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Basket, la caduta della Virtus Bologna: dai 15 scudetti alla A2

Era l'unica squadra che non era mai retrocessa sul campo dalla serie A. Da ieri sera, anche la gloriosa Virtus Bologna è stata macchiata da questa epocale sconfitta

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BOLOGNA - Era l'unica squadra che non era mai retrocessa sul campo dalla serie A. Da ieri sera, anche la gloriosa Virtus Bologna è stata macchiata da questa epocale sconfitta, e i suoi quindici scudetti, conquistati in oltre mezzo secolo di basket (il primo nel '46, l'ultimo nel 2001) sono sprofondati in A2. In buona compagnia, va pur detto: il secondo campionato pare ormai il ricovero delle grandi decadute che furono, da Siena (8 titoli) a Treviso (5) alla Fortitudo Bologna (2), per un totale di 13 dei 15 tricolori assegnati nel terzo millennio (tutti, tranne Milano e Sassari). Ma il mal comune, nella Bologna choccata dalla caduta, non sarà questa volta un mezzo gaudio.

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La Virtus non ce l'ha fatta a salvarsi dall'inferno, in un campionato in cui aveva a lungo coltivato l'illusione che l'unica retrocessione dovesse, alla fine, toccare ad altri. Invece, all'ultimo tuffo, sia Torino che Caserta, le pari indiziate, hanno vinto la partita che giocavano in casa. Battuta invece a Reggio Emilia, dalla seconda in classifica, Bologna s'è arresa al suo destino: anche dignitosamente, crollando di nuovo solamente nel finale, ma riesibendo quella fragilità tecnica che per l'intera stagione l'ha condannata a vivere in fondo al plotone, o quasi. La sentenza di oggi è crudele, ma la situazione potrebbe perfino aggravarsi domani, perché la società bianconera, oggi detenuta dall'omonima Fondazione, mostra tangibili segni di esaurimento della sua forza propulsiva. In poche parole, ha le casse esauste.
Lanciato da poco un aumento di capitale, nessuno vi ha ancora aderito. Non solo, in una notte, il passato è stato sepolto. Lo stesso futuro è riapparso all'indomani già coperto da nubi minacciose. Proveranno a farla ripartire Pietro Basciano, l'industriale siciliano che guida la Fondazione, e Alberto Bucci, l'allenatore di grande passato che presiede il club sportivo. Sarà dura, durissima, anche per loro. La batosta sancirà inoltre il divorzio dal tecnico Giorgio Valli, uno degli storici ex assistenti di Ettore Messina. Ieri sera il coach era in lacrime. "E' una delusione che mi porterò dietro per tutta la vita, io in Virtus ci ho lavorato sedici anni". La squadra che aveva progettato non l'ha ripagato, anche per gli accidenti della sorte che l'hanno subito privato di Allan Ray, capitano e leader designato, i cui tre infortuni (e le tre sole partite gicoate) sono tra le cause primarie di questo sprofondo. Ma altre ne ha poi aggiunto la società in corso d'opera, ingaggiando rimpiazzi sbagliati e trovandosi a retrocedere per i cattivi risultati accumulati in avvio di stagione. Scendendo per classifica avulsa, la Virtus paga le troppe, ripetute e anche banali sconfitte contro le pari grado, Caserta in testa. Quindici scudetti in Italia, seconda solo all'Olimpia Milano, due Coppe dei Campioni, le ultime due alzate da una squadra italiana e, tanto per non far torti alle odierne duellanti, quella targata Fiba nel 1998 e quella targata Uleb nel 2001, 8 Coppe Italia, la metà più larga di Basket City, come sotto canestro definiscono Bologna, ha vissuto a lungo da protagonista della storia del gioco in Italia, legando il proprio nome a un'infinita sfilza di campionissimi. Ne sono stati bandiere Calebotta e Canna, Lombardi e Pellanera, Caglieris e Bertolotti, Villalta e Bonamico, Binelli e Brunamonti, Coldebella e Abbio, tra gli italiani che hanno vinto di più. E, fra gli stranieri, McMillen e Driscoll, McMillian e Cosic, Richardson e Danilovic, Rigaudeau e Savic, Ginobili e Griffith. Fra i coach, ha costruito la sua carriera alla Virtus Ettore Messina (4 scudetti, 3 coppe europee), oggi ai San Antonio Spurs e in forte predicato di diventare il primo capoallenatore europeo nella Nba.
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