ROMA - Raziocinio e circolazione di palla sublime contro tiri da distanze siderali e alley-oop. Quaranta minuti, o magari molti di più visto come è andata la serie, di due filosofie di gioco completamente diverse per decidere lo scudetto del basket 2015. Reggio Emilia e Sassari tornano in campo questa sera a Reggio per la finale delle finali alle 21.15, con mamma Rai che, dopo il successo delle sei gare precedenti su RaiSport1, regala ai fan la diretta sulla terza rete.
È come se il dio del basket non sapesse decidere se gli piace di più il gioco ragionato degli emiliani di Menetti, fatto di regole codificate sul vecchio asse portante degli scambi tra playmaker e centro, o quello bellissimo e scellerato dei sardi di Sacchetti, basato su una sola regola: se hai un metro di spazio, tira. Di sicuro, in questa sfida tra due idee di basket per ora ha vinto lo spettacolo, con diverse partite giocate sul filo di lana e quella epocale gara 6 con cui Sassari ha annullato il match-ball di Reggio costringendola a tre tempi supplementari. Quanto la sfida tra le provinciali, capaci di buttare fuori la corazzata Milano e la ritrovata Venezia stia facendo bene al basket lo dicono le cifre: mercoledì record di ascolti per una finale in tv, con il picco intorno alle 23 con il 6.59% di share e oltre un milione di contatti. Lo scorso anno le blasonate Olimpia Milano e Mens Sana Siena, che avevano speso ben più delle finaliste di quest'anno per arrivare a giocarsi lo scudetto, avevano fatto ascolti tre volte più bassi.
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A riscaldare i cuori dei baskettari di tutta Italia ci sono proprio le caratteristiche così diverse di questi due gruppi. Reggio Emilia è la squadra dei bianchi (nessun retroscena abominevole, per carità) infarcita di italiani che con le loro prove di questi play-off ci fanno sperare bene per gli impegni della nazionale agli Europei di settembre. Menetti ha il play canonico Cinciarini, capace di polverizzare tutti i record di assist delle finali con una media di 8.3, che dialoga alla perfezione con Lavrinovic, il centro di peso tenuto a riposo per prudenza in gara 6. Ha il re della concretezza Kaukenas, mercoledì determinante nel tenere in partita la sua squadra con le sue penetrazioni nell'area. E ha l'irriverente Della Valle, un ventiduenne che si permette di giocare come un veterano, faccia da sbruffone quando fa piegamenti a metà campo durante una sosta o guarda male Brooks, ma ragazzino smarrito quando dopo il terzo supplementare piangeva in panchina per l'occasione sfumata.
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Sassari non ha nulla di codificato, è l'estro del momento, il guizzo dei muscoli con la potenza e l'esplosività degli afroamericani, padroni incontrastati per anni del basket che ammalia. Ha "il signore degli anelli" Lawal, 13,4 rimbalzi di media nelle finali, l'uomo che sale alle stelle per prendere i rimbalzi e non tira mai appoggiando la palla al tabellone. Lui o schiaccia, o fa tap-in, sennò che gusto c'è? E poi ha "il pistolero" Dyson, uno che si permette, con il suo metro e 83 centimetri di fare una rarissima (per lui) schiacciata che chiude la gara.
Ma a decidere la partita oggi non sarà nessuno dei protagonisti, sarà la tenuta mentale più che fisica. Menetti dice: "Comunque finirà, la buona notizia è che tra poche ore sarà l'ultima". Sacchetti gli fa eco: "Gara 6 sembrava non finisse mai". E Dyson: "È lunga, lunga, lunga questa serie". Non è solo lo sfinimento del dopo partita, è la riprova che la finale delle finali sarà una guerra di nervi, decisa forse da un episodio più che da una scelta tecnico-tattica. Reggio Emilia spera di aver recuperato del tutto Lavrinovic, ma la riserva verrà sciolta soltanto a poche ore dalla palla a due, Sassari ha una panchina più corta, teme di pagare cara la stanchezza e non avrà il suo uomo in più, quel pubblico straffottente e festante che ha saputo fare spettacolo nello spettacolo. Sei gare, quattro supplementari e non basta. Si riparte come se fosse finale secca, come sullo zero a zero. E che il dio del basket sappia scegliere chi è il migliore.
