ROMA - Da buon papà Nando Gentile a Torino non ha fatto il tifo per nessuno. Ne per Alessandro, capitano e stella di Milano, ne per Stefano, nuovo metronomo della vincente Reggio Emilia. "Perché la coppa comunque sarebbe finita a casa" sorride l'ex playmaker di Caserta e Milano intercettato subito dopo la Supercoppa. Benvenuti a casa Gentile, dove ovviamente si mangia pane e basket. E dove stavolta la copertina la merita il maggiore dei fratelli, Stefano. Due partite ufficiali con Reggio Emilia, dove ha raccolto la non leggera eredità di Cinciarini, una migliore dell'altra. Forse il premio di mvp (finito a Della Valle) lo avrebbe meritato lui. Ma questa Grissin Bon, come ha detto al termine della finale con Milano, è una famiglia e allora va bene così.
Vero papà Nando?
"Stefano non è ancora al 100% della forma, in estate ha dovuto risolvere un problema al ginocchio ma ha lavorato duro per essere subito pronto. A Reggio ha trovato un grande ambiente, una squadra costruita molto bene, con una forte impronta italiana. Ha sentito subito la fiducia dell'allenatore, della società, così diventa tutto più facile. È chiaro che alla fine conta se fai canestro o meno, ma rispetto alle precedenti esperienze dove era un comprimario, a Reggio ha un ruolo più centrale. Se sono pronti per lo scudetto? È ancora un po' presto per dirlo ma sono sicuro che daranno filo da torcere a tutti".
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E il Gentile sconfitto, Alessandro?
"Odia perdere anche nelle partitine tra di noi, figuriamoci quando in palio c'è un trofeo. È da ragazzino che è abituato ad avere responsabilità, a Milano è il leader, il capitano, ma resta un ragazzo di 22 anni. Può crescere ancora tanto, un giocatore ha sempre qualcosa da mettere nel suo bagaglio tecnico e fisico soprattutto se vuole misurarsi al livello più alto".
Parla della Nba?
"Certo, in quest'ottica Alessandro deve spingere forte. L'aspetto tecnico e fisico è importantissimo ma conta tanto anche quello mentale. La Nba (Gentile è controllato da Houston, ndr) è una lega totalmente diversa da quella europea. Poi conteranno altri aspetti, il minutaggio che gli offriranno, il ruolo che potrà avere. Ma molto dipenderà da lui, da quanto saprà crescere".
Quanto conta la presenza in panchina di un tecnico come Repesa?
"Tanto perché lo conosce bene. Lo ha avuto da ragazzino a Treviso, può solo migliorarlo".
Che squadra è la nuova Milano?
"Sembra una squadra più da "battaglia", anche se è presto per decifrarla completamente. Si sono allenati pochissime volte insieme, l'allenatore non ha avuto la possibilità di lavorare con il gruppo al completo. A Torino soprattutto contro Venezia, una squadra già ben rodata, si è intravisto qualcosa dello spirito di Repesa".
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Lotta scudetto. Chi mette in pole?
"Difficile stabilire una vera favorita. Mi piace molto Reggio Emilia perché punta sugli italiani e li fa giocare, Venezia avendo cambiato poco ha un sistema ben definito, Milano è nuova e ha bisogno di tempo. E poi c'è Sassari, che segue una sua filosofia. Lo scorso anno le è andata bene, vedremo se con tanti americani nuovi sapranno ripetersi".
Capitolo nazionale, come dobbiamo guardare il bicchiere, mezzo pieno o mezzo vuoto?
