Basket, il paisà Arcidiacono tra il sogno Nba e la maglia azzurra
di NICOLA SELLITTI
E' stato il miglior giocatore della Final Four Ncaa, ha trascinato Villanova alla conquista di un titolo che mancava da 31 anni. Il play con origini italiane (i nonni sono di origine siciliana) per due anni ha giocato con la nazionale sperimentale, ora aspetta un passaporto per stringere la mano a Messina
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ROMA - Una stagione in un tiro. Con un posto in prima fila nella nuova grande puntata del basket collegiale americano. Ryan Arcidiacono è stato il re della March Madness 2016, l'architrave del successo di Villanova University. Non ha preso lui il tiro del successo contro North Carolina, finito nelle mani di Kris Jenkins, la mano calda della squadra. Poteva tirare, quella preghiera laica verso il canestro a meno cinque secondi dal termine gli spettava, dopo la spettacolare March Madness, la finale da 16 punti con soli tre errori al tiro, il 60% da tre punti nel torneo fino alla Final Four e l'anzianità di servizio da 144 partite a Villanova, quattro anni con la casacca dei Wildcats, con cui ha flirtato dall'adolescenza vissuta nella zona sud di Philadelphia, a pochi chilometri dal campus. Invece l'italoamericano ha alzato gli occhi dopo la penetrazione che ha schiacciato la difesa di North Carolina e si è fidato del compagno al momento giusto. Questione di timing con la storia, tre punti, titolo Ncaa a Vilanova, 75 mila persone in delirio nello stadio di Houston, il viso di Arcidiacono sui principali siti americani assieme a Jenkins, tra cui il New York Times che ha dedicato un pezzo al suo passaggio per la vittoria. Perché le Final Four Ncaa ipnotizzano gli Stati Uniti, in secondo piano la Nba a fine regular season e la Major League Baseball che comincia a carburare. "Ogni bambino sogna di prendere quel tiro. Avrei voluto farlo, ma ho avuto fiducia nei miei compagni di squadra e Kris è stato in grado di segnarlo!'' ha spiegato il play dopo il successo di Villanova.
Una scelta da leader a 22 anni, una polaroid in scala di Michael Jordan che metteva al tiro Steve Kerr per la tripla che valeva l'ennesimo titolo dei Chicago Bulls, 19 anni fa contro gli Utah Jazz di Karl Malone e John Stockton. MJ aveva ovviamente nelle mani la palla per il successo, si fidò dell'attuale coach dei Golden State Warriors, tripla e anello. Per Arcidiacono si è così conclusa una carriera collegiale da superstar, miglior giocatore del torneo, decisivo nella Final Four, percorso non riuscito per altri italiani, Amedeo Della Valle a Ohio State e prima ancora per Daniel Hackett a Ucla. Ma The Arch, come lo chiamano a Villanova, con cognome di origini siciliane (nipote di due immigrati, mentre papà Joe era nella squadra di football dei Wildcats e la mamma studentessa nello stesso college) che gli hanno aperto le porte della palestra della Nazionale azzurra sperimentale, pare avere qualcosa della personalità, della ferocia agonistica di Stockton (e qualche giocata in comune tratta da gli anni Cinquanta, come la finta in avanti, giro sul perno e tiro a una mano), come l'ex fenomeno dei jazz e primatista negli assist è un candelotto di pallacanestro diluito in un corpo normolineo, senza garanzia di successo una volta conclusa la favola collegiale.
Basket Ncaa: Villanova trionfa, North Carolina ko
L'università di Villanova è campione Ncaa per la seconda volta nella sua storia a 31 anni dal primo trionfo. I Wildcats hanno superato 77-74 i Tar Heels di North Carolina. La sfida è stata decisa da una tripla di Kris Jenkins allo scadere. Per Villanova grandi prove di Ryan Arcidiacono (16 punti con 6/9 al tiro), votato 'most outstanding player' del match e Phil Booth (20 punti)
Villanova non vinceva un titolo da 31 anni, North Carolina era la favorita, è una predestinata del gioco, ha prodotto negli anni star - oltre a Michael Jordan, in tribuna per tifare i Tar Heels - come Bob McAdoo, James Worthy, Rasheed Wallace e vive sulla legacy di un guru senza tempo della panchina come Dean Smith. E anche se con ogni probabilità la Nba per Arcidiacono resterà solo un sogno (ci proverà con la Summer League), perché atleti con le sue qualità, per l'evoluzione del gioco che richiede sempre più fisicità, esplosività oppure il 40% da tre punti nelle mani nella Lega più darwiniana dello sport, possono ambire a un posto nelle rotazioni come specialista difensivo, a meno che sul parquet non piombino scherzi della natura tipo Russell Westbrook o Steph Curry. Mentre è nelle cose - e l'exploit con Villanova è una password per il successo - un futuro per lui nell'Europa che conta, in un club che cerca un tassello di qualità per l'assalto all'Eurolega, dove un giocatore di squadra, tosto in difesa con poco atletismo ma alto quoziente intellettivo per il gioco e quattro-cinque assist a partita ma senza venti punti nelle mani può incidere e vincere. Un pensiero condiviso anche dal commissario tecnico dell'Italia sperimentale Luca Dalmonte e in questo senso può contribuire alla causa europea il passaporto italiano che tra un po' gli verrà recapitato, non in tempo per il preolimpico che attende l'Italia di Ettore Messina.
Ma è stato l'ex ct azzurro Simone Pianigiani a volere Arcidiacono in Nazionale, è volato due anni fa a Philadelphia, una visita a Vilanova, stretta di mano e posto per due anni nella sperimentale. Dopo i Giochi di Rio, passaporto in tasca, per Arcidiacono potrebbe arrivare la maglia azzurra, sognando un'altra notte come a Houston.