-15 punti lo sforzo che fai per recuperare poi lo puoi pagare in termini di risultati".
Roma padrona del campo e a +18, voi che senza Crow perdete per espulsione anche Ross. Quando è girata la partita?
"Non c'è stato un episodio determinante. Nel secondo tempo è cambiata l'attenzione e la consistenza della difesa, abbiamo alternato uomo e zona match-up, le basi per la rimonta sono state queste. La partita è cambiata, Roma ha iniziato a trovare più difficoltà nel fare canestro e noi abbiamo rosicchiato punto su punto fino a vincerla".
Nella rimonta due giocatori su tutti, Myles e Raspino.
"Siamo una squadra così tenera per la categoria che per vincere le partite abbiamo bisogno dell'apporto di tutti. Un canestro, un rimbalzo, una palla recuperata, tutti devono portare il loro mattoncino. E' quello che è successo contro Roma, nonostante l'espulsione di Ross, la nostra prima punta in attacco, e l'assenza di Crow, un giocatore importante per le rotazioni. Non possiamo pensare di vincere con un contributo parziale. Milano può tranquillamente vincere una partita anche se tre giocatori non girano. Noi no".
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Al di là dell'aver rotto il ghiaccio cosa la rende fiducioso?
"Sappiamo che sarà una stagione di sofferenza, ma abbiamo due vantaggi rispetto alle altre squadre che lottano per il nostro stesso obiettivo. Il primo è che sappiamo come si fa, abbiamo sofferto tanto lo scorso anno ma alla fine ce l'abbiamo fatta e questo dà tanta forza a me e alla società. Il secondo vantaggio è che siamo talmente giovani che abbiamo margini di miglioramento più importanti di qualsiasi altra squadra. Sono sicuro che tra due mesi saremo migliori di oggi e che tra quattro lo saremo ancora di più".
Come si gestisce una squadra dove il nucleo più importante è rappresentato da cinque ragazzi americani che per la prima volta fanno conoscenza con il basket europeo?
"Non è facile, si tratta di ragazzi che hanno praticamente bisogno di tutto, a partire dalla base per poter giocare la nostra pallacanestro. Dalle regole che sono diverse, i contatti fisici che sono valutati in maniera diversa rispetto al college, dai tatticismi difensivi che ci sono in Italia che per loro sono una cosa complicatissima. A piccole dosi, giorno per giorno, bisogna dar loro tutte le nozioni per poter vincere le partite, non c'è altra strada".
Chi sono i vostri rookie?
"Ross è il giocatore più talentuoso, un'ala che può giocare da 4 e da 3, ha talento offensivo ma deve capire che in Italia proprio per questo suo talento non lo trattano con i guanti. Le due guardie sono giocatori molto interessanti. Myles è più un realizzatore, Williams invece più sbarazzino, creatore per gli altri. Anche loro però devono acquisire la necessaria consapevolezza dei propri mezzi inseriti nel nostro campionato. Judge è un giocatore di energia, il classico centro che protegge l'area. Ci mette tutta l'energia del mondo, bisogna riuscire a convogliarla nel verso giusto ma è un giocatore che ti dà l'anima. Reddic è un 5 che può fare qualche minuto da 4, è un po' più talentuoso ma anche più soffice".
L'unico superstite della passata stagione è Musso, il vostro capitano.
"Bernardo era con noi l'anno scorso, è una certezza e si sta rivelando importante anche quest'anno".
Avete deciso di aspettare il recupero di Crow e di non tornare sul mercato.
"Non possiamo fare altrimenti, le casse della società sono vuote, facciamo ciò che ci permette la gamba. Il nostro passo è piccolo e quello facciamo''.
Dietro però avete il supporto di una città che non ha smarrito la sua passione nonostante il ridimensionamento.
"Lo scorso anno con una squadra che doveva salvarsi abbiamo avuto quasi quattromila spettatori di media, sabato nel secondo tempo con Roma il pubblico ci ha trascinati alla vittoria. I tifosi hanno capito che non sono più i tempi dei grandi giocatori e delle semifinali scudetto e che la pallacanestro a Pesaro è questa. Olio di gomito e tanta determinazione perché ricchi premi e cotillon non ne possiamo offrire".
Il basket italiano invece cosa può offrire oggi?
"Poco, è un basket che se la passa male, nell'ultimo turno di coppe su sette partite non ne abbiamo vinta una. E' un basket che riflette il momento generale che vive il nostro paese, non abbiamo le risorse economiche per essere competitivi con gli altri. Una volta eravamo ai primi posti per gioco e competitività, oggi non è più così. I migliori non vengono più da noi e i nostri migliori vanno via. Ricette? A me piacerebbe che le società curassero molto di più i giocatori italiani ma anche che i giocatori italiani non chiedessero le quote e si mettessero maggiormente in discussione".
Per finire, chi lo vince il campionato?
"Milano e Sassari sulla carta sono quelle più attrezzate per lottare per lo scudetto anche se l'Eurolega fa lasciare tante energie per strada. Ci sono altre squadre attrezzatissime che possono puntare in alto come Venezia, Reggio Emilia e Brindisi".
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Coach Sandro Dell'Agnello, Pesaro è viva e vegeta.
"Sì, mettiamola così. La vittoria con Roma è stata una iniezione di fiducia importante per una squadra che ha come obiettivo quello di salvarsi e crescere nel tempo. Sappiamo e sapevamo fin da agosto che il lavoro da fare è enorme, ma questi due punti ci danno tanta fiducia e consapevolezza che giocando in un certo modo possiamo giocarci fino in fondo le nostre carte".