"Per analizzare il risultato finale bisogna considerare tanti aspetti. Era la prima volta che la Nazionale aveva a disposizione tutti i giocatori, italiani e gli Nba. Aver costruito un gruppo che stava bene insieme e aveva voglia di misurarsi ad altissimi livelli è stato il primo risultato importante. Poi c'è l'aspetto tecnico, abbiamo alternato prestazioni ottime ad altre meno esaltanti, ma credo che il preolimpico sia un ottimo risultato. Bisogna ripartire da questo gruppo, ho visto grande voglia da parte di tutti di fare qualcosa di importante in maglia azzurra. Ora facciamo il tifo affinché la federazione riesca ad organizzare il preolimpico in Italia. Sarebbe importantissimo avere il pubblico dalla nostra parte".
Vero papà Nando?
"Stefano non è ancora al 100% della forma, in estate ha dovuto risolvere un problema al ginocchio ma ha lavorato duro per essere subito pronto. A Reggio ha trovato un grande ambiente, una squadra costruita molto bene, con una forte impronta italiana. Ha sentito subito la fiducia dell'allenatore, della società, così diventa tutto più facile. È chiaro che alla fine conta se fai canestro o meno, ma rispetto alle precedenti esperienze dove era un comprimario, a Reggio ha un ruolo più centrale. Se sono pronti per lo scudetto? È ancora un po' presto per dirlo ma sono sicuro che daranno filo da torcere a tutti".
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E il Gentile sconfitto, Alessandro?
"Odia perdere anche nelle partitine tra di noi, figuriamoci quando in palio c'è un trofeo. È da ragazzino che è abituato ad avere responsabilità, a Milano è il leader, il capitano, ma resta un ragazzo di 22 anni. Può crescere ancora tanto, un giocatore ha sempre qualcosa da mettere nel suo bagaglio tecnico e fisico soprattutto se vuole misurarsi al livello più alto".
Parla della Nba?
"Certo, in quest'ottica Alessandro deve spingere forte. L'aspetto tecnico e fisico è importantissimo ma conta tanto anche quello mentale. La Nba (Gentile è controllato da Houston, ndr) è una lega totalmente diversa da quella europea. Poi conteranno altri aspetti, il minutaggio che gli offriranno, il ruolo che potrà avere. Ma molto dipenderà da lui, da quanto saprà crescere".
Quanto conta la presenza in panchina di un tecnico come Repesa?
"Tanto perché lo conosce bene. Lo ha avuto da ragazzino a Treviso, può solo migliorarlo".
Che squadra è la nuova Milano?
"Sembra una squadra più da "battaglia", anche se è presto per decifrarla completamente. Si sono allenati pochissime volte insieme, l'allenatore non ha avuto la possibilità di lavorare con il gruppo al completo. A Torino soprattutto contro Venezia, una squadra già ben rodata, si è intravisto qualcosa dello spirito di Repesa".
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Lotta scudetto. Chi mette in pole?
"Difficile stabilire una vera favorita. Mi piace molto Reggio Emilia perché punta sugli italiani e li fa giocare, Venezia avendo cambiato poco ha un sistema ben definito, Milano è nuova e ha bisogno di tempo. E poi c'è Sassari, che segue una sua filosofia. Lo scorso anno le è andata bene, vedremo se con tanti americani nuovi sapranno ripetersi".
Capitolo nazionale, come dobbiamo guardare il bicchiere, mezzo pieno o mezzo vuoto?
"Per analizzare il risultato finale bisogna considerare tanti aspetti. Era la prima volta che la Nazionale aveva a disposizione tutti i giocatori, italiani e gli Nba. Aver costruito un gruppo che stava bene insieme e aveva voglia di misurarsi ad altissimi livelli è stato il primo risultato importante. Poi c'è l'aspetto tecnico, abbiamo alternato prestazioni ottime ad altre meno esaltanti, ma credo che il preolimpico sia un ottimo risultato. Bisogna ripartire da questo gruppo, ho visto grande voglia da parte di tutti di fare qualcosa di importante in maglia azzurra. Ora facciamo il tifo affinché la federazione riesca ad organizzare il preolimpico in Italia. Sarebbe importantissimo avere il pubblico dalla nostra parte".