ROMA - Un'altra Italia che non si giocherà la vita ai rigori, ma potrebbe esultare o crepare su un solo tiro all'ultimo secondo, apre lunedì sera a Torino il torneo preolimpico che deve, nei voti di tutti, portarla a Rio 2016. Corrono sei squadre, ne passa una, imbuto severo già a prima vista: sapremo sabato sera quale, dopo la finale, detto che Azzurra apre con la Tunisia, la più addentabile, e prosegue, martedì sera, con la Croazia. Poi, se tutto va bene, semifinale venerdì, con una fra Iran, Messico o Grecia, che formano l'altro minigirone, e finale, appunto, sabato. Ragionevoli pronostici dicono che la partita è a tre, Italia, Grecia e Croazia, col Messico outsider. Ettore Messina, oggi in conferenza stampa, ha definito la sua Italia così: "Una squadra versatile, con una buona dose di atletismo, capacità e voglia di difendere su avversari anche diversi, disponibilità dei propri giocatori a farsi un passaggio in più". Non perfetta, ma sufficiente per il traguardo, e tale da generare realistica fiducia.
Ci sono dunque uomini e mezzi per imporsi e per rientrare in un giro d'elite internazionale che ad Azzurra manca da un pezzo. Le ultime Olimpiadi le giocò ad Atene nel 2004, peraltro arrivando a una sorprendente medaglia d'argento, poi vennero solo digiuni, disertando Giochi e, ai campionati Europei, quei podi che un tempo erano frequenti. Richiamato alle armi a diciannove anni dall'ultima panchina azzurra (Europei '97, argento di Barcellona), Ettore Messina, il migliore degli allenatori italiani, non a caso oggi stipendiato dalla Nba, è un ultimo santone cui affidarsi per rompere il sortilegio. Sta lavorando gratis, per poter decidere, in base agli esiti dell'avventura, se proseguire o meno: una sorta di dovere civico, al di là del quale ci sono però già le richieste del presidente federale Gianni Petrucci di continuare in ogni caso il lavoro.
In due settimane di preparazione ha disegnato una squadra di nitide gerarchie. Gallinari è il capo-giocatore, Belinelli il suo alter ego, che però dovrà giocare in maschera, per un colpo dal viso subìto all'ultimo torneo di Bologna, e solo domattina potrà avere dai medici l'okay per giocare in serata. Poi, pure lui con blasone Nba, il pivot Bargnani e i due "scudettati" Hackett e Datome, in Grecia e Turchia, a completare il quintetto. Gentile il primo cambio dalla panchina, Melli, Cusin e Cervi le alternative per i ruoli alti, e ancora Aradori, Poeta e Tonut a chiudere la dozzina. Ci sono stelle e gregari per assortirne un buon insieme, che ha convinto e incoraggiato nelle partite d'approccio. Da lunedì si fa sul serio. "Finalmente, non vedevamo l'ora", dice Danilo Gallinari per tutti.
Ci sono dunque uomini e mezzi per imporsi e per rientrare in un giro d'elite internazionale che ad Azzurra manca da un pezzo. Le ultime Olimpiadi le giocò ad Atene nel 2004, peraltro arrivando a una sorprendente medaglia d'argento, poi vennero solo digiuni, disertando Giochi e, ai campionati Europei, quei podi che un tempo erano frequenti. Richiamato alle armi a diciannove anni dall'ultima panchina azzurra (Europei '97, argento di Barcellona), Ettore Messina, il migliore degli allenatori italiani, non a caso oggi stipendiato dalla Nba, è un ultimo santone cui affidarsi per rompere il sortilegio. Sta lavorando gratis, per poter decidere, in base agli esiti dell'avventura, se proseguire o meno: una sorta di dovere civico, al di là del quale ci sono però già le richieste del presidente federale Gianni Petrucci di continuare in ogni caso il lavoro.
In due settimane di preparazione ha disegnato una squadra di nitide gerarchie. Gallinari è il capo-giocatore, Belinelli il suo alter ego, che però dovrà giocare in maschera, per un colpo dal viso subìto all'ultimo torneo di Bologna, e solo domattina potrà avere dai medici l'okay per giocare in serata. Poi, pure lui con blasone Nba, il pivot Bargnani e i due "scudettati" Hackett e Datome, in Grecia e Turchia, a completare il quintetto. Gentile il primo cambio dalla panchina, Melli, Cusin e Cervi le alternative per i ruoli alti, e ancora Aradori, Poeta e Tonut a chiudere la dozzina. Ci sono stelle e gregari per assortirne un buon insieme, che ha convinto e incoraggiato nelle partite d'approccio. Da lunedì si fa sul serio. "Finalmente, non vedevamo l'ora", dice Danilo Gallinari per tutti.