È come se il dio del basket non sapesse decidere se gli piace di più il gioco ragionato degli emiliani di Menetti, fatto di regole codificate sul vecchio asse portante degli scambi tra playmaker e centro, o quello bellissimo e scellerato dei sardi di Sacchetti, basato su una sola regola: se hai un metro di spazio, tira. Di sicuro, in questa sfida tra due idee di basket per ora ha vinto lo spettacolo, con diverse partite giocate sul filo di lana e quella epocale gara 6 con cui Sassari ha annullato il match-ball di Reggio costringendola a tre tempi supplementari. Quanto la sfida tra le provinciali, capaci di buttare fuori la corazzata Milano e la ritrovata Venezia stia facendo bene al basket lo dicono le cifre: mercoledì record di ascolti per una finale in tv, con il picco intorno alle 23 con il 6.59% di share e oltre un milione di contatti. Lo scorso anno le blasonate Olimpia Milano e Mens Sana Siena, che avevano speso ben più delle finaliste di quest'anno per arrivare a giocarsi lo scudetto, avevano fatto ascolti tre volte più bassi.
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A riscaldare i cuori dei baskettari di tutta Italia ci sono proprio le caratteristiche così diverse di questi due gruppi. Reggio Emilia è la squadra dei bianchi (nessun retroscena abominevole, per carità) infarcita di italiani che con le loro prove di questi play-off ci fanno sperare bene per gli impegni della nazionale agli Europei di settembre. Menetti ha il play canonico Cinciarini, capace di polverizzare tutti i record di assist delle finali con una media di 8.3, che dialoga alla perfezione con Lavrinovic, il centro di peso tenuto a riposo per prudenza in gara 6. Ha il re della concretezza Kaukenas, mercoledì determinante nel tenere in partita la sua squadra con le sue penetrazioni nell'area. E ha l'irriverente Della Valle, un ventiduenne che si permette di giocare come un veterano, faccia da sbruffone quando fa piegamenti a metà campo durante una sosta o guarda male Brooks, ma ragazzino smarrito quando dopo il terzo supplementare piangeva in panchina per l'occasione sfumata.
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Sassari non ha nulla di codificato, è l'estro del momento, il guizzo dei muscoli con la potenza e l'esplosività degli afroamericani, padroni incontrastati per anni del basket che ammalia. Ha "il signore degli anelli" Lawal, 13,4 rimbalzi di media nelle finali, l'uomo che sale alle stelle per prendere i rimbalzi e non tira mai appoggiando la palla al tabellone. Lui o schiaccia, o fa tap-in, sennò che gusto c'è? E poi ha "il pistolero" Dyson, uno che si permette, con il suo metro e 83 centimetri di fare una rarissima (per lui) schiacciata che chiude la gara.
Ma a decidere la partita oggi non sarà nessuno dei protagonisti, sarà la tenuta mentale più che fisica. Menetti dice: "Comunque finirà, la buona notizia è che tra poche ore sarà l'ultima". Sacchetti gli fa eco: "Gara 6 sembrava non finisse mai". E Dyson: "È lunga, lunga, lunga questa serie". Non è solo lo sfinimento del dopo partita, è la riprova che la finale delle finali sarà una guerra di nervi, decisa forse da un episodio più che da una scelta tecnico-tattica. Reggio Emilia spera di aver recuperato del tutto Lavrinovic, ma la riserva verrà sciolta soltanto a poche ore dalla palla a due, Sassari ha una panchina più corta, teme di pagare cara la stanchezza e non avrà il suo uomo in più, quel pubblico straffottente e festante che ha saputo fare spettacolo nello spettacolo. Sei gare, quattro supplementari e non basta. Si riparte come se fosse finale secca, come sullo zero a zero. E che il dio del basket sappia scegliere chi è il migliore.