MILANO - Due estati fa arrivava a Milano da centro titolare della Nazionale, rilanciato da un'annata super a Bologna: ma all'Olimpia il tempo di Angelo Gigli non è mai arrivato. Complici i guai fisici, soprattutto, che lo hanno ridotto a comparsa. Ben voluto da tutti, compagni staff e tifosi, generoso, osannato ogni volta che tocca il parquet. Cioè quasi mai, e lui mai un lamento: bravo ragazzo, dentro e fuori dal campo... "Questo non vuol dire che quando scendo in campo non so giocare duro...". L'anno scorso finì in prestito a Reggio Emilia, che lo aveva lanciato, e visse lo scudetto da lontano. Ora torna ad affrontare la sua "alma mater", e chissà se sarà chiamato a dare un contributo: "Sapevo prima dell'inizio della stagione che sarei finito in panchina. Ma cerco di dare il massimo, sempre, anche se devo entrare per 10 secondi. Certo, qualche minuto in più farebbe piacere..."
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A 31 anni per il lungo nato in Sudafrica è già tempo di guardarsi indietro. E allungare lo sguardo a quella promessa che dieci anni fa, con la maglia di Reggio Emilia, si affacciava al Palalido: "Allora ero differente, in quella squadra avevamo solo due americani, potevamo prenderci maggiori responsabilità. La mia carriera? Si è parlato tante volte dell'America anche se io ho sempre guardato all'Europa. Ho giocato ad alti livelli, non rimpiango niente. Sono orgoglioso di quanto ho fatto fino ad ora"
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A 31 anni per il lungo nato in Sudafrica è già tempo di guardarsi indietro. E allungare lo sguardo a quella promessa che dieci anni fa, con la maglia di Reggio Emilia, si affacciava al Palalido: "Allora ero differente, in quella squadra avevamo solo due americani, potevamo prenderci maggiori responsabilità. La mia carriera? Si è parlato tante volte dell'America anche se io ho sempre guardato all'Europa. Ho giocato ad alti livelli, non rimpiango niente. Sono orgoglioso di quanto ho fatto fino ad ora"