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Basket, Sardara e il trionfo di Sassari. "È la vittoria di una terra"

Il presidente della Dinamo si gode la seconda coppa Italia consecutiva. "Senza i nostri tifosi saremmo nulla. Stiamo crescendo, non siamo ancora grandi ma vogliamo diventarlo"
dall'inviato NICOLA APICELLA

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MILANO - Presidente Stefano Sardara, prima della finale con Milano l'abbiamo vista divertirsi con i bambini sul parquet. Dica la verità, era così sereno perché comunque sarebbe finita per la sua Sassari sarebbe stato comunque un successo.
"Vuole sapere se mi aspettavo di vincere ancora la coppa Italia?"
Me lo dica.
"Sono sincero, non me lo aspettavo. Però...."
Però?
"Però sapevamo di poter far bene, di poter dire la nostra. Certo, immaginare di vincerla di nuovo era un esercizio non semplice. Col passare dei giorni però è cresciuta la fiducia e contro Milano siamo stati davvero bravi".
Cremona, Reggio Emilia e infine Milano. Come è iniziata e come è finita questa Final Eight?
"Con Cremona eravamo contratti, un po' tesi perché la prima partita è sempre la più complicata. Lo scorso anno battendo subito Milano abbiamo preso enorme fiducia nei nostri mezzi, il successo sulla Vanoli è stato il primo passo".
La semifinale, ancora una volta contro Reggio Emilia.
"E secondo me abbiamo giocato una grande gara contro una signora squadra".
Una vittoria così importante da farla sfogare su Facebook. Ha scritto: "Questa squadra ha le p...".
"Se qualcuno aveva dei dubbi sulle qualità morali del gruppo dopo quella partita si è dovuto ricredere".
Infine Milano. Ancora lei.
"La più forte, la capolista, una partita che regala sempre grandi motivazioni. E poi il contesto, Desio non era il Forum ma per loro era come essere a casa".
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E invece Sassari si è inventata un'altra volta la partita perfetta.
"Questa è la vittoria della continuità, prima di consacrarci come grande dobbiamo ancora studiare un po' cosa fare per stare stabilmente nei quartieri alti e devo dire che quest'anno ci sta insegnando tanto. Aver cambiato tanti giocatori ci ha obbligato a sperimentare strade che non conoscevamo, oggi stiamo raccogliendo qualche frutto".
Una coppa dedicata a chi?
"Alla nostra gente, ai nostri tifosi, sono loro la nostra forza. Se Sassari c'è e vince è perché alle spalle ha la passione di una terra. A Desio c'era uno spicchio di Sardegna, abbiamo dovuto organizzare in fretta e furia un charter perché nessuno voleva mancare. E sugli spalti ho visto felici di tifare Sassari tanti sardi che vivono da queste parti".
A chi consegna il suo personale premio di mvp?
"Se dico a tutti per non fare torto a nessuno?".
Su, ne scelga uno.
"Logan. Un campione nella testa, serviva la sua esperienza a questa squadra".

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Che spinta può dare questo successo?
"Può e deve darci più consapevolezza, soprattutto a livello di squadra. A volte abbiamo faticato un po' a riconoscerci, questa coppa può farci capire definitivamente che abbiamo mezzi importanti".
Per arrivare dove?
"Per crescere innanzitutto. Quest'anno abbiamo conosciuto l'Eurolega, sportivamente abbiamo preso schiaffi un po' ovunque toccando un livello sconosciuto. Ma da un punto di vista societario e di crescita è stata un'esperienza importantissima, una sorta di master universitario che ci ha fatto capire quale strada seguire per fare quel passo avanti che vogliamo compiere".
Ma scudetto è una parola che mette i brividi?
"Questa vittoria per l'obiettivo finale cambia poco o nulla. Battere Milano in una gara secca è una cosa, batterla in una serie play off resta decisamente un po' più complicato".



 
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