BERLINO - Due anni fa, alla vigilia degli Europei sloveni, ci chiedevamo se avevamo una Nazionale. Sbocciò, anche bellina, ma tanto sfortunata. Adesso ci dicono che questa è l'Italia più forte di sempre: e mica due che passano di lì per caso, ma il presidente federale Gianni Petrucci e l'ex ct Boscia Tanjevic, che fu il nostro ultimo predatore dell'oro. Meglio oggi che allora, chiaro, di due opposti estremismi. Poi, se interessa un parere, i gruppi di Nantes '83, con Marzorati-Riva-Sacchetti-Villalta-Meneghin padre, o di Parigi '99, con Meneghin figlio-Myers-De Pol-Fucka-Galanda, valevano più di quello odierno, e non solo perché vinsero l'oro, che pure è misura assodata d'ogni eccellenza. Chiusa parentesi, si finirà in Francia pure stavolta, che male non porta: a Lille, ma intanto servirà partire bene a Berlino.
L'Italia prima dei giochi è intanto un progetto seduttivo, e anche robusto. Ha, come ognun sa, tre ragazzi che giocano nella Nba (più Datome in rientro da Boston per la Turchia), e li ha in un'età matura che non contempla più sbandate. Trent'anni Bargnani, 29 Belinelli, 28 Datome, 27 Gallinari, sono giocatori fatti, e non finiti, e tutt'altro che promesse, il che dà forza agli umori e pochi alibi alle fragilità. Tentazioni Nba hanno (o hanno avuto) pure Gentile e Hackett, e così siamo a sei gioielli, srotolando sul velluto la collezione che dovrà farsi collana, e non sfavillare di isolati brillii. Mezza squadra è questa, l'altra metà dovrà aggiungersi, incollando gerarchie che oggi appaiono, forse allo stesso ct Pianigiani, piuttosto sfumate e bisognose di più nitidi contorni. Chi fa che cosa: sarà la chiave del torneo.
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A leader si candida Gallinari, a spalla forte Belinelli, poi andrà imboccato Bargnani, in area più che sull'arco, e Datome, sull'arco più che in area. Sommato Gentile, "padrone" dell'Olimpia Milano, c'è perfino sovrabbondanza di prime punte autocertificate, come in altre big dell'Europeo, nel solco dell'onnipotenza dei solisti dentro il quale da qualche anno sta marciando, o inabissandosi, un basket a forte impronta Nba, imparagonabile con quello che fu, e che però in Europa fa esistere (e resistere) forme di vita alternative, ossia residui di espressioni di gruppo. Ma insomma, fanno e disfano loro, di superstar si vive e si muore, destinandole a coprire anche due o tre ruoli, dopodiché estrarre forze fresche dalle seconde linee, in un torneo che spedisce in campo ogni 24 ore, potrebbe rivelarsi decisivo. I più collaudati, dai tempi delle zuppe di fagioli, sono Cusin, Cinciarini, Melli e Aradori. I più inesplosi Polonara e Della Valle.
L'Italia, questa Italia, può tutto, compreso il nulla: il sogno è il podio, l'obiettivo uno dei primi sette posti che possono valere l'Olimpiade brasiliana (le prime due direttamente, le altre al preolimpico), dopo 12 anni di vuoto, quando l'argento di Atene 2004 fu un picco inebriante, ma anche episodico, e poi foriero di infiniti insuccessi. La concorrenza è folta e qualificata, a partire dal girone di Berlino che s'apre sabato, non a caso definito di ferro. Spagna e Serbia, che ne fan parte, corrono per l'oro, Germania e Turchia sono outsider spigolose: ci finissero davanti tutt'e quattro, saremmo a casa dopo la prima settimana. Le altre per il podio sono Francia e Grecia, Croazia e Lituania, anche la Slovenia, tutte guarnite di attori Nba, anche se dal campionato più duro del mondo sono piovuti pure i certificati medici, ossia le rinunce, in favore di estati di riposo che consentano di allungare carriere irrorate ogni anno da svariate milionate di dollari. Chi salderà in vera squadra più stelle vincerà.
L'Italia prima dei giochi è intanto un progetto seduttivo, e anche robusto. Ha, come ognun sa, tre ragazzi che giocano nella Nba (più Datome in rientro da Boston per la Turchia), e li ha in un'età matura che non contempla più sbandate. Trent'anni Bargnani, 29 Belinelli, 28 Datome, 27 Gallinari, sono giocatori fatti, e non finiti, e tutt'altro che promesse, il che dà forza agli umori e pochi alibi alle fragilità. Tentazioni Nba hanno (o hanno avuto) pure Gentile e Hackett, e così siamo a sei gioielli, srotolando sul velluto la collezione che dovrà farsi collana, e non sfavillare di isolati brillii. Mezza squadra è questa, l'altra metà dovrà aggiungersi, incollando gerarchie che oggi appaiono, forse allo stesso ct Pianigiani, piuttosto sfumate e bisognose di più nitidi contorni. Chi fa che cosa: sarà la chiave del torneo.
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A leader si candida Gallinari, a spalla forte Belinelli, poi andrà imboccato Bargnani, in area più che sull'arco, e Datome, sull'arco più che in area. Sommato Gentile, "padrone" dell'Olimpia Milano, c'è perfino sovrabbondanza di prime punte autocertificate, come in altre big dell'Europeo, nel solco dell'onnipotenza dei solisti dentro il quale da qualche anno sta marciando, o inabissandosi, un basket a forte impronta Nba, imparagonabile con quello che fu, e che però in Europa fa esistere (e resistere) forme di vita alternative, ossia residui di espressioni di gruppo. Ma insomma, fanno e disfano loro, di superstar si vive e si muore, destinandole a coprire anche due o tre ruoli, dopodiché estrarre forze fresche dalle seconde linee, in un torneo che spedisce in campo ogni 24 ore, potrebbe rivelarsi decisivo. I più collaudati, dai tempi delle zuppe di fagioli, sono Cusin, Cinciarini, Melli e Aradori. I più inesplosi Polonara e Della Valle.
L'Italia, questa Italia, può tutto, compreso il nulla: il sogno è il podio, l'obiettivo uno dei primi sette posti che possono valere l'Olimpiade brasiliana (le prime due direttamente, le altre al preolimpico), dopo 12 anni di vuoto, quando l'argento di Atene 2004 fu un picco inebriante, ma anche episodico, e poi foriero di infiniti insuccessi. La concorrenza è folta e qualificata, a partire dal girone di Berlino che s'apre sabato, non a caso definito di ferro. Spagna e Serbia, che ne fan parte, corrono per l'oro, Germania e Turchia sono outsider spigolose: ci finissero davanti tutt'e quattro, saremmo a casa dopo la prima settimana. Le altre per il podio sono Francia e Grecia, Croazia e Lituania, anche la Slovenia, tutte guarnite di attori Nba, anche se dal campionato più duro del mondo sono piovuti pure i certificati medici, ossia le rinunce, in favore di estati di riposo che consentano di allungare carriere irrorate ogni anno da svariate milionate di dollari. Chi salderà in vera squadra più stelle vincerà.