ROMA - Sassari un anno fa: supercoppa, coppa Italia e scudetto, la stagione che più perfetta non si può. Sassari quest'anno: eliminata in semifinale in supercoppa, battuta nei quarti in coppa Italia, al momento nona e fuori dai play off, due allenatori cambiati (Sacchetti e Calvani), la panchina affidata al giemme. Senza contare una campagna europea disastrosa, con appena tre vittorie in 16 partite tra Eurolega (0-10) e Eurocup (3-3).
Presidente Sardara, cosa succede alla Dinamo?
"Succede quello che temevo, più grande è la sbornia più complicato diventa rialzarsi. Lo sport è pieno di storie simili. Siamo in buona compagnia, basta guardare le difficoltà del Real Madrid o del Maccabi Tel Aviv. Che non sarebbe stata una stagione semplice lo avevamo messo nel conto".
Forse non immaginavate di trovarvi a marzo in una situazione simile.
"Prima della finale scudetto con Reggio Emilia dissi chiaramente che il ciclo era finito, indipendentemente da come sarebbe andata quella serie. Sapevamo che andava cambiata la guida tecnica e che bisognava ripartire con un progetto nuovo, fatto di altra gente".
Invece?
"Invece la conquista dello scudetto ci ha fatto commettere il più grande degli errori. Ha prevalso l'affetto quando avrei dovuto mantenere fede ad una regola fondamentale nelle aziende: quando si tocca il punto più alto è il momento di cambiare. Non lo abbiamo fatto e ne paghiamo le conseguenze. In più abbiamo sbagliato la scelta di alcuni giocatori puntando più sui nomi che su gente disposta a sbucciarsi le ginocchia".
Una stagione che tra avvicendamenti in panchina e cambi nel roster non è mai decollata.
"Dobbiamo raddrizzare la barca ma molto serenamente. Non siamo contenti dei risultati, questo è chiaro, ma siamo allo stesso tempo sereni perché sappiamo che questo è lo sport. E comunque possiamo ancora giocarci tutto. Se guardo la classifica oggi siamo noni ma siamo anche sesti. E' tutto ancora da vedere, credo che nelle prossime tre-quattro giornate (domani la sfida casalinga contro Capo d'Orlando, ndr) si deciderà tutto. Il bello del basket è che se riesci a posizionarti bene, nei play off inizia un altro campionato".
Affidare la panchina a Pasquini è sembrata la mossa della disperazione.
"Federico è un allenatore, qualcuno lo ha dimenticato. La soluzione migliore in questo momento. Abbiamo puntato su una persona che conosce le problematiche e i giocatori perché è lui che li ha firmati. A giugno tornerà ad occuparsi della costruzione della nuova squadra''.
Nonostante le scosse Sassari sembra una squadra con l'encefalogramma piatto.
"Facciamo settimane di allenamenti perfette, arriviamo alla partita e ci squagliamo. Ci manca la durezza mentale per affrontare questi momenti, ma ho visto grande voglia di reagire da parte di tutti".
Si aspettava le dimissioni di Calvani?
"No, eravamo convinti di arrivare con lui fino al termine della stagione. Sapevamo che avrebbe faticato perché raccoglieva un'eredità pesante, non è stato fortunato".
Non si rimprovera null'altro?
"Non aver mantenuto la calma dopo aver perso male a Milano (-37, ndr). Eravamo comunque a due punti dal secondo posto e abbiamo fatto l'errore di prendere Mitchell, giocatore che poi abbiamo scoperto non aveva la caratteristiche caratteriali per stare nella nostra squadra".
Il prossimo allenatore della Dinamo?
"Deve giocare bella pallacanestro, avere cultura del lavoro e soprattutto un'anima''.
Presidente Sardara, cosa succede alla Dinamo?
"Succede quello che temevo, più grande è la sbornia più complicato diventa rialzarsi. Lo sport è pieno di storie simili. Siamo in buona compagnia, basta guardare le difficoltà del Real Madrid o del Maccabi Tel Aviv. Che non sarebbe stata una stagione semplice lo avevamo messo nel conto".
Forse non immaginavate di trovarvi a marzo in una situazione simile.
"Prima della finale scudetto con Reggio Emilia dissi chiaramente che il ciclo era finito, indipendentemente da come sarebbe andata quella serie. Sapevamo che andava cambiata la guida tecnica e che bisognava ripartire con un progetto nuovo, fatto di altra gente".
Invece?
"Invece la conquista dello scudetto ci ha fatto commettere il più grande degli errori. Ha prevalso l'affetto quando avrei dovuto mantenere fede ad una regola fondamentale nelle aziende: quando si tocca il punto più alto è il momento di cambiare. Non lo abbiamo fatto e ne paghiamo le conseguenze. In più abbiamo sbagliato la scelta di alcuni giocatori puntando più sui nomi che su gente disposta a sbucciarsi le ginocchia".
Una stagione che tra avvicendamenti in panchina e cambi nel roster non è mai decollata.
"Dobbiamo raddrizzare la barca ma molto serenamente. Non siamo contenti dei risultati, questo è chiaro, ma siamo allo stesso tempo sereni perché sappiamo che questo è lo sport. E comunque possiamo ancora giocarci tutto. Se guardo la classifica oggi siamo noni ma siamo anche sesti. E' tutto ancora da vedere, credo che nelle prossime tre-quattro giornate (domani la sfida casalinga contro Capo d'Orlando, ndr) si deciderà tutto. Il bello del basket è che se riesci a posizionarti bene, nei play off inizia un altro campionato".
Affidare la panchina a Pasquini è sembrata la mossa della disperazione.
"Federico è un allenatore, qualcuno lo ha dimenticato. La soluzione migliore in questo momento. Abbiamo puntato su una persona che conosce le problematiche e i giocatori perché è lui che li ha firmati. A giugno tornerà ad occuparsi della costruzione della nuova squadra''.
Nonostante le scosse Sassari sembra una squadra con l'encefalogramma piatto.
"Facciamo settimane di allenamenti perfette, arriviamo alla partita e ci squagliamo. Ci manca la durezza mentale per affrontare questi momenti, ma ho visto grande voglia di reagire da parte di tutti".
Si aspettava le dimissioni di Calvani?
"No, eravamo convinti di arrivare con lui fino al termine della stagione. Sapevamo che avrebbe faticato perché raccoglieva un'eredità pesante, non è stato fortunato".
Non si rimprovera null'altro?
"Non aver mantenuto la calma dopo aver perso male a Milano (-37, ndr). Eravamo comunque a due punti dal secondo posto e abbiamo fatto l'errore di prendere Mitchell, giocatore che poi abbiamo scoperto non aveva la caratteristiche caratteriali per stare nella nostra squadra".
Il prossimo allenatore della Dinamo?
"Deve giocare bella pallacanestro, avere cultura del lavoro e soprattutto un'anima''.