Meo Sacchetti, a chi va la dedica per la prima finale scudetto della storia di Sassari?
"A mia moglie. Sopportarmi in questi giorni non deve essere stato facile, è molto importante avere al tuo fianco una persona che capisca cosa ti passa per la testa. Io mi sono estraniato, me ne sono stato in campagna per i fatti miei, con i miei pensieri".
Non ha da togliersi nessun sassolino dalla scarpa? Neanche verso chi continua a dire che il 'suo' basket fa vendere biglietti ma non vincere titoli?
"Ma no, ormai ci ho fatto il callo. La vita di un allenatore è così, se vinci sei un fenomeno, uno che indovina ogni mossa e fa sempre la scelta giusta. Se perdi non vali nulla. Ovvio, non mi fa piacere sentire ancora certe cose, ma alla fine ciò che conta sono i risultati".
E quelli sono sotto gli occhi di tutti.
"Già, la nostra sembra proprio una favola".
Manca solo il lieto fine a questo punto.
"E' il passo più difficile, ma ce la giochiamo. Abbiamo ricaricato le pile, le energie mentali spese nella serie con Milano sono state tante".
Dica la verità Sacchetti, sul 3-1 ha pensato di avere un piede in finale. Sul 3-3 e con gara 7 al Forum cosa le è passato per le testa?
"So benissimo che dopo la loro rimonta in pochi avrebbero scommesso su un nostro successo. Ma ai ragazzi ho fatto un discorso".
Cosa ha detto?
"Che fino a quel momento avevamo vinto cinque sfide a testa. Con una differenza però".
Quale?
"Che nelle partite senza uscita, quelle dove in palio c'era qualcosa di importante, avevamo sempre vinto noi. Per questo motivo di credevo, ho cercato di trasmettere questo atteggiamento di fiducia alla squadra. E' chiaro che poi serve anche un po' di fortuna e noi ne abbiamo avuta nell'azione che ha portato la sfida al supplementare. Ma siamo stati bravi a restare attaccati alla partita, a risalire da -11 nel primo quarto e a giocarcela punto a punto".
Sassari è entrata nei play off portandosi dietro tanti dubbi per una stagione regolare con troppi alti e bassi. Da cosa nasceva la sua fiducia?
"Dall'atteggiamento della squadra, fin da subito ho visto nei giocatori un'attenzione particolare in difesa. Contro Milano non abbiamo segnato tanto da tre, ma con la testa non siamo mai usciti dalla serie. Anche nelle sconfitte c'erano segnali importanti. Gara 7 l'avevo immaginata così, per avere una chance dovevamo restare in partita fino alla fine e ci siamo riusciti".
Far fuori Milano in una serie così lunga sa tanto di impresa.
"Abbiamo una squadra più fisica dello scorso anno, una panchina che ha garantito un contributo importante non solo in termini di punti".
E poi c'è la classe di giocatori come Logan e Sanders e l'energia di un Lawal che ha chiuso da dominatore il duello con Samuels.
"David ha esperienza da vendere, non si tira mai indietro se c'è da prendersi delle responsabilità. Lawal è cresciuto tantissimo, soprattutto nella convinzione. Sanders ha avuto passaggi a vuoto, è un giocatore che si accende e si spegne di continuo, una sorta di dottor Jekyll e Mr. Hyde".
La finale è contro una Reggio Emilia da libro Cuore.
"Ho fatto i complimenti a Menetti, hanno giocato le ultime due partite contro Venezia con un ardore e un sentimento fuori dalla norma. Può succedere di tutto, loro hanno grossi problemi di infortuni e un cuore immenso, ma noi vogliamo completare l'opera".
"A mia moglie. Sopportarmi in questi giorni non deve essere stato facile, è molto importante avere al tuo fianco una persona che capisca cosa ti passa per la testa. Io mi sono estraniato, me ne sono stato in campagna per i fatti miei, con i miei pensieri".
Non ha da togliersi nessun sassolino dalla scarpa? Neanche verso chi continua a dire che il 'suo' basket fa vendere biglietti ma non vincere titoli?
"Ma no, ormai ci ho fatto il callo. La vita di un allenatore è così, se vinci sei un fenomeno, uno che indovina ogni mossa e fa sempre la scelta giusta. Se perdi non vali nulla. Ovvio, non mi fa piacere sentire ancora certe cose, ma alla fine ciò che conta sono i risultati".
E quelli sono sotto gli occhi di tutti.
"Già, la nostra sembra proprio una favola".
Manca solo il lieto fine a questo punto.
"E' il passo più difficile, ma ce la giochiamo. Abbiamo ricaricato le pile, le energie mentali spese nella serie con Milano sono state tante".
Dica la verità Sacchetti, sul 3-1 ha pensato di avere un piede in finale. Sul 3-3 e con gara 7 al Forum cosa le è passato per le testa?
"So benissimo che dopo la loro rimonta in pochi avrebbero scommesso su un nostro successo. Ma ai ragazzi ho fatto un discorso".
Cosa ha detto?
"Che fino a quel momento avevamo vinto cinque sfide a testa. Con una differenza però".
Quale?
"Che nelle partite senza uscita, quelle dove in palio c'era qualcosa di importante, avevamo sempre vinto noi. Per questo motivo di credevo, ho cercato di trasmettere questo atteggiamento di fiducia alla squadra. E' chiaro che poi serve anche un po' di fortuna e noi ne abbiamo avuta nell'azione che ha portato la sfida al supplementare. Ma siamo stati bravi a restare attaccati alla partita, a risalire da -11 nel primo quarto e a giocarcela punto a punto".
Sassari è entrata nei play off portandosi dietro tanti dubbi per una stagione regolare con troppi alti e bassi. Da cosa nasceva la sua fiducia?
"Dall'atteggiamento della squadra, fin da subito ho visto nei giocatori un'attenzione particolare in difesa. Contro Milano non abbiamo segnato tanto da tre, ma con la testa non siamo mai usciti dalla serie. Anche nelle sconfitte c'erano segnali importanti. Gara 7 l'avevo immaginata così, per avere una chance dovevamo restare in partita fino alla fine e ci siamo riusciti".
Far fuori Milano in una serie così lunga sa tanto di impresa.
"Abbiamo una squadra più fisica dello scorso anno, una panchina che ha garantito un contributo importante non solo in termini di punti".
E poi c'è la classe di giocatori come Logan e Sanders e l'energia di un Lawal che ha chiuso da dominatore il duello con Samuels.
"David ha esperienza da vendere, non si tira mai indietro se c'è da prendersi delle responsabilità. Lawal è cresciuto tantissimo, soprattutto nella convinzione. Sanders ha avuto passaggi a vuoto, è un giocatore che si accende e si spegne di continuo, una sorta di dottor Jekyll e Mr. Hyde".
La finale è contro una Reggio Emilia da libro Cuore.
"Ho fatto i complimenti a Menetti, hanno giocato le ultime due partite contro Venezia con un ardore e un sentimento fuori dalla norma. Può succedere di tutto, loro hanno grossi problemi di infortuni e un cuore immenso, ma noi vogliamo completare l'opera".