Pronti via ed è sembrato di rivedere lo stesso film delle prime giornate. I vostri avversari che fanno canestro da tutte le parti e voi quasi incapaci di reagire.
"In questo momento è il nostro problema più grosso. Abbiamo un approccio alla partita sempre molto soft, restiamo sorpresi dall'atteggiamento dei nostri avversari e non riusciamo a rispondere colpo su colpo. Il campionato italiano è questo, dobbiamo cambiare atteggiamento in fretta e essere pronti fin dalla palla a due. Come è successo altre volte riusciamo a rimontare e tornare in partita, ma se vai sempre sotto di 10-15 punti lo sforzo che fai per recuperare poi lo puoi pagare in termini di risultati".
Roma padrona del campo e a +18, voi che senza Crow perdete per espulsione anche Ross. Quando è girata la partita?
"Non c'è stato un episodio determinante. Nel secondo tempo è cambiata l'attenzione e la consistenza della difesa, abbiamo alternato uomo e zona match-up, le basi per la rimonta sono state queste. La partita è cambiata, Roma ha iniziato a trovare più difficoltà nel fare canestro e noi abbiamo rosicchiato punto su punto fino a vincerla".
Nella rimonta due giocatori su tutti, Myles e Raspino.
"Siamo una squadra così tenera per la categoria che per vincere le partite abbiamo bisogno dell'apporto di tutti. Un canestro, un rimbalzo, una palla recuperata, tutti devono portare il loro mattoncino. E' quello che è successo contro Roma, nonostante l'espulsione di Ross, la nostra prima punta in attacco, e l'assenza di Crow, un giocatore importante per le rotazioni. Non possiamo pensare di vincere con un contributo parziale. Milano può tranquillamente vincere una partita anche se tre giocatori non girano. Noi no".
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Al di là dell'aver rotto il ghiaccio cosa la rende fiducioso?
"Sappiamo che sarà una stagione di sofferenza, ma abbiamo due vantaggi rispetto alle altre squadre che lottano per il nostro stesso obiettivo. Il primo è che sappiamo come si fa, abbiamo sofferto tanto lo scorso anno ma alla fine ce l'abbiamo fatta e questo dà tanta forza a me e alla società. Il secondo vantaggio è che siamo talmente giovani che abbiamo margini di miglioramento più importanti di qualsiasi altra squadra. Sono sicuro che tra due mesi saremo migliori di oggi e che tra quattro lo saremo ancora di più".
Come si gestisce una squadra dove il nucleo più importante è rappresentato da cinque ragazzi americani che per la prima volta fanno conoscenza con il basket europeo?
"Non è facile, si tratta di ragazzi che hanno praticamente bisogno di tutto, a partire dalla base per poter giocare la nostra pallacanestro. Dalle regole che sono diverse, i contatti fisici che sono valutati in maniera diversa rispetto al college, dai tatticismi difensivi che ci sono in Italia che per loro sono una cosa complicatissima. A piccole dosi, giorno per giorno, bisogna dar loro tutte le nozioni per poter vincere le partite, non c'è altra strada".
Chi sono i vostri rookie?
"Ross è il giocatore più talentuoso, un'ala che può giocare da 4 e da 3, ha talento offensivo ma deve capire che in Italia proprio per questo suo talento non lo trattano con i guanti. Le due guardie sono giocatori molto interessanti. Myles è più un realizzatore, Williams invece più sbarazzino, creatore per gli altri. Anche loro però devono acquisire la necessaria consapevolezza dei propri mezzi inseriti nel nostro campionato. Judge è un giocatore di energia, il classico centro che protegge l'area. Ci mette tutta l'energia del mondo, bisogna riuscire a convogliarla nel verso giusto ma è un giocatore che ti dà l'anima. Reddic è un 5 che può fare qualche minuto da 4, è un po' più talentuoso ma anche più soffice".
L'unico superstite della passata stagione è Musso, il vostro capitano.
"Bernardo era con noi l'anno scorso, è una certezza e si sta rivelando importante anche quest'anno".
Avete deciso di aspettare il recupero di Crow e di non tornare sul mercato.
"Non possiamo fare altrimenti, le casse della società sono vuote, facciamo ciò che ci permette la gamba. Il nostro passo è piccolo e quello facciamo''.
Dietro però avete il supporto di una città che non ha smarrito la sua passione nonostante il ridimensionamento.
"Lo scorso anno con una squadra che doveva salvarsi abbiamo avuto quasi quattromila spettatori di media, sabato nel secondo tempo con Roma il pubblico ci ha trascinati alla vittoria. I tifosi hanno capito che non sono più i tempi dei grandi giocatori e delle semifinali scudetto e che la pallacanestro a Pesaro è questa. Olio di gomito e tanta determinazione perché ricchi premi e cotillon non ne possiamo offrire".
Il basket italiano invece cosa può offrire oggi?
"Poco, è un basket che se la passa male, nell'ultimo turno di coppe su sette partite non ne abbiamo vinta una. E' un basket che riflette il momento generale che vive il nostro paese, non abbiamo le risorse economiche per essere competitivi con gli altri. Una volta eravamo ai primi posti per gioco e competitività, oggi non è più così. I migliori non vengono più da noi e i nostri migliori vanno via. Ricette? A me piacerebbe che le società curassero molto di più i giocatori italiani ma anche che i giocatori italiani non chiedessero le quote e si mettessero maggiormente in discussione".
Per finire, chi lo vince il campionato?
"Milano e Sassari sulla carta sono quelle più attrezzate per lottare per lo scudetto anche se l'Eurolega fa lasciare tante energie per strada. Ci sono altre squadre attrezzatissime che possono puntare in alto come Venezia, Reggio Emilia e Brindisi".
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