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Basket, Milano fa 27 scudetti: "Che bello vincere da favoriti..."

L'Olimpia batte Reggio Emilia 4-2 nella finale per il titolo. Il presidente Proli: "Una liberazione, perché vincere da favoriti è difficile, per di più rivoluzionando il progetto tecnico. C'era il budget più alto, una piazza esigente, la squadra più forte. Ma sono serviti soprattutto uomini veri"

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BOLOGNA - L'ultimo scudetto prima di questo, due anni fa, era stato festeggato in casa, tra i dodicimila del Forum. Il penultimo pure, vent'anni fa, accoppiato, allora come oggi, alla Coppa Italia. Data infine al 1989, risalendo a ritroso la storia illustre dell'Olimpia, l'ultimo tricolore strappato in trasferta: Livorno 1989, con canestro fantasma all'ultimo secondo e fuga sui cellulari. Va meglio stavolta, a Reggio Emilia: vittoria nitida per il 4 a 2 nella serie finale e tutti in piedi ad applaudire. Vincitori e vinti. Non si trionfa poi così spesso, le scadenze appena rimesse in fila dicono che ogni epopea, anche inimitabile, porta in sè più dolori che gioie, e allora viva Milano, se "doveva" vincere, da strafavorita, e alla fine l'ha fatto. Lo scudetto numero 27 ha sapori forti per tanti. Protagonisti e comparse gli sfilano sotto con vicende diverse da infilare nell'album dei ricordi.

E' il secondo titolo per Giorgio Armani, patron mitologico e munifico, spesso deluso, mai atterrato, dalla creatura in cui ha profuso affetti e milioni. La festa l'ha colto lontano da Reggio, dove l'ha rappresentato, fra abbracci e lacrime, Livio Proli, il suo capo delle operazioni cestistiche (e non solo), al secondo hurrah pure lui. "Una liberazione, perché vincere da favoriti è difficile, per di più rivoluzionando il progetto tecnico. C'era il budget più alto, una piazza esigente, la squadra più forte. Ma sono serviti soprattutto uomini veri. Per questo me lo sono goduto anche più del primo". Che pure, a sofferenze, non scherzo', quando il tiro dello scudetto dell'ultima Siena, già fallita, andò fuori anziché dentro. Ma ogni cuore pesa come vuole i suoi attimi fuggenti.

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E' il secondo scudetto italiano anche per Jasmin Repesa, il condottiero sul campo, quello col ruolo più ingrato: hai solo fatto il tuo se vinci, meriti gogne (e cacciate) se fai disastri e perdi. L'altra volta, nel 2005, fu ancora a Milano, da nemico, e fu l'ultimo trofeo alzato dalla compianta Basket City: il tricolore della Fortitudo Bologna all'instant replay (o alla moviola, per quelli che lunedì sera non hanno tradito il padre calcio). Dice oggi l'orco buono croato: "Un anno davvero difficile, tutti ci davano per favoriti, ma nessuno ci credeva davvero. Creare un gruppo nuovo non è mai semplice, per fortuna nel nostro ha prevalso la voglia di vincere".
Ne avevano tanta, in tanti. Andrea Cinciarini, un anno fa, giocava per Reggio Emilia e perse la finale con Sassari, mancando un paio di tiri-scudetto. La piccola patria reggiana l'ha trattato da reprobo fuggiasco, non risparmiandogli nell'antica casa urla e dileggi. "Ma oggi posso dire di aver fatto, l'estate scorsa, la scelta giusta. Che fu difficile e pesante, ma mi offriva, a Milano, la chance di vincere in Italia e di giocare ad alto livello in Europa". Buona la prima , ma tutta ancora da fare la seconda, che pure è per tutti, nelle parole dell'indomani, l'obiettivo che verra'. Un altro che c'era nella finale scorsa, e può raccontare solo storie a lieto fine, è Rakim Sanders, classe, incostanza, muscoli scolpiti nella roccia e tanta voglia, adesso, di andarsene in vacanza. Vinse lo scudetto con Sassari, l'ha rivinto con Milano, ed entrambe le volte ha meritato il premio di miglior giocatore dela finale. Meglio averlo con se', di sicuro male non porta. A due scudetti è infine arrivato, con Milano, anche Alessandro Gentile, e forse si femerà qui. Ancora echeggiava il pavimento delle sue entrate su quattro ruote motrici, da un attimo la conquista versava le prime gocce della festa, che già s'era scatenato il tormentone sul futuro che attende il capitano di 23 anni, prodigo di parole gravose, da fine epoca, nei minuti ancora madidi del sudore della vittoria. "Non so se questa è stata la mia ultima partita con questa maglia. Può esserlo. Di sicuro è stato uno scudetto sofferto, che dedico tutto alla mia famiglia, quella che non mi ha mai lasciato solo nei momenti bui, quando tutti mi voltavano le spalle". Gentile s'è messo insomma sulla porta d'uscita, ha una squadra Nba, gli Houston Rockets, che l'ha prenotato, forse altre squadre europee, da vittoria finale, che pensano a lui. Ancora non è uscito, ma medita di farlo. Il romanzone del dopo scudetto, a Milano, è appena iniziato.
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