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Basket, Finals Nba: Curry-LeBron, sfida di canestri e dollari

Curry e James (ap)
Golden State-Cleveland, il duello per l'anello è anche e soprattutto il confronto tra le due stelle della Lega. Una partita che va oltre lo sport
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ROMA - Uno contro uno per l'anello. E per le chiavi della Nba dei prossimi anni. Lebron James contro Steph Curry, il bis del 2015, Cleveland stanotte alla prima sul parquet della Oracle Arena a Oakland per la rivincita, passa attraverso l'incrocio tra le due superstar della Lega. Si pesano, si annusano dal suono della sirena delle Finals 2015. Curry con la sua stagione che riscrive il ruolo della pointguard con il 40% al tiro da otto-nove metri, cubo di Rubik per 29 franchigie, secondo il microcosmo Nba avrebbe già sfilato il trono a James, al potere da quasi dieci anni, con sette finali. Certo, il copione delle Finals prevede anche altri attori, da Klay Thompson a Draymond Green oppure Kevin Love, con Kyrie Irving assente l'anno scorso contro i fenomeni della Baia. Ma nei momenti decisivi la palla finirà nelle mani di quei due. Che non si amano. Entrambi di Akron, Ohio, si contendono lo stesso spazio vitale, diversi, sul parquet e fuori. Liturgie da superstar mediatica per James, una dimensione più intima per Curry, la piccola Riley che canta alle conferenze stampa post gara ha più affinità con lo show rispetto al papà.

L'ultimo confronto dialettico è andato in onda per il titolo di Mvp assegnato a Curry all'unanimità, 131 voti, prima volta assoluta nella storia Nba. Due anni fa James, poi finalista con i Miami Heat contro i San Antonio Spurs, ci andava vicino, 130 preferenze e un voto finito altrove. Per Lebron, Steph avrebbe meritato complessivamente il trofeo di Mvp (most valuable player) ma sul concetto di valuable, del giocatore più importante, che aiuta i compagni a migliorare, ha avuto da ridire. Curry ha replicato subito a James sul discorso dell'mvp, senza giri di parole ("Sono bravo a ignorare le persone"), da star a star, status confermato nell'ultimo pezzo di serie contro Oklahoma, dominando gara 7 mentre era stato Thompson nella sesta partita a tenere a galla i campioni della Baia contro Durant e Westbrook.

Golden State - Oklahoma City 96-88

E in attesa della prima palla a due, tra qualche ora, tra Steph e Lebron c'è la terza star con le sue leggi non scritte. Il dollaro. Perché la Nba è un business, grammatica mandata a memoria da tutti gli addetti ai lavori. E la lunga corsa di Curry alla successione del Prescelto passa anche attraverso sponsorizzazioni, assegni depositati sul conto in banca, l'attenzione dei media. Qualche settimana fa Morgan Stanley spiegava che nel 2016 la linea di calzature Under Armour con la griffe di Steph Curry avrà più presa sul mercato rispetto a quella di James con lo swoosh Nike. Margine intorno ai dieci milioni di dollari (160 contro 150), solo il primo scacco finanziario al re di Cleveland, che per Nike ha firmato a vita, contratto da oltre un miliardo di dollari, l'atleta logo 2.0, oltre 30 anni dopo Michael Jordan. Ma Curry, assieme ai compagni della marea gialla con il successo nella Western Conference ha regalato un assegno da 40 milioni di dollari al proprietario degli Warriors (15 esimo uomo più ricco del globo), mentre un'indagine di Google, attraverso l'applicazione Trends rivela come gli Warriors abbiano piazzato la Nba al primo posto negli sport americani più amati dai social. Facebook (30 mln di fan, Nfl a 13,6), Twitter (21 mln di followers), Instagram, YouTube (sette mln di visualizzazioni sul canale ufficiale, solo uno per la Nfl), i dati della Steph mania, paragonabile solo all'impatto sui fans di Michael Jordan. E negli States, grazie alle triple di Steph, si tifa Warriors in 37 Stati.

Anche Barack Obama ha un debole per Curry e la lucida follia degli Warriors inevitabilmente ha messo in seconda fila Lebron James e la sua vita sotto i riflettori da almeno 15 anni, dalla high school, dalla copertina di Sports Illustrated a 16 anni, fino alla carriera Nba, tra ammiratori, la stampa che gli aveva dedicato la targa di perdente di successo, sino al primo anello, a Miami, a 27 anni. Il suo ritorno a Cleveland ha provocato - scriveva The Economist due anni fa - un giro d'affari da 500 milioni di dollari, creando posti di lavoro e un'economia intorno ai Cavaliers in una delle città meno apprezzate degli Stati Uniti. James (stipendio da 24 mln di dollari e 48 mln incassati fuori dal campo, Forbes) non è abituato a un ruolo secondario, Curry, finito a Davidson per il college perché era sfuggito ai radar degli scout, è diventato star dopo i 25 anni, ora scambia maglie con Leo Messi. E punta a scalare la classifica anche delle star più ricche, per l'uno contro uno con James anche sul conto in banca. Pochi, davvero pochi, ci avrebbero messo il dollaro. E la finale Nba è la loro resa dei conti, per il parquet. Per la storia, per le loro tasche.